Posts tagged ‘in vitro’

luglio 9, 2013

Nato il primo bimbo, frutto di tecnica preimpianto, con DNA “ripulito”.

E’ un maschio il primo bambino in provetta nato dopo essere stato sottoposto a una rivoluzionaria tecnica di diagnosi preimpianto, che ha consentito di passare al setaccio tutto il suo Dna per scongiurare la presenza di una malattia ereditaria. assisted reproduction 300x183 Nato il primo bimbo, frutto di tecnica preimpianto, con DNA ripulitoL’obiettivo e’ stato ottenuto dal team di ricerca del gruppo guidato da Dagan Wells dell’universita’ di Oxford, uno dei pionieri della diagnosi preimpianto, ed e’ stato presentato a Londra in occasione del congresso della Societa’ europea di riproduzione umana ed embriologia (Eshre). Gli scienziati si sono avvalsi della tecnica ‘Next generation sequencing’ (Ngs). “Questo tipo di sequenziamento permette una visione senza precedenti della biologia degli embrioni – afferma Wells – e sta gia’ rivoluzionando molti settori della ricerca e della diagnostica genetica. Quando la tecnica e’ applicata alla valutazione degli embrioni permette l’analisi simultanea di gravi malattie ereditarie e le anomalie cromosomiche letali”. L’equipe di Wells aveva in precedenza testato l’affidabilita’ della tecnica su 45 embrioni portatori di anomalie genetiche. I buoni risultati avevano spinto i ricercatori a provarla usando gli embrioni al quinto giorno di sviluppo prodotti da due coppie ricorse alla fertilizzazione in vitro (Ivf).

Mag 16, 2012

Fecondazione in vitro: l’Italia va considerata patria d’eccellenza.

“In Italia la è sicura e gli alti livelli qualitativi delle tecniche utilizzate escludono l’aumento di ”.

 

Lo assicura in una nota Ermanno Greco, direttore del Centro di medicina della riproduzione dell’European Hospital di Roma, commentando gli ultimi dati sull’aumento di in bambini nati a seguito di procedure di .
“Di recente – ricorda Greco – il New England Journal of Medicine ha diffuso dati che parlavano dell’aumento di su circa 6.000 bimbi nati a seguito di procedure di . La notizia ha avuto vasta eco sui mezzi di comunicazione italiani, ma è utile sottolineare che questi dati sono completamente in disaccordo con quelli raccolti negli ultimi quattro anni dal nostro Registro nazionale”.
Questi dati, sottolinea Greco, “riguardano più di 24.000 nascite, in cui la frequenza di non ha superato l’1,1%, rispetto all’8-9% riportato nello studio” sul ‘Nejm’.

aprile 16, 2012

Fecondazione “in vitro”: possibile eredità di rischi vascolari nel nascituro.

Uno studio svizzero ipotizza per i bambini nati da o altre tecniche di .

Secondo quanto riporta il quotidiano francese ‘Le Monde’, in un programma televisivo andato in onda sulla tv elvetica RTS alcuni medici svizzeri hanno mostrato le tappe di uno studio durato quattro anni – pubblicato sulla rivista on line ‘Circulation’ – che prende in esame alcuni dei pericoli connessi alla . In particolare Urs Scherrer, cardiologo all’ospedale universitario di Berna, e i suoi colleghi hanno studiato 65 casi di bambini in buona salute, di circa 12 anni, nati mediante tecniche di : rispetto al gruppo di controllo (57 bambini concepiti naturalmente) le sono apparse piu’ rigide e meno sensibili all’espansione. La parete interna delle , inoltre, e’ apparsa piu’ spessa e a 3500 metri d’altezza la pressione delle polmonari e’ stata del 30 per cento piu’ elevata.

aprile 16, 2011

Rene artificiale da cellule staminali: non lontana sperimentazione su uomo.

Ricercatori scozzesi dell’Università di Edimburgo hanno creato in laboratorio il primo a partire dalle . A darne l’annuncio gli stessi scienziati nel corso dell’Edinburgh International Science Festival.

Gli studiosi hanno utilizzato un mix di prelevate da liquido umano e con fetali animali. L’organo “coltivato” in laboratorio è largo mezzo centimetro. I ricercatori sperano, che una volta impiantato in un essere umano, l’organo possa crescere e svilupparsi per assolvere alle funzioni del malato.

“Abbiamo compiuto notevoli progressi per avere qualcosa di simile alla struttura complessa di un fetale”, ha spiegato Jamie Davies, che guida l’importante ricerca. Davies ha assicurato che la tecnologia potrebbe essere pronta per la sperimentazione umana entro 10 anni.

Tra i vantaggi della metodica c’è quello dell’esclusione del . Le adoperate appartengono infatti allo stesso paziente e potrebbero essere prelevate dai campioni di sangue cordonale crioconservate dalla nascita. Gli scienziati vorrebbero mettere a punto una specifica tecnica di conservazione anche per il liquido . Questo mette anche al riparo dall’utilizzo di farmaci immunosoppressori necessari nelle terapie successive al trapianto. (ASCA)