Posts tagged ‘John Maynard Keynes’

dicembre 3, 2013

Euro a cinque stelle.

 

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Beppe Grillo durante il V3 Day svoltosi ieri a Genova ha rilanciato l’idea di un referendum per la permanenza nell’euro. Diversi giuristi ritengono questa proposta impraticabile, ma è pur vero che una legge costituzionale potrebbe superare le obiezioni in punta di diritto, come del resto già avvenne per il referendum consultivo del 1989 con il quale furono conferiti poteri costituenti al Parlamento Europeo. Va da sé, comunque, che l’approvazione di una legge costituzionale richiederebbe una maggioranza che oggi il M5S non ha e che difficilmente conquisterà in futuro. Inoltre un referendum del genere esporrebbe per mesi i titoli di stato alla speculazione sui mercati finanziari. Non di meno va colto il punto politico di far pronunciare il popolo italiano su una questione sulla quale ha avuto occasione di dire la sua solo una volta, più di 20 anni fa (quando peraltro l’euro ancora non c’era).

Più interessanti quindi diventano i restanti 6 punti della “modesta proposta” di Grillo tra cui, citiamo, una “alleanza tra i Paesi mediterranei per una politica comune finalizzata eventualmente all’adozione di un Euro 2”.

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novembre 27, 2013

Le quattro vecchie fallacie della nuova Grande Depressione.

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di Robert Skidelsky da skidelskyr.com

Il periodo iniziato nel 2008 ha prodotto un’abbondante raccolta di fallacie economiche riciclate, soprattutto sulle labbra dei leader politici. Ecco le mie quattro preferite.

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luglio 18, 2013

Cos’è il “lungo periodo”?

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Negli articoli che trattano temi economici si legge spesso di “breve” e di “lungo periodo”. Nonostante le due espressioni richiamino il trascorrere del tempo, non si tratta di due precise durate temporali. Approcci diversi sulla definizione di lungo periodo portano a conclusioni anche diametralmente opposte sui sistemi economici.

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luglio 16, 2013

Keynes e la sua rivoluzione nel pensiero economico.

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Pubblichiamo l’introduzione di Emiliano Brancaccio al volume di John Maynard Keynes, “Esortazioni e profezie“ (Il Saggiatore, Milano 2011; orig. 1931). Titolo originale: “La rivoluzione da Mosca a Cambridge”.

Brancaccio mette in evidenza come il tentativo keynesiano di portare una rivoluzione nel pensiero economico si incrocia con una fase storica in cui il capitalismo, pressato dalla presenza di un modello alternativo proveniente dalla Russia sovietica, è disposto ad accettare un compromesso riformista. Il pensiero di Keynes è colmo delle “contraddizioni feconde” di un pensatore educato ed influenzato, come egli stesso ammetteva, nella “cittadella” dell’ortodossia neoclassica, ma capace di mettere in crisi molti dei fondamenti di quella dottrina. Il testo di Brancaccio inoltre smonta alcuni luoghi comuni su Keynes, figli di una lettura fuori dal contesto di due sue notissime affermazioni: “Nel lungo periodo siamo tutti morti” e la metafora delle buche nel terreno.

 di Emiliano Brancaccio
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Mag 16, 2013

Luci e ombre del “modello Islanda”.

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Alla fine del 2008 l’Islanda è stata travolta dalla crisi finanziaria internazionale e la sua economia ha perso più del 6,5 per cento del pil. Un paio di anni dopo però era già tornata a crescere e a creare posti di lavoro. In mezzo due decisioni che hanno attirato l’attenzione di tutto il mondo: la scelta di non pagare (in parte) i debiti delle proprie banche verso l’estero e l’approvazione di una nuova Costituzione redatta in forma partecipativa. Un modello esportabile?

Daniela Palma e Guido Iodice da Micromega 4/2013
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Mag 5, 2013

Mario Draghi abbassa il tasso di interesse a 0,50%. Basterà? La parola a Lord Keynes.

 

“… sembra improbabile che l’influenza della politica bancaria sul saggio di interesse sarà sufficiente da sé sola a determinare un ritmo ottimo di investimento. Ritengo perciò che una socializzazione di una certa ampiezza dell’investimento si dimostrerà l’unico mezzo per consentire di avvicinarci all’occupazione piena; sebbene ciò non escluda necessariamente ogni sorta di espedienti e di compromessi coi quali la pubblica autorità collabori con l’iniziativa privata.”

– J.M.Keynes, Teoria Generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta, cap.24

aprile 29, 2013

L’economia pre-keynesiana del ministro Saccomanni

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Fabrizio Saccomanni, direttore generale della Banca d’Italia, è il nuovo ministro dell’Economia del governo presieduto da Enrico Letta.
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aprile 3, 2013

Occupazione: Keynes contro i neoclassici (for dummies).

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Tanto si è detto negli ultimi tempi a proposito dell’argomento a favore di una maggiore flessibilità nel mercato del lavoro e di come si possa in tal modo creare maggiore occupazione. Vediamo quindi quali sono i fondamenti teorici di queste politiche e quale è stata la maggiore e solida critica che ha ricevuto tale impostazione.

di Sebastiano Marino & Keynes Blog

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marzo 8, 2013

Keynes in difesa del protezionismo economico.

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Pubblichiamo ampi estratti del saggio di John Maynard Keynes “Autosufficienza economica” pubblicato nel 1933, le cui suggestioni sembrano attuali oggi come allora, anche in connessione alle vicende dell’eurozona, la cui crisi ha origine negli squilibri delle bilance dei pagamenti. Keynes smonta l’idea che i commerci internazionali liberi portino alla pace e alla concordia tra le Nazioni, sottolineando invece che la conquista di mercati esteri spesso è all’origine dei conflitti, sicché le guerre commerciali divengono con facilità guerre militari. Ma anche la pretesa dell’assoluta necessità di un mercato internazionale libero da ogni vincolo non trova giustificazione nel capitalismo moderno, perché i progressi della tecnica e la sostituzione delle materie prime permettono alle nazioni di liberarsi, almeno in parte, dai vincolo delle importazioni dall’estero. Per Keynes si tratta di cogliere l’opportunità di rivedere in modo critico i presupposti del liberoscambismo ottocentesco, che ai giorni nostri è nuovamente dominante nella teoria economica, non per chiudersi ai commerci in modo pregiudiziale, ma per valutare un bilanciamento tra grado di liberalizzazione dei commerci e grado di autonomia in campo economico che permetta di mantenere la piena occupazione. Da queste riflessioni scaturì l’idea, che Keynes portò a Bretton Woods, di un sistema monetario internazionale che mantenesse per ogni paese l’equilibrio della bilancia dei pagamenti.

marzo 7, 2013

Roosvelt: un pericoloso comunista.

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di Stefano Rizzo (*) per Keynes blog

Quando il 4 marzo del 1933 Franklin Delano Roosevelt pronunciò sulla scalinata del Campidoglio il suo primo discorso di investitura la crisi economica che da quattro anni imperversava negli Stati Uniti aveva raggiunto il suo punto più basso: la disoccupazione aveva raggiunto il 25 per cento, i prezzi erano crollati del 60 per cento, la produzione industriale si era ridotta della metà, migliaia di banche in quasi tutti gli stati erano state prese d’assalto ed erano fallite, le campagne e le città erano percorse da milioni di senza tetto, laceri e affamati. Il giorno dopo anche la Federal Reserve (la banca [centrale] federale) era stata costretta a chiudere i battenti.

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