Posts tagged ‘irlanda’

aprile 12, 2013

Il vero “contagio” è quello dell’austerità.

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di Carlo Clericetti, da Repubblica.it

Adesso avremo anche la fama di appestati, visto che la Commissione Ue scrive che la nostra crisi rischia di contagiare il resto d’Europa? Ma contagiare chi, visto che – sempre secondo la Commissione – la lista dei malati è ben più lunga di quella dei paesi “sani”? L’elenco di chi ha squilibri definiti “seri” comprende, oltre a noi, Belgio, Bulgaria, Danimarca, Francia, Malta, Ungheria, Olanda, Finlandia, Svezia, Regno Unito. Già, anche l’Olanda, sempre pronta a rimbrottare gli spreconi mediterranei, anche la virtuosa Finlandia col braccino corto quando si tratta di finanziare strumenti comunitari anti-crisi. Per altri due, Spagna e Slovenia, gli squilibri sono definiti “eccessivi”, cioè stanno anche peggio. E poi ci sono quelli che hanno già dovuto chiedere aiuti, Grecia, Irlanda, Portogallo, Cipro.

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febbraio 26, 2013

Carne di cavallo: tutti i prodotti ritirati in Europa

Dall’Inghilterra all’Europa intera, la frode alimentare della carne di cavallo ha ormai raggiunto una dimensione continentale. Il sito eFoodAlert che si occupa in maniera specifica di sicurezza alimentare ha pubblicato la lista (aggiornata allo scorso 22 febbraio) degli alimenti ritirati in Italia, Belgio, Repubblica Ceca, Finlandia, Francia, Irlanda, Olanda, Svezia e, naturalmente, Regno Unito. Nella lista che segue non sono segnalate le polpette Ikea ritirate negli ultimi giorni dai punti vendita di 24 paesi:  Polonia, Austria, Ungheria, Repubblica Dominicana, Gran Bretagna, Portogallo, Finlandia, Germania, Italia, Danimarca, Olanda, Belgio, Romania, Slovacchia, Repubblica Ceca, Svezia, Thailandia, Spagna, Bulgaria, Grecia, Hong Kong, Francia, Cipro e Irlanda.

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febbraio 4, 2013

ll primo dei neomedievali.

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Il fondatore di Repubblica non è, come sostiene nei suoi libri, l’ultimo dei moderni, ma il primo dei neomedievali: come i teologi dei secoli bui affermavano che senza religione l’uomo sarebbe preda del male e la società si disgregherebbe, così Scalfari immagina eventi terrificanti in caso di fuoriuscita dell’Italia dall’euro. Ma questi eventi sono già accaduti e stanno accadendo mentre siamo nell’eurozona.

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luglio 6, 2012

L’Irlanda rinasce e noi guardiamo!

Nel momento di maggior pathos per l’Europa, nel giorno in cui Mario Draghi taglia i tassi della BCE di 25 bps, si riaffaccia sul mercato una vecchia conoscenza.

Dopo circa due anni è tornata a finanziarsi sul mercato l’Irlanda. Il piccolo Stato, precursore del cataclisma finanziario, è forse il miglior simbolo dell’Europa che sopravvive alla crisi. Sembrano lontanissimi nella memoria i momenti di tensione legati alla nazionalizzazione delle banche, alla crisi immobiliare e a quella di Allied Irish Bank e Bank of Ireland. Un malato che tutti davano per terminale e che, proprio ieri, ha mosso il primo significativo passo nell’ambito della sua riabilitazione.

Mezzo miliardo di euro con scadenza a tre mesi con un tasso dell’1.8%. Queste le condizioni dell’offerta e, la domanda, è stata più che ben disposta ad accettarla: gli investitori hanno richiesto 2.8 volte l’offerta. Ad apprezzare il risultato c’è anche Owen Callan di Deutsche Bank che afferma: “Un buon risultato, almeno da un punto di vista simbolico (…) si tratta comunque di un elemento di una sequenza di eventi che deve essere seguita per un pieno ritorno ai mercati del debito a lungo termine quest’anno e nei primi mesi del prossimo”.

Pur con tutte le doverose specificazioni da fare, a partire dalle dimensioni dell’economia Irlandese, ci piace considerare l’evento di ieri come, appunto, un simbolo. Nel momento in cui tutti piangono c’è qualcuno che, per la prima volta dopo un paio di anni, torna a sorridere.

giugno 21, 2012

Il debito pubblico non causa l’aumento dello spread.

Maurizio Donato* – da Economiaepolitica.it

La domanda che questo articolo si pone è se la correlazione tra rendimenti sui titoli del debito e stabilità dei conti pubblici di un paese  sia sufficientemente robusta da reggere da sola il peso della spiegazione della tempesta che si è abbattuta dalla primavera del 2011 sui titoli pubblici di alcuni paesi europei.

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dicembre 14, 2010

Rete offshore per 10 Paesi Ue in Mare Nord

Al via rete offshore per 10 paesi Ue in Mare Nord Al via rete offshore per 10 paesi Ue in Mare Nord

La costruzione di una rete elettrica che collega i parchi eolici offshore del mare del nord con i Paesi che vi si affacciano è ormai una realtà. I ministri di Svezia, Danimarca, Germania, Olanda, Lussemburgo, Francia, Gran Bretagna, Irlanda, Norvegia e Belgio, hanno firmato il 3 novembre a Bruxelles, insieme alla commissione Europea, un accordo per dare il via alla realizzazione dei lavori.

 Ciò comporta l’impegno a superare non solo problemi tecnici, commerciali, ma anche burocratici e amministrativi. Bisogna, infatti, abbattere le costose barriere che esistono tra i Paesi dell’Unione europea per poter importare ed esportare facilmente l’elettricità. L’accordo prevede, inoltre, una necessaria semplificazione delle procedure di autorizzazione e definisce un programma di lavoro con la descrizione precisa delle azioni che andranno intraprese.

giugno 6, 2010

Perchè la speculazione attacca gli stati?

  SPiegata da M. Longo del sole 24 ore in parole semplici e comprensibili lw cause dell’attuale crisi dell’Euro.«Le grandi banche internazionali hanno ormai l’imperativo categorico di non comprare titoli di stato del Sud Europa. E questa non è una decisione dei singoli operatori, ma dei gestori dei rischi delle banche». Sul mercato di tutta Europa (non solo in Italia) c’è la bufera. Ieri i BTp sono arrivati a offrire tassi d’interesse di 1,70 punti percentuali più alti rispetto ai Bund tedeschi. Questo significa che il Tesoro italiano, per trovare investitori disposti a comprare il suo debito, deve pagare tassi d’interesse quasi due punti percentuali più alti del Tesoro tedesco. Non si era mai visto dai tempi della vecchia lira. Ma cosa sta succedendo? Chi sta colpendo l’Europa? Probabilmente c’è una tale concomitanza di fattori, che le spiegazioni di questa bufera sono tante. Per capirle, però, bisogna partire dalla causa: quello che accade ora è diretta conseguenza di una “bolla” che nessuno ha mai notato mentre si gonfiava. Quella dei titoli di stato.

Lo chiamavano rischio zero
I titoli di stato europei sono sempre stati considerati a zero rischio. Almeno dopo la nascita dell’euro. E così le banche li hanno sempre comprati a piene mani. Nel 2009 gli acquisti hanno raggiunto l’apoteosi. Dato che la Bce prestava loro tutta la liquidità possibile e immaginabile al tasso fisso dell’1%, le banche hanno pensato bene di guadagnarci sopra. Come? Comprando titoli che avessero rendimenti più elevati dell’1% e che avessero “bassi” rischi: cioè i titoli di stato. Il giochino, chiamato carry trade, era semplice: prendevano in prestito soldi alla Bce pagando l’1% e li investivano in titoli con rendimenti maggiori.

 Se la pancia è troppo piena  

Così hanno fatto indigestione. Secondo i calcoli di Rbs, oggi gli investitori internazionali hanno in portafoglio 1.418 miliardi di titoli di Stato di Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda e Italia. La Grecia, secondo i calcoli del Fondo monetario, passerà per esempio da un rapporto tra debito e Pil del 115% nel 2009 a una percentuale quasi del 150% nel 2013. Dalla Grecia, gli occhi si sono poi spostati sugli altri Paesi ritenuti più deboli. Facendo, nel panico, di tutta l’erba un fascio. Prima viene l’Irlanda. Poi il Portogallo. Poi la Spagna. E poi? Sebbene sia da tutti ritenuta più forte, nella lista c’è anche l’Italia.

 La fuga
Appena si è iniziato a capire che il vento sui titoli di stato europei stava cambiando, ovviamente la speculazione ha cambiato verso: prima era di moda comprare, poi è diventato di moda vendere.. I risk manager delle banche internazionali hanno bloccato gli acquisti di titoli di stato e hanno ordinato la copertura dei rischi sul mercato dei credit default swap: ecco perché le quotazioni di queste polizze sono più allarmistiche di quelle dei bond. Gli investitori esteri (come i cinesi) hanno iniziato a vendere, anche per alleggerire le loro posizioni sull’euro: le vendite sono ora forse minori, ma la volatilità è alle stelle. m.longo@ilsole24ore.com

marzo 25, 2010

Buonanotte compagni.

Bella la trasmissione di Santoro? Berlusconi si sarà incazzato da morire.

George Ivan Morrison nasce il 31 agosto del 1945 a Belfast, nell’Irlanda del Nord. Dopo avere iniziato a cantare in tenera età entra a far parte dei Them, gruppo di punta del blues revival inglese con i Them incide un paio di album trovando il modo di scrivere già il suo primo classico, “Gloria”. Dopo un singolo di successo (“Brown-eyed girl”), il suo vero approccio alla carriera solista avviene con un album capolavoro, ASTRAL WEEKS, nel quale Morrison mette in mostra lo stile di scrittura – fortemente influenzato dal “flusso di coscienza” tipico della scrittura di James Joyce – che diverrà il marchio di fabbrica del suo lavoro.

Astral Weeks è uno degli album più enigmatici della storia. Le canzoni sono pacate, la voce estremamente estatica, le melodie languide e jazzate.

L’album fu realizzato con un quintetto jazz di cui facevano parte il bassista acustico Richard Davis e il batterista Connie Kay.

Considerando che prima di allora Morrison aveva realizzato canzoni da top ten come Brown Eyed Girl (1967) o Gloria, realizzato con il suo gruppo irlandese “Them”, questo album è un decisivo cambiamento.