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febbraio 23, 2013

Alma Mater, aperta la strada dell’ibernazione umana.

 

Alma Mater, aperta la strada dell'ibernazione umana Due dei ricercatori dell’Alma Mater che hanno indotto l’ibernazione del ratto: Roberto Amici (a sinistra) e Matteo Cerri

E’ possibile ibernare un uomo? E’ possibile abbassarne la temperatura corporea di dieci o venti gradi senza che ciò danneggi irreparabilmente il suo cuore o il suo cervello? E, soprattutto, è possibile riportarlo alla vita attiva come se niente fosse successo? Una prima risposta positiva arriva da un articolo scientifico pubblicato in questi giorni sul prestigioso “Journal of Neuroscience” a firma di Matteo Cerri, ricercatore quarantenne, dei docenti Giovanni Zamboni e Roberto Amici e altri cinque fisiologi dell’Alma Mater. I ricercatori sono riusciti a ibernare un ratto, un mammifero che, come l’uomo, non è capace di farlo spontaneamente come avviene, al contrario, in animali come orsi e marmotte e alcune specie di pipistrelli e criceti.

“Non è un processo fisiologico, ma indotto, per questo la chiamiamo pseudo-ibernazione”, spiega Roberto Amici, docente di fisiologia umana. Ma il risultato c’è e potrebbe, un giorno, portare vantaggi nella pratica medica. “L’obiettivo è riuscire a non far soffrire il cervello a fronte di situazione in cui arriva poco sangue o ossigeno”. Ma cosa è stato fatto al ratto in laboratorio? Attraverso un’iniezione in una regione profonda del cervello di sostanze chimiche che bloccano l’attività nervosa, nel punto in cui vengono iniettate, i ricercatori sono arrivati a “spegnere l’attività nervosa delle cellule deputate a mantenere elevata l’attività meta