Posts tagged ‘liberazione’

maggio 9, 2020

NON DIMENTICARE L’ORRORE FASCISTA!

Nessuna descrizione della foto disponibile.
Nessuna descrizione della foto disponibile.
di Giuseppe Galzerano

75 ANNI FA…
La prima pagina del quotidiano «Avanti!», Milano, n. 14 , mercoledì 7 maggio 1945.
In prima pagina, il quotidian

Altro…

aprile 25, 2020

25 aprile 1° maggio!

di Beppe Sarno

http://carpetashistoria.fahce.unlp.edu.ar/carpeta-3/imagenes/PIETRONENNI.png/image_preview

Scriveva Sandro Pertini sull’Avanti del 25 aprile 1947 “Tutti  i  lavoratori  del brac­cio  e  della  mente,  che  nella guerra  di  liberazione e  nella insurrezione  d’aprile  furono uniti nella lotta  per la nostra indipendenza  e per  la  nostra libertà,  rimarranno  ancora .saldamente  uniti  perchè  la Patria  sia  del  popolo e  per­chè la libertà abbia finalmen­te  come  base  una  profonda giustizia sociale, onde essa di­venga una conquista duratura per  tutti  gli  italiani. La  lotta,  dunque,  non  è terminata  il  25  aprile  1945, ma continua.

Gli rispondeva Pietro Nenni sull’Avanti del primo maggio “non  sia   da   noi  un   giorno di   feste,   ma  di  lotta,   concor­rono   oltre    alle   incognite politiche della situazione,  le   tristissime condizioni  economiche del   Paese   e  segnatamente    dei ceti più diseredati.”

25 aprile e primo maggio. Ci troviamo a celebrare queste due date mentre infuria una tempesta senza precedenti .

Due date vicine, 25 aprile e primo maggio soprattutto nelle coscienze di ogni cittadino veramente democratico perchè il riscatto dal lavoro può avvenire  solo in presenza della libertà dei lavoratori.

Mai avrei pensato di trovarmi in una situazione come quella attuale preoccupante e avvelenata dagli errori di una sinistra che non riconosce se stessa e si chiude per paura di affrontare la   realtà e i problemi: fabbriche chiuse e  strade vuote.

I lavoratori che non sanno se dopo questa terribile emergenza torneranno a lavorare. Molti probabilmente no. I partigiani cantavano “una speranza m’è nata in cuor” ma dove sono finite quelle speranze che all’indomani della liberazione tutto un popolo ha sognato?

Sono finite perchè oggi molti di noi non hanno voglia di ricordare queste due date  e perchè le speranze si sono tramutate in una dolorosa sfiducia o in una cinica indifferenza.

La lotta continua” diceva Pertini e gli rispondeva Nenni “Il primo maggio sia un giorno di lotta.”

La realtà  non è stata capace di dare una risposta alle speranze della gente. Ma è evidente che all’indomani di “mani pulite” le responsabilità di noi socialisti sono state gravi e imperdonabili. Impegnati a salvare noi stessi  non abbiamo provato a tornare alle origini, dalla parte dei lavoratori,  la nostra casa madre. Non siamo stati capaci o non abbiamo voluto seguire la strada indicata da  Pertini e di Nenni e di tutti i socialisti che hanno dato la vita per un principio.

Abbiamo lasciato i lavoratori soli ed il malcontento  è nato dal perdurare dei problemi non risolti, che ha generato il qualunquismo, il disgusto per la politica, occupata da mestieranti senza scrupoli e da prime donne querule e senza sostanza.

In Europa,  la Germania e l’Olanda preparano la trappola del MES  per rendere privato tutto quello che è stato costruito con i sacrifici di generazioni di lavoratori.

Il divorzio, la scuola dell’obbligo, la nazionalizzazione dell’energia, del sistema sanitario, lo statuto dei lavoratori, che all’epoca ci sembrarono fatti quasi naturali, logica conseguenza di un percorso condiviso da tutti, paragonandoli alla forza del Capitale oggi, appaiono per quello che furono: conquiste gigantesche di democrazia e civiltà.  La  democrazia  che ci hanno regalato i nostri padri l’abbiamo lasciata degradare  e funziona male perchè noi siamo mancati al nostro dovere di socialisti.

Oggi i giovani ci voltano le spalle cercando altre strade, improbabili  scorciatoie verso il  nulla.  In questo nulla,  in questo non aver saputo ricostruire la nostra identità per difendere le istituzioni, i diritti del lavoro, le conquiste sociali che sta il pericolo maggiore: il pericolo di un vuoto che fa paura.

Quanti sono gli errori che dal 1992 noi socialisti abbiamo commesso con le nostre divisioni, le nostre vigliaccherie, i nostri tradimenti?

Sappiano i socialisti della mia generazione, i democratici tutti, trarre occasione da questa pausa forzata con cui celebriamo il 25 aprile e il primo maggio per  trovare la forza ed il coraggio per compiere in umiltà un approfondito esame di coscienza per ritrovare la forza di ricominciare.

 

 

 

aprile 17, 2020

Verso il 25 Aprile……………

(Tiziana Parisi)
Tra gli antifascisti aumenta la rabbia verso Togliatti che aveva, in nome della pacificazione, concesso l’amnistia ai fascisti.
Anche militanti del PCI scrissero lettere di protesta. Riportiamo il testo della lettera fornitaci dal partigiano Enzo Galasi, compagno di lotta di Sergio Bassi.
Caro Togliatti, sono un vecchio comunista compagno di Picelli . Lei mi crederà settario perché così sono chiamati quelli che hanno la propria fede e sono disposti a qualunque sacrificio. Intendo parlare dell’amnistia. So già che lei mi dirà che si tratta di una mossa politica indispensabile e strategica. I lavoratori, anche se ignoranti, sono in grado di capire certe necessità date le condizioni in cui ci troviamo, gli alleati ecc. Ma i lavoratori capiscono anche che c’è un limite a tutto, specie se hanno sofferto. I migliori compagni pensano che lei ha passato ogni limite e non conosce i fascisti se pensa che questi si ammansiranno di fronte al generoso gesto dell’amnistia generale. Perché di questo si tratta non si è ridotta la pena di cinque o dieci anni. No signori.
Si sono mandati addirittura a casa uomini che avevano meritato l’ergastolo o trent’anni di galera, che sono fra i maggiori responsabili della rovina del popolo.
Si è dato ragione in questo modo alle canaglie fasciste che si atteggiavano a martiri e che chiamano delinquenti i valorosi partigiani che hanno combattuto contro tedeschi e fascisti.
Io che le parlo sono il padre di Sergio Bassi. A 19 anni si è battuto come un leone in difesa della libertà e ha compiuto circa venti azioni pericolose. Anche lui è morto abbattuto alla mitraglia insieme ad altri cinque giovani generosi come lui all’idroscalo di Milano.
Ma il compagno Togliatti queste cose riesce a comprenderle? Mio figlio non può avere pace se io tengo ancora la tessera del Partito per il quale egli è morto, di quel Partito che trascura i migliori che favorisce i profittatori, di quel partito che non rispetta più nemmeno i suoi morti perché manda in libertà i loro assassini. Lei mi dirà che è stato obbligato a questo da altri componenti del governo, ma piuttosto che commettere una cosa simile era molto meglio dimettersi.
Distinti saluti.
Bassi Roberto
Via Carlo Imbonati 9, Milano. Buona giornata Comunisti Resistenti 

 

L'immagine può contenere: una o più persone e spazio all'aperto
ottobre 30, 2013

Gramsci, tradito da Togliatti ebbe Lombardi come tutor

 

Gramsci, tradito da Togliatti ebbe Lombardi come tutor

Il Migliore, Palmiro Togliatti, lo tradi’, non fece nulla per liberarlo anzi, insieme ai compagni di partito, ostacolo’ ogni iniziativa volta a ottenere dal Duce la liberta’ condizionata e poi, dopo la Liberazione, sfrutto’ la sua immensa opera teorica dei Quaderni del carcere per proporre da unico interprete ‘la via nazionale al socialismo’ restando sempre ‘staliniano’. Viceversa, Linge o l’Inge, cioe’ l’Ingegnere acomunista Riccardo Lombardi, gli fece da ‘tutor’ affiancando ed aiutando la cognata russa Tatiana Schucht nell’assistenza all’illustre compagno finito in carcere nel 1926. E’ quanto sostiene nel libro appena uscito per Marsilio Editori, ‘Il tradimento, Gramsci, Togliatti e la verita’ negata’, il docente di Storia Contemporanea all’Universita’ di Camerino, Mauro Canali che svela, a 76 anni dalla morte, il 27 aprile 1937, di Antonio Gramsci, “la sapiente opera di adattamento con cui il Pci ha costruito il mito della continuita’ Gramsci-Togliatti” e, per la prima volta, chi si nascondeva realmente dietro il nome di battaglia ‘l’inge’ o ‘linge’ o ‘l’ingegnere’ che torna frequentemente tra le carte del Partito comunista alla fine degli anni ’20. “E’ l’intoccabile Riccardo Lombardi prima vicino al gruppo di Guido Miglioli poi azionista quindi socialista – dice Canali – che all’epoca partecipa attivamente alla lotta antifascista: e’ un ‘compagno di strada’ di tutti gli antifascisti e anche dei comunisti, senza mai aderire al Pci. Di lui tutti hanno il numero di telefono per ogni evenienza: a Milano dove lavora ha un’unita’ operativa per l’espatrio, il depistaggio, la protezione dei ricercati”. Amico dell’avvocato Giovanni Ariis che si occupa dei ‘compagni’ finiti nella rete della polizia fascista o dell’Ovra, e dei comunisti milanensi, Lombardi, conosce a Milano la cognata di Gramsci, Tatiana, pochi mesi dopo l’arresto, e le fa da intermediario con i compagni comunisti. Non solo, ma entra in contatto anche con Piero Sraffa, l’economista della Bocconi che seguira’ anche lui dall’esterno il grande e prezioso prigioniero. “Lombardi poi e’ molto amico di Romano Cocchi che in quel momento e’ responsabile di Soccorso Rosso: e’ quindi probabile che si presti alla funzione di assistere Gramsci su indicazione o pressione di Cocchi”, aggiunge Canali. “Tatiana restera’ fedele e seguira’ sempre Gramsci: dopo la morte tornera’ a Mosca e con la sorella Giulia, moglie di Antonio, segnalera’ ai dirigenti del Pcus le manchevolezze di Togliatti ed i sospetti di Gramsci sul doppiogiochista Togliatti, mentre Sraffa cambiera’ idea ed opinione rispetto a Togliatti: fatto sta che Tatiana la spunta e Togliatti-Ercoli viene tolto da posti di responsabilita’ e gli viene affidata solo la propaganda per l’Italia”. Il tradimento di Togliatti verso Gramsci e’ duplice: inizia nel ’26 quando Gramsci a differenza di Togliatti non condivide ‘il metodo’ staliniano di repressione fisica e psichica del dissenso per arrivare alla ‘famigerata lettera’ spedita da Mosca e fatta recapitare in carcere a Gramsci nel ’28 prima del processo. “L’istruttoria finisce il 20 febbraio, la famigerata lettera di Grieco con tanto di francobollo russo arriva l’11 febbraio a San Vittore: come si fa a sostenere che essa non poteva far male? Ha nuociuto eccome a Gramsci, come gli disse il procuratore Macis! Perche’ Gramsci sospetta di Togliatti? Perche’ di lui non fidava, sin da quando, nel ’23, per isolare Bordiga, lui lavora per il centro e Togliatti non ha ancora deciso se mollare Bordiga: e di questa indecisione  Gramsci si lamenta con Leonetti: l’Ercoli ancora una volta subisce le personalita’ vigorose! Poi altri gravi espisodi, come la propaganda dell’Humanité sulla sua malattia ed i contrattempi sulla concessione di liberta’ condizionata, se non direttamente, non possono non vedere la presenza e la mano di Togliatti: non a caso Gramsci aveva sempre pregato Tatiana di non svelare mai i suoi intendimenti”. E dopo la Liberazione, ecco il secondo tradimento: tornato in Italia, Togliatti usa, sfutta, manipola, abilmente la straordinaria opera teorica di Gramsci per accreditare ‘il partito nuovo’ e per proporre ‘la via nazionale al socialismo’ elaborata in carcere da Gramsci il quale, conclude Canali, “ha una posizione molto laica, a differenza di Togliatti che non ci pensa due volte a votare l’art. 7, cioe’ il concordato che per Gramsci e’ la capitolazione dello Stato. E, a differenza di Gramsci, Togliatti restera’ sempre staliniano di ferro: basti pensare al ’56, all’invasione sovietica dell’Ungheria o al silenzio, nonostante il XX Congresso del Pcus: chissa’ come sarebbe andata la storia del Pci se non avesse avuto lo straordinario Gramsci alle spalle!”.

marzo 7, 2013

Le donne della Resistenza.

aprile 26, 2012

Sollevazione delle masse.

Comunque ieri sono stato qui presso il teatro di una scuola di Grottaferrata. Commosso da un attore 25enne che mentre leggeva Fenoglio si è commosso a singhiozzi. Da non credere eh.
O.t. E qui una vigna dedicata a Liberazione, il giornale dico. Oggi era assolutamente d’uopo, e poi mi manca.
O.t.2: Ier sera ottimo monologo di Paolini su Galilei. “ITIS Galileo” dai laboratori sotterranei del Gran Sasso dell’Istituto Nazionale di Fisica nucleare. Sorella e cognato ricercatore tra il caschettato pubblico.

aprile 25, 2012

Se questa gente rappresenta l’antifascismo?!?!

Oggi, 25 aprile, si celebra l’anniversario della Liberazione.  Nel 1945 tornavamo liberi con le armi in pugno, così pensavano i nostri nonni e i nostri padri che combatterono e persero la vita. Volevano un’Italia libera, unita e democratica. Speravano per i loro figli possibilità inimmaginabili. Mentre morivano, sognavano un futuro migliore. La vita valeva poco e però non aveva prezzo.
Oggi, 25 aprile,  i partigiani vedrebbero un’Italia senza sovranità economica, appaltata alla BCE e alle agenzie di rating. Un Paese senza sovranità territoriale, occupato dalle forze americane da 67 anni, con basi e testate nucleari disseminate nella Penisola, da Napoli, a Ghedi Torre, ad Aviano e con la costruzione della più estesa area militare europea a Vicenza con il concorso beffardo delle cooperative rosse. Vedrebbero in Parlamento senatori e deputati collusi con la mafia, con la camorra, con la ‘ndrangheta. Un Paese senza sovranità popolare, con l’elezione a tavolino dei parlamentari da parte di pochi segretari di partito. Un Parlamento immorale, peggio di quello fascista che almeno non si nascondeva dietro alla parola democrazia. Un Paese senza industrie, senza le grandi fabbriche, le stupefacenti idee che trovarono sostanza nel dopoguerra grazie a uomini come Mattei e Olivetti, il primo morto ammazzato, il secondo emarginato dal Potere. Un Paese senza informazione, ormai lurida appendice dei partiti, strumento di propaganda che ha superato persino il ministero del MinCulPop fascista. Un Paese “senza”, nel quale chiunque porti un’idea di rinnovamento è un pericolo, un fastidio intollerabile da eliminare per il Sistema, come Falcone, Ambrosoli, Borsellino, Moro e mille altri caduti nella Guerra Civile che è ancora in corso.
Oggi, 25 aprile 2012, il corteo delle salme ha onorato la Resistenza. L’immagine cadente di Fini, Monti, Napolitano e Schifani rappresenta l’Italia. I vecchi occhi dei partigiani guarderebbero smarriti un deserto. Forse si metterebbero a piangere. Forse riprenderebbero in mano le armi.

aprile 25, 2012

o partigiano portami via!

 Raccontate ancora del 25 aprile come Maria Giovanna Giudice staffetta partigiana oggi volata via

Sembra incredibile ma è notizia di oggi che “Morire nel giorno in cui si festeggia la Liberazione per cui lei ha lottato negli anni della Resistenza, è successo a Maria Giovanna Giudice, 110 anni, che si è  spenta all’alba nel novarese. Maria Giovanna Giudice, staffetta partigiana, era stata insignita della medaglia di bronzo al merito civile dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il 16 dicembre 2008. Volto storico della Resistenza novarese, era mondariso, quando scelse di impegnarsi nella lotta antifascista.”

E’ un appello a chi ha vissuto e vive ancora, di raccontare la propria storia, sempre e non solo il 25 aprile, perchè siamo destinati tutti a volare via…

Ciao  Bella ciao Maria Giovanna, cantano le mondine verrà un giorno che lavoreremo tutte in libertà…

Doriana Goracci

mondine in riso amaro Raccontate ancora del 25 aprile come Maria Giovanna Giudice staffetta partigiana oggi volata via
DAI RACCONTI DELLA STAFFETTA PARTIGIANA MARIA GIOVANNA GIUDICE

[…] Il mio compito era quello di fare da mangiare e lo portavo ai partigiani…nei boschi; portavo anche qualche bottiglia di vino e tutto quello che potevo mettere insieme.

Mio marito Pavlìn, Paolo Piatti, era quello che andava a portare i “biglietti” di notte. Io avevo paura che venisse catturato dai fascisti e allora gli ho detto: “Dalli a me, dalli a me, Pavlìn”; nascondevo i biglietti nel grembiule e andavo. Siccome avevo una sorella che abitava fuori dal paese di Cavaglio, loro non pensavano che io facevo la staffetta perchè erano convinti che andavo a trovare mia sorella.

[…] Ricordo che quando andavo a portare i “bigliettini” partivo dopo la mezzanotte per non essere vista; con il passare del tempo i fascisti sapevano del mio impegno, ma non sono mai riusciti a prendermi. Il loro desiderio era quello di farmela pagare, in un modo o nell’altro…

[…] Un’altra volta, ricordo che i fascisti sono venuti nel solaio dove c’era mio marito e gli hanno fatto bere l’olio di ricino; un bicchiere d’olio gli hanno dato! Perchè mio marito “era un uomo serio, si fidavano tutti di lui e i fascisti ne avevano paura”.

[…] Ne hanno ammazzati tanti a Cavaglio d’Agogna. Che io ricordo, ne hanno ammazzati sette; uno, povero ragazzo, l’hanno ammazzato là…in una chiesetta…stava mangiando una mela…aveva ancora un pezzo di mela in bocca…ma quel ragazzo non era di Cavaglio…hanno ammazzato anche alcuni partigiani di Novara.

[…] “Mamma mia! Quante paure e quante tremarelle che abbiamo preso!…Però, quanti ragazzi giovani hanno ammazzato”.
M.G. Giudice decorata Raccontate ancora del 25 aprile come Maria Giovanna Giudice staffetta partigiana oggi volata via

Capranica (Viterbo)
aprile 25, 2012

Immaginando la gioia di chi c’era quel giorno!

O forse degli ultimi 100 anni.
Corriere della Sera, 26 aprile 1945, annuncio della Liberazione.

https://quadernisocialisti.files.wordpress.com/2012/04/corriereliberazione-nonleggerlo.png?w=211

aprile 25, 2012

Polemiche per il 25 aprile.