Posts tagged ‘Hillary Clinton’

novembre 29, 2012

Una buona notizia.

Onu, l’Italia voterà sì alla Palestina “Stato osservatore non membro”

 

Palazzo Chigi ha sciolto le riserve: questa sera l’Italia voterà sì alla risoluzione per il riconoscimento della Palestina come Stato osservatore non membro. Il voto è previsto per questa sera alle 21 italiane. La risoluzione, con ogni probabilità, passerà nonostante l’opposizione di Israele e Stati Uniti. Il presidente palestinese, Abu Mazen, che la scorsa notte si è incontrato a New York con il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, e con emissari dell’amministrazione di Barack Obama, guida la delegazione che presenterà formalmente la risoluzione. I palestinesi sostengono di poter contare sul voto favorevole di almeno 140 dei 193 Paesi membri dell’assemblea e confidano di poter raccogliere ancora altri voti prima dell’inizio della sessione plenaria, che comincia alle 16 italiane. La riunione di oggi per far entrare la Palestina come osservatore non membro continua a provocare imbarazzi, prudenze, timori e mezze polemiche. Il voto è previsto per la serata italiana.

marzo 2, 2012

Il Pakistan non ci sta!

Pakistan is not shying away from a fight with the U.S. over Washington’s threat of sanctions if Islamabad continues to push ahead with plans for a gas pipeline to Iran.

Aamir Qureshi/Agence France-Presse/Getty Images
Pakistan Foreign Minister Hina Rabbani Khar hit back hard after Hillary Clinton threatened Pakistan with sanctions.

On Wednesday, Secretary of State Hillary Clinton threatened sanctions if Pakistan goes ahead with the $1.5 billion pipeline, a project which Washington views as undermining its attempts to squeeze Iran to drop its nuclear program.  The next day, Pakistan Foreign Minister Hina Rabbani Khar hit back hard.

“All of these projects are in Pakistan’s national interest and will be pursued and completed irrespective of any extraneous considerations,” Ms. Khar said. “As far as our bilateral relations and co-operation is concerned, we do not make it contingent on views and policies of any third country.”

For once, it appears Pakistan and India are taking a similar position. New Delhi, too, has argued that it needs Iranian crude oil to meet its energy needs, despite pressure from the U.S. to cut back.

gennaio 31, 2011

L’America si libera di Mubarak

gennaio 30, 2011

L’ipocrisia della signora Clinton

Che vergogna ascoltare il segretario di stato statunitense, Hillary Clinton, chiedere che la dittatura egiziana di Hosni Moubarak non usi la forza contro i manifestanti che a centinaia di migliaia stanno mettendo in crisi uno dei tre principali recettori di aiuti militari statunitensi al mondo (con Israele e la Colombia). Adesso che le telecamere illuminano una delle galere del pianeta sulla quale sono state rigidamente spente per decenni occhio vede e cuore duole signora Clinton?

Peccato che il cuore non doleva quando gli uomini della CIA, con la collaborazione di apparati dello stato italiani, il 17 febbraio 2003 sequestravano nella via pubblica a Milano il signor Abu Omar per trasferirlo in Egitto dove è provato che sia stato orribilmente torturato dal governo al quale adesso chiedete di non usare la forza. Peccato che fino a ieri il cuore della signora Clinton non doleva, che ancora lo scorso agosto andò ad omaggiare il dittatore al Cairo, per le decine di migliaia di prigionieri politici, islamisti, comunisti, ma anche laici, perfino liberali. Non doleva il cuore della signora Clinton per i morti sotto tortura da parte della SSI, la polizia politica del regime.

gennaio 28, 2010

buonanotte compagni.

Buonanotte alla magistratura che ha il coraggio di dimostrare la sua opposizione alle vergognose leggi salvaberlusconi.

buonanotte agli operai di Termini Imerese.

Buonanotte  a Hillary Clinton che ha riempito di merda Bertolaso.

Bunaotte alle tartarughe, perchè così mi va.

dicembre 17, 2009

Clima: gli Usa propongono un maxi-fondo da 100 mld

 Cento miliardi di dollari sul tappeto. Con l’intervento di Hillary Clinton il clima della conferenza di Copenaghen è cambiato. Se ci sarà un accordo “operativo e trasparente” – ha detto il segretario di Stato Usa – si potrà arrivare alla creazione di un fondo per il trasferimento delle tecnologie pulite ai paesi in via di sviluppo che arriverà a 100 miliardi di dollari l’anno entro il 2020. Basterà per chiudere con un accordo il summit mondiale sul clima? In realtà ci sono vent’anni di ritardo. Non è facile recuperare vent’anni di ritardo in poco più di venti ore.
La delegazione cinese aveva mandato nella notte messaggi negativi. : fonti anonime avevano dato l’accordo per impossibile anticipando un’intesa solo politica. Poi il premier cinese Wen Jiabao ha detto che “il governo e il popolo cinese attribuiscono una grande importanza al problema del cambiamento climatico
Anche l’India, ha detto il premier Manmohan Singh, è disposta a “fare di più” nel rush finale del vertice a patto che vi siano “credibili” garanzie su trasferimenti tecnologici e sostegni finanziari da parte dei paesi ricchi. La cancelliera tedesca Angela Merkel appare preoccupata: “Le notizie che arrivano non sono buone. Al momento i negoziati non sembrano promettenti, ma spero ovviamente che la presenza di oltre 100 capi di Stato e di governo possa dare il necessario impeto all’evento”. La Merkel ha anche osservato che “la promessa degli Stati Uniti di tagliare le emissioni di CO2 del 4 per cento rispetto ai livelli del 1990 non è ambiziosa”.

Il problema è che, come spiega Loretta Napoleoni in un articolo apparso su “Internazionale”, Obama senza l’approvazione del congresso non può fare altro che promesse. I cinesi invece gli impegni che prenderanno sono in grado di mantenerli, non dovendo rendere conto ad alcuna autorità di controllo. D’altronde, come fa notare la Napoleoni, le differenze fra USA e Cina sono molteplici. Il sistema federale americano innanzitutto impedisce che ci sia una disciplina uniforme in tutto il territorio nazionale data l’ampia autonomia dei singoli stati. Mentre la California è all’avanguardia mondiale nella riduzione dei gas serra l’Indiana, altro stato, è in una situazione di grave arretratezza. Inoltre fino la 2007 un americano inquinava dieci volte in più di un cinese. L’America inquina perché spreca energia. L’inquinamento della Cina è dovuto alla  sua industrializzazione forzata e accelerata. La Cina però ha portato a Copenhagen un piano rivoluzionario per la sostenibilità energetica. con una previsione di diminuzione del 75/80% dell’intensità energetica. Secondo questo piano il 50% dell’energia elettrica consumata in Cina dovrà venire da fonti rinnovabili e nucleare.  In America il problema dell’inquinamento non è legato all’industrializzazione. In buona sostanza la Cina ha deciso che le energie rinnovabili sono il petrolio del futuro. L’America pensa invece che il problema si può eisolvere solo con un esborso di denaro.

novembre 8, 2009

Venti anni fa……

Sembra che il posto giusto dove stare in questi giorni sia Berlino. La gente sta confluendo qui da ogni parte del mondo, l’agenda della Storia ha dato appuntamento nella capitale tedesca. Il 9 novembre a Berlino, in Germania, non è festivo. È un giorno di lavoro come tutti gli altri. Hanno deciso che la Riunificazione si festeggia il 3 di ottobre. Il 3 ottobre è cervello, è la firma di un contratto che, nel 1990, ha ufficialmente sancito la Riunificazione della Germania dopo 40 anni di divorzio. Ha così prevalso il giorno della politica su quello in cui il protagonista assoluto era il popolo berlinese.

Il giorno fatale. Ma ci sarebbero anche altre ragioni perché il 9 novembre non può diventare “rosso” sul calendario dei tedeschi. Quel giorno, infatti, ha la fama di essere il Schicksalstag,  il “giorno fatale” e i tedeschi, come è noto, hanno un rapporto tormentato con la Storia. Nel 1918 Philipp Scheidemann proclama la Repubblica di Weimar decretando la fine della monarchia dei Wilhelm II. Nel 1923, con il Putsch di Monaco, Hitler fa le prove generali prima dell’ascesa al potere. E soprattutto, il 9 novembre del 1938 è la Kristallnacht, la Notte dei Cristalli, durante la quale più di mille ebrei furono uccisi e le sinagoghe e i loro negozi dati alle fiamme.

Tra memoria e commercio. E così, in questa Berlino tappezzata color oro, del giallo delle foglie che l’autunno strappa ai rami, pare che la festa sia dei turisti, dei capi di stato e dei premi Nobel. Ad Alexander Platz, lungo la East Side Gallery, alla Porta di Brandeburgo si parlano tutte le lingue, raramente il tedesco.

Il popolo e gli altri. Ma l’atmosfera da vigilia, l’aria elettrizzante proprio non si riesce ad avvertirla. “E’ che noi berlinesi siamo così – mi dice il tassista nel breve tratto tra Kastanienalle e Kreuzberg -, siamo cool, per nulla bravi a far trasparire le nostre emozioni”. Eppure è da un anno che il governo prepara il popolo con eventi, mostre e documentari trasmessi in tv. mentre il Berliner Morgenpost rimane leggero raccontando i 1300 metri della East Side Gallery e del “Domino”, i mille blocchi che lunedì sera simuleranno la caduta del Muro con un gigantesco “go-down”. Lech Walesa avrà l’onore di avviare la cascata a sequenza. Proprio Lech Walesa, il leader di Solidarnosc che in un’intervista allo Spiegel ha rivendicato il ruolo fondamentale della Polonia nel crollo del comunismo: “Noi abbiamo sconfitto il comunismo e la gente della Germania dell’est ha cominciato a fuggire attraverso le ambasciate di altri paesi. Il Muro di Berlino è caduto a causa di questi disertori e della debolezza politica di Gorbachev che non è intervenuto per fermare quel flusso di persone”.

Mentre Walesa, Gorbachev, gli Usa rappresentati da Hillary Rodham Clinton, si contenderanno i meriti e gli onori che spettano di diritto al popolo, David, uno del popolo, lunedì sarà a giocare un’importante partita di squash, la sua compagna, una del popolo, a lezione d’italiano: “Lunedì? andrò a lavoro, giocherò a squash e berrò una birra con gli amici del club. Lunedì è un giorno come un altro”.