Posts tagged ‘immigrazione’

settembre 4, 2010

Razzismo, dodicenne cubano picchiato nel milanese.

L’aggressione nel parco di un piccolo comune nel Milanese: il bambino in ospedale col naso rotto
 Razzismo, dodicenne cubano picchiato da coetanei italiani per il colore della pelle Il municipio di Zelo Surrigone

Era un anno e mezzo che quei ragazzini poco più grandi di lui – giusto un anno – lo avevano preso di mira per il colore della sua pelle. Un anno e mezzo di offese verbali. Per la prima volta sono passati dalle parole ai fatti. E per un dodicenne cubano la serata è finita con tanto spavento e il naso fratturato. Teatro dell’aggressione un parco di Zelo Surrigone, paese alle porte di Abbiategrasso, nel Milanese, dove il giovane – che giocava con il suo skateboard insieme con due coetanei – è stato avvicinato da altri tre ragazzini, di 13 anni, insultato e poi preso a spinte e qualche pugno.(repubblica)

aprile 11, 2010

L’Arcivescovo di Milano per la solidarietà.

L’Arcivescovo di Milano, Dionigi Tettamanzi, interviene a Milano alla Conferenza Organizzativa delle Acli e richiama all’impegno a favore dei poveri, alla “premura verso gli ultimi” e “non meno presenti oggi, proprio nell’ambito del lavoro, verso i ‘penultimi'” perche’ la lotta alla poverta’ deve essere intesa come “un’urgenza sociale e un’emergenza politica da affrontare con estrema serieta’”. Il Cardinale, nel suo discorso, racconta: “Mi diceva ieri l’altro un giovane prete che nel suo quartiere di Milano – segnato da una popolazione di medio-alta borghesia e dall’immigrazione – si e’ accorto che tra i poveri deve oggi contare, e numerosi, queste due categorie: i figli dei portieri e i figli degli stranieri”. Persone spesso considerate “pietre di scarto della nostra societa’” ma se la “pietra scartata dai costruttori – aggiunge citando il salmo 117 – cioe’ lo stesso Gesu’, e’ divenuta per la potenza di Dio la ‘pietra d’angolo’ a noi e’ chiesto di recuperare a pienezza di valore e di dignita’ tutte queste pietre di scarto e ricondurle, riabilitate, come importanti pietre da costruzione per l’edificio comune: l’edificio cioe’ della nostra societa’ che deve essere umana e umanizzante”. Tettamanzi, riprendendo Sant’Ambrogio, si scaglia contro “l’avarizia” e la “brama di potenza” che “indebolisce il carattere energico della giustizia”. La solidarieta’ invece e’ “un fatto di giustizia” e ha come “sua nemica l’avarizia” non solo per la Chiesa ma per la stessa Costituzione repubblicana che afferma un “profondo legame tra i diritti inviolabili dell’uomo e l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarieta’ politica, economica e sociale”. (AGI)

aprile 9, 2010

Il dramma dei rifugiati in Italia

ROMA – Ogni pomeriggio, dal lunedì al venerdì, formano una coda di uomini e aspettano di entrare nella mensa. Si rivolgono agli sportelli dedicati all’orientamento al lavoro, chiedono assistenza legale o partecipano ai corsi di lingua per imparare l’italiano. Gli uomini provengono soprattutto da Afghanistan, Eritrea e Somalia. Le donne dall’Africa nera. Il 67% ha tra i 21 e i 30 anni, mentre sono pochissimi quelli che superano i 40.

E’ questa la fotografia, aggiornata al 2009, sulle condizioni dei 19mila richiedenti asilo e rifugiati in Italia. Non immigrati ma “migranti forzati”, perché scappati dalla guerra. A scattare la foto è il Centro Astalli, un’associazione di gesuiti presente a Roma, Vicenza e Palermo che opera da centro polifunzionale per l’assistenza e la protezione dei rifugiati in Italia. E grazie al monitoraggio dei loro spostamenti in ogni settore della vita quotidiana, il Centro fornisce in esclusiva il Rapporto 2010: un’interpretazione statistica delle condizioni di vita dei rifugiati “italiani” che da gennaio a dicembre 2009 sono entrati in contatto con l’Associazione.

I numeri. I numeri sono conseguenza delle misure del governo in materia di immigrazione. La flessione delle domande d’asilo seguìta alla politica dei respingimenti nel Mediterraneo si è avvertita fin dal giugno 2009: il calo registrato rispetto all’anno precedente era del 35,5%. Ma rispetto al 2008, gli utenti che hanno usufruito dei servizi dei centri Astalli sono aumentati. L’afflusso nelle mense, passaggio obbligatorio per conoscere e accedere agli altri servizi dei Centri, è cresciuto del 33%. Di pari passo si sono estesi i tempi di permanenza: il periodo medio di frequentazione delle mense per ogni utente si è allungato, superando in molti casi i sei mesi.

Uomini. Dei quattro centri presenti a Roma, quello di via degli Astalli è il più grande. Qui, i rifugiati maschi in attesa di pasti caldi sono principalmente afgani (6mila 851), eritrei (2mila 275) e somali (2mila 159). E anche considerando scenari “micro”, le proporzioni non cambiano. Nel piccolo centro di San Saba, sempre a Roma, sono 81 gli ospiti accolti nel 2009. Di questi, 40 sono afgani, 7 iraniani, 6 della Costa d’Avorio, 3 dell’Eritrea e 3 dell’Iraq. Anche qui, l’età media è piuttosto bassa: il 74% ha meno di 30 anni.

Donne. Le donne rifugiate in Italia sono invece quasi tutte africane. Il 38% viene dal corno d’Africa (Eritrea, Etiopia, Somalia) e l’80% del totale ha un’età media compresa tra i 21 e i 40 anni, mentre più della metà ne ha meno di 30. Dal 2008 poi, c’è un cambiamento. Il periodo di permanenza delle donne nei centri si è allungato. Rispetto agli uomini, ottenere il riconoscimento dello status di rifugiato è diventato più difficile. E le donne sono poche anche negli ambulatori medici messi a disposizione dai centri stessi: i pazienti sono per il 95% uomini, giovani afgani, o provenienti dai paesi del corno d’Africa ( 1/4 del totale).

Bambini. Aumenta la presenza di bambini in rapporto agli adulti: rispetto al 2008, i piccoli rifugiati hanno superato il 44% del totale. Di questi però, solo l’11% del numero complessivo dei rifugiati ospitati è riconosciuto dalla Stato italiano. Nel 38% dei casi si tratta infatti di minori in attesa di audizione in commissione. Al contrario degli adulti, i rifugiati-bambini vengono dal Kosovo, dall’Eritrea ma anche dalla Colombia e dalla Romania.

Lavoro. Diminuiscono le domande d’asilo ma crescono i rifugiati bisognosi di ascolto e orientamento legale: nel corso del 2009 il numero di persone che si è rivolto almeno una volta a uno dei Centri Astalli dedicati all’orientamento o al lavoro è cresciuto del 60% rispetto all’anno precedente. Il totale, 735 persone: 3/4 uomini, 1/4 donne e tutti titolari di protezione sussidiaria o di protezione umanitaria. Un dato, questo, che rivela una crescente difficoltà da parte degli stranieri a rivolgersi autonomamente ai servizi pubblici e privati, con analoga finalità, che operano sul territorio.

Nord-Sud. Nel 2008 si erano trasferiti nelle città del Nord Italia ma nel 2009 sono stati costretti a tornare sui loro passi. E’ questo quello che emerge dal Rapporto 2010: uomini e donne del Bangladesh, del Marocco, dello Sri Lanka, della Somalia, del Ghana e della Costa d’Avorio, dopo aver perso il lavoro trovato al Nord, sono tornate in massa al Centro Astalli di Palermo. Costretti a chiedere, di nuovo, aiuto e assistenza. 

Fonte: LA REPUBBLICA

marzo 1, 2010

Erri De Luca: l’immigrazione dal cimitero di Lampedusa

Grazie Erri.

febbraio 23, 2010

Forti con i deboli.

E’ successo a Vasto, e la protagonista è una ragazza russa. E’ uscita di casa per andare dai carabinieri. Il giorno precedente era stata trovata senza il talloncino dell’assicurazione esposto: voleva capire come risolvere il problema, ma il problema si è improvvisamente aggravato. Nell’ufficio si sono accorti che il suo permesso di soggiorno era scaduto, ed in quel momento si è accorta che per lo Stato italiano lei era considerata una criminale, e come una criminale è stata trattata. Non è importato a nessuno che lavorasse regolarmente in Italia da dodici anni, non è importato a nessuno che fosse regolarmente assunta, non è importato a nessuno dei suoi dodici anni di contributi generosamente donati allo Stato italiano, non è importato a nessuno che in Italia avesse degli affetti, degli amici, che in Italia fosse la sua vita. E’ stata trattenuta dalle 10 del mattino alle sette di sera, è stata accompagnata a casa per “consentirle” di fare una veloce valigia, è stata trasportata in uno di quei posti che lo Stato italiano chiama centri di identificazione ed espulsione, ma che in realtà sono carceri sovraffollati, dove le persone vengono trattate ai limiti della umana decenza. Dopo neanche dieci giorni, e prima ancora che il suo ricorso fosse discusso è stata presa e rispedita nel suo Paese.

febbraio 4, 2010

Una buona notizia non fa notizia.

Un giudice di pace di Agrigento, Giuseppe Alioto, ha deciso di sospendere il processo a 23 prsone sbrcate nell’agosto 2009 a lampedusa, accogliendo la richiesta della Procura di Agrigento, che ha ritenuto che il reato di immigrazione clandestina viola gli art. 3,25,27 e 113 della Costituzione. Il Giudice Alioto ha scritto nella motivazione che “non è consentito che per finalità di mera deterrenza siano introdotte sanzioni che non si ricollegano a fatti colpevoli. In definitiva, l’ingresso o la presenza del singolo straniero non paiono rappresentare, di per se, fatti lesivi di beni meritvoli di tutelapenale, ma solo l’espressione di una condizione indviduale, la condizione di migrante.”Questo è il prim caso del genere in Italia e sancisce il principio da molti affermato che uno risponde per quello che fa e non per quello che è.

gennaio 23, 2010

Militanti dell lega rinviati a giudizio.

Trentasei militanti della Lega Nord rinviati a giudizio nell’inchiesta della Procura di Verona sulla Guardia Nazionale Padana. Tra loro il sindaco di Treviso Giampaolo Gobbo e il parlamentare Matteo Bragantini. Il processo si aprira’ il primo ottobre prossimo. Il procedimento aveva subito due lunghi momenti di pausa per attendere il pronunciamento dapprima di Strasburgo e poi della Corte Costituzionale, sulla posizione degli indagati che all’epoca erano eurodeputati o parlamentari.

Alla Festa della Polizia, il 30 maggio 1997, l’allora Presidente della Repubblica, Scalfaro dichiarò:   «Non è più il caso di prendere sottogamba le minacce secessioniste, verbali e non». «Una cosa mi preoccupa: il popolo italiano ha diritto di sapere dove finisce il lecito e incomincia l’illecito.” La lega è un partito  di estrema destra: xenofobo, islamofobico, omofobico, antieuropeista e in molte occasioni espressamente razzista e fascista. Nessuna concessione a questo partito che al governo  che sostiene come punto principale di riferimento  la difesa della comunità naturale dalle presenze straniere. Il federalismo della lega è un federalismo malato prchè basato  rigorosamente sul federalismo etnico.L’obiettivo della Lega è sempre lo stesso: provocare lo scontro, usare parole pesanti per tenere alta la tensione del dibattito e provare a specularci elettoralmente.  Predicano la difesa della tradizione ma non ricordano che la nostra storia è  basata sulla tolleranza e la solidarietà oltre che per il rispetto dela dignità dell’interlocutore. Secondo il pnsiero domiante chi non è in sintonia con la destra  sull’immigrazione deve subire gli attacchi scomposti e virulenti del Carroccio, che è diventato il cane da guardia di tutta la destra., che è fortemente condizionata dal  potere di veto leghista. Fermare la Lega è diventato un obbiettivo prioritario per chi, sinceramente democratico, vuole riportare il dibattito politico in un alveo di normalità. Isolare la lega significa fermare la deriva fascista della destra, significa fermare le leggi xenofobe e razziste, significa affermare i principi di legalità e democrazia. Bisogna farlo finchè siamo in tempo.

dicembre 13, 2009

riscattare l’immigrazione buona e scartare l’altra

I ministri fascisti della lega all’estero mostrano il loro vero volto.

Articolo di Politica interna, pubblicato mercoledì 9 dicembre 2009 in Spagna.

[El País]

Intervista a Luca Zaia Ministro italiano delle politiche agricole e dirigente della Lega Nord

Afferma di essere innamorato della Spagna, per i suoi cavalli, e che legge El País tutti i giorni. Non è l’ unica stranezza di Luca Zaia, ministro delle politiche agricole del Governo Italiano e politico emergente della Lega Nord. Nato a Treviso 41 anni fa, veterinario ed enologo, Zaia vive nella prospera campagna del nord-est e, come il suo leader Umberto Bossi, è un padano puro, diretto e xenofobo. In un’intervista concessa poco prima che la Lega lanciasse un duro attacco alla Chiesa per la sua posizione riguardo l’immigrazione, non resiste alla tentazione di classificare gli immigrati in “buoni e cattivi”

Domanda: Perché la Lega Nord sembra essere l’unico partito italiano che funziona?
Risposta: Abbiamo un capo che sa comandare, una forte presenza sul territorio e molta disciplina.

D. Però Bossi continua ad essere l’anima.
R. La Lega è Bossi e Bossi è la Lega. Non ci sono alternative. È il fondatore, l’ispiratore e ancora oggi un ideologo puro, l’uomo delle idee.

D. Qual è il segreto del suo appoggio a Berlusconi?
R. Lui rispetta la Lega perché noi ascoltiamo e interpretiamo i desideri del popolo: ordine pubblico e sicurezza, più autonomia regionale, lotta per l’identità dei nostri agricoltori e del nostro territorio. In Spagna è la norma, no? Qui siamo andati verso una crescente perdita d’identità regionale.

D. A proposito d’identità e immigrazione. Il vostro alleato Gianfranco Fini ha detto che chi pensa che gli immigrati siano diversi dagli italiani è uno stronzo.Lei si sente uno stronzo?
R. Io non ho pregiudizi, perciò non sono uno stronzo. Però sarebbe grave se noi italiani non ci difendessimo dagli stranieri delinquenti. Il 75% della popolazione carceraria in Italia è straniero e gli immigrati sono solo il 6% della popolazione. Il problema non è la diversità, ma far capire agli stranieri che devono venire solo a lavorare e a vivere, non a delinquere.

D. Voi eravate un paese che accoglieva i rifugiati e ora li rimandate in Libia in mezzo al mare.
R. Facciamo come gli spagnoli, abbiamo imparato dalla Francia e dalla Spagna. La riconsegna ha, alla fine, un profilo umanitario: si evita la tratta e si combattono le mafie locali che incassano soldi non per portarli qui ma per lasciarli affogare.

D. L’italia ha bisogno degli immigrati per continuare a crescere.
R. Questo è un falso problema. Suppongo che anche gli spagnoli pensino che vengano prima i loro cittadini e dopo gli immigrati. Adesso c’è un tasso di disoccupazione molto alto e sarebbe più corretto dare lavoro ai connazionali piuttosto che dire che c’è bisogno di più immigrati. Abbiamo avuto mezzo milione di disoccupati quest’anno. Dobbiamo occuparci della fame dei nostri e anche di quella degli altri?

D. La solidarietà non le sembra un valore?
R. Se non fosse per la Lega non staremmo restituendo gli immigrati. Lampedusa era un centro turistico, vi andavano 19.000 persone all’anno. Era necessario dire a quelli che vengono che quì gli operai guadagnano meno di mille euro al mese e che con quei soldi non si arriva alla fine del mese.

D. Avete paragonato l’immigrazione clandestina al terrorismo e alla mafia nella lista di reati al di fuori della riforma del processo breve. Non è esagerato?
R. Sì, ma solo alzando il livello di propaganda possiamo ottenere dei risultati. Dobbiamo essere chiari per garantire la coesione civile e la convivenza. Nero su bianco intimorisce, ma non possiamo abbassare la guardia. Ci sono stati clandestini che hanno violentato delle donne, che hanno commesso omicidi, e non riusciamo a condannarli. È doppiamente grave che sia un clandestino a compiere un reato. Cosa dobbiamo fare con questa gente?

D. Fermarli con le ronde cittadine?
R. Nelle nostre pattuglie ci sono parecchi immigrati.

D. Non sarebbe meglio integrarli e associarli meno alla criminalità?
R. Il 5% del PIL italiano viene dagli stranieri. Sono loro i primi a chiedere leggi severe perché sono le prime vittime di questa delinquenza. Dobbiamo riscattare l’immigrazione buona e scartare l’altra.

[Articolo originale “”Debemos rescatar a la inmigración buena y descartar la otra” di MIGUEL MORA]

 Fermiamoli finchè siamo in tempo.

dicembre 7, 2009

La lega contro il Cardinale Tettamanzi.

Nel giorno di Sant’Ambrogio, patrono di Milano, il cardinale Tettamanzi ha lanciato un invito alla «serenità e responsabilità» per i vescovi e i presbiteri. Nell’omelia della messa solenne nella Basilica di Sant’Ambrogio, Tettamanzi ha sottolineato la figura del Buon Pastore e il suo compito di proteggere e custodire il gregge dai lupi che Ambrogio individuava negli eretici. «Non sono forse da paragonare a codesti lupi – continua Tettamanzi citando le parole di Sant’Ambrogio – gli eretici, i quali stanno in agguato presso gli ovili di Cristo, e fremono attorno ai recinti più di notte che di giorno? È sempre notte per gli increduli, i quali, per quanto è loro possibile, si danno da fare per offuscare e oscurare la luce di Cristo con le nebbie di interpretazioni sinistre. Stanno a spiare quando il pastore è assente, e per questo fanno di tutto sia per uccidere sia per esiliare i pastori delle Chiese, perché se i pastori sono presenti, non possono assalire le pecore di Cristo». Le parole del Cardinale secondo il quale in tema di immigrazione «la risposta della città e delle istituzioni alla presenza dei rom non può essere l’azione di forza, senza alternative e prospettive, senza finalità costruttive». Per questo, ha osservato il porporato, «la chiesa di Milano, il volontariato e altre forze positive della città hanno dimostrato, e rinnovano, la propria disponibilità per costruire un percorso di integrazione. Non possiamo, per il bene di tutta la città, assumerci la responsabilità di distruggere ogni volta la tela del dialogo e dell’accoglienza nella legalità che pazientemente alcuni vogliono tessere»La lega per bocca del ministro Calderoli contesta il Cardinale «La grande capacità della Chiesa territoriale dovrebbe essere la vicinanza con il territorio. Tettamanzi con il suo territorio non c’entra proprio nulla. Sarebbe come mettere un prete mafioso in Sicilia», ha detto Calderoli. «Perché Tettamanzi non è mai intervenuto in difesa del crocifisso? Perché parla solo dei rom?», chiede Calderoli. «Negare che persone di una certa etnia facciano un tipo di attività è disconoscere la realtà. Seguendo la logica dei poverini non si va da nessuna parte, si trasformano solo i nostri poverini in agnelli sacrificali». Tettamanzi, aggiunge, «faccia quello che vuole. Noi continueremo ad andare nel senso opposto. A Milano o in Lombardia un sacerdote che fa politica non lo ascolta nessuno». «Sono sereno, in questo momento riscopro il dono della libertà che trova radice e forza nella responsabilità», ha detto Tettamanzi ai giornalisti che gli hanno chiesto di commentare gli attacchi rivoltigli dalla Padania e dal ministro Calderoli. «La mia bussola – ha aggiunto – è la parola del Vangelo e le esigenze profonde stampate in ogni persona». E quando i giornalisti gli hanno chiesto di commentare l’affermazione di Calderoli secondo cui l’arcivescovo è lontano dal territorio, Tettamanzi ha replicato: «Non so se c’è ne è un altro in così alto loco che stia così in mezzo alla gente». La Lega nella sua furia razzista non si ferma neppure di fronte alle gerarchie ecclesiastiche, quando queste sono coerenti con l messaggio evangelico. Purtroppo continuiamo ad assististera ad un’escalation al razzismo e all’omofobia, non ultima la presunta “guerra santa” sui minareti. Ultimo caso di razzismo la donna di colore figlia di una madre italiana, picchiata davanti alla propria figlioletta italianissima da un diciasettenne imbecille. Non a caso il linguaggio usato dai leghisti e dai suoi parlamentari viene usato per inculcare un’idea distorta dell’integrazione  di tantissimi immigrati che vegono in Italia per lavorare onestamente e contribuire al benessere del Paese. La lega va fermata finchè siamo in tempo.

novembre 25, 2009

Le strade dell’inferno…….

Fini è Presidente della Camera dei Deputati di un governo di centrodestra omofobo, xenofobo e razzista e rimane al suo posto. La peggior legge sull’immigrazione porta il suo nome.

Per cui quando va a dire per televisione che italiani e immigrati sono tutti eguali e chi dice il contrario è uno stronzo, non mi fa simpatia e non mi convince che improvvisamente sia diventato moderno, tollerante e democratico. Un lupo rimane un lupo e non si può addomesticare.

La verità è che gli immigrati sono diversi da noi perchè parlano lingue diverse dall’italiano, vengono da culture diverse, hanno colori, costumi, religioni diverse. Alcuni scappano dalla fame, dalla guerra, dalla carestia, da regimi opprimenti. Un nigeriano scampato al genocidio  e passato gentilmente per le prigioni libiche non è uguale a un pensionato italiano. Non lo è. Il problema  è che negando l’esistenza di una diversità non  si risolve il problema del razzismo. Troppo facile e buono solo per un po di pubblicità gratuita nei telegiornali.

Fini farebbe bene per essere credibile a non far approvare leggi razziste e a denunciare quelle esistenti. Oggi un immigrato appena mette piede in Italia è un fuorilegge. Gli immigrati non vengono in Italia perché affascinati dal clima e dalla bella accoglienza che ricevono. Nessuno viene via dal proprio paese perché ha la gioia di provare il brivido della morte in mare o dei carceri libici. Sono, quindi, persone che scappano che dovrebbero essere accolte, aiutate. Invece…

Il problema quindi di Fini e di tutta la destra, è proprio la mancata  accettazione della diversità: il voler dividere le persone in categorie. I bambini di quella scuola dove Fini è andato a a fare il suo spot  sono i buoni extracomunitari, da contrapporre ai Rom, ai clandestine che aarrivano per mare a quelli che per necessità delinquono. “Siamo tutti uguali” è una falsità storica e certamente in Italia non  vien applicata. Invece di seguire la lega approvando ogni giorno norme xenophobe e razziste sarebbe meglio fare come tanti stati hanno fatto: creare un progetto nobile dell’accoglienza, della solidarietà  e dell’integrazione. Invece di spendere soldi a esportare la democrazia perchè non si investe sull’integrazione? Fin quando Fini starà dalla parte di chi ogni giorno ci dice “Gli stranieri devono starsene a casa loro” non sarà credibile e quindi  prima di dire “tutti uguali”,  dovrebbe cominciare ad ammettere la necessità della differenza e a rispettarla.