Posts tagged ‘James Brown’

giugno 8, 2012

On the Corner, quarant’anni dopo.

Quarant’anni fa, il 1° giugno 1972, Miles Davis entrava in studio per registrare l’album «On the Corner». Riproduciamo un estratto dall’autobiografia di Miles Davis e un articolo di Lester Bangs sul significato di quello storico disco. 

Da Miles. L’autobiografia di Miles Davis con Quincy Troupe

Ero sempre più interessato a sviluppare una sonorità nera e questa era la direzione in cui si muoveva la mia testa allora: più ritmiche, più funk, piuttosto che rock bianco. […] Avevo Sly Stone e James Brown in mente quando entrai in studio nel giugno del 1972 per registrare On the Corner. In quel periodo tutti quanti si vestivano da fuori di testa, avete presente? Con quelle scarpe con la zeppa tutte gialle, e di un giallo elettrico, per di più, fazzoletti al collo, fasce nei capelli, gilet di pelle e roba del genere. Le donne nere si mettevano quei vestiti attillatissimi che gli facevano spuntare fuori il culone. Tutti ascoltavano Sly e James Brown e cercavano allo stesso tempo di essere fichi come me. Il mio modello ero io stesso, con qualcosa di Sly, di James Brown e dei Last Poets. Volevo riprendere la gente che veniva ai concerti, vestita in tutti questi strani modi, specialmente i neri. Volevo vedere tutti questi diversi tipi di abbigliamento e le donne che cercavano di nascondere i loro bellissimi culoni, cercando di tirarli in dentro.

Mi ero fatto prendere dalle teorie musicali di Karlheinz Stockhausen, il compositore d’avanguardia tedesco, e di un altro compositore inglese che avevo incontrato a Londra nel ’69, Paul Buckmaster. Mi avevano preso molto prima che registrassi On the Corner e di fatto Paul fu ospite a casa mia nel periodo in cui incisi l’album. Venne anche in studio. Lui amava molto Bach e così cominciai a interessarmi a Bach mentre Paul era lì dalle mie parti. Cominciai a capire che molte delle cose che mi aveva detto Ornette, sul fatto che si poteva suonare qualcosa in tre o quattro modi indipendenti l’uno dall’altro, erano vere, perché anche Bach aveva composto in quel modo. E poteva essere roba veramente funky, tosta. Quello che stavo suonando in On the Corner non aveva etichetta, anche se la gente pensò che fosse funk perché non sapevano come altro chiamarlo. In realtà era una specie di combinazione fra le idee di Paul Buckmaster, Sly Stone, James Brown e Stockhausen, altre idee le avevo riprese dalla musica di Ornette, altre ancora erano mie. La musica era una questione di spazi, di libere associazioni di idee musicali intorno a un nocciolo fatto di ritmo e improvvisazioni della linea di basso. Mi piaceva il modo in cui Paul Buckmaster usava il ritmo, lo spazio; e lo stesso valeva per Stockhausen. Leggi il resto di questo articolo »

gennaio 20, 2012

E’ morta Etta James – What I Say – Buonanotte compagni.

La cantante Etta James è deceduta oggi (20 gennaio) dopo una lunga battaglia contro la leucemia. Aveva 73 anni. La notizia giunge dal network americano CNN per bocca del suo manager storico, Lupe De Leon. Difficile dimenticare la sua voce unica e il suo contributo alla musica americana.
“Ci sono un sacco di cose dentro la voce di Etta James. Tanto di dolore, tanta vita ma, più di tutto, molta forza”. Parole semplici, ma calzanti quelle di Bonnie Raitt. E perfette per descrivere quello che le corde vocali di questa donna, vera e propria leggenda della musica nera del ‘900, era capace di dare. Almeno fino alla malattia, quella leucemia che ora l’ha stroncata. Non è un caso se la rivista americana Rolling Stone l’abbia inserita al 22esimo posto nella classifica dei “100 cantanti più grandi di sempre”, al fianco di grandi come James Brown, Bob Dylan, Elvis e Aretha Fraklin. Un’artista che non si è mai esibita in Italia, purtroppo per noi. La sua apparizione al Porretta Soul Festival del 2008 infatti, prevista per il luglio del 2008, saltò all’ultimo momento per un problema di salute.
Il suo vero nome era Jamesetta Hawkins e nella sua infanzia non ha mai avuto vita facile. Nata nel 1938 a Los Angeles, era figlia di un matrimonio misto tra la madre nera Dorothy Hawkins, donna dai costumi libertini, e un padre bianco che non l’ha mai riconosciuta. Dopo essersi spostata a San Francisco a 14 anni, mentre sua madre faceva avanti e indietro dalla prigione, si è avvicinata al mondo della musica formando le Creolettes. Al resto ci ha pensato il manager Johnny Otis, che cambiò il suo nome Jamesetta in Etta James e quello del gruppo in Peaches. Infine la convinse a tingersi i capelli di biondo. Sono arrivate così le tante hit, come “Tough lover”.

luglio 16, 2011

It’s a Man’s man’s man’s Word – James Brown – Buonanotte compagni.

James Joseph Brown (Barnwell, 3 maggio 1933Atlanta, 25 dicembre 2006) è stato un cantante, ballerino e attore statunitense.

Considerato come una delle più importanti figure della musica del XX secolo, è stato un pioniere nell’evoluzione della musica Gospel e Rhythm and Blues nonché del Soul e del Funk.

Era noto anche con alcuni soprannomi (molti autoattribuiti), fra i quali “Soul Brother Number One”, “Mr. Dynamite”, “The Hardest-Working Man in Show Business”, “Minister of The New New Super Heavy Funk”, “Mr. Please Please Please”, “Universal James”, “Funky President”, “The King of R&B”, e il più noto di tutti, The Godfather of Soul, il padrino del Soul.[2][3][1][4]

Negli anni settanta è stato bandleader del gruppo The J.B.’s citato spesso con nomi alternativi quali The James Brown Soul Train, Maceo and the Macks e The Last Word. Come gruppo a sé stante, gli J.B.’s hanno suonato anche come backing band di Bobby Byrd, Lyn Collins ed altri cantanti. Nel 1980 ha interpretato il ruolo di reverendo Cleophus James nel film The Blues Brothers.

marzo 26, 2011

James Brown – Live at the Apollo – Buonanotte compagni.

Live at the Apollo fu un fenomeno che raggiunse la seconda posizione della classifica Billboard. Due anni dopo Brown abbandonò il funk e iniziò ad accumulare la più grnde collezione di nomignoli del mondo.

febbraio 17, 2011

James Brown – Live at the Apollo – Buonanotte compagni.

La buona notizia è che Albano è stato cacciato a calci nel sedere da Sanremo. La brutta è che sta cantando “va pensiero” nella speranza di essere ripescato.

Ma chi se ne frega.  Bersani  vuole fare il governo con la Lega. E’ da vomito.

James Brown ha mai vinto il festival di Sanremo?

febbraio 27, 2010

James Brown: live in the apollo

Abbiamo saltato la buonanotte ai compagni perchè siamo stati a lungo a parlare fra compagni, con un bicchier di vino, del buon salame e un piatto di spaghetti alla carbonara. Egoismo socialista.

Rimedio con un brano di James Brown, tratto dal  disco registrato dal vivo all’Apollo nel 1962. Un concerto che ha fatto epoca e ha reso James Brown un gigante del rock.

Godetevelo per intero.