Posts tagged ‘Italia Viva’

gennaio 5, 2021

LA FRAGILITA’ DEL SISTEMA.

di Franco Astengo

La possibile crisi di governo sta mettendo in evidenza una complessiva fragilità del sistema politico, fenomeno del resto ben rilevato in un intervento di Carlo Galli pubblicato da “Repubblica” domenica 3 gennaio.

A completamento di quell’analisi è bene però cercare di riassumere lo stato di cose in atto attraverso una ricostruzione (sia pure sommaria) delle tappe più recenti nel corso delle quali si è evidenziata questa condizione di difficoltà.

Ricapitolando in pillole:

1) L’attuale governo nasce sulla base di una operazione esclusivamente trasformista, avvenuta con il passaggio da un’alleanza tra un partito di estrema destra seminante nel Paese odio razzistico stipulata e un partito o Movimento rappresentativo dell’antipolitica e ancora di maggioranza relativa in Parlamento, a un’alleanza da parte dello stesso partito o MoVimento con soggetti auto dichiaratisi di centro – sinistra, fra i quali una forza (Le U) parzialmente frutto di una scissione avvenuta formalmente “a sinistra” del PD. Scissione nella quale erano confluiti una parte dei maggiori dirigenti provenienti dalle varie sigle succedutesi alla liquidazione del PCI (PDS, DS). Obiettivo dell’operazione trasformistica attraverso la quale si è formato il governo attualmente in carica: fermare l’estrema destra revanscista il cui leader, al momento dei fatti (estate 2019), stava chiedendo i pieni poteri comiziando da varie spiagge. Pieni poteri che sarebbero serviti soprattutto a chiudere i porti a navi sulle quali erano imbarcati i protagonisti di una assolutamente ipotetica invasione di migranti. Invasione inventata esclusivamente a uso propaganda. L’operazione di fermare questa destra pericolosa è riuscita ma a quale prezzo? Tornando alla ferragostana formazione del governo deve essere ricordato come preliminare da parte del partner di governo direttamente proveniente dall’alleanza con la destra sia stata la richiesta al partner presuntivamente di centro – sinistra di ridurre la rappresentatività politica e il ruolo del Parlamento attraverso una riduzione “lineare” nel numero dei componenti le Assemblee legislative, come confermato poi dal referendum del settembre scorso. Un’operazione di limitazione dei diritti costituzionali sulla quale è ancora necessario porre l’attenzione di tutti;

2) Elemento centrale di questa operazione trasformistica è stata la perfetta continuità nella figura del Presidente del Consiglio. Lo stesso personaggio (mai eletto in alcuna assemblea legislativa) che aveva ricoperto lo stesso ruolo nell’alleanza imperniata sull’estrema destra ha svolto identico compito nell’alleanza tra l’antipolitica (nel frattempo trasformatasi in una perfetta macchina da politique d’abord) e il presunto centrosinistra. Su questo punto Galli nel suo articolo fa osservare che questa capacità “trasversale” ( fatta rilevare anche da Diamanti in un altro intervento pubblicato il 4 gennaio) rappresenta un dato di forza del Presidente del Consiglio e di debolezza da parte dei partiti di coalizione. Da aggiungere che lo stesso Presidente del Consiglio si sta accingendo, nel caso (in questo momento remoto) di elezioni anticipate a capeggiare una sua lista(che i bookmaker danno tra il 10 e il 15%) o a impadronirsi della leadership dell’ partito ex-vessillifero dell’antipolitica. Partito che, sulla carta, rischia di uscire fortemente ridimensionato da una eventuale competizione elettorale da svolgersi in tempi brevi e che cercherà comunque di aggrapparsi a questa leadership resa mediatica dall’emergenza sanitaria (quindi sicuramente transeunte perché collegata a un occasionale voto d’opinione);

3) Il governo, nel frattempo, si è trovato di fronte ad una emergenza straordinaria e inedita affrontata con una forte dose di contraddittorietà (oggettivamente non evitabile) nel corso delle quale è avvenuto quello spostamento di concentrazione di potere verso il presidente del consiglio ben segnalato proprio nell’articolo di Galli. Concentrazione di potere che si è cercato di trasferire ben oltre i confini dell’emergenza per investire settori molto delicati dell’attività di governo come quelli riguardanti i servizi e la sicurezza;

4) Nel frattempo si segnalano periodiche diaspore dai gruppi parlamentari del MoVimento ancora di maggioranza relativa : i protagonisti di queste diaspore si orientano indifferentemente di volta in volta a destra come a sinistra oppure indefinitamente verso il gruppo Misto. Si è così aperto un ampio terreno di caccia per i più vieti opportunismi. Un segnale di grande debolezza per quella che dovrebbe essere ( e non è) una nuova classe dirigente;

5) Nel frattempo si nuovamente verificata una scissione nel PD. Questa volta la scissione è stata orientata verso destra. Quella attuata, infatti, dall’ex-segretario ed ex-presidente del Consiglio ha portato via soltanto una parte dell’ex-”giglio magico” che ha retto partito e governo nel biennio 2014 – 2016, fino all’esito negativo di un disgraziato referendum causato dal tentativo di conferma di una legge che intendeva stravolgere la Costituzione Repubblicana;

6) Il nuovo gruppo ha votato la fiducia al governo ma subito dopo, per ragioni anche ma non soltanto di protagonismo soggettivo, ha assunto vesti di vero e proprio “guastatore” mettendo in discussione l’intero impianto su cui si dovrebbe reggere l’alleanza di governo e adesso sta assumendo la funzione di vero e proprio “giustiziere” almeno del governo, se non della legislatura;

7) Intanto una serie di elezioni regionali hanno segnato complessivamente un risultato negativo per la nuova alleanza di governo. L’unico esperimento di presentazione in una alleanza organica è stato occasione, in Liguria, di una sconfitta molto netta.

8) La tensione tra il gruppo dell’ex “Giglio Magico” e il governo è salita attorno a provvedimenti – simbolo proprio della fase di emergenza che stiamo attraversando, in particolare per quel che riguarda la progettualità di utilizzo dei fondi europei. Non va trascurata, ovviamente, la questione riguardante la delega ai servizi ( e il tema della cyber- sicurezza). In ogni caso l’oggetto del contendere riguarda temi di grandissima complessità (come quelli relativi all’utilizzo dei fondi e dei prestiti europei) sui quali l’ex “Giglio Magico” ha sicuramente trovato sponda in diversi settori parlamentari, politici , dei settori economici e dell’opinione pubblica.

9) Nel frattempo,a indebolire la credibilità del sistema, si sono succeduti quattro sistemi elettorali: Mattarellum, Porcellum, Italicum (mai utilizzato), Rosatellum, due dei quali dichiarati incostituzionali dall’Alta Corte e tutti caratterizzati (almeno parzialmente) dalla presenza di liste bloccate. Liste bloccate corte o lunghe a seconda dei casi sulle quali, così come stilate in partenza, elettrici ed elettori non hanno mai avuto la possibilità di intervenire. Si è sempre trattato di prendere o lasciare. E molte/i nel frattempo hanno “lasciato” constata l’impossibilità di scegliere i propri rappresentanti. Così come si è tentato di ridurre drasticamente il ruolo dei corpi intermedi cercando di annullare qualsiasi possibilità di mediazione sia sul piano politico, sia su quello sociale. Conta ormai soltanto la “governabilità” a qualsiasi prezzo con l’esercizio della politica ridotto all’apparizione del potere;

10) Si sorvola, per esigenze di economia del discorso, sui dati dell’economia del Paese resi ancor più drammatici dallo stato di emergenza;

11) Si evita anche di approfondire il dato della totale inesistenza di una politica estera. Elemento ben messo in evidenza dalla totale assenza di capacità di intervento nella gravissima crisi libica. Un’assenza di politica estera che rappresenta un elemento di continuità caratteristico ormai di molti governi succedutisi negli ultimi anni;

12) Sul piano istituzionale il ruolo del Parlamento è stato sempre più svilito, al di là del tema relativo alla composizione numerica. Scarsissima la produzione legislativa (non è detto che sia un male) riduzione a ruolo di semplice ratifica, livello quasi inesistente di confronto politico;

13) Si è aperta una forte discussione sul tema dell’autonomia delle Regioni, constatando il fallimento della modifica del titolo V della Costituzione e la nocività democratica dell’elezione diretta del Presidente. Poco o nulla si discute dell’aumento del divario tra il Nord e il Sud e quasi inesistente è l’analisi circa il mutamento di funzioni dell’Ente Regione. Un mutamento progressivamente verificatosi con il passaggio da funzione legislativa a una funzione quasi esclusiva di nomina e di spesa. Un elemento apparso in grande evidenza nel corso della già più volte citata emergenza e che rappresenta un vero e proprio punto di estrema debolezza del sistema.

14) A questo punto indagini di opinione compiute da istituti particolarmente autorevoli ci dicono che esiste nel Paese una massiccia maggioranza che pensa “all’uomo solo al comando”.

In conclusione:

Così un sistema fragile, segnato profondamente dal trasformismo, finisce con l’arroccarsi su logiche di distruttiva autoconservazione.

I rischi per la democrazia italiana, a questo punto, risultano molto alti: al di là dell’esito possibile dell’annunciata crisi di governo appare proprio il caso di lanciare un vero e proprio allarme per la credibilità di un sistema profondamente malato nel quale sembrano ormai possibili rischi di scorrerie autoritarie.

Maggio 19, 2020

Sondaggi politici: vola il PD, giù Salvini e la Meloni

di  Alessandro Cipolla

Sondaggi politici: vola il PD, giù Salvini e la Meloni

Questo è il responso del consueto sondaggio politico, diramato in data 18 maggio proprio il giorno in cui ha preso veramente il via la cosiddetta Fase 2, realizzato dall’istituto Swg per conto del Tg La7 di Enrico Mentana.

Oltre al PD, tra i partiti di governo sorridono anche La Sinistra e Italia Viva che se così stessero le cose sarebbero di un soffio oltre la soglia di sbarramento del 3%, mentre il Movimento 5 Stelle subirebbe stando al sondaggio un brusco stop arrestando così la crescita fatta registrare negli ultimi tempi.

Male tutto il centrodestra in blocco, compresa Giorgia Meloni che tanto sarebbe cresciuta da un anno a questa parte, ma la coalizione adesso grazie alla mozione di sfiducia ad Alfonso Bonafede ha l’occasione non solo di ricompattarsi, ma anche di fare uno sgambetto al governo nel caso in cui Matteo Renzi decidesse di votare a favore.

Sondaggi politici: male Salvini e i 5 Stelle

Quest’ultimo sondaggio di Swg ci consegna uno scenario inedito per quello che è stato l’andazzo della politica italiana negli ultimi tempi, con tutti i partiti di centrodestra dati in calo con la sola eccezione di Cambiamo del governatore ligure Giovanni Toti che sarebbe stabile.

Il primo dato che balza all’occhio è il marcato calo attribuito alla Lega, segno di come Matteo Salvini dovrà rivedere qualcosa in quella che è stata la sua strategia comunicativa da quando è iniziata l’emergenza coronavirus.

Se il Carroccio piange non ridono di certo neanche Fratelli d’Italia e Forza Italia, con Giorgia Meloni che dopo un periodo di grande crescita nei sondaggi adesso starebbe vivendo un momento di assestamento.

Chi invece sembrerebbe essersi scosso è il Partito Democratico, che grazie a questo balzo adesso viene dato più vicino alla Lega, mentre per il Movimento 5 Stelle ci sarebbe un brusco passo indietro nonostante il licenziamento da parte del governo del decreto Rilancio.

Tra i partiti di governo buone notizie per Matteo Renzi, visto che la sua Italia Viva stando a questi numeri raggiungerebbe di un soffio la soglia di sbarramento del 3%, con anche La Sinistra che si andrebbe a migliorare di molto rispetto la scorsa settimana.

Se però alle prossime elezioni si dovesse votare con il Germanicum, l’asticella per poter entrare in Parlamento verrebbe alzata almeno al 4%, rendendo le cose più difficili a questi partiti così come ad Azione e +Europa.

Mercoledì 20 maggio al Senato si voterà una mozione di sfiducia “garantista” nei confronti del ministro pentastellato Alfonso Bonafede, presentata da Emma Bonino e appoggiata da Carlo Calenda.

Se oltre a quella del centrodestra la mozione dovesse trovare la sponda anche di Italia Viva, allora la maggioranza di governo potrebbe andare sotto aprendo così una crisi di governo in piena emergenza sanitaria ed economica.

Guardando il sondaggio, a Matteo Renzi converrebbe poco andare al voto visto che rischierebbe seriamente di non superare la soglia di sbarramento, con l’ex premier che potrebbe decidere di andare fino in fondo soltanto se ci fosse già pronta una maggioranza alternativa, magari per realizzare quel governo di unità nazionale avallato anche da parte del centrodestra.

Maggio 18, 2020

Sfiducia a Bonafede: c’è un piano per far cadere il governo? L’allarme del PD

di  Alessandro Cipolla

Sfiducia a Bonafede: c'è un piano per far cadere il governo? L'allarme del PD

Non sono passate di certo inosservate queste parole pronunciate da Andrea Orlando, ex ministro della Giustizia e uno dei big del Partito Democratico solitamente non molto avvezzo a questi toni così diretti.

Nel Paese sarebbe dunque in atto una sorta di trama per mandare a casa il premier Giuseppe Conte, che vedrebbe la partecipazione non solo dei partiti ma anche di gruppi economici che controllano TV, giornali e altri mezzi di informazione.

Per Andrea Orlando il governo a breve potrebbe di conseguenza finire sotto attacco, con la data da segnare col circoletto rosso che è quella di mercoledì 20 maggio, giorno in cui al Senato si voteranno le due mozioni di sfiducia presentate nei confronti del ministro Alfonso Bonafede.

Le mozioni di sfiducia a Bonafede

Lo scorso 7 maggio, con un annuncio fatto da Matteo Salvini, il centrodestra compatto ha reso noto di aver presentato una mozione di sfiducia nei confronti di Alfonso Bonafede, il ministro della Giustizia targato Movimento 5 Stelle.

Due i capi di accusa rivolti al Guardasigilli: la scarcerazione dei numerosi boss mafiosi che hanno approfittato dell’emergenza coronavirus per finire ai domiciliari e la polemica, nata in diretta televisiva, con il pm Nino Di Matteo in merito alla sua mancata nomina alla guida del Dap.

A questa mozione di sfiducia del centrodestra adesso se ne è aggiunta anche un’altra di ispirazione garantista, presentata da Emma Bonino a nome di +Europa trovando poi l’appoggio di Matteo Richetti, passato dal PD ad Azione di Carlo Calenda, oltre ad altri senatori centristi.

La resa dei conti ci sarà mercoledì 20 maggio al Senato, quando si voteranno le due mozioni di sfiducia presentate nei confronti di Alfonso Bonafede: numeri alla mano, saranno decisivi i 17 senatori di Italia Viva.

Il governo rischia?

Alcuni giorni fa Matteo Renzi nella sua consueta Enews aveva mandato un chiaro messaggio a Giuseppe Conte: “Italia Viva ha incontrato il premier e gli ha consegnato il nostro messaggio per il futuro. Nelle prossime ore, capiremo dal Presidente del Consiglio se, sui punti che abbiamo posto, possiamo camminare insieme”.

Serve un chiarimento politico in generale sui nostri temi, a partire da quelli economici, e specifico sui temi della giustizia” ha rincarato poi il renziano Ettore Rosato. In sostanza, Italia Viva ancora è indecisa se votare o meno la sfiducia ad Alfonso Bonafede.

Se Renzi ha intenzione di mandare a casa Conte l’occasione è senza dubbio ghiotta: al Senato i 17 senatori di Italia Viva possono essere decisivi, soprattutto se appoggeranno la mozione garantista di +Europa.

Una scelta che però potrebbe essere molto pericolosa per l’ex premier. Se cade il governo, il Partito Democratico ha fatto intendere che l’unica soluzione sarebbe quella del voto, una ipotesi da incubo per Renzi che nei sondaggi viene dato sotto la soglia di sbarramento.

Di conseguenza o Italia Viva ha già in tasca un piano per formare una maggioranza alternativa, magari per una sorta di governo di unità nazionale al quale ha aperto anche Giorgetti della Lega, oppure queste dichiarazioni ambigue sulla sorte dei giallorossi sono soltanto una bluff.

In questo scenario le parole di Andrea Orlando assumono dei contorni inquietanti: veramente ci sarebbe una sorta di cospirazione che vedrebbe coinvolti settori della politica, dell’informazione e dell’economia, tesa a rovesciare l’attuale maggioranza e formare un nuovo governo?

 

aprile 30, 2020

Sondaggi politici elettorali oggi 29 aprile 2020: Lega al 25,6 percento e Pd 22,9 per cento

La rilevazione settimanale per Cartabianca su Rai 3 mostra la Lega al 25,6 per cento e il PD al 22,9 per cento. Viene anche rilevata la fiducia nei leader e nel Governo

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Immagine di copertina
Zingaretti e Salvini Credits: ANSA

Sondaggi politici elettorali oggi 29 aprile: ultimissimi

SONDAGGI POLITICI ELETTORALI – I sondaggi di Ixé illustrati ieri durante Cartabianca dalla conduttrice Bianca Berlinguer dicono che la Lega è al 25,6 per cento, molto lontana dai risultati delle elezioni europee e ancora in flessione rispetto all’ultima rilevazione. Ma soprattutto solo 3 punti sopra il PD che conquista il 22,9 per cento delle preferenze. Mentre Fratelli d’Italia perde mezzo punto percentuale: nel centrodestra l’unica a guadagnare qualcosa è Forza Italia. Un balzo importante è quello di Italia Viva, che guadagna un intero punto percentuale così come +Europa cresce di mezzo punto.

Nel dettaglio, nell’area di centro destra, mostra un calo anche Fratelli d’Italia (12 percento dal 12,5), mentre continua la lenta ripresa di Forza Italia (7,9 percento dal 7,7), salita di 2 punti in due mesi. Notevole, infine, il fatto che La Sinistra venga data al 3,2 percento dunque davanti a Italia Viva di Matteo Renzi che, nonostante una crescita stimata dell’1 percento, si fermerebbe al 2,9 per cento. Con tali variazioni, allo stato attuale ritroviamo sostanzialmente alla pari la coalizione di governo e l’opposizione di centro destra. I livelli di fiducia nei confronti dei politici confermano la distanza tra il Presidente del Consiglio Conte, stabile al 60 percento, e i leader dei vari partiti. Cala la Sinistra al 3,2 dal 3,6.

Nei giorni scorsi abbiamo illustrato anche i risultati di un sondaggio Winpoll sui governatori e sull’operato degli enti locali durante l’emergenza Coronavirus. Promosso è sicuramente Luca Zaia, bene anche Bonaccini mentre per Attilio Fontana la bocciatura arriva al 54 per cento del campione, e questo – per una regione storicamente di destra come la Lombardia – sembra piuttosto significativo. Per niente a sorpresa, visti i suoi video virali, anche Vincenzo De Luca registra una percentuale altissima di soddisfazione – più alta di quella di Zaia – mentre nel complesso Enrico Rossi se la cava molto bene e Alberto Cirio finisce dietro la lavagna in Piemonte.

aprile 28, 2020

Sondaggi politici: nuovo tonfo della Lega, bene 5 Stelle e la Meloni

L’ultimo sondaggio politico di Swg vedrebbe la Lega nettamente in calo, mentre tutte le altre forze politiche farebbero registrare un segno positivo con i balzi più evidenti che sarebbero quelli dei 5 Stelle e di Fratelli d’Italia.

Sondaggi politici: nuovo tonfo della Lega, bene 5 Stelle e la Meloni

Nonostante che l’ultimo DPCM firmato dal premier Giuseppe Conte abbia scontentato un po’ tutti, pezzi della maggioranza compresi visti i duri attacchi di Matteo Renzi ma questo non sarebbe una novità, la principale forza politica d’opposizione sarebbe in netto calo tutto a vantaggio degli altri principali partiti.

Dello scivolone di Matteo Salvini infatti non sembrerebbero approfittarne soltanto gli alleati Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi, ma anche il Movimento 5 Stelle che con ogni probabilità andrebbe a pescare pure nel calderone dei partiti minori.

Nel complesso il centrodestra unito considerando anche Cambiamo del governatore ligure Giovanni Toti sarebbe al 49,1%, con la coalizione che stando al sondaggio vincerebbe comunque le prossime elezioni a prescindere dalla legge elettorale.

Sondaggi politici: Lega in forte calo

Rispetto al maggio 2019 quando stravinse le elezioni europee, la Lega adesso sarebbe in calo di circa sei punti percentuali. Questo è il dato più eclatante che viene fuori dall’ultimo sondaggio realizzato da Swg.

Un passo indietro netto quello di Matteo Salvini, tanto che il leader del Carroccio fiaccato da questa quarantena si è detto pronto a tornare a manifestare in piazza, naturalmente con le dovute precauzioni sanitarie, per protestare contro l’ultimo DPCM di Palazzo Chigi.

Ad approfittare di questo nuovo scivolone della Lega sarebbero sia Fratelli d’Italia che Forza Italia, ma parte di questi voti potrebbero essere stati intercettati anche da un Movimento 5 Stelle che tornerebbe a crescere dopo dei mesi difficili.

Nel centrosinistra il Partito Democratico continuerebbe così nel suo avvicinamento al Carroccio, anche se il distacco appare essere ancora marcato, mentre sarebbe in leggera flessione La Sinistra.

Il partito di Roberto Speranza sarebbe comunque oltre la soglia di sbarramento così come Italia Viva di Matteo Renzi, a cui questa volta il sondaggio parrebbe sorridere, mentre l’asticella resterebbe lontana per +Europa e Azione di Carlo Calenda.

Per tutti questi partiti, compresi i Verdi, se poi la soglia di sbarramento dovesse essere innalzata al 4% con la nuova legge elettorale tutto diventerebbe più difficile, rendendo quasi obbligatorie delle alleanze per non restare fuori dal prossimo Parlamento.

aprile 22, 2020

Se Conte ricorre al MES può cadere il governo

 Alessandro Cipolla

  L’eurodeputato del Movimento 5 Stelle Ignazio Corrao non ha dubbi sulle conseguenze che ci sarebbero in caso di un ricorso al MES da parte dell’Italia: “Cade il governo, ma non credo che Conte lo attiverà”.
Se Conte ricorre al MES può cadere il governo

La storia è ben nota. Dall’Eurogruppo sono uscite fuori quattro soluzioni per aiutare economicamente i Paesi membri a sostenersi durante questa crisi dovuta dal coronavirus, tra cui anche un MES rivisitato vista l’emergenza in corso.

L’unica cosa che al momento appare certa è che per l’Italia ci sarebbero 36 miliardi a disposizione per le spese sanitarie. Sulla presenza o meno di condizionalità non è ancora dato sapere, così come sulle modalità di attivazione, con le linee guida che verranno decise (forse) nel Consiglio Europeo di giovedì.

Una parte del Partito Democratico e Italia Viva sarebbero favorevoli a un utilizzo del MES senza condizionalità, mentre il Movimento 5 Stelle non ne vuol sapere a prescindere. In mezzo c’è Giuseppe Conte che ha più volte ribadito come al momento l’Italia non è interessata ad attivare il fondo, puntando tutto invece sugli Eurobond.

Il premier durante il Consiglio Europeo potrebbe anche non porre il veto sul MES per non mettere in difficoltà quei paesi come la Spagna che vorrebbero utilizzarlo, senza che poi l’Italia poi ne faccia a sua volta richiesta.

Con il MES governo a rischio

Secondo le immancabili voci di corridoio, alla fine però Conte potrebbe anche decidere di non rinunciare ai 36 miliardi che sarebbero a disposizione per l’Italia. L’ultima parola comunque spetterebbe sempre al voto in Parlamento dove i giallorossi potrebbero andare in crisi.

Intervistato da La Repubblica l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Ignazio Corrao, considerato vicino ad Alessandro Di Battista, non ha usato giri di parole nel far capire come il governo Conte bis potrebbe arrivare al capolinea in caso di una attivazione del MES.

La conseguenza immediata sarà la caduta del governo – ha spiegato Corrao – Tutti nel M5S, anche i più moderati, sono sempre stati contro il MES. Ma non credo che Conte vi ricorrerà, è sempre stato di parola. Se l’Italia attiverà il Mes, sarà un altro governo a farlo”.

 

marzo 31, 2020

Sondaggi politici: crescono Salvini e la Meloni, in calo PD e 5 Stelle

In queste ultime settimane dove il Paese è stato sconvolto dall’emergenza coronavirus, il leitmotiv dei vari sondaggi politici è stato quello di una crescita del Partito Democratico e di Fratelli d’Italia a discapito rispettivamente di Italia Viva e Lega.

Nell’ultima indagine realizzata dall’istituto Tecnè in data 27 marzo, rispetto al precedente sondaggio di sette giorni prima c’è da registrare un’inversione di tendenza con i due Matteo, Salvini e Renzi, dati in ripresa e il PD in calo così come il Movimento 5 Stelle.

L’unica eccezione a questo ribaltamento è rappresentata da Fratelli d’Italia, visto che il partito di Giorgia Meloni sembrerebbe continuare a crescere e ormai sarebbe il terzo partito del paese staccando i pentastellati.

In generale non ci sarebbero comunque grossi scossoni ma soltanto degli aggiustamenti, segno di come in questo momento così delicato la situazione politica sembrerebbe essersi cristallizzata aspettando che l’emergenza sanitaria in corso allenti la sua morsa.

Sondaggi politici: cresce il centrodestra

Sorride al centrodestra l’ultimo sondaggio politico realizzato dall’istituto Tecnè, con tutte e tre le principali forza politiche della coalizione date in crescita e che nel complesso insieme arriverebbero in questo momento al 50%.

Dopo un periodo complicato torna infatti a crescere la Lega (+0,3%), sempre stabilmente primo partito del paese, così come sembrerebbero continuare il loro momento positivo Fratelli d’Italia (+0,1%) e Forza Italia (+0,1%).

Stando a queste percentuali, nel caso di elezioni anticipate il centrodestra vincerebbe a mani basse a prescindere dalla legge elettorale anche se, più di un nuovo voto, in questo momento si parla di un governo di unità nazionale magari presieduto da Mario Draghi.

Italia Viva (+0,1%) è l’unico partito che stando al sondaggio si andrebbe a migliorare rispetto all’indagine precedente, ma nonostante questo il nuovo partito di Matteo Renzi sarebbe sempre a rischio di finire sotto la soglia di sbarramento.

Ci sarebbe invece un passo indietro per il Partito Democratico (-0,3%), che nelle scorse settimane aveva rosicchiato molto terreno al Carroccio, mentre sembrerebbe continuare la crisi del Movimento 5 Stelle (-0,1%).

Stabile invece La Sinistra, che comunque sarebbe sotto l’asticella del 3% così come +Europa (-0,1%), Azione (-0,1%) e Verdi (-0,1%). Per tutte queste forze politiche, sembrerebbe essere indispensabile studiare qualche forma di alleanza per poter superare alle urne la soglia di sbarramento.