Posts tagged ‘liberismo’

maggio 20, 2020

il fallimento dell’Unione Europea.

di france Bartolomei

L’emergenza sanitaria in cui versa il pianeta e il conseguente approfondirsi di una già pesante crisi economica e sociale hanno posto in ulteriore evidenza la totale inadeguatezza dell’Unione europea e il fallimento delle sue ricette di integrazione (sociale e non solo monetaria e finanziaria). Ci si riferisce con il termine fallimento alle conseguenze che esse hanno sulle classi popolari e non sugli intendimenti dei trattati che sono apertamente ispirati a quelle politiche.

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marzo 21, 2020

LA FINE DEL LIBERISMO E DEL GRANDE INGANNO DELLA STABILITA' DELLA MONETA EUROPEA

Franco Bartolomei

La Grande crisi recessiva innescata a livello globale dalla crisi epidemica in atto nel mondo , che poggia le sue radici strutturali sul quadro di stagnazione tendenziale dello sviluppo delle economie sviluppate ,causato da tempo dall’esaurimento della leva finanziaria come fattore dello sviluppo, potra’ essere affrontata solo attraverso una massiccia politica di intervento pubblico di sostegno ed incentivazione .

Nel nostro paese , in particolare , L’operazione finanziaria pubblica necessaria per affrontare e superare la crisi gravissima che lo sta investendo e per rimetterlo in piedi dal punto di vista civile sociale ed economico e’ talmente rilevante ( dell’ordine di almeno 150 miliardi ) che puo’ essere sostenuta solo con un intervento fuori dai parametri di deficit europei .

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I finanziamenti ,enormi ,necessari per rialzarsi , devono venire quindi necessariamente da uno stanziamento pubblico di natura straordinaria assunto dallo Stato Italiano , per iniziativa delle sue strutture di governo economico e finanziario ( Bankitalia , MEF e Cassa Depositi e Prestiti ) del tutto fuori dai limiti di bilancio posti dal fiscal compact , e fuori soprattutto da ogni forma di possibile successivo commissariamento del paese , secondo il sistema del nuovo MES che noi contrastiamo radicalmente .

Pare che stasera Bruxelles abbia aperto la strada ad un tipo di intervento del genere , accantonando per motivi di emergenza il patto di stabilita’ , alla cui attuazione e’ stata sacrificata’ la nostra costituzione materiale.

La presidente della commissione europea avrebbe rilasciato una dichiarazione esplicita in tal senso .

Se questo accadra ‘ per Il RISORGIMENTO SOCIALISTA sarebbe una grande vittoria , che andrebbe a confermare la validita’ di tutta la linea politica antimaastricht che sosteniamo da anni .

Ma soprattutto sarebbe il riconoscimento da parte di settori importanti delle classi dirigenti del fallimento del sistema liberista e della pericolosita’ dei processi di globalizzazione finanziaria rispetto alla tenuta della economia reale dei paesi sviluppati , e la riaffermazione del ruolo decisivo degli stati sovrani nella risoluzione dei processi di crisi strutturali delle economie ,e nella gestione delle gravi emergenze sociali .

La nostra lotta a questo punto dovra’ essere concentrata tutta sulla qualita’ e la quantita’ economica delle scelte da fare nei confronti ed in favore del mondo del lavoro e di tutte le categorie sociali piu’ deboli .

E piu’ in generale sulla natura del nuovo modello sociale che scaturira’ da un intervento di ristrutturazione e di rifinanziamento pubblico di queste dimensioni .

E’ evidente che la riattivazione di una nuova spirale produttiva attraverso un grande intervento pubblico dovra’ implicare una riaffermazione del ruolo pubblico di direzione generale delle scelte dello sviluppo , la riassunzione nella mano pubblica di un sistema di poteri di intervento diretto a garanzia della economia nazionale di fronte agli attacchi finanziari e monetari di natura speculativa ,un nuovo sistema di relazioni sociali che rimetta al centro dei processi decisionali collettivi il mondo del lavoro , che sta’ letteralmente tenendo in piedi il paese in questa emergenza nazionale , e conseguentemente uno stravolgimento complessivo del modello liberista che ha portato tutto il nostro sistema Saniitario ,di Welfare , e di Protezione civile ,al livello di debolezza che stiamo drammaticamente scontando in questi giorni drammatici .

gennaio 1, 2015

Il piano USA-Europa per il mercato globale: meno costi per le aziende, meno diritti per i cittadini

Svelato un altro documento segreto: dopo TPP e TTIP, TISA si occupa specificamente del settore dei servizi, imponendo la più ampia liberalizzazione ed impedendo ogni forma di regolamentazione da parte dei governi.

Ricorda di citare la fonte: http://www.valigiablu.it/piano-usa-europa-mercato-globale-tisa-meno-costi-per-le-aziende-meno-diritti-per-i-cittadini/
Licenza cc-by-nc-nd valigiablu.it

settembre 29, 2013

Krugman: “I ricchi fanno una pura lotta di classe”

Con un post sul suo blog il premio Nobel per l’economia Paul Krugman ha affermato che i ricchi starebbero facendo una vera e propria “lotta di classe”. La lotta, aggiungiamo noi, che i cittadini comuni non vogliono più fare.

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— con Sally Sallie

settembre 29, 2013

Socialisti tocca a noi.

SI VADA SUBITO AL CONGRESSO! I SOCIALISTI SI CANDIDINO A TRAGHETTARE IL PAESE FUORI DALLA CRISI. NON E’ FOLLIA MA BUON SENSO. NON CONTA SE SIAMO UN PARTITO AI MINIMI STORICI. LE IDEE SOCIALISTE SONO LONTANE DAL DOVER ANDARE IN SOFFITTA. IL SOCIALISMO E’ TUTT’ALTRO CHE DATATO E QUINDI SUPERATO. E’ L’UNICA ALTERNATIVA ALLA BARBARIE LIBERISTA CHE HA MESSO IN GINOCCHIO UNO DOPO L’ALTRO TUTTI I PAESI CHE NON HANNO SAPUTO REGGERE ALLE SUE REGOLE CREANDO SITUAZIONI COME QUELLA GRECA DOVE PERSINO I NEONAZISTI RISPUNTANO FORAGGIATI DAL DEFLAGRANTE INCROCIARSI DELLA DISPERAZIONE CON L’ESIGENZA DI TROVARE UNA USCITA DALLA CRISI. I SOCIALISTI SAPPIANO RISPONDERE PRESENTE ALLA CHIAMATA DEL PAESE; NON SIAMO CHIAMATI ALLA SOLITA BALLATA DELLE POLTRONE MA A UN IMPEGNO DIRETTO E CONCRETO VOLTO A SOSTENERE UNA LINEA POLITICA CHE PROPONGA UNA USCITA DA SINISTRA DALLA CRISI CON PROPOSTE SERIE, FATTIBILI NELL’IMMEDIATO MA SOPRATTUTTO CHE METTA AL RIPARO LA NOSTRA DEMOCRAZIA. I SOCIALISTI NON SI SONO MAI TIRATI INDIETRO DI FRONTE ALLE SFIDE CHE SI PRESENTAVANO D’INNANZI AL PAESE, NON LO FARANNO NEMMENO ORA! SEMPRE AVANTI!
luglio 16, 2013

Keynes e la sua rivoluzione nel pensiero economico.

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Pubblichiamo l’introduzione di Emiliano Brancaccio al volume di John Maynard Keynes, “Esortazioni e profezie“ (Il Saggiatore, Milano 2011; orig. 1931). Titolo originale: “La rivoluzione da Mosca a Cambridge”.

Brancaccio mette in evidenza come il tentativo keynesiano di portare una rivoluzione nel pensiero economico si incrocia con una fase storica in cui il capitalismo, pressato dalla presenza di un modello alternativo proveniente dalla Russia sovietica, è disposto ad accettare un compromesso riformista. Il pensiero di Keynes è colmo delle “contraddizioni feconde” di un pensatore educato ed influenzato, come egli stesso ammetteva, nella “cittadella” dell’ortodossia neoclassica, ma capace di mettere in crisi molti dei fondamenti di quella dottrina. Il testo di Brancaccio inoltre smonta alcuni luoghi comuni su Keynes, figli di una lettura fuori dal contesto di due sue notissime affermazioni: “Nel lungo periodo siamo tutti morti” e la metafora delle buche nel terreno.

 di Emiliano Brancaccio
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marzo 8, 2013

Keynes in difesa del protezionismo economico.

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Pubblichiamo ampi estratti del saggio di John Maynard Keynes “Autosufficienza economica” pubblicato nel 1933, le cui suggestioni sembrano attuali oggi come allora, anche in connessione alle vicende dell’eurozona, la cui crisi ha origine negli squilibri delle bilance dei pagamenti. Keynes smonta l’idea che i commerci internazionali liberi portino alla pace e alla concordia tra le Nazioni, sottolineando invece che la conquista di mercati esteri spesso è all’origine dei conflitti, sicché le guerre commerciali divengono con facilità guerre militari. Ma anche la pretesa dell’assoluta necessità di un mercato internazionale libero da ogni vincolo non trova giustificazione nel capitalismo moderno, perché i progressi della tecnica e la sostituzione delle materie prime permettono alle nazioni di liberarsi, almeno in parte, dai vincolo delle importazioni dall’estero. Per Keynes si tratta di cogliere l’opportunità di rivedere in modo critico i presupposti del liberoscambismo ottocentesco, che ai giorni nostri è nuovamente dominante nella teoria economica, non per chiudersi ai commerci in modo pregiudiziale, ma per valutare un bilanciamento tra grado di liberalizzazione dei commerci e grado di autonomia in campo economico che permetta di mantenere la piena occupazione. Da queste riflessioni scaturì l’idea, che Keynes portò a Bretton Woods, di un sistema monetario internazionale che mantenesse per ogni paese l’equilibrio della bilancia dei pagamenti.

ottobre 24, 2012

Servirebbe un protezionismo “di sinistra”

Intervista di Marco Berlinguer
(Pubblico, 20 ottobre 2012)

La missione che si è dato Emiliano Brancaccio – brillante economista napoletano – è quantomai difficile. Nientedimeno che rompere un tabù: quello che si è creato attorno alla dottrina del libero commercio mondiale. La sua tesi è che con la crisi della globalizzazione capitalistica, nei fatti nuove forme di protezionismo e di controllo politico stanno crescendo. E che quella dottrina è in crisi e ormai superata. Ed è tempo che la sinistra se ne accorga, se non vuole che le proposte di limitazione dei movimenti di capitali e di merci – che incontrano crescenti consensi un po’ ovunque, anche in Italia – siano cavalcate soltanto da forze populistiche e nazionaliste.

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giugno 2, 2012

La lezione della Lettonia.

Lettonia, Estonia e Lituania hanno tagliato la spesa pubblica ma si stanno riprendendo dopo una profonda contrazione. I liberisti esultano, ma nascondono un “piccolo particolare”. Ecco quale.

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maggio 21, 2012

Quello che il liberismo non dice.

«Le banche vengono salvate, i popoli no. Perché il tardo capitalismo è diventato un’ideologia che vuole massimizzare il potere dei soldi. La democrazia era ‘una testa un voto’, il mercato senza regole è ‘un dollaro un voto’». L’atto d’accusa di Ha Joon Chang, docente di Economia dello sviluppo a Cambridge

I liberisti accusano voi keynesiani di essere irresponsabilmente pro-debito. E poi se lo Stato è inefficiente perché non farlo dimagrire?
«Sfortunatamente molti non hanno ancora capito Keynes. L’argomento del deficit può essere corretto da un punto di vista individuale ma quando si guarda all’intera economia la spesa di uno è sempre il guadagno di un altro. Un conto sono le spese improduttive, un altro il Welfare o gli investimenti che aiutano a crescere. Dimenticano che paesi come la Svezia, con quel livello di tassazione e si welfare, mediamente sono sempre cresciuti più degli Stati Uniti». Leggi il resto