Posts tagged ‘keynes blog’

gennaio 23, 2015

Tasso di cambio, produttività e declino italiano.

Una delle tesi contro l’euro del professor Alberto Bagnai verte sulla correlazione tra il tasso di cambio e la produttività in Italia. L’idea è all’incirca questa: con l’ingresso nell’euro, o meglio con la rivalutazione del 1996, seguita poi dalla fissazione del cambio, l’Italia ha perso competitività, riducendo così il canale della domanda estera. Ora, poiché la legge di Kaldor-Verdoorn-(Smith) sostiene che la crescita della produttività è causata dalla crescita della domanda, questo spiega la stagnazione della produttività dalla metà degli anni ’90.

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gennaio 13, 2015

Se usciamo dall’euro non possiamo mantenere i risparmi in euro.

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Qualche giorno fa Luigi Di Maio, esponente di punta del M5S, ha dichiarato alla trasmissione Otto e mezzo su la7 che l’Italia dovrebbe uscire dall’euro, ma i risparmi degli italiani potrebbero rimanere in euro (qui al minuto 26:10). Proviamo a spiegare perché questa proposta ha costi insostenibili e quindi non è realizzabile, neppure limitatamente.

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dicembre 26, 2014

La “germanizzazione” dell’Eurozona

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Il modello europeo oggi è la dottrina di Berlino: la crescita trainata dalle esportazioni. Ma condannando i propri partner europei ad essere dipendenti dalle importazioni altrui, la Germania sta rendendo l’Europa sempre più incapace di provvedere autonomamente al proprio benessere.

di Francesco Saraceno, economista presso l’Observatoire français des conjonctures économiques (Ofce) e la Luiss School of European Political Economy

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maggio 29, 2013

Reinhart & Rogoff attaccano Krugman ma inciampano nei dati sull’Italia.

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Si infiamma la polemica tra Paul Krugman da una parte  e Reinhart e Rogoff dall’altra. Al centro della discussione, proprio il nostro paese. Pubblichiamo un articolo comparso sul sito del Center for Economic and Policy Research di Washington.

di David Rosnick da Cepr.net 

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dicembre 27, 2012

Le riforme che non riformano il sistema bancario.

Mario Draghi - BCE

Anno agitato per le banche, il 2012. Le crisi restano, gli scandali iniziano ad arrivare in tribunale, le riforme introdotte sono modestissime, l’unione bancaria europea è finta. La politica non riesce a fare i conti con la finanza

di Vincenzo Comito

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dicembre 15, 2012

Il paradosso dell’Unione Europea: l’Italia in crisi aiuta gli altri paesi

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“Contributore netto”. E’ questa la definizione tecnica dell’Italia rispetto al Bilancio dell’Unione Europea. Vuol dire che il nostro paese versa alle casse dell’Unione più di quanto riceve in cambio. Niente di male, se non fosse che l’Italia, un paese in crisi economica, dovrebbe invece ricevere più di quanto versa, se l’Europa fosse un normale stato federale.

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novembre 26, 2012

La vera emergenza è la disoccupazione.

di Domenico Moro*, da Economia e Politica

In Eurolandia la disoccupazione è strutturale…

La vera emergenza nell’area euro non è lo spread ma la disoccupazione. Lo ammette la Bce nel suo ultimo rapporto sul mercato del lavoro[1], che rivela come un’elevata disoccupazione sia ormai una caratteristica strutturale dell’economia europea.

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novembre 20, 2012

Più Europa? L’UE taglia il suo bilancio, è gara di austerità tra Bruxelles e stati membri.

La vicenda del bilancio dell’Unione Europea dimostra che la retorica del “più Europa” non basterà a salvare l’UE dalla recessione, né assicurerà la tenuta dell’Euro. Forse è tempo che i decisori politici, o coloro che si candidano a diventarlo, passino al conflitto aperto, se davvero ritengono che l’Unione e l’Euro possano e debbano essere salvati.

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settembre 4, 2012

C’è molto altro oltre il mainstream.

Pubblichiamo la versione integrale dell’intervista di Alessio Mazzucco a Stefano Lucarelli, professore di Economia monetaria internazionale all’Università di Bergamo, comparsa su Linkiesta

Prima Monti, poi la Fornero e Passera, si sono detti ottimisti sull’uscita prossima dalla crisi. Valori economici quali disoccupazione e produzione industriale paiono smentirli: qual è la sua opinione sulle loro dichiarazioni?

La mia prima reazione è stata di incredulità: gli ultimi dati ISTAT (Giugno 2012) infatti indicano che il numero dei disoccupati (2.792 mila) è cresciuto del 2,7% rispetto a Maggio e, soprattutto, registrano una crescita su base annua del 37,5% (761 mila unità). Gli indici ISTAT della produzione industriale corretti per gli effetti di calendario registrano, a Giugno 2012, variazioni tendenziali negative in tutti i comparti. La diminuzione più marcata riguarda il raggruppamento dei beni intermedi (-10,2%), ma cali significativi si registrano anche per i beni di consumo (-8,0%) e per i beni strumentali (-7,5%). Le diminuzioni più ampie si registrano per i settori delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-14,6%), della fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche, altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (-13,1%) e della fabbricazione di coke e prodotti petroliferi (-12,9%). Nella media dei primi sei mesi dell’anno la produzione è diminuita del 7,0% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Quindi non sembrano esserci ragioni per essere ottimisti.

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luglio 25, 2012

Le cattive società.

Le società avanzate sembrano ormai essere cadute in una inestricabile trappola della disuguaglianza, che ben si salda con la bassa crescita del Pil degli ultimi trenta anni. La riflessione è di Robert Skidelsky, che su Project Syndicate ripercorre le principali tappe del processo che segna a livello mondiale l’enorme aumento delle disuguaglianze di reddito tra paesi e all’interno di questi.

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