Posts tagged ‘keynes’

agosto 2, 2018

Blanchard: “Le élites hanno confidato troppo nel capitalismo”

Pubblicato da keynesblog il in Economia, Europa, Italia

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Intervista di Marie Charbel e Philippe Escande a Olivier Blanchard
da Le Monde del 10 luglio 2018.
Traduzione di Faber Fabbris

« Di fronte all’ascesa del populismo, i governi devono occuparsi urgentemente delle disuguaglianze », avverte l’ex capo economista del Fondo Monetario Internazionale Olivier Blanchard. Presente ai Rencontres Économiques di Aix-en-Provence, il 6 luglio scorso, Blanchard esprime timori anche sulla fragilità della moneta unica.

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luglio 26, 2018

Sei punti per uscire dall’austerità, non dall’euro.

(fonte keynes blog)

di Giovanni Dosi, Marco Leonardi, Tommaso Nannicini e Andrea Roventini

Caro direttore,

questa lettera aperta è sottoscritta da economisti di tendenze politiche molto diverse, accomunati però dalla preoccupazione riguardante le politiche macroeconomiche in Italia e i nostri rapporti con l’Unione Europea, la discussione dei quali sembra polarizzata tra chi invoca l’inevitabilità dell’obbedienza a regole di rigore che paiono di provenienza divina e chi sconsideratamente invoca l’uscita dall’euro come soluzione di ogni male.

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gennaio 26, 2015

Superare l’euro con Keynes.

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Bernard Maris, Oncle Bernard (zio Bernard, come si firmava) è l’economista critico che ha perso la vita durante l’attentato a Charlie Hebdo. Bernard Maris ci ha lasciato contributi di grande interesse, estremamente critici nei confronti delle politiche sostenute dai leader europei che hanno marciato insieme a Parigi dopo gli attentati terroristici. In questo articolo apparso lo scorso aprile su Alternatives Économiques e tradotto da Economia e Politica l’economista propone di superare l’euro tornando allo SME ma introducendovi i correttivi che Keynes propose nel suo piano per una International Clearing Union.

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gennaio 23, 2015

Tasso di cambio, produttività e declino italiano.

Una delle tesi contro l’euro del professor Alberto Bagnai verte sulla correlazione tra il tasso di cambio e la produttività in Italia. L’idea è all’incirca questa: con l’ingresso nell’euro, o meglio con la rivalutazione del 1996, seguita poi dalla fissazione del cambio, l’Italia ha perso competitività, riducendo così il canale della domanda estera. Ora, poiché la legge di Kaldor-Verdoorn-(Smith) sostiene che la crescita della produttività è causata dalla crescita della domanda, questo spiega la stagnazione della produttività dalla metà degli anni ’90.

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febbraio 5, 2014

Detto ieri, ma è straordinariamente attuale.

Diceva Riccardo Lombardi:

Il  nuovo Stato ha il compito di un piano di ricostruzione economica che coordini i due settori a gestione socializzata e a gestione privata, indirizzi la politica finanziaria, del credito industriale e dei lavori pubblici all’integrale utilizzazione della capacità produttiva del Paese e all’assorbimento delle energie di lavoro disponibili. Questo piano di ricostruzione nazionale dovrà essere inquadrato in un piano europeo e mondiale di più razionale distribuzione delle materie prime, delle industrie produttive, dei traffici e delle forze del lavoro. Tale coordinamento economico, il cui fine dev’essere di sviluppare al massimo la circolazione libera degli uomini e delle merci sulla terra, è alla base del nuovo ordine democratico internazionale».

Sembra la ricetta per uscire dalla crisi. Questo messaggio profetico che ci viene da Riccardo Lombardi indica la straordinaria attualità del pensiero socialista.

luglio 31, 2013

L’Italia antikeynesiana (1981-2013)

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Una leggenda si aggira per l’Italia: il nostro sarebbe un paese keynesiano.

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marzo 16, 2013

La grande separazione tra finanza ed economia reale.

bolla-finanziaria-280Kemal Derviş, già ministro dell’Economia della Turchia e Amministratore del programma UNDP delle Nazioni Unite, punta il dito sul ritorno del bel tempo nelle borse di tutto il mondo, che hanno superato i livelli pre-crisi. Nel frattempo però, l’economia reale continua a languire: l’Europa è in recessione e negli USA il recupero è estremamente lento, mentre il salario reale dei lavoratori americani è crollato significativamente e non sembra voler risalire. Sembrano le condizioni ideali per una nuova bolla finanziaria globale.

di Kemal Derviş, da Project Syndicate

Dalla seconda metà del 2012, i mercati finanziari hanno registrato un forte recupero in ogni parte del mondo. Negli Stati Uniti, la media industriale del Dow Jones ha raggiunto un massimo storico all’inizio di marzo, con un incremento di quasi il 9% rispetto allo scorso mese di settembre. In Europa, i “cannoni d’agosto” del presidente della Bce Mario Draghi si sono rivelati molto efficaci. Draghi, infatti, è riuscito a far dimenticare lo scivolone dell’euro promettendo un acquisto di bond dei governi membri potenzialmente illimitato. Tra il 1° settembre e il 22 febbraio, l’indice FTSEurofirst è salito di quasi il 7%. Anche in Asia, sempre da settembre, i mercati finanziari hanno segnato un rialzo, quello giapponese in particolare.

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gennaio 3, 2013

A proposito di Monti.


Contro la stupidità anche gli dei sono impotenti. Ci vorrebbe il Signore. Ma dovrebbe scendere lui di persona, non mandare il Figlio: non è il momento dei bambini. (John Maynard Keynes)
novembre 5, 2012

Appello: “Lezioni da riscrivere per imparare l’economia”

La crisi ha mostrato quanto sia andata fuori strada la teoria economica dominante. Un appello per ripensare (e insegnare) l’economia come scienza sociale, pluralista e attenta ai problemi della società

Con lo scoppio della crisi alla fine del 2007, sembrava che alcune delle idee principali su cui era stato costruito l’impianto di teoria economica dominante fossero oggetto di una profonda messa in discussione. Eppure, le vicende recenti dimostrano chiaramente la persistenza di un consenso diffuso accordato alla “narrazione neoliberista” che rappresenta come naturali e universalmente valide le relazioni di mercato, ormai utilizzate come strumento per spiegare i fenomeni più disparati, dalla democrazia alle migrazioni. Le relazioni economiche sembrano oggi sovrastare con le loro leggi presentate come ineluttabili lo spazio della politica e dei bisogni sociali e hanno imposto un linguaggio univoco, incomprensibile ai più, che fornisce un’unica interpretazione delle “realtà”, dalla quale deriva un’univoca ed apparentemente indiscutibile indicazione “tecnica” per governarla. L’utilizzo di un linguaggio apparente neutrale e inaccessibile se non a selezionati addetti ai lavori è in realtà uno strumento politico che impedisce agli individui di criticare le soluzioni presentate come uniche e necessarie per uscire dalla crisi, in particolare le politiche di austerity. E’ essenziale l’ampliamento delle capacità critiche in grado di mettere in discussione i modelli economici per favorire una reale partecipazione democratica che sappia contestare le trappole “retoriche” delle spiegazioni tecniche e preconfezionate.

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settembre 20, 2012

Obama, poco keynesismo è sempre meglio di tanta austerità.

di Emilio Carnevali. Tratto da “In difesa di Barack Obama” e-book edito da MicroMega online

Per molti esponenti della destra Obama è un estremista di sinistra che ha approfittato della crisi per realizzare il sogno di un Big Government, ovvero di un gigantesco apparato burocratico capace di insinuarsi in tutti i gangli vitali dell’economia e soffocare, così, lo spirito di intrapresa individuale che ha plasmato la nazione americana.
Per molti liberal ed esponenti della sinistra, invece, Obama è un presidente troppo centrista, troppo moderato, troppo accondiscendente nei confronti dei poteri forti dell’economia e della finanza; fin dal principio, infatti, il nuovo presidente ha cercato l’appoggio del mondo del Big Business, delle élites tradizionali e dei circoli della burocrazia politica da sempre al potere a Washington.

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