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dicembre 24, 2012

Non per tutti è Natale.

La bandiera del sindacato davanti all'ingresso murato dai lavoratori ex Rockwool, chiusi denti
Feste nel segno della crisi e di un’Italia che lotta contro le difficolta’. L’Ansa ha raccolto le storie di Medolla e Cavezzo (VIDEO), l’Alcoa (VIDEO), Euroillumina (VIDEO), Termini Imerese (VIDEO) e Bienne Sud (VIDEO)

ILVA: CIG OPERAI,FESTE SENZA LUMINARIE – In fabbrica non ci sono luminarie, ma neanche in alcune case. Sarà un Natale povero per 2.500 operai dell’Ilva. A loro l’azienda ha fatto recapitare le lettere che annunciano la cassa integrazione: ordinaria, in deroga e per ‘eventi atmosferici eccezionali’. Al sequestro giudiziario degli impianti si è aggiunta la crisi di mercato. Poi una tromba d’aria ha devastato parte dello stabilimento e ucciso un giovane operaio, Francesco Zaccaria, rimasto intrappolato nella cabina di una gru inghiottita dal mare. Nonostante la legge ‘salva Ilva’, approvata due giorni fa, abbia ridato il via alla produzione a pieno ritmo, i lavoratori, anello debole della catena produttiva, hanno paura per il futuro. Ognuno ha una storia da raccontare. Massimiliano Portulano è entrato in Ilva a 24 anni. Ora ne ha 39 e lavora nel Reparto Ril (Officina riparazione locomobili), proprio nell’area portuale devastata dal tornado del 28 novembre scorso. “Questo – sottolinea Massimiliano, in cassa integrazione per calamità – è un periodo davvero tragico e lo stiamo vivendo malissimo. Prenderemo l’80% dello stipendio perché il sindacato non è riuscito a farci avere l’integrazione salariale. La mia famiglia è monoreddito. Sono sposato e ho una figlia di 9 anni, a cui devo dare spiegazioni e non trovo le parole”. Il lavoratore si commuove. Vorrebbe urlare la sua rabbia, ma quando parla della bambina i suoi occhi si inumidiscono. “Lei è preoccupata per me. Per noi. Tra mutuo e bollette varie spendiamo 800 euro al mese”.

FABBRICHE CHIUSE NEL SULCIS MA SI LOTTA – La tristezza si vede negli oggi degli operai davanti alle fabbriche ormai ferme. Questa volta di fronte agli stabilimenti non c’é spazio per messaggi d’auguri, i pensieri dei pochi lavoratori che ancora varcano i cancelli sono tutti rivolti al futuro “che non c’é”. Salvatore Corriga è uno dei delegati della Rsu dell’ex Rockwool, la fabbrica di lana di roccia di Iglesias chiusa da anni. Rappresenta gli operai che il 12 novembre hanno occupato la galleria Villamarina a Monteponi, una protesta estrema culminata con la decisione di murarsi all’interno ostruendo gli accessi con blocchetti di cemento. “Siamo in una situazione disperata – dice Corriga – noi chiediamo solo una cosa, il rispetto di un accordo firmato un anno fa che prevede la nostra stabilizzazione”. Dalla ex Rockwool all’Alcoa. Renato Tocco da 25 anni lavora nello stabilimento di Portovesme. In fabbrica ci è entrato venticinquenne. “Io sono colatore in fonderia – racconta – per me è una tristezza vedere la fabbrica spenta. Il silenzio degli impianti è quasi una tortura. L’altro giorno ho fatto un giro nei reparti, mi è venuto un colpo al cuore, tutto spento, un silenzio tombale, e io ero abitato a vedere billette, anodi e impianti in funzione”. Il suo pensiero va anche a quelli più sfortunati di lui, senza l’ombrello della cassa integrazione. “E’ necessario che venga fatto l’accordo quadro per chi lavorava nelle imprese d’appalto, ma soprattutto che ci sia una prospettiva”. Bruno Usai, 49 anni, in fabbrica ci è entrato 24 anni fa. Delegato sindacale della Rsu Cgil, ha vissuto tutte le vertenze. “Primo sciopero dopo un mese – racconta – poi tutto il resto”. Oggi la fase più nera, con la fabbrica ferma. “E’ il momento più triste e drammatico – dice – Speriamo solo che si trovi al più presto la soluzione. Non è pensabile che per andare avanti ci si debba far aiutare dai genitori o dai nonni”.