Posts tagged ‘Journal of Neuroscience’

luglio 16, 2013

Modello virtuale di cervello per studiare danni e relative terapie.

Creato un modello virtuale del cervello che sogna a occhi aperti esattamente come gli esseri umani. Il modello si basa sulle dinamiche delle cellule cerebrali e le numerose connessioni tra loro. Il progetto e’ di un team di ricercatori della Washington University e ha come obiettivo quello di aiutare la scienza a comprendere meglio quali aree del cervello lavorano insieme quando una persone fantastica o e’ mentalmente inattiva, cioe’ a riposo. brainpic 300x225 Modello virtuale di cervello per studiare danni e relative terapieI risultati potrebbero un giorno permettere ai medici di effettuare diagnosi migliori e trattamenti piu’ efficaci per le lesioni cerebrali. Lo studio, apparso sul Journal of Neuroscience, permette di testare l’impatto di differenti patologie, come ha spiegato Maurizio Corbetta, tra gli autori, “possiamo imporre al nostro modello lesioni come quelle osservate dopo un ictus o in presenza di cancro al cervello, disabilitando gruppi di cellule virtuali per analizzare in che modo vengono alterate o danneggiate le funzioni cerebrali. Il modello ci permette anche di vagliare strategie alternative per riportare l’attivita’ del cervello alla normalita’”

aprile 23, 2013

Decodificato il codice del tatto nel cervello.

Decodificato codice del tatto nel cervello Decodificato codice del tatto nel cervello

ROMA – ‘Decodificato’ il tatto nel cervello: é stata cioé scoperta l’attività neurale che corrisponde a una precisa sensazione tattile. E’ il risultato di uno studio condotto su topi e pubblicato sul Journal of Neuroscience. In pratica, spiegano Mathew Diamond, Houman Safaai e Moritz von Heimendahl della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste, ogni ‘nuvola’ di neuroni che si accendono corrisponde a un diverso materiale toccato. Questo permette di indovinare il materiale toccato semplicemente guardando la risposta cerebrale a quel tocco. Con un contatto dei baffi, i topi possono distinguere la trama o ‘grana superficiale’ (per esempio ruvida, liscia, rugosa) degli oggetti, proprio come fa l’uomo usando la punta dei polpastrelli. Gli scienziati della SISSA hanno registrato le risposte neurali a differenti sensazioni tattili dei topi e dimostrato che è possibile capire quale oggetto ha toccato l’animale osservando il profilo di attività neurale corrispondente. Ciò significa che a seconda del tipo di oggetto toccato (materiale di cui è fatto, tipo di superficie etc), il cervello risponde in modo costante e distinto dalla risposta data allo sfiorare altri oggetti.

febbraio 23, 2013

Alma Mater, aperta la strada dell’ibernazione umana.

 

Alma Mater, aperta la strada dell'ibernazione umana Due dei ricercatori dell’Alma Mater che hanno indotto l’ibernazione del ratto: Roberto Amici (a sinistra) e Matteo Cerri

E’ possibile ibernare un uomo? E’ possibile abbassarne la temperatura corporea di dieci o venti gradi senza che ciò danneggi irreparabilmente il suo cuore o il suo cervello? E, soprattutto, è possibile riportarlo alla vita attiva come se niente fosse successo? Una prima risposta positiva arriva da un articolo scientifico pubblicato in questi giorni sul prestigioso “Journal of Neuroscience” a firma di Matteo Cerri, ricercatore quarantenne, dei docenti Giovanni Zamboni e Roberto Amici e altri cinque fisiologi dell’Alma Mater. I ricercatori sono riusciti a ibernare un ratto, un mammifero che, come l’uomo, non è capace di farlo spontaneamente come avviene, al contrario, in animali come orsi e marmotte e alcune specie di pipistrelli e criceti.

“Non è un processo fisiologico, ma indotto, per questo la chiamiamo pseudo-ibernazione”, spiega Roberto Amici, docente di fisiologia umana. Ma il risultato c’è e potrebbe, un giorno, portare vantaggi nella pratica medica. “L’obiettivo è riuscire a non far soffrire il cervello a fronte di situazione in cui arriva poco sangue o ossigeno”. Ma cosa è stato fatto al ratto in laboratorio? Attraverso un’iniezione in una regione profonda del cervello di sostanze chimiche che bloccano l’attività nervosa, nel punto in cui vengono iniettate, i ricercatori sono arrivati a “spegnere l’attività nervosa delle cellule deputate a mantenere elevata l’attività meta

settembre 23, 2011

SALUTE: CLOONEY O IL CAFFÈ? ECCO PERCHE’ IL CERVELLO NON SA DIRE DI NO ALLA PUBBLICITA’

SALUTE: CLOONEY O IL CAFFÈ? ECCO PERCHE’ IL CERVELLO NON SA DIRE DI NO ALLA PUBBLICITA’

Gli spot che puntano sulla bellezza degli attori, piuttosto che sulle qualità del prodotto, sono efficaci perché “aggirano” le aree razionali del cervello. Ad affermarlo, in uno studio pubblicato sul Journal of Neuroscience, Psychology, and Economics, sono i ricercatori dell’Università della California di Los Angeles (Usa), coordinati da Ian Cook, secondo cui i messaggi pubblicitari che esercitano una “influenza non razionale” – che punta a suscitare, nel consumatore, stimoli inconsci – “funzionano” perché evitano di stimolare le zone del cervello che inibiscono le risposte agli stimoli.