Posts tagged ‘insulina’

aprile 18, 2011

Niente caffè dopo un pasto al fast food.

Per chi segue un’alimentazione sana e per chi è a dieta il cibo dei fast food non è proprio indicato, anzi, sarebbe meglio evitarlo del tutto, però a volte non è possibile: vuoi perché ci vogliono andare i bambini, vuoi perché gli amici insistono per provare l’ultimo panino, a volte ci ritroviamo a pranzare con hot dog e patatine.

Cerchiamo almeno di contenere i danni: basta semplicemente di evitare di prendere il caffè subito dopo; a sostenerlo è uno studio condotto dall’Università di Guelph, in Canada, e pubblicato sul “Journal of Nutrition“. Secondo gli esperti infatti, dopo aver mangiato al fast food, i livelli di zuccheri nel sangue sono alti e si rischia di farli alzare ancora di più se si assume a fine pasto del caffè o una bevanda contente della caffeina.

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marzo 18, 2011

Diabete mellito: ricerca UE svolta nella comprensione della malattia.

Una ricerca condotta da ricercatori europei ha creato una svolta nella comprensione del , dopo che era stata trovata una cura per una malattia rara correlata.

Il team, guidato da scienziati dell’Università di Manchester nel Regno Unito, ha scoperto nuove cure per affrontare l’ (CHI), una rara e potenzialmente letale malattia dell’infanzia, che è l’opposto clinico del . Lo studio, pubblicato nella rivista Diabetes, è stato portato avanti da collaboratori clinici in ospedali in Belgio, Francia e Regno Unito.

Il CHI si manifesta quando il produce troppa , mentre il si manifesta quando il ne produce troppo poca. Nelle cellule del sane che producono , un piccolo gruppo di proteine agisce da interruttore e regola quanta viene rilasciata. Ma quando queste proteine non funzionano bene, le cellule possono rilasciare o troppo poca , che porta al , o troppa , che porta all’ .

La cura attuale per il CHI ha una bassa percentuale di successo, e per coloro che soffrono di questa malattia nella sua forma più grave, spesso prevede la rimozione del . “Il CHI causa dei livelli dello zucchero nel sangue pericolosamente bassi che, se non trattati adeguatamente, possono portare a convulsioni e danni cerebrali. Si tratta di una malattia complessa causata da difetti genetici che mantengono attive le cellule che producono l’ quando invece dovrebbero essere spente,” ha commentato la dott.ssa Karen Cosgrove, uno dei leader della ricerca dalla Facoltà di Scienze della vita dell’Università di Manchester.

marzo 6, 2011

Diabete: la firma genetica alla base della malattia.

Dalla ricerca sulle rare nuova luce su una delle metaboliche piu’ diffuse nel mondo, il mellito di tipo 2: il gruppo di ricerca dell’Universita’ di Catanzaro ‘Magna Graecia’, coordinato da Antonio Brunetti, ha scoperto che in un diabetico su dieci e’ presente una sorta di “firma genetica” che aumenta di sedici volte il rischio di sviluppare questa malattia, che nel mondo colpisce 250 milioni di persone.

Pubblicato sulle pagine del Journal of American Medical Association (JAMA), lo studio – spiega una nota dell’ateneo – e’ stato finanziato anche da Telethon e ha coinvolto quasi 9.000 pazienti diabetici, di cui 4.000 italiani. Da molti anni Brunetti studia la resistenza all’, ovvero la ridotta risposta dei tessuti all’azione dell’ che controlla i livelli di zucchero nel sangue.
Questo fenomeno, tipico delle persone affette da di tipo 2, si riscontra in modo ancora piu’ accentuato in alcuni individui affetti da rare genetiche come la sindrome di insulino resistenza e acanthosis nigricans di tipo A, il leprecaunismo e la sindrome di Rabson-Mendenhall. “Queste forme rare si sono rivelate un ottimo modello sperimentale per lo studio del ” spiega Brunetti, “Grazie al supporto di Telethon, nel 2005 abbiamo dimostrato come la resistenza all’ puo’ dipendere da alterazioni nel gene , che contiene le informazioni per una proteina che “accende” il gene per il recettore dell’, la molecola che si affaccia fuori dalla cellula, cattura l’, traduce il suo messaggio e lo trasmette all’interno della cellula”.

novembre 4, 2010

Primo trapianto di pancreas con chirurgia robotica: intervento a Pisa.

Intervento senza precedenti di sostituzione dell’organo con la tecnica robotica mini-invasiva: tre fori e un’incisione di appena 7 centimetri. La paziente, una donna malata di diabete di tipo 1, è stata dimessa dopo un mese di decorso regolare.
E’ stato eseguito in Italia il primo trapianto di pancreas al mondo con la tecnica robotica mini invasiva.
L’intervento è stato eseguito il 27 settembre scorso e la notizia è stata data oggi a pochi giorni dalle dimissioni della paziente, conclusa la fase di osservazione del decorso post operatorio. A operare è stata un’equipe formata da decine di medici e infermieri e guidata da Ugo Boggi, direttore della chirurgia generale e dei trapianti nell’Uremico dell’Azienda ospedaliera universitaria di Pisa.

L’intervento è durato 3 ore ed è consistito nel trapiantare un pancreas da donatore cadavere a una donna di 43 anni, madre di due figli, residente in Abruzzo, affetta dall’età di 24 anni da diabete e già sottoposta in passato a trapianto di rene. Il trapianto di pancreas è una terapia riservata ai pazienti affetti da diabete 1, quella forma della malattia che insorge in età giovanile, richiede continua somministrazione di insulina, e costituisce il 10% dei casi di diabete.

ottobre 17, 2010

Ricercatori dedicano studi a geni per determinare connessione tra obesita’ e grasso.

Alcuni scienziati finanziati dall’UE hanno identificato 18 nuovi luoghi genetici che influenzano l’obesità in generale e 13 nuovi luoghi associati alla distribuzione del grasso. I ricercatori europei, ma anche australiani, canadesi e statunitensi, hanno usato un campione di quasi 250.000 elementi per studiare i collegamenti genetici con i tratti umani. I risultati dei due studi, pubblicati sulla rivista Nature Genetics, hanno gettato nuova luce sul perché alcune persone sono più soggette all’obesità di altre.

In quanto membri del consorzio GIANT (Genetic Investigation of Anthropometric Traits) che comprende 400 esperti di 280 istituti di ricerca in tutto il mondo, gli scienziati hanno condotto una meta analisi su larga scala di studi di associazione di tutto il genoma (GWAS) fornendo informazioni sul rapporto vita fianchi (WHR) e l’indice di massa corporea (BMI).

giugno 27, 2010

Shirley, l’hypo-dog che ha salvato la vita di Rebecca.

cane_diabeteSi chiama Shirley ed è un “hipo-dog” il cane che ha cambiato la vita di Rebecca, bambina inglese di 6 anni, malata di diabete di tipo 1.

Il naso di Shirley, riesce a capire quando la sua padroncina ha un crollo di zuccheri e rischia la vita. E’ uno dei 6 quadrupedi esistenti in Gran Bretagna addestrati a fare ciò.

Li chiamano “hypo-dog” e se avvertono dall’odore che gli zuccheri stanno andando troppo giù o troppo su leccano le mani del padroncino, che così sa che è arrivato il momento di adoperare l’insulina o di integrare gli zuccheri. Una cosa non semplice, soprattutto per i bambini affetti da diabete di tipo 1, costretti a numerosi controlli quotidiani dei livelli di glicemia.

maggio 19, 2010

Sindrome metabolica e disfunzione erettile: dieta e attività fisica ripristinano l’attività sessuale

  Normale processo metabolico

Nell’uomo obeso la combinazione di corretta alimentazione e regolare sport normalizzano i livelli di testosterone e anche la attività sessuale se non sono già presenti alterazioni vascolari.

Dieta ipocalorica e incremento dell’attività fisica normalizza i livelli di testosterone e ripristina la funzione sessuale qualora non siano già presenti alterazioni vascolari.
“I segni clinici per riconoscere la sindrome metabolica, fenomeno sempre più frequentemente riscontrato nella popolazione – ha affermato Carlo Foresta, professore di Patologia clinica presso l’Università di Padova – sono l’obesità, l’ ipertensione e il diabete. Si stima – ha aggiunto- che ne sia colpito un italiano su quattro. I pazienti che ne risultano affetti sono particolarmente a rischio di sviluppare patologie cardiovascolari.(liquidarea)

aprile 17, 2010

Nanovaccino contro diabete di tipo 1, inibendo autoimmunita’ senza immunosoppressori

Un gruppo di ricerca ha messo a punto un nanovaccino in grado di fermare la progressione del diabete di tipo 1 nel modello animale, ristabilendo livelli normali di glicemia.
Oltre a fornire nuove e preziose informazioni sul diabete, la ricerca ha anche rivelato un aspetto della patogenesi della risposta autoimmunitaria che può fornire una strategia terapeutica per molte patologie autoimmunitarie. (liquidarea)http://www.liquidarea.com/

marzo 28, 2010

Insulina spry.

Una nuova versione dell’insulina che puo’ essere inalata anziche’ iniettata e’ stata presentata al meeting dell’American Chemical Society. Il prodotto e’ ora in attesa di approvazione da parte della Food and Drugs Administration. La tecnologia su cui si basa la nuova forma di insulina si chiama ‘technosphere’, ed e’ stata sviluppata dall’azienda privata Usa MannKind Corporation.”La tecnologia si basa su particelle che si formano a partire da una piccola molecola – hanno spiegato i ricercatori – il farmaco puo’ essere ‘caricato’ sulle particelle e quando il paziente inala un piccolo quantitativo della polvere, questa si dissolve istantaneamente e viene subito assorbita nel flusso sanguigno. L’assorbimento e’ ultrarapido, e in alcuni casi e’ vantaggioso rispetto all’iniezione”. Il farmaco e’ stato studiato per essere inalato prima dei pasti, per controllare l’aumento rapido del tasso di glucosio nel sangue. Negli altri momenti della giornata rimane ancora consigliata l’iniezione.(liquidarea)

febbraio 25, 2010

Il nuovo ‘lettore mp3′ per la glicemia.

È grande come un cellulare, leggero come un lettore mp3 e controlla la glicemia tutte le volte che è necessario nell’arco della giornata. Un sollievo per chi soffre di diabete. Il dispositivo è arrivato in 200 strutture pubbliche e sarà sperimentato a breve da un primo migliaio di malati. Un segnale acustico avvisa quando gli zuccheri stanno calando troppo e sospende per due ore, senza l’intervento del paziente, l’infusione di insulina in caso di grave ipoglicemia, che provoca un terzo dei decessi. Episodio questo che si verifica almeno una volta all’anno in un paziente su 10 dei 200.000 che soffrono di diabete di tipo uno.
Gli esperti del settore hanno pensano a questo dispositivo come a un pancreas artificiale. Il microinfusore, infatti, mima le funzioni e le caratteristiche fondamentali del pancreas umano. L’apparecchio è stato realizzato da Medtronic e approvato in oltre 50 Paesi tra cui l’Italia dove è in uso da gennaio su oltre 100 pazienti ed è già disponibile in più di 200 centri di rilievo per la diabetologia dell’adulto e del bambino.