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dicembre 11, 2009

Piano casa ed edilizia sostenibile.

  Ampliamento degli edifici sì, ma con un occhio all’edilizia sostenibile. Le 16 leggi regionali emanate fino ad ora per dare attuazione all’intesa Stato-regioni sul piano casa del 31 marzo scorso (fissata nel provvedimento del 1° aprile) condizionano gli interventi sugli immobili a determinati risultati “verdi”, che vanno dai minori consumi per riscaldamento o condizionamento, agli incentivi per fonti rinnovabili e recupero dell’acqua piovana.
In Lombardia, la legge regionale 13/2009 consente di ampliare fino al 20% il volume di edifici residenziali mono e bifamiliari purché ci sia una diminuzione certificata di oltre il 10% del fabbisogno annuo di energia per la climatizzazione invernale. Alla fine dell’intervento di ampliamento, il proprietario deve dotarsi dell’attestato di certificazione energetica dell’intero edificio. Il bonus volumetrico per demolire e ricostruire gli edifici passa dal 30% al 35% se l’intervento comporta una dotazione di alberi pari almeno al 25% della superficie del lotto interessato.
In Veneto (legge regionale 14/2009) le pensiline e le tettoie realizzate per installare impianti solari e fotovoltaici non concorrono a formare cubatura. La stessa soluzione è stata adottata in Abruzzo (legge regionale 16/2009): le pensiline e le tettoie realizzate o da realizzare per installare impianti fotovoltaici e altri impianti di produzione di energia a uso domestico derivante da fonti rinnovabili, non concorrono a formare superficie per l’applicazione delle norme sui limiti di ampliamento degli edifici. I progetti per i nuovi edifici e per la ristrutturazione di edifici esistenti, poi, devono prevedere l’introduzione, negli impianti idrico-sanitari, di dispositivi certificati come idonei ad assicurare una «significativa» riduzione del consumo d’acqua. Devono prevedere anche, se possibile, l’adozione di sistemi di captazione, filtro e accumulo delle «acque meteoriche» provenienti dalle coperture degli edifici.
Nel Lazio, la legge regionale 21/2009 – impugnata dal Governo nella parte in cui subordina l’esecuzione dei lavori alla redazione del fascicolo di fabbricato – prevede che gli ampliamenti degli edifici siano realizzati nel rispetto di quanto previsto dalle norme sulla sostenibilità energetico-ambientale e di bioedilizia e, in particolare, dal Dlgs 192/2005.
Nelle Marche (legge regionale 22/2009, anche questa impugnata dal Governo per alcune disposizioni integrative al Codice degli appalti), è previsto che alla domanda del titolo abilitativo, alla dichiarazione di inizio attività o al progetto di opera pubblica, sia allegata una relazione redatta dal progettista o da un tecnico abilitato da cui risulti, tra l’altro, il miglioramento delle prestazioni energetiche che si prevede di conseguire. Se queste dichiarazioni non trovano riscontro nell’opera realizzata, è previsto il pagamento di una multa pari al doppio dell’incremento di valore che l’edificio ha guadagnato per l’incremento di superficie dovuto all’ampliamento.
In Toscana (legge regionale 24/2009), così come in Puglia (legge 14/2009) l’edificio interessato dall’ampliamento deve essere dotato di «finestre con vetrature con intercapedini di aria o di gas», cioè infissi a doppi vetri.
In Umbria (legge regionale 13/2009) gli edifici demoliti e ricostruiti devono conseguire una certificazione di sostenibilità ambientale che li porti a entrare nella classe B (buono), fra le categorie previste dal disciplinare tecnico attuativo dell’articolo 4 della legge regionale 17/2008, che classifica gli edifici in base a vari parametri, dal risparmio energetico, all’uso di fonti rinnovabili, all’uso di materiali eco-compatibili.
La Sardegna (legge regionale 4/2009) fa crescere il bonus regionale del 20% per l’ampliamento degli edifici fino a un massimo del 30% se si consegue una riduzione di almeno il 15% del fabbisogno di energia primaria o si dimostra il rispetto dei parametri previsti dal Dlgs 192/05