Posts tagged ‘jazz’

luglio 26, 2013

Stavamo dicendo…….

giugno 29, 2013

SANTANA: ABRAXAS

Abraxas è il secondo album dei Santana, pubblicato nel settembre 1970. L’album presenta un mix di salsa, blues, rock and roll, jazz ed altre influenze che lo hanno reso un classico che definisce lo stile iniziale di Santana, e che presenta una maturazione in ambito musicale rispetto al primo album del gruppo. Proprio il mix tra lo stile tipico latino ed elementi caratterizzanti della musica rock and roll, come l’utilizzo di strumenti quali chitarra elettrica in overdrive ed organo. Nel 2003, la rivista Rolling Stone ha inserito l’album al 205º posto della sua lista dei 500 migliori album secondo Rolling Stone.

Spesso viene considerato come il migliore tra gli album di Santana, che conta vasti consensi per la sua miscela di influenze latine con temi rock caratterizzati da veri e propri overdrive di chitarra elettrica ed organo. Abraxas dimostra al pubblico anche la versalità stilistica del chitarrista messicano, come nel brano Samba pa ti e Incident at Neshabur, entrambi strumentali. Quest’ultimo ha caratterizza ritmi diversi tra loro e diversi tipi di ritmo. Le percussioni latine – congas, timbales e bongos – rendono questa prima incursione di Santana ricca di ritmi latini.

Nella classifiche Billboard 200 ed ARIA Charts ha raggiunto la prima posizione, la terza posizione nella VG-lista e nelle chart inglesi Abraxas è arrivato al 7º posto.

Il titolo dell’album deriva da una citazione del libro Demian di Herman Hesse:

giugno 2, 2013

Moby Grape – Monterey Pop Festival (1967) ”Indifference”, “Sitting by the Window” & Omaha.

One of the best ’60s San Francisco bands, Moby Grape were also one of the most versatile. Although they are most often identified with the psychedelic scene, their specialty was combining all sorts of roots music — folk, blues, country, and classic rock & roll — with some Summer of Love vibes and multi-layered, triple-guitar arrangements.

giugno 2, 2013

Moby Grape – I Am Not Willing

I Moby Grape sono considerati da molti uno dei migliori, ma anche uno dei più sfortunati e sottovalutati, gruppi rock psichedelico di San Francisco della fine degli anni sessanta. Con tutti i membri che contribuiscono alla voce e alla scrittura delle canzoni, il gruppo fuse con successo elementi di rock, folk, blues, country e jazz in uno stile eclettico. Essi hanno anche il merito di aver creato uno dei migliori album d’esordio dell’era psichedelica mondiale.

Il gruppo fu originariamente formato alla fine del 1966 dal canadese Alexander “Skip” Spence (chitarra, voce) e dal manager/produttore Matthew Katz; entrambi avevano lavorato nei Jefferson Airplane, con Spence come batterista della band nel loro primo album e Katz come manager. Ma entrambi furono licenziati dal gruppo. In seguito Katz e Spence presero coraggio e formarono una nuova band simile ai Jefferson Airplane.

Il nome del gruppo, scelto da Bob Mosley e Spence, proveniva dalla battuta finale della barzelletta “What’s big and purple and lives in the ocean?” (“Chi è grande e viola e vive nel mare?”). Al gruppo si aggiunsero il chitarrista Jerry Miller e il batterista Don Stevenson (già membro dei Frantics, originariamente con sede a Seattle), il chitarrista (e figlio dell’attrice Loretta Young) Peter Lewis (dei Cornelis), il bassista Bob Mosley (dei Misfits, con sede a San Diego) e Spence, ora alla chitarra al posto della batteria.

Mentre Jerry Miller era il chitarrista principale, tutti e tre i chitarristi suonavano come chitarra solista in alcuni punti, spesso giocando uno contro l’altro, in una forma di strumentale chiamata dai Moby Grape “crosstalk“. Un altro importante gruppo di quel tempo che suonava con tre chitarre erano i Buffalo Springfield. La musica dei Moby Grape è stata descritta da Geoffrey Parr così: «Nessun gruppo rock and roll è stato in grado di utilizzare un trio di chitarra nel modo più efficace dei Moby Grape. Lewis era un chitarrista molto bravo complessivamente, ed eccelleva nel finger picking, come è evidente in diversi brani. E poi c’è Miller… il modo con cui suonava insieme ai Moby Grape è come nessun altro io abbia mai sentito in vita mia. Le chitarre sono come un collage di suoni che ha perfettamente senso.»[senza fonte]

Tutti i membri della band hanno scritto e cantato canzoni per il loro album di debutto Moby Grape (1967). Mosley, Lewis e in generale Spence scrivevano da soli, mentre Miller e Stevenson generalmente scrivevano insieme. Nel 2003, Moby Grape è stato classificato al 121º posto dalla rivista Rolling Stone fra i “500 Greatest Albums of All Time”[1]. Il noto critico rock Robert Christgau lo considera come uno dei 40 album fondamentali del 1967[2]. Nel 2008, la canzone di Spence Omaha, dal primo album dei Moby Grape, è collocata al 95º posto nella classifica della rivista Rolling Stone “100 Greatest Songs of All Time Guitar”[senza fonte]. La canzone è stata descritta come segue: «Sul loro miglior singolo, Jerry Miller, Peter Lewis e Skip Spence competono in una battaglia di chitarra a tre per due roventi minuti, ognuno di loro dà la carica alla canzone di Spence da diverse angolazioni, senza cedere a nessun altro.»[senza fonte]

Una delle prime grandi esibizioni dei Moby Grape fu al Mantra-Rock Dance, una manifestazione musicale tenutasi il 29 gennaio 1967 presso l’Avalon Ballroom di San Francisco. All’evento i Moby Grape suonarono insieme al fondatore degli Hare Krishna, Swami Bhaktivedanta, Allen Ginsberg, The Grateful Dead e Janis Joplin. A metà del giugno 1967, i Moby Grape parteciparono anche al leggendario Monterey Pop Festival. A causa di controversie giuridiche e manageriali, il gruppo non venne incluso nel film della manifestazione. Le registrazioni video dei Moby Grape rimasero inedite, presumibilmente perché Matthew Katz chiese un milione di dollari per i diritti. Il filmato dei Moby Grape è comunque stato mostrato nel 2007 nell’ambito delle celebrazioni del 40º anniversario del film.

settembre 8, 2011

John Coltrane – 1963 – My Favorite Things

Il rock è il rock, ma il jazz è miele!

gennaio 24, 2011

Miles Davis – Bitches Brew – Buonanotte compagni.

Disse Miles Davis “ero il migliore della classe di musica, ma i premi andavano sempre ai ragazzi con gli occhi azzurri. Mi sono ripromesso di surclassare qualsiasi bianco con la mia tromba.” C’è riuscito a quanto pare. Nell’arco di un anno Bitche Brew vendette mezzo milione di copie e diede a Miles Davis quella rilevanza che gli era mancata nei dieci anni precedenti. Si riappropriò della corona di re del jazz, un incarico che onorò fino alla sua morte avvenuta vent’anni dopo.  

ottobre 31, 2010

Erykah Badu – Mama’s gun – Buonanotte compagni.

Ma da quale epoca viene? Ti verrebbe da chiederti, ma Erikah Badu è cantante ultramoderna. Esordisce nel 1997 con Badulzm nel 1977 e con Mama’ s Guns ha vendto milioni di dischi.

Green eyes è un pezzo di jazz anni 30 improvvisato, passando per un momento di illuminazione giocoso ma malinconico.Una canzone commovente e raffinata, perfetta per chiudere un grande album.

But what age is? You would wonder, but Erikah singer Badu is ultramodern. He debuted in 1997 with Badulzm in 1977 and Mama ‘s Guns Vendt has millions of records.

Green Eyes is a piece of improvised jazz 30 years, passing for  a moment of illumination, but full of playful melancholy. Song moving and elegant, perfect to close a great album.

maggio 1, 2010

La musica ci salverà?

aprile 12, 2010

Buonanotte compagni.

C’e molto da lavorare. Bisogna soprattutto capire se vale ancora la pena credere in u partito che non supera l’uno per cento ed ha pessimi dirigenti o provare l’avventura in Sinistra e Libertà o ancora riflettere. Nel frattempo godetevi il miglior Frank Zappa, che nell’estate di Woodstock incise Hot Rats, che è considerato una pietra miliare della storia della musica moderna; con Frank Zappa suonarono Captain Beefheart, Jean-Luc Ponty, Ian Underwood, Sugar Cane Harris, John Guerin, Paul Humphrey, Ron Selico, Max Bennett, Shuggy Otis. Zappa lascia il rock dei primi anni della sua carriera e crea un variegato affresco di variazioni mescolando jazz di varie tendenze, ritmiche ossessive e caotiche descrizioni musicali il tutto con spunti solistici sia propri sia dei preziosi collaboratori.