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maggio 6, 2020

Sarà un futuro d’inferno!

 

di Beppe Sarno

Mentre l’inps provvede ad erogare il bonus di 600 euro che a maggio forse diventeranno mille, proviamo a fare un po’ di conti per capire quanti soldi servono per fronteggiare l’emergenza, dove si potranno prenderli e a che prezzo e quali sono le prospettive per  il futuro per l’Italia e per la maggior parte degli italiani.

Per ciò che riguarda i seicento euro l’INPS pagherà 2,7 miliardi di euro  ed altrettanti ne pagherà nel mese di maggio anche se per effetto di una selezione che verrà fatta diminuiranno gli aventi diritto ed aumenterà il bonus che potrebbe arrivare fino a mille euro però  con  dei paletti.

Siamo già a quattro cinque miliardi. Se tale misura dovesse continuare fino alla fine dell’anno si potrebbe arrivare a spendere 18 miliardi di euro. A questa cifra bisogna aggiungere i soldi che serviranno per i buoni spesa che saranno erogati dai Comuni che integreranno il bonus dei 600 euro.

Ma lo Stato avrà bisogno di altri soldi per pagare la cassa integrazione. Al  momento si parla di un fondo di dotazione  di 38 milioni di euro per fronteggiare le ricadute economiche provocate dall’emergenza sanitaria provocata dal Coronavirus. questi soldi dovrebbero essere finanziati dal “Sure” un prestito apparentemente senza condizioni che vengono trasferiti ai paesi membri ma che comunque sono prestiti  che peseranno sul loro futuro bilancio pubblico, fino a quando non saranno restituiti.

A questa enorme cifra andranno aggiunti gli aiuti alle imprese e agli artigiani, il cui ammontare attualmente non è quantificabile; sappiamo però che grazie al via libera della Commissione europea lo Stato tramite la Sace garantirà le banche per prestiti  fino a 400 miliardi da queste concesse ad imprenditori in difficoltà.

Inoltre sono state già alo studio tre misure di politica economica, differenti sia per l’onere a carico dello Stato sia per la tempistica della loro attuazione:

  • nel breve termine: trasferimenti diretti alle imprese da parte del governo per compensare la perdita di fatturato e coprire i costi operativi. Trasferimenti aggiuntivi a fondo perduto eviterebbero o ridurrebbero la necessità delle imprese di far ricorso al credito bancario, ma comporterebbero un aggravio dei conti pubblici;
  • nel medio termine: creazione di un veicolo speciale per la ristrutturazione dei debiti delle imprese medio-grandi, finanziato con risorse pubbliche e con l’emissione di titoli a lungo termine collocati sul mercato;
  • nel medio termine: introduzione di incentivi fiscali per la ricapitalizzazione delle imprese.

E’ presumibile immaginare che si arrivi ad una spesa di cento miliardi.

A questa somma bisognerà aggiungere il mancato introito da parte delle stato di tasse che non saranno pagate per effetto della contrazione del prodotto interno lordo.

Il Fondo Monetario Internazionale  prevede che “«Il bilancio della maggior parte delle economie dell’eurozona si deteriorerà a causa delle ricadute di Covid-19 e delle misure di emergenza annunciate»e che il deficit italiano salirà all’8,3% nel 2020  del prodotto interno lordo.

l’Istat ha certificato che nel primo trimestre del 2020 la variazione acquisita per il 2020 rispetto all’anno precedete è pari a -4,9%., quindi appare credibile una riduzione del prodotto interno lordo nelle misura prevista dal Fondo monetario internazionale del 10% circa.

Oltre agli esborsi che andrà a fare lo Stato si indebiterà per ulteriori  cento miliardi per  minori entrate per imposte e tasse che non riscuoterà ed inoltre sarà indebitato con la BCE o con gli investitori istituzionale che gli avranno prestato i soldi per una somma di valore almeno equivalente.

Siamo già a duecento miliardi di euro.

Un girone infernale!

Questa seconda parte di mancato incassi lo Stato dovrà chiedergli agli italiani attraverso il pagamento delle tasse. Ma cento miliardi sono tanti e altri cento da restituire alla BCE sono tantissimi.

Bisogna tener presente che nella rilevazione relativa al mese di febbraio 2020 il debito pubblico italiano ha evidenziato una crescita. Secondo quanto comunicato dalla Banca d’Italia al 29 febbraio 2020 il debito pubblico era risalito a quota 2.447 miliardi di euro. Il debito pubblico, come tutti sanno (o debito delle amministrazioni pubbliche) è rappresentato dall’esposizione di uno Stato e di altri soggetti pubblici nei confronti di altri soggetti economici. I creditori possono essere nazionali o esteri. Ma lo stato siamo noi.

A questo debito di 2.447 miliardi bisognerà aggiungere ulteriori 200 miliardi. Non a caso l’ agenzia di rating Fitch ha declassato l’Italia da BBB a BBB-, che vuol dire  che siamo  un solo gradino sopra il livello spazzatura. Questo significa che in caso di emissione di BPT lo stato dovrà prevedere interessi maggiori per rendere più appetibili i titoli che metterà in vendita.

Ma quanto incassa lo stato normalmente ogni anno? Secondo le fonti ufficiali lo stato incassa annualmente 471 miliardi fra imposte dirette e imposte indirette.  Non è pensabile quindi che nel  2021, posto che il 2021 si torni alla normalità, lo stato possa chiedere agli italiani la restituzione di 200 miliardi o 400 come dicono alcuni,  per intero mediante applicazioni di nuove tasse o aumento di  quelle esistenti.

Certamente non si potrà incrementare le tasse di circa il 50% in un solo anno. Significherebbe chiedere a tutti o di chiudere bottega o  di trasformarsi in evasori totali. Se prevedessimo il rientro di questo debito in cinque  anni saremmo pure di fronte ad una massa enorme di soldi da recuperare e cioè un aumento del  20%  di quanto incassa lo Stato fra imposte dirette e imposte indirette. E possibile? e come?

Se lo Stato potesse  decidere da solo  potrebbe fare un ritocco delle aliquote ma quanto recupererebbe? Poco. Alzare il cuneo fiscale? Difficile.  penalizzare i redditi sopra gli 80.000 euro. magari” però avremmo come reazione un trasferimento di massa in paesi a bassa fiscalità.

Si potrebbe reintrodurre l’imu sulla prima casa recuperando circa 4 miliardi ne mancano sedici, questa misura però metterebbe ulteriormente in crisi il mercato immobiliare già fortemente indebolito. Giuliano Amato  risolse il problema facendo un prelievo forzoso sui conti correnti, ma questa misura potrebbe durare un anno, perchè l’anno successivo i correntisti si guarderebbero bene dal versare i propri soldi sui conti correnti bancari.

Ma lo Stato non potrà decidere da solo perchè queste ipotesi non tengono conto che sarà l’Europa a dirci che fare, con o senza Mes.

Cosa significa tutto questo in termini di occupazione? Gli analisti hanno formulato due ipotesi una ottimistica che prevede il fallimento di 98.000 imprese con la perdita di 2.200.000 posti di lavoro, l’ipotesi pessimistica prevede il fallimento di 180.000 imprese nel caso la crisi dovesse durare fono alla fine dell’anno.

Ciò significa che  arriveremmo alla perdita di  circa quattromilioni di posti di lavoro. stiamo parlando di persone, di operai, di giovani che rimarranno senza niente da dare alle proprie famiglie, senza diritti.

Come ricaviamo da una analisi di Claudio Negro del Centro Studi e Ricerche Itinerari previdenziali e Fondazione Anna Kuliscioff  “ una prospettiva più profonda della crisi si può ricavare dai freschissimi dati INPS sulla Cassa Integrazione, aggiornati al 29 aprile: i lavoratori interessati da Cassa Integrazione Ordinaria (la Straordinaria per ovvi motivi non riguarda la crisi da lockdown) sono 5.086.000, cui si aggiungono quelli che percepiscono l’Assegno Ordinario (il corrispondente della CIG per le aziende che hanno costituto fondi di solidarietà), per un totale di 7.903.000. Ci sono poi le Casse Integrazioni in Deroga per le aziende che non hanno né l’uno né l’altro ammortizzatore, che non possono ancora essere quantificate con precisione perchè il loro iter autorizzativo passa per le regioni: per ora le domande decretate dalle Regioni sono 140.000, per un numero di dipendenti che dovrebbe superare i 500.000. Si tratta in totale di circa 8.500.000 lavoratori sospesi interamente o parzialmente dal lavoro: il 45% di tutti i lavoratori dipendenti! Nel comparto turismo-ristorazione la percentuale tocca l’85%, nei tessili il 96%, nella filiera dell’automotive il 93%, ecc. (dati INAPP).”

Concludendo la crisi del coronavirus indebiterà lo Stato solo per l’anno in corso di circa duecento miliardi di euro; falliranno circa duecentomila imprese   e potremo arrivare ad un numero di disoccupati dai quattromilioni agli ottomilioni.

Sicuramente questi dati, per me che non sono un economista, non sono esatti del tutto, ma purtroppo temo che siano sbagliati in difetto.

quale la soluzione? Per ciò che riguarda il nuovo debito va osservato che se lo stato emettesse buoni BPT speciali chi li comprerà? In questa situazione solo la BCE potrebbe darci una mano, con le riserve che deriverebbero dalla Sentenza della Corte costituzionale Tedesca che ha ridotto l’Italia e tutta l’Europa una provincia della Germania. poco più di un “land”.

Secondo Francesco Forte, illustre economista, che ha pubblicato un’attenta e puntuale analisi su critica sociale per risolvere il problema ” urge un piano di medio e lungo termine, basato su 5 punti, come quello che è stato  esposto dall’amministratore delegato di Intesa San Paolo, Carlo Messina.

Cominciando dal quinto per Forte occorre  che lo Stato promuova  ” lo sblocco degli investimenti in infrastrutture  e grandi opere attualmente bloccati, che riguardano  150 miliardi già contabilizzati, nei pubblici bilanci, per i quali  è necessario sveltire le procedure, onde passare dai documenti ai fatti.” Secondo Forte queste opere bloccate potrebbero essere finanziate da privati o enti pubblici che non graverebbero sul bilancio dello stato perchè “si tratta non di debiti pubblici ma di debiti privati, in quanto fatti da imprese, private o pubbliche e non dal governo” Per questo motivo Forte auspica  che l’Italia acceda al MES ma facendo in modo ” anche questo debito non sia effettuato dal governo, ma da un veicolo finanziario, avente le caratteristiche di ente pubblico economico dotato di risorse proprie, separato dal governo” ed indica enti sanitari o un consorzio di enti sanitari regionali che “possono finanziarsi sia con i ticket sanitari, e sia con unna eventuale tassa sanitaria regionale dello 1,5%”

Certamente  sbloccare gli investimenti in infrastrutture e grandi opere porterebbe un grande beneficio sia per l’occupazione che per le casse dello Stato. Ma la cifra indicata da Forte non è quella che si ricava dalle fonti ufficiali. In fatti la ministra delle infrastrutture Paola De Micheli parla di 80 miliardi da spendere e non 150 in opere pubbliche, per la messa in sicurezza della rete viaria, dei ponti e dei viadotti, nonché per la realizzazione di programmi innovativi per la qualità dell’abitare.

Qualunque sia la cifra lo sblocco della grandi opere darebbe lavoro a circa ottocentomila lavoratori. Una bella boccata di ossigeno, ma non risolutiva perchè mancherebbero all’appello 3.200.000 posti di lavoro. Cassa integrazione in meno da pagare e imposte dirette ed in dirette non coprirebbero il fabbisogno dell’emergenza coronavirus.

Ma in quanto tempo si potrebbero sbloccare effettivamente queste grandi opere se lo “sblocca cantieri” non ha sbloccato un bel nulla? Commissariare tutto? la vedo difficile con la classe politica che abbiamo e non sono d’accordo sul sistema proposto da Forte sul controllo ex post dei lavori effettuati. Mi piacerebbe domandare al prof. Forte perchè “l’appaltante non gradiva essere controllato”

Piuttosto io sposerei la proposta ipotizzata dal  presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone, che vorrebbe valorizzare l’esperienza della «vigilanza collaborativa» Con questo sistema si esce  dalle deroghe disegnando un modello di regole snelle per semplificate le procedure di realizzazione dei grandi eventi, accompagnando il modello con strumenti di controllo collaborativo in corso d’opera. In buona sostanza il controllo avviene in progress, cioè man mano ch e le opere avanzano nella realizzazione. Si arriva alla fine dll’opera con i controlli eseguiti e l’opera pronta alla consegna.

Questa proposta è stata accolta con favore anche dal presidente della Corte dei Conti, Raffaele Squitieri che a sua volta ha proposto l’idea di una legge quadro per i grandi eventi.

Forte ritiene che invece dello Stato a contrarre il debito sia ” un veicolo finanziario, avente le caratteristiche di ente pubblico economico dotato di risorse proprie, separato dal governo“. Non ritengo che da nessuna parte stia scritto che un ente pubblico economico possa accedere ai finanziamenti del MES, ma ammesso che questo fosse possibile difficilmente Il MES ammetterebbe ai suoi finanziamenti veicoli finanziari che non sia uno stato. Anche perchè le regole per accedere al Mes presuppongono la firma di un memorandum in cui vengono stabilite le regole del gioco, se gioco si può chiamare. A questo proposito resta assolutamente incomprensibile il meccanismo di restituzione del debito posto che vengono ipotizzati una serie di passaggi che data la nostra burocrazia e gli eventuali conflitti di interessi difficilmente sul piano pratico appaiono realizzabili. T

troppe ipotesi in conflitto fra di loro.

Forte poi ipotizza ” la emissione di debito pubblico italiani a lungo termine, riservato a italiani, garantito da collaterali consistenti in beni del demanio e del patrimonio pubblico” Questo perchè a dire di Forte al’elevato risparmio degli italiani non fa riscontro un pari investimento da parte di questi nel debito pubblico italiano.  Anche in questo caso non riesco ad essere pienamente d’accordo perchè se è vero che ufficialmente solo il 4% del debito pubblico italiano è in mano a risparmiatori italiani è pur vero che gli italiani che hanno soldi difficilmente compreranno titoli del debito italiano dopo che S & Poor ha detto che i titoli italiani sono spazzatura.

Certamente un investitore attento italiano o di qualsiasi altra nazione preferirà acquistare titoli tedeschi a zero rendimento piuttosto che titoli italiani con rendimenti appetitosi, perchè con i titoli tedeschi alla scadenza si è certi di recuperare almeno il capitale investito, mentre con i titoli italiani si corre  il rischio di non trovare nemmeno quello.

Mettiamo per ipotesi che lo Stato Italiano emettesse buoni del debito pubblico a lunga scadenza appare improbabile che gli italiani lo acquistino considerato che  nel 1988 i titoli di stato italiano in mano ai privati ammontavano al 58% del debito pubblico mentre ora siamo scesi a poco più del 3%. Perchè si dovrebbe invertire la tendenza  in un periodo di crisi come quella attuale.

Italiani brava gente ma non fessi.

Infine il prof. Forte ipotizza l’incentivazione al rientro in Italia delle aziende che sono andate all’estero con misure fiscali appropriate  e benefici legali come quelli che vengono dati all’estero. Anche qui l’esperienza insegna che le aziende fuggono in Olanda e in altri paradisi fiscali e vedo difficile il loro rientro in Italia anche perchè una legislazione premiale ridurrebbe le entrate fiscali per lo Stato e allora che senso avrebbe farle rientrare?

la realtà brutale dei fatti è un’altra: la gente non paga più l’affitto, h chiesto di sospendere il pagamento della rate di mutuo, il banco dei pegni è preso d’assalto alle sette del mattino. Le attività commerciali non riaprono e quando riapriranno solo la metà lo farà, mentre gli altri resteranno chiusi. Licenziamenti e cassa integrazione non si conteranno. Intanto la stagione turistica e quasi del tutto bruciata.

Nel settore dell’automotive bisognerà far fronte ad un invenduto pari a circa il 90%. Si prevede che circa il 50% delle compagnie petrolifere fallirà e a ruota seguiranno le banche e i risparmiatori perderanno i loro risparmi. La conclusione è che la povertà colpirà fasce intere di popolazione.

Ii pochi ricchi saranno certamente più ricchi, ma  in compenso i poveri saranno sempre di più e sempre più poveri.

E’ vero niente sarà come prima perchè dovrà cambiare il nostro modo di vivere in peggio ovviamente. Ristoranti, bar, discoteche, palestre, hotel, cinema e teatri, centri commerciali, compagnie di trasporti e tante altre dovranno fare i conti con incassi più che dimezzati.

Alla fine in una maniera o nell’altra l’Europa ci presterà i soldi che ci servono per far fronte all’emergenza. probabilmente  l”Italia emetterà BPT speciali come suggerisce il prof Forte con un costo stimato di circa 600 milioni all’anno per interessi, che andrà ad aumentare il nostro debito pubblico, ammesso che l’Europa ci conceda di farlo.

Appare difficile che però questi prestiti possano avvenire senza condizioni come chiede il governo italiano tenuto conto elle dichiarazioni del primo ministro olandese che ha dichiarato ai suoi parlamantari che  “gli Stati che chiedono il prestito del Mes devono sottoscrivere un “memorandum in cui si impegnano a utilizzare la linea di credito per sostegno al finanziamento interno dell’assistenza sanitaria diretta e indiretta, guarigione e i costi relativi alla prevenzione a seguito della crisi Covid-19” e poi ha aggiunto ” la linea di credito sarà disponibile solo per la durata della crisi COVID-19. Terzo, la linea di credito per Stato membro sarà del 2% del prodotto interno lordo come punto di partenza “  ed inoltre  Quarto – si legge – è importante che le procedure per la concessione di finanziamenti da parte del Mes, come previsto dal trattato Mes, vengano adeguatamente monitorate” infine ultima condizione “le linee di credito siano più brevi” rispetto alla storia passata del Mes

Dopo aver accettato queste forche caudine, Il prossimo anno saremo richiamati a rientrare nei termini previsti dal patto di  stabilità e l’Europa ci imporrà ulteriori regole draconiane che prevedranno ancora e più stringenti sacrifici.

Insomma sarà un futuro d’inferno.

Ma da questo inferno bisognerà pur uscire. Come?

La risposta a mio avviso sta scritta nella nostra Carta Costituzionale che come diceva Aldo Moro ai padri costituenti  deve avere un carattere pedagogico nel senso che  ad essa bisognava ed ora bisogna riferirsi alla Costituzione per indirizzare un progetto di ricostruzione dello stato nelle sue molteplici funzioni.

la società moderna è stata contrassegnata da un assalto del capitale finanziario ai diritti dei lavoratori. si è immaginato che il mercato poteva essere regolatore della società e l’Europa è stata costruita seguendo questo principio, dimenticando che bisognava privilegiare come ha fatto la nostra Carta Costituzionale uno sviluppo della società sulla base di principi di libertà di democrazia, di giustizia sociale e di solidarietà internazionale.

Ma si sà la politica è costruita sui rapporti di forza fra le varie componenti della società ed in Italia ed in Europa  il capitale ha avuto la meglio sul lavoro almeno negli ultimi venti anni.

Ripartendo dalla Costituzione questa è impostata sulla solidarietà fra capitale e lavoro; negli ultimi venti anni la globalizzazione ha prodotto un liberismo assoluto che va fermato; lo Stato, con gli strumenti democratici che ha a disposizione, deve essere il protagonista della   ricostruzione economica della nazione ponendo rimedio non solo alla devastazione del coronavirus ma a venti anni di economia basata sull’egoismo e sulla voracità  dei grossi gruppi finanziari internazionali.

Il lavoro deve diventare protagonista dell’agenda politica. L’art. 35 della costituzione recita “La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni. Cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori. Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro.”  E’ scritto “La Repubblica” non “la legge” e la Repubblica cioè lo stato, cioè noi, dobbiamo trasformare radicalmente le condizioni attuali e promuoverne altre che garantiscano lavoro per tutti i lavoratori. Ma come deve essere il lavoro?

Ce lo spiega l’art. 36 che ci ricorda  “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa.“Esiste oggi questa condizione? Certamente no!

Come non esiste la previsione dell’art. 37 “La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.” E che dire dell’art. 46? “Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende.” La cogestione presente nella legislazione di molti stati non ha trovato simpatizzanti in Italia, primi fra tutti i sindacati preoccupati della commistione dei ruoli che si genererebbe. ma la cogestione è l’unica arma per portare la democrazia nei luoghi di lavoro.

Gli imprenditori italiani hanno dimostrato di non essere capaci di essere classe dirigente perchè hanno dato prova che la loro opera era finalizzata al loro egoismo assoluto senza tener conto di quello che oggi viene chiamato bene comune.

I lavoratori che anche in questa drammatica situazione di emergenza sanitaria hanno dato prova di essere capaci da soli di sostenere il peso di un momento così drammatico, parlo di tutti quelli che negli ospedali a costo della propria vita hanno affrontato il male e si apprestano a sconfiggerlo, parlo dei sindaci,  dei pompieri, delle forze dell’ordine, degli operai  che non hanno fermato la produzione e che il 4 maggio in quattromilioni si sono recati al lavoro mettendosi sulle spalle il gravoso fardello della ripresa,  questi sono e devono diventare classe dirigente perchè solo essi hanno dimostrato sono capaci di creare una permanente  solidarietà fra il bene proprio e il bene comune.

Se riusciremo a portare questo anche nelle istituzioni europee rovesciandole nella loro attuale formulazione l’Europa avrà un motivi per sopravvivere, altrimenti sarà meglio combattere per la sua dissoluzione.

aprile 27, 2020

Stop licenziamenti fino a luglio nel decreto di aprile

 Teresa Maddonni

 Stop licenziamenti fino a luglio: la proroga della misura potrebbe essere contenuta nel prossimo decreto-legge di aprile.
Stop licenziamenti fino a luglio nel decreto di aprile

Stop ai licenziamenti fino al luglio: questo è quanto prevederebbe il nuovo decreto-legge di aprile che il governo dovrebbe presentare nei prossimi giorni.

La misura contenuta nel decreto Cura Italia di marzo dovrebbe essere rinnovata per altri 60 giorni stando alle ultime indiscrezioni.

Solo ieri il premier Giuseppe Conte ha presentato in conferenza stampa il DPCM del 26 aprile con le misure che andranno a guidare la prossima fase 2 in termini di ripresa delle attività produttive.

Il decreto di aprile dovrebbe contenere le misure per sostenere famiglie e imprese sulla scia del decreto Cura Italia: dal congedo parentale COVID-19 e bonus baby sitter, alla cassa integrazione, al bonus 600 euro che aumenterà, fino al nuovo reddito di emergenza. Insieme a queste proroghe anche lo stop ai licenziamenti per altri 60 giorni, presumibilmente fino a luglio.

Stop licenziamenti fino a luglio

Stop dei licenziamenti per altri 60 giorni fino a luglio. In attesa del decreto legge di aprile che si accompagnerà al DPCM per la fase 2 c’è chi parla di un prolungamento di quanto disposto dall’articolo 46 del decreto Cura Italia su i Sospensione delle procedure di impugnazione dei licenziamentsi legge:

“A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto l’avvio delle procedure di cui agli articoli 4, 5 e 24, della legge 23 luglio 1991, n. 223 è precluso per 60 giorni e nel medesimo periodo sono sospese le procedure pendenti avviate successivamente alla data del 23 febbraio 2020. Sino alla scadenza del suddetto termine, il datore di lavoro, indipendentemente dal numero dei dipendenti, non può recedere dal contratto per giustificato motivo oggettivo ai sensi dell’articolo 3, della legge 15 luglio 1966, n. 604.”

Entrato in vigore il decreto il 17 marzo e con validità dunque fino al 17 maggio il presente articolo verrà rinnovato per altri 2 mesi quindi fino a luglio.

Ovviamente si tratta di un’ipotesi e una conferma la darà solo il testo del DL di aprile definitivo. Si parlerebbe di uno stop per altri due mesi delle procedure di licenziamento individuale e collettivo per giustificato motivo oggettivo.

Lo stop dei licenziamenti fino a luglio rientrerebbe nel pacchetto di protezione del lavoro da 24 miliardi che conterrebbe anche la proroga di ammortizzatori sociali come anche la cassa integrazione ordinaria e in deroga. Ricordiamo che in merito a queste misure molti aspettano ancora il pagamento come d’altronde i dati INPS sembrano confermare.

aprile 16, 2020

Caporalato in Emilia Romagna.

FORLì – Guadagnavano cinquanta euro al mese per raccogliere frutta e verdura o potare gli alberi, lavorando fino a 80 ore alla settimana. Così sono stati trattati, secondo le indagini della squadra mobile di Forlì circa 45 richiedenti asilo, in gran parte pachistani e afghani, sfruttati nei campi da un’organizzazione che li alloggiava in casolari senza acqua calda e con poco cibo e materassi a terra. Arrestati quattro pachistani, nell’ambito di un’operazione contro il ‘caporalato’, con l’ispettorato del lavoro e l’Inail. Gli indagati avrebbero reclutato direttamente i lavoratori, minacciati e intimiditi, accompagnati controllati quotidianamente, oltre che individuato e gestito i committenti. Si stima che abbiano guadagnato dagli 80 ai 100mila euro, inviati attraverso i canali western union o money gram in Pachistan su conti di persone fittizie. Denunciati anche titolari di aziende agricole romagnole che hanno impiegato gli stranieri.

Erano state costituite anche due ditte individuali, risultate poi fittizie in quanto gli indirizzi indicati corrispondevano a immobili in stato di abbandono. Ai lavoratori veniva promessa una retribuzione oraria di cinque euro netti, a fronte dei 9,6 euro previsti dalla legge, che si tramutavano in 250 euro mensili di cui 200 decurtati per il vitto e l’alloggio. A loro volta gli indagati ricevevano dai committenti una quota di 12-13 euro netti ad ora per lavoratore rispetto ai 20 che avrebbero dovuto versare per ogni operaio. Per questo sono stati denunciati in stato di libertà i titolari delle aziende agricole di Forlì, Rimini e Ravenna che da settembre a gennaio hanno impiegato i lavoratori, che non disponevano di approntamenti di cantiere, e non era loro consentito espletare durante il lavoro i propri bisogni fisiologici o consumare un pasto in ambiente ‘riparato’.

aprile 8, 2020

Cassa in deroga Covid-19: la corretta procedura INPS

scritto il 

Istruzioni INPS per la procedura di domanda e concessione della cassa integrazione in deroga e semplificazioni per i datori di lavoro nella compilazione del modello SR41.

Il decreto Cura Italia concede a Regioni e Province autonome la possibilità di riconoscere la cassa integrazione in deroga, per massimo 9 settimane, ai datori di lavoro del privato (compresi agricoltura, pesca, terzo settore ed enti religiosi) esclusi da Cig e Cigs.

Si tratta di un trattamento aggiuntivo rispetto a quello della durata massima di 13 settimane già concesso in LombardiaVeneto ed Emilia-Romagna con il decreto n.9/2020. Pertanto, l’INPS rende noto che i periodi riferiti ai due provvedimenti possono essere autorizzati dalle Regioni interessate con un unico provvedimento di concessione per un periodo non superiore alle 13 settimane.

Procedura di autorizzazione

In questo senso sono operative le procedure per l’invio dei provvedimenti di concessione tramite il Sistema Informativo dei Percettori (SIP).  I decreti devono essere inviati dalle Regioni: eventuali domande inviate dalle aziende non potranno essere esaminate.

=> Cassa integrazione: guida alla domanda e tempi di pagamento

Una volta completata l’istruttoria (semplificata), sarà emesso il provvedimento di autorizzazione al pagamento, reso disponibile all’interno del Fascicolo elettronico e notificato al datore di lavoro.

Compilazione modello SR41

Solo a questo punto i datori di lavoro dovranno inoltrare all’INPS la documentazione per la liquidazione dei pagamenti, avvalendosi del modello “SR41”, con le modalità semplificate previste dal messaggio n. 1508 del 6 aprile, per consentire alle Strutture territoriali di erogare le prestazioni con le stesse modalità della CIG in deroga.

Non si potrà dare luogo a pagamenti in assenza del numero di autorizzazione.

Il Messaggio INPS del 6 aprile n.1508 semplifica la gestione e compilazione del modello IG Str Au” (cod. SR41) con i dati per il pagamento diretto ai lavoratori delle integrazioni salariali e l’accredito della contribuzione figurativa. La semplificazione consiste nell’abolizione dell’obbligo di far sottoscrivere il modello al lavorare beneficiario. Le informazioni saranno verificate d’ufficio in modo automatico.

Pagamento diretto

Per quanto riguarda la certificazione dell’IBAN sul quale avviene l’accredito della prestazione, ci si deve riferire alle disposizioni della circolare n. 48 del 29 marzo 2020 (soppressione modelli cartacei e scambio telematico delle informazioni tra INPS e banche).

Dalla modalità automatizzata sono esclusi i beneficiari cui deve essere applicata una trattenuta sull’importo della prestazione (es.: presenza di pensione o provvedimenti giudiziari a favore del coniuge separato o divorziato).Una ulteriore novità riguarda la possibilità di effettuare pagamenti plurimi per gruppi omogenei di  trattamenti di cassa integrazione:

  • FONDI SENZA CAUSALE COVID;
  • FONDI CON CAUSALE COVID;
  • CIGO, CIGS, CIGD SENZA CAUSALE COVID;
  • CIGO, CIGD CON CAUSALE COVID.

Infine, un’altra novità è l’invio di flussi relativi a periodi su più mensilità, per ridurre il numero di SR41 da trasmettere.

aprile 1, 2020

Dopo quasi un mese di emergenza-crisi…

di Gaetano Colantuono

Stiamo perdendo tempo che non abbiamo, i Covid-bond (o altri bond) non si faranno mai, almeno non nell’immediato. L’unica strada è andare oggi sui mercati a raccattare risorse e mettere alla prova l’operato della BCE: se mantengono i tassi bassi è fatta e si potrebbe andare avanti, altrimenti sarà un addio come in certe coppie in eutanasia.
Se invece ci “regalano” il MES, avremo una crisi sul modello greco: un’altra dose di austerità che forse non sarà accettata pacificamente in questo paese.

C’è della perfidia in questa situazione. Pessimismo della ragione ad alti livelli.

– Fino a quando INPS e stato potranno pagare servizi (compresi quelli medico-sanitari), stipendi e pensioni?
– Quante risorse aggiuntive saranno stanziate per le varie forme di reddito di emergenza (compresa la cassa in integrazione)?
– Quante pmi riapriranno dopo la fine dell’emergenza?
– Su quali entrate fiscali lo stato potrà contare nei prossimi mesi?
– Quale sorte di tutti coloro che non rientrano fra le misure previsti?

Non ho mai fatto mia la squallida logica del “tanto peggio tanto meglio” né la pratica meschina del demagogo, ma mi chiedo SE NON CI SARA’ UN PARTITO SOCIALISTA COSTITUZIONALE COME SE NE POTRA’ USCIRE SENZA DEMOCRATURA O CRIPTOFASCISMO?

Noi tutti-e siamo chiamati-e alla responsabilità collettiva.

Nessuna descrizione della foto disponibile.
aprile 1, 2020

CORONAVIRUS, TITO BOERI PROPONE UN REDDITO PER GLI IMMIGRATI

Le soluzioni per quella che sarà una crisi economica senza precedenti si stanno rincorrendo. L’emergenza Coronavirus ha fatto capire che lascerà strascichi importanti e tutti i personaggi più in vista del Paese, per quanto riguarda il settore economico, stanno proponendo la loro ricetta.

Così è stato anche per Tito Boeri, ex-Presidente dell’INPS nonché direttore scientifico del Festival dell’Economia di Trento. Tuttavia il parere di Boeri, presentato nel corso della trasmissione Otto e mezzo, condotta dalla celebre giornalista Lilli Gruber, ha lasciato più di qualche perplessità.

Confindustria prevede un -6% su base annua, il che vuol dire in termini di disavanzo pubblico un -7 o addirittura -8%. In questo momento – afferma Boeri – la cosa più importante è aumentare la nostra capacità produttiva e lavorativa. Sfruttiamo al massimo il potenziale del telelavoro, anche se molte aziende già si sono mosse in questa direzione. In Italia circa il 33% dei lavori può essere fatto a distanza e non dobbiamo dimenticare che il primo problema che abbiamo oggi si pone dal lato dell’offerta, ovvero della nostra capacità di continuare a produrre“.

Bisogna però tappare anche quei buchi che sono rimasti nel decreto di marzo, raggiungendo tutte le famiglie e le persone che oggi sono in Italia, compresi i lavoratori in nero e gli stranieri regolari” ha aggiunto l’ex Presidente dell’INPS. “Bisogna dare a tutti un reddito, un sostegno in questo momento: è fondamentale per la nostra economia per non aggiungere a una crisi dell’offerta anche una crisi della domanda“.

Positivo invece il suo giudizio sull’operato del Governo: “Credo che si stiano facendo le cose giuste, ma bisogna arrivare a tutti. Certo non è semplicissimo, in altri paesi hanno avuto molta difficoltà. Noi nel primo provvedimento avevamo lasciato fuori una serie di categorie, come le badanti. Loro, come gli immigrati e i lavoratori in nero, sono persone alle quali dobbiamo per forza pensare“.

Poi Lilli Gruber ha posto a Tito Boeri una domanda sulle misure economiche proposte dal Matteo Salvini, ovvero l’erogazione di BOT di guerra e un maxi condono edilizio e fiscale. “Non ne capisco il ragionamento – ha risposto – poiché i BOT sono titoli a scadenza breve mentre noi in questo momento dobbiamo allungare il più possibile le scadenze. La BCE ci coprirà 200 miliardi di titoli di Stato, francamente non vedo la necessità di mettere nuovi strumenti nel breve periodo. Anzi, dovremmo cercare di mettere titoli non redimibili, che non richiedano il rimborso alla scadenza. Questa dovrebbe essere la logica entro la quale muoversi. Quanto al condono, non capisco la razionalità di fare un’operazione di questo tipo: in genere si fa quando si hanno problemi di cassa, aumentando subito le entrate rinunciando ad averne in futuro. Il nostro problema oggi è opposto: le persone non possono pagare oggi le tasse, dobbiamo quindi dilazionare e spostare nel tempo le tasse, alleggerire la pressione fiscale e semmai recuperarla in futuro“.

marzo 31, 2020

Cassa integrazione pagata subito: sottoscritto accordo con le banche

 Teresa Maddonni

 La cassa integrazione verrà pagata subito. È stato sottoscritto nella giornata di ieri l’accordo tra le banche con Abi e le parti sociali durante la videoconferenza presso il ministero del Lavoro presieduto da Nunzia Catalfo.
Cassa integrazione pagata subito: sottoscritto accordo con le banche

Il confronto è durato 7 ore e alla fine è stato sottoscritto il Protocollo con il quale le banche si impegnano ad anticipare a condizioni favorevoli, le somme dovute per la cassa integrazione ai lavoratori che potranno nell’immediato affrontare le difficoltà cui il coronavirus ci sta sottoponendo.

Così non sarà necessario attendere i tempi anche molto lunghi dell’INPS, ma la cassa integrazione verrà pagata subito dalle banche che poi riceveranno dall’Istituto in un secondo momento la somma dovuta.

La cassa integrazione, anche in deroga, è stata prevista dal decreto Cura Italia.

Vediamo come verrà pagata subito la cassa integrazione ai lavoratori e cosa prevede l’accordo sottoscritto con le banche.

Cassa integrazione pagata subito dalle banche: l’accordo

Cassa integrazione pagata subito dalle banche e ad annunciare l’accordo tra Abi e parti sociali al termine della videoconferenza durata l’intero pomeriggio del 30 marzo è anche la ministra del Lavoro Nunzia Catalfo che commenta anche sul suo profilo Facebook.

Nel protocollo è previsto che le banche che aderiranno pagheranno la cassa integrazione ai lavoratori nell’immediato con delle condizioni favorevoli.

L’INPS che per pagare la cassa integrazione spesso impiega anche 2 o 3 mesi– ma i lavoratori al momento hanno bisogno di aiuto nell’immediato- si impegna dal canto suo a rimborsare le banche entro i 7 mesi.

La banca presso la quale il lavoratore chiederà la cassa integrazione non farà pagare a questi interessi aggiuntivi. Il protocollo avrà validità fino al 31 dicembre 2020 e permetterà di pagare la cassa integrazione entro Pasqua cercando così di rispettare, con l’accordo,le promesse di Conte che aveva annunciato gli aiuti entro il 15 aprile.

A margine della videoconferenza la ministra Catalfo ha così commentato, attraverso il suo profilo Facebook ufficiale, l’accordo raggiunto:

Le parti sociali e l’Associazione bancaria italiana (Abi) hanno sottoscritto, alla mia presenza e su mio invito, la convenzione per l’anticipazione degli ammortizzatori sociali previsti dal decreto Cura Italia. Tra i punti principali, la convenzione prevede che le banche aderenti adotteranno condizioni di massimo favore per evitare costi a carico dei lavoratori. Un risultato molto importante grazie al quale milioni di lavoratori potranno vedersi riconoscere dalle banche una rapida anticipazione dell’importo del trattamento d’integrazione salariale che gli spetta.

Cassa integrazione subito: domanda nei prossimi giorni

Per la cassa integrazione pagata subito grazie all’anticipo delle banche previsto dal protocollo ci sarà la possibilità di fare domanda già a partire dai prossimi giorni e si avranno anche le istruzioni in merito dettagliate.

Come abbiamo detto, nonostante i dubbi dei consulenti del lavoro, l’obiettivo è quello di concedere l’ammortizzatore sociale esteso anche alle microimprese.

Come abbiamo anticipato l’accordo avrà validità fino al 31 dicembre 2020. Il pagamento anticipato riguarda la cassa integrazione a zero ore per nove settimane che il limite fissato dal decreto Cura Italia, ma che con il nuovo decreto di aprile potrebbe essere prolungata dal momento che a prolungarsi sono anche le misure restrittive per evitare contagio da COVID-19. L’anticipazione sarà fissata in questo caso a 1.400 euro.

Una buona notizia per i 10 milioni di lavoratori coinvolti. La volontà di contribuire al processo della cassa integrazione era arrivato dalle banche già nei giorni scorsi attraverso alcune dichiarazioni di Abi e le Organizzazioni sindacali del settore bancario, Fabi, First-Cisl, Fisac-Cgil, Uilca e Unisin che:

condividono con grande favore l’importante obiettivo a cui stanno intensamente operando con le altre rappresentanze delle imprese e dei sindacati per il varo della convenzione per l’anticipazione ai lavoratori dei trattamenti di cassa integrazione conseguenti alla sospensione dal lavoro causata dall’emergenza Covid-19. Un concreto aiuto alle famiglie che sta trovando pronta definizione grazie alle consolidate positive relazioni sindacali innanzitutto nel mondo bancario che hanno sempre consentito di trovare insieme gli strumenti utili nei momenti di maggior criticità, anche con attenzione alle altre categorie.

Maggiori dettagli sull’accordo tra Abi e parti sociali sulla cassa integrazione pagata subito, con i moduli per la domanda dei lavoratori e istruzioni in merito si avranno nei prossimi giorni.

luglio 27, 2016

Morti di cui messuno parla.

1.300 morti sul lavoro ogni anno in Italia per inadempienze da parte dei padroni.
Per non parlare delle vittime per malattie professionali, degli infortuni causa d’invalidità permanenti
Una strage quotidiana sileziosa e silenziata.

cara chiavica di Bruno Vespa perchè non chiami i tui eccelsi consulenti a spiegare perchè si deve morire di lavoro?

gennaio 1, 2015

Fisco: tutti gli aumenti del 2015, è stangata

Fisco: tutti gli aumenti del 2015, è stangata

Nel 2015 il Fisco stritolerà ancora di più gli italiani. Lo dice la Cgia di Mestre, secondo cui i più tartassati saranno gli automobilisti, le categorie professionali che quotidianamente utilizzano un mezzo di trasporto (taxisti, agenti di commercio, autotrasportatori) e i lavoratori autonomi iscritti alla sezione separata dell’Inps (i cosiddetti freelance). Sono 12 le cose che aumenteranno in virtù di … Continua a leggere »

novembre 18, 2013

Sulle pensioni c’è una guerra, e inizia dai numeri

 


Dopo tante riforme e sacrifici, non si può non essere trasparenti al 100% sul sistema previdenziale

Luca Telese – Fra le tante notizie-minacce che ricorrono e vengono agitate, ora come bastone, ora come carota, sulle nostre teste adesso c’è anche quella dell’incertezza dei bilanci previdenziali. Ieri un comunicato e una dichiarazione dell’Inps,Visualizza altro