Posts tagged ‘ilva di taranto’

ottobre 2, 2013

Inquinamento: a Taranto una coppia su quattro è sterile.

È allarme sterilità a Taranto. I dati sull’aumento dell’infertilità è un’altra delle molte eredità che l’inquinamento prodotto dall’Ilva ha lasciato alla città pugliese. L’ennesimo allarme sui rischi per la salute connessi all’attività dello stabilimento Ilva di Taranto arriva da un convegno che è stato organizzato dagli Ordini dei medici e degli odontoiatri di Taranto e Brindisi.

Oltre al dato sull’infertilità di coppia è emerso come il 26% delle donne sia in menopausa precoce.

 

In uno studio che abbiamo presentato l’anno scorso al congresso della Società europea di embriologia abbiamo evidenziato nelle donne, e in particolare nelle cellule della granulosa che sostengono l’ovulo nella crescita e lo portano nella maturità, delle alterazioni nella catena di espressione dei recettori per gli estrogeni, sostanze che sostengono la crescita follicolare e la maturazione ovocitaria,

 

ha dichiarato la ginecologa Raffaella Depalo, dell’Unità di Fisiopatologia Riproduzione Umana del Policlinico di Bari, che ha suggerito come la gravità della situazione renda necessaria l’istituzione di un osservatorio epidemiologico.

settembre 18, 2012

Il settimo sigillo!

L’Istituto Superiore di Sanità: “Ilva, mortalità più alta del 10%”. Ma una nota del ministero smentisce: “Sono cifre da verificare” (Fonte).
P.s. immagine-citazione dal film  “Il settimo sigillo” di Ingmar Bergman, che volendo qui si può vedere completo.

dicembre 12, 2010

L’Ilva e la città dei veleni dove la diossina arriva direttamente sulle tavole dei cittadini .

A Taranto si vive ancora nell’incubo. Sono già state abbattute 1.200 pecore, altre mille moriranno. Ma ad essere inquinati sono anche le cozze

C’è qualcosa che a volte, nella città di Taranto, accomuna uova e lumache, cozze e formaggio: un’alta percentuale di diossina. Quando nel 2008 Alessandro Marescotti, dell’associazione Peacelink, scoprì la percentuale di diossina nel pecorino prodotto alla periferia di Taranto, si allarmarono in parecchi. Era tre volte oltre i limiti di legge: 2 grammi di quel pecorino superavano la dose di diossina giornaliera tollerabile da un bambino di 20 chili. L’Asl confermò le sue denunce: da allora sono state abbattute 1.200 pecore, altre mille sono condannate a morte ed è stato interdetto il pascolo libero, nei terreni incolti, nel raggio di 20 km dall’area industriale.

C’è da credergli, quindi, se oggi dice: “Le cozze andrebbero abbattute, oltre le pecore: in 100 grammi di cozze – spiega – si possono trovare anche 200 picogrammi di diossina: ben più dei 120 che si potevano ‘ingoiare’ mangiando 100 grammi della carne d’agnello che hanno abbattuto. La legislazione vigente, però, riserva a mitili e pesci un trattamento più blando. E le cozze di Taranto sono a norma”.  Nel 2008, quando fu trovato il pecorino contaminato, l’Arpa valutò che a Taranto ben 172 grammi di diossina, in un solo anno, venivano fuori dal camino “E312” dell’Ilva: la più grande acciaieria d’Europa.

dicembre 5, 2010

Class action dei verdi contro l’Ilva di Taranto

Class action dei verdi contro l'Ilva di TarantoAncora guai per l’Ilva di Taranto: dopo le decine di denunce civili da parte dei residenti del quartiere Tamburi, che lamentano una caduta del valore delle proprie abitazioni a causa dell’inquinamento, ora arriva la class action sponsorizzata dai Verdi.

Il partito ecologista mette a disposizione il pool legale per la causa, sperando che ciò permetta anche agli assai poco facoltosi abitanti del quartiere che ospita l’acciaieria Ilva di aderire all’azione giudiziaria. Azione che, se dovesse andare in porto, potrebbe fruttare tre miliardi di euro di risarcimento. Per partecipare alla class action i cittadini devono compilare un modulo:

Compilando questo modulo, manifesto la mia intenzione a costituirmi parte civile nell’eventuale processo penale che si aprirà a carico degli indagati, al fine di esercitare in quella sede un’azione di risarcimento per tutti i danni da me subiti a cagione delle condotte contestate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Taranto

L’ultima azione clamorosa contro l’Ilva di Taranto era stato il blitz di fine novembre degli attivisti di Legambiente che esposero l’eloquente striscione “Ci siamo rotti i Polmoni”. A quello striscione Fabio Riva, titolare dello stabilimento, rispose che si trattava di una menzogna pronunciata da “avvoltoi” e che l’Ilva era un gioiello di tecnologia.