Posts tagged ‘guerra del vietnam’

maggio 5, 2021

Mentre gli elicotteri finivano in mare!

di Beppe Sarno

46 anni fa, il 30 aprile 1975 finiva la guerra del Vietnam con la caduta di Saigon, crollo del governo del Vietnam del Sud e la riunificazione politica di tutto il territorio vietnamita.

La guerra del Vietnam colpì profondamente le coscienze democratiche  di tutti perchè molti di noi amavano  quella parte dell’America descritta nei film come Easy Rider e tanti altri che esprimevano la cultura del mondo hippie degli anni sessanta: i figli dei fiori, Woodstock, la California. Una cultura che nasceva da quella forma  di protesta pacifista contro la guerra, la violenza e la discriminazione di genere, etnica e religiosa, oltre la  lotta  per i diritti di omosessuali e bisessuali. L’America dei Berretti Verdi non ci apparteneva.

Anche durante la guerra vietnamita l’America democratica si ribellò contro una guerra che fu vista fin da subito come un’aggressione e si può dire che non furono soltanto i vietnamiti a sconfiggere la politica di aggressione contro un popolo inerme, ma anche soprattutto la coscienza di un popolo, quello americano, che non riusciva  a capire il perché di tanta ferocia e perché tanti giovani ritornassero a casa in una bara.

I film, la poesia, le canzoni fotografarono i sentimenti dei cantautori americani contro la guerra. Erano la rappresentazione di un sentimento di rabbia, alienazione e sfida.  

Mentre gli elicotteri statunitensi finivano in mare  la musica continuava a ispirarsi a quella orrenda e inutile guerra.

Ci sono canzoni che hanno profondamente cambiato la cultura musicale di quegli anni e sono rimaste come testimoni di quel periodo storico.  Esse ci appartengono e fanno ormai parte del nostro bagaglio di ricordi.

Con questa premessa ho scelto le migliori  venti canzoni  di protesta in ordine di anno in cui sono state pubblicate.

Bob Dylan, “Blowin’ in the Wind “(1963). “e quante orecchie deve avere un uomo prima di poter sentire la disperazione della gente? e quante morti ci vorranno perchè egli sappia che troppe persone sono morte?
La risposta, amico mio, soffia nel vento, La risposta soffia nel vento

Dylan quando cantò per la prima volta questa canzone, parzialmente scritta al Greenwich Village disse  al pubblico: “Questa qui non è una canzone di protesta o qualcosa del genere, perché non scrivo canzoni di protesta”. Ciò non ostante “Blowin’ in the Wind “divenne forse la canzone di protesta più famosa di sempre, una parte iconica dell’era del Vietnam. La rivista Rolling Stone ha classificato “Blowin’ in the Wind “al quattordicesimo posto nella sua lista delle 500 migliori canzoni di tutti i tempi.

 Phil Ochs, ““What Are You Fighting For” (1963). Ochs ha scritto numerose canzoni di protesta durante gli anni ’60 e ’70. In “Per cosa stai combattendo”, mette in guardia gli ascoltatori riguardo “la macchina da guerra proprio accanto a casa tua”. Ochs, che ha combattuto l’alcolismo e il disturbo bipolare, si è suicidato nel 1976.

Barry McGuire, “Eve of Destruction” (1965). McGuire registrò “Eve of Destruction” in una sola seduta nella primavera del 1965. A settembre era la canzone numero uno del paese, anche se molte stazioni radio si rifiutavano di riprodurla. L’appassionata interpretazione di McGuire dei testi incendiari della canzone – “Sei abbastanza grande per uccidere, ma non per votare” – aiuta a spiegare la sua popolarità. Sembra una canzone scritta adesso.

Phil Ochs, I Ain’t Marching Anymore (1965). La canzone parla di un soldato che si è stancato di combattere.  è stata una delle prime a sottolineare il divario generazionale che ha colpitol’America: “È sempre il vecchio a condurci alla guerra / Sono sempre i giovani a cadere”.

Tom Paxton, “Lyndon Told the Nation” (1965). Paxton critica il presidente Lyndon Johnson per aver promesso la pace durante la campagna elettorale e aver poi inviato truppe in Vietnam. “Ebbene, eccomi qui in questa risaia / Mi chiedo di Big Daddy / E so che Lyndon mi ama così tanto. / Eppure quanto tristemente ricordo / Laggiù a novembre / Quando ha detto che non sarei mai dovuto andare.” Nel 2007, Paxton ha riscritto la canzone come “George W. Told the Nation”.

Pete Seeger, “Bring ‘em Home” (1966). Seeger, che è morto all’età di novantaquattro anni, è stato uno dei grandi di tutti i tempi della musica folk. Si è opposto al coinvolgimento americano nella guerra del Vietnam fin dall’inizio, rendendo il suo sentimento abbondantemente chiaro: “portali a casa, portali a casa”.

Arlo Guthrie, “Alice’s Restaurant Massacree” (1967L’appello di Guthrie a resistere alla leva e a porre fine alla guerra in Vietnam è insolito per due aspetti: la sua grande durata (18 minuti) e il fatto che sia per lo più un monologo parlato.

Nina Simone, “Backlash Blues” (1967). Simone ha trasformato una poesia sui diritti civili di Langston Hughes in una canzone di protesta della guerra del Vietnam. “Aumenta le mie tasse / Congela i miei stipendi / Manda mio figlio in Vietnam.”

Joan Baez, “Saigon Bride” (1967). Baez ha messo in musica una poesia di Nina Duscheck. Un narratore senza nome dice addio alla sua sposa di Saigon, che potrebbe essere inteso letteralmente o figurativamente, per combattere un nemico per ragioni che “non avranno importanza quando saremo morti”.

Country Joe & the Fish, “Feel Like I’m Fixin ‘to Die” (1967). A volte chiamata “Vietnam Song”, la versione di Country Joe & the Fish di “Feel Like I’m Fixin to Die” è stata uno dei momenti salienti di Woodstock. Il ritornello è contagioso: “ed è 1, 2, 3 per cosa stiamo combattendo? / Non chiedermelo, non me ne frega niente, la prossima tappa è il Vietnam”.

Pete Seeger, “Waist Deep in the Big Muddy” (1967). “Waist Deep in the Big Muddy” ha un narratore senza nome che ricorda una pattuglia dell’esercito che quasi annega attraversando un fiume in Louisiana nel 1942 a causa del loro sconsiderato comandante, che non è così fortunato. Tutti capirono l’allusione al Vietnam e la CBS tagliò la canzone da un episodio del settembre 1967 dello Smothers Brother Comedy Show. Le proteste pubbliche alla fine costrinsero la CBS a invertire la rotta e Seeger cantò “Waist Deep in the Big Muddy” in un episodio del febbraio 1968 dello spettacolo.

Richie Havens, “Handsome Johnny” (1967). Il premio Oscar Lou Gossett, Jr. ha scritto la canzone su “Il bel Johnny con un M15 in marcia verso la guerra del Vietnam”. L’interpretazione di Havens della canzone a Woodstock è un momento iconico degli anni ’60.

The Bob Seger System, “2+2=? (1968). Quando era ancora un oscuro rocker di Detroit all’epoca, Seger ha avvertito di una guerra che lascia i giovani “sepolti nel fango, in una giungla straniera”.

John Lennon, “Give Peace a Chance” (1969). Il primo singolo da solista di Lennon dopo aver lasciato i Beatles ha raggiunto il numero 14 delle classifiche di Billboard nonostante sia stato registrato in una sola seduta nel giugno 1969 mentre lui e la moglie Yoko Ono stavano tenendo un “bed-in” a Montreal. Cinque mesi dopo, mezzo milione di persone hanno cantato “Give Peace a Chance” in una manifestazione di protesta contro il presidente Richard Nixon e la guerra del Vietnam.

Jimmy Cliff, “Vietnam” (1970). Bob Dylan ha definito “Vietnam” “la più grande canzone di protesta mai scritta”. I testi sono semplici; la storia è fortemente triste.

Crosby, Stills, Nash e Young, “Ohio” (1970). Neil Young scrisse “Ohio” in reazione alle sparatorie della Kent State University il 4 maggio 1970 che provocarono la morte di quattro studenti. Il ritornello “Soldatini di stagno e Nixon in arrivo / Finalmente siamo soli / Quest’estate sento il tamburo / Quattro morti in Ohio” ha tenuto la canzone fuori dalle playlist di molte stazioni radio AM. La canzone è comunque riuscita a raggiungere la posizione numero 14 nella Billboard Hot 100 degli Stati Uniti.

 Edwin Starr, “War” (1970). “War” è andato dritto al punto: “Guerra, eh sì / A cosa serve? / Assolutamente niente, oh hoh, oh.” La canzone è stata originariamente scritta per l’uscita dei The Temptations come singolo, ma l’idea è stata annullata per paura di alienare i fan del gruppo. Peccato per The Temptations. “War” raggiunse il primo posto nelle classifiche di Billboard e si classificò al quinto posto assoluto nel 1970.

Marvin Gaye, “What’s Going On” (1971). Berry Gordy, il fondatore della Motown Records e l’allora cognato di Gaye, definì “What’s Going On” la “cosa peggiore che abbia mai sentito in vita mia”. Fortunatamente, un responsabile delle vendite della Motown ignorò il suo giudizio e portò la canzone nei negozi di dischi. È diventato un successo. La rivista Rolling Stone ha classificato “What’s Going On” al quarto posto nella sua lista delle 500 migliori canzoni di tutti i tempi.

John Lennon, “Imagine” (1971). L’appello di Lennon a “Immagina tutte le persone / Vivere la vita in pace” rimane un punto fermo della radio più di quattro decenni dopo la sua registrazione. Anche se ha raggiunto il numero tre della classifica Billboard top 100, BMI l’ha classificata come la 96a canzone più ascoltata alla radio nel ventesimo secolo, l’unica canzone in questa lista a raggiungere la top cento.

La rivista Rolling Stone ha classificato “Imagine” al terzo posto nella lista delle 500 migliori canzoni di tutti i tempi. Ho tralasciato molte grandi canzoni da questa lista.

Ognuno che leggerà queste righe è libero di aggiungere le canzoni che mancano e che preferisce. Ce ne sono tante ancora, ma riascoltare queste venti non può che farvi bene.

ottobre 7, 2011

Dieci anni di guerra in Afghanistan.

Il 7 ottobre del 2001, dieci anni fa, cominciava in Afghanistan una guerra dichiarata dagli Stati Uniti e dal Regno Unito allo scopo di combattere l’organizzazione terroristica al Qaida, che grazie al sostegno dei talebani aveva fatto del paese asiatico il suo rifugio e la sua base operativa. Meno di un mese prima gli Stati Uniti erano stati colpiti dal più grave attentato della loro storia, quando tre voli di linea erano stati dirottati e fatti schiantare sulle due torri del World Trade Center e sul Pentagono (un altro avrebbe dovuto colpire Washington ma si schiantò in Pennsylvania grazie all’intervento dei suoi passeggeri). Gli attentati erano stati organizzati e rivendicati da al Qaida e dal suo leader Osama bin Laden.

Alla missione partecipavano quindi decine di paesi, tra cui Germania, Francia, Italia, Polonia, Romania, Turchia, Australia, Spagna, Albania, Belgio, Canada, Repubblica Ceca, Norvegia.

Non esistono stime precise e univoche delle persone morte in Afghanistan dall’inizio della guerra a oggi. Il numero dei civili uccisi in dieci anni oscilla tra le 15 e i 35 mila. Un rapporto delle Nazioni Unite del 2009 dava ai talebani la responsabilità del 76 per cento dei civili uccisi in Afghanistan. Nel giugno del 2010 la guerra in Afghanistan è diventata la guerra più lunga mai combattuta dagli Stati Uniti, superando la durata della guerra in Vietnam. Dopo aver ultimato il ritiro delle truppe da combattimento in Iraq, Barack Obama ha fissato le date del ritiro anche per l’Afghanistan: 10.000 soldati americani dovrebbero lasciare l’Afghanistan entro la fine del 2011, altri 23.000 dovrebbero farlo entro la fine del 2012.

Fino alla prossima guerra.

aprile 24, 2010

Buonanotte compagni.

Marvin gaye nel maggio 1971 pubblica Wath’s Going on un album scitto dopo che Ronald Benson dei four topss gli ha raccontato cosa sta succedendo in Europa. E’ un album che parla di guerra, di tossicodipendenza, di ambiente dei ghetti urbani delle città americane.

Il successo commerciale e critico dell’album fu immediato. Rimase per oltre un anno nella classifica degli album pop di Billboard e le vendite superarono i 2 milioni di copie fino alla fine del 1972, diventando così l’album del cantante con le migliori vendite fino a quel momento. Inoltre What’s Going On ricevette anche i migliori punteggi da varie riviste musicali e non, tra le quali Time, Rolling Stone (per il quale diventò Album dell’anno), The New York Times e Billboard, che gli attribuì il Billboard Trendsetter Award del 1971. Dal 2003 è entrato a far parte della lista dei 500 migliori album secondo Rolling Stone, posizionandosi al numero 6, e la title track si posizionò invece al numero 4 della lista dei 500 migliori singoli di tutti i tempi. Un sondaggio del 1999 condotto dal giornale inglese Guardian/Observer lo nominò Miglior album del 20esimo secolo.

aprile 15, 2010

Buonanotte compagni 2.

Ritorna Vetrano
Donovan ci parla della falsa libertà (come nell'Italia di Berlusconi) Catch the wind

“Io non voglio falsa libertà!
Il Vietnam è il vostro gioco più nuovo/giocate con la vostra Regina più nera/Siano maledette le vostre anime e i vostri ghigni/ io resisto con un sogno che svanisce”.
Sono parole tratte da The ballade of a crystall man che lo scozzese Philip Leitch, noto come Donovan, scagliò dai sobborghi di Glasgow contro la guerra nel Vietnam!
Per i giovani britannici degli anni '60, Donovan rappresentò la quintessenza degli ideali hippie. Il suo stile dolce e folk riflette gli ideali di pace e amore. I suoi esperimenti con la musica orientale esprimono la passione degli hippie per le religioni orientali.
Fu in un primo tempo accostato a Dylan: ma Dylan è stato un realista spietato, Donovan, invece è rimasto un sognatore a occhi aperti, l’uomo che in Catch the wind tenta di acciuffare il vento e, quando il tramonto impallidisce il cielo, cerca di nascondere il tempo, dietro il sorriso della donna che ama.
marzo 27, 2010

Buonanotte compagni, un’altra volta.

Geppino ci manda un post e dal momento che questa sera preso da nostalgia avevo saltato la mia personale storia del rock, grazie a Geppino riprendiamo quel filo ideale. Compagni questo è un blog e quindi ha le regole che ci diamo, cioè nessuna.

Caro Beppe, Child In Time è il pezzo più famoso dei Deep Purple e, sicuramente, una delle canzoni più famose degli interi anni ’70. La canzone è un capolavoro di virtuosismo tecnico e vocale, ma anche una delle più famose grida contro la guerra a riprova della capacità della band di saper scrivere testi concreti e immaginifici allo stesso tempo. “Child in Time” è una ballata blues in continuo crescendo grazie alle progressioni vocali e strumentali che l’hanno resa famosa, nelle quali la band si lancia in lunghe parti solistiche. L ’ orrore della guerra ispira questo brano del 1970: la guerra cieca, la guerra fredda, il Vietnam; la guerra che non può essere raccontata con le fanfare, le bandiere al vento e i soldati in parata; la guerra che è sangue, pezzi di carne smembrata, uomini che si uccidono per non essere uccisi , fuoco e fiamme, proiettili vaganti . Quel dolce bambino nel tempo forse capirà qual è il confine tra bene e male, tra un pallottola vagante e l’altra. Cerca di spiegarglielo Ian Gillan con la sua voce, con i suoi acuti disumani….. come la guerra! Child in Time – Deep Purple di Blackmore/Gillan/Glover/Lord/Paice Testo della canzone (traduzione italiana) La storia di un perdente – potresti essere tu stesso. Bambino dolce, col tempo vedrai il segno Il segno del confine tra il bene e il male Vedrai l’uomo cieco che spara sul mondo Proiettili vaganti che causano delle perdite Se sei stato cattivo, Signore scommetto che lo sei stato, E non sei stato colpito dal piombo vagante E’ meglio che chiudi gli occhi e abbassi la testa E aspetti i colpi di rimbalzo.” A proposito, giusto per svergognare un pò il compassato compagno Vetrano, vi faccio sapere che suona bene la chitarra, specie dopo una buona bevuta. hai capito?