Posts tagged ‘inondazioni’

Mag 21, 2013

Surriscaldamento globale e catastrofi naturali: il dibattito resta aperto.

La temperatura media globale è aumentata di 4 gradi dall’inizio della Rivoluzione Industriale, ma sono soprattutto gli oceani ad assorbire il surriscaldamento. Fra allarmismo e negazionismo la verità sta nel mezzo

Il tornado in Oklahoma è l’ulteriore schiaffo in faccia ai negazionisti, a tutti quegli studiosi – molti a libro paga delle compagnie petrolifere o dei repubblicani – che escludono qualsiasi rapporto di causalità fra surriscaldamento globale e catastrofi naturali.

Secondo un gruppo di ricercatori dell’Università di Oxford, la temperatura si assesterà su 4 gradi in più di quella registrata prima della Rivoluzione Industriale, questo tenendo conto della crescita registrata negli ultimi dieci anni, di due gradi superiore a quella che garantirebbe stabilità climatica al pianeta.

Gli scienziati dell’Università di Oxford assicurano come questa situazione provochi gravi catastrofi in vaste zone della Terra, causando siccità, inondazioni, ondate di calore e tornadi che hanno effetti deleteri sulla produzione agricola e costringono a migrazioni di massa.

Alexander Otto, uno degli autori della ricerca, ha dichiarato a The Guardian che ci sono molti fattori che non possono inclusi nei modelli abitualmente utilizzati dai climatologi: il surriscaldamento più recente, per esempio, è stato assorbito dagli oceani, ma non tarderà a compiere il suo ciclo nell’aria visto che l’espansione termica delle acque è uno dei fattori che si sommano all’aumento del livello del mare.

aprile 4, 2012

Stati Uniti: i Navy SEALs si armano per contrastare i cambiamenti climatici.

La politica climatica può essere un campo minato su Capital Hill, ma il Pentagono vede le responsabilità di un genere differente nel cambiamento di clima.

Nel 2010 il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha identificato il cambiamento climatico e la sicurezza energetica come “importanti vulnerabilità militari”, facendo notare che il cambiamento climatico, in particolare, è un “acceleratore di instabilità e di conflitti”. Era la prima volta che il Pentagono affrontava le questioni climatiche in un documento di pianificazione globale.

Solomon Hsiang, ricercatore che studia le risposte sociali ai cambiamenti climatici all’Università di Princeton, assieme ai suoi colleghi hanno determinato che la tensione sociale ha un 6 per cento più di probabilità di degenerare in guerra durante i periodi di attività di El Niño, che tende a portare a siccità ed a eventi meteorologici estremi, come cicloni e inondazioni, aumentando finanche i conflitti civili.

Inoltre, bisogna considerare altri fattori, come ad esempio la volatilità dei prezzi dei combustibili fossili che minacciano anche la prontezza militare. Il rincaro del petrolio aggiunge 1 miliardo di dollari al budget sul carburante previsto dalla Marina statunitense per il prossimo anno. E’ ovvio quindi, che con lo sviluppo e l’utilizzo delle innovazioni e nuove energie, le Forze Armate possono ridurre al minimo tali  sovraccarichi e dirigere i fondi altrove.
gennaio 16, 2011

La Nina infuria nell’emisfero australe.

Le precipitazioni della stagione calda in Brasile si sono trasformate in un inferno. Una piena eccezionale ha travolto strade, case, interi isolati nelle città attorno a Rio de Janeiro e l’acqua ha strappato i fianchi delle montagne, seppellendo Teresopolis e Nuova Friburgo e altri centri dello stato di San Paolo, rendendo i luoghi un cimitero di fango. Molte persone sono state sommerse nel sonno.  
Sinora si contano alcune centinaia di vittime ma sono in molti ancora a combattere contro la furia dell’acqua. Si pensi, che in poco più di 24 ore, sono cadute l’84% delle precipitazioni previste per l’intero mese di gennaio.
Pioggia e smottamenti in Brasile ma soprattutto inondazioni in Australia e nello Sri Lanka, dove, al momento si registrano un milione di sfollati e una ventina di vittime, ma si attende l’arrivo di un nuovo ciclone.
Eventi importanti che hanno una loro ciclicità ogni 20, 30 anni e, come nel caso attuale, la situazione climatica ha un nome, La Nina, uno degli eventi più intensi della metà del secolo scorso, di cui ci siamo già occupati,  che sta infuriando nell’emisfero australee che, per dirla in maniera semplice, si tratta del raffreddamento delle acque di superficie dell’Oceano Pacifico equatoriale che spingono dell’acqua più calda, proprio a ridosso delle coste del Pacifico occidentale, l’Australia e l’Indonesia. Quest’acqua più calda implica maggiore evaporazione e di conseguenza, maggiori precipitazioni.(prof echos)