Posts tagged ‘golfo del messico’

aprile 21, 2012

Two Years After the BP Oil Spill: IS THE GULF ECOSYSTEM COLLAPSING?

If you still don’t have a sense of the devastation to the Gulf, American reporter Dahr Jamail lays it outpretty clearly:

“The fishermen have never seen anything like this,” Dr Jim Cowan told Al Jazeera. “And in my 20 years working on red snapper, looking at somewhere between 20 and 30,000 fish, I’ve never seen anything like this either.”

Dr Cowan, with Louisiana State University’s Department of Oceanography and Coastal Sciences started hearing about fish with sores and lesions from fishermen in November 2010.

Cowan’s findings replicate those of others living along vast areas of the Gulf Coast that have been impacted by BP’s oil and dispersants.

Gulf of Mexico fishermen, scientists and seafood processors have told Al Jazeera they are finding disturbing numbers of mutated shrimp, crab and fish that they believe are deformed by chemicals released during BP’s 2010 oil disaster.

Along with collapsing fisheries, signs of malignant impact on the regional ecosystem are ominous: horribly mutated shrimp, fish with oozing sores, underdeveloped blue crabs lacking claws, eyeless crabs and shrimp – and interviewees’ fingers point towards BP’s oil pollution disaster as being the cause.

continua su:http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=30395

febbraio 28, 2012

Marea Nera. Il processo del secolo a due anni dal disastro.

Quei momenti angosciosi ci tornano in mente perché si sta per aprire il “processo del secolo” che mette alla sbarra Brithish Petroleum (BP) ma anche Transocean (proprietaria della piattaforma Deepwater Horizon, che BP affittava per mezzo milione di dollari al giorno) e Halliburton (l’azienda il cui cemento avrebbe dovuto sigillare il pozzo, ma c’è chi sostiene che fosse di qualità scadente).

Si parla di indennizzi miliardari – tra i 25 e i 50 miliardi di dollari – ma sono conti che si fanno sempre alla fine. Nel caso del processo alla Exxon Valdes, la Exxon (Esso…) alla fine pagò solo il 10 per cento della multa inizialmente disposta (da 5 miliardi a 507 milioni di dollari). Mentre lassù, in Alaska, ci sono ancora popolazioni di uccelli e pesci che pagano le conseguenze di quel disastro. Per non parlare del caso Haven, esplosa davanti Genova nell’aprile 1992, dove alla fine, i risarcimenti non coprirono nemmeno i costi pagati dallo Stato italiano per fronteggiare le emergenze.

ottobre 31, 2011

Rapporto finale sulla marea nera nel Golfo del Messico: è il più grave disastro petrolifero offshore.

marea nera del Golfo del Messico

La marea nera nel Golfo del Messico, provocata dalla BP nell’aprile del 2010, è il più grave disastro petrolifero occorso ad una piattaforma offshore. L’esplosione della Deepwater Horizon ha provocato undici morti tra gli operai della compagnia, centinaia di vittime tra gli uccelli marini, le tartarughe ed i cetacei, perdite economiche ed ambientali per 30-40 miliardi di dollari.

Senza contare i danni a medio e lungo termine sugli ecosistemi, al momento incalcolabili. Un vero e proprio ecocidio che poteva essere scongiurato con piani di emergenza adeguati e misure di prevenzione che avrebbero impedito l’esplosione della piattaforma Deepwater Horizon. Esplosione che ha causato la dispersione di quasi 5 milioni di barili di petrolio nel Golfo del Messico.

Il rapporto della Oil Spill Commission punta il dito contro le compagnie petrolifere coinvolte ma anche contro l’assenza di controlli del Governo. Le istituzioni governative e le aziende petrolifere erano impreparate a far fronte ad un incidente di così grave entità in acque profonde. E lo sono ancora, ndr. La OSC chiede l’istituzione di un organo indipendente preposto alla sicurezza delle trivellazioni petrolifere offshore.

ottobre 10, 2010

Petrolio: sicontinua a perforare nel golfo del Messico.

PETROLIO. Proseguono gli investimenti e le perforazioni ultra profonde nel Golfo del Messico e a largo di Cuba, nonostante la moratoria Usa. Gli ambientalisti: «L’unica trivellazione buona è quella non eseguita».

«Un nuovo pozzo in acque ultra profonde sta per essere trivellato nel mare del Golfo del Messico». A dare l’annuncio è il governo di Cuba, che assegnerà l’appalto alla compagnia spagnola Repsol, che già aveva svolto gli scavi esplorativi nel 2004. Secondo gli esperti questo pozzo, i cui lavori inizieranno il prossimo anno, raggiungerà i 1700 metri, una profondità ardita, superiore allo sventurato pozzo di Macondo dove un malfunzionamento all’impianto ha causato lo scorso 20 aprile 11 morti e una delle più gravi catastrofi ambientali della storia americana.  Il giacimento è localizzato a 22 chilometri dalle coste dell’Havana e  a 80 km a sud delle Marquesas Keys, una delle isole più belle dell’arcipelago della Florida meridionale. Le trivelle non entreranno in funzione prima della fine del 2011, ma intanto gli ambientalisti messicani e americani sono in allarme, segno che rimane altissima la paura legata a nuovi disastri durante perforazioni ad elevate profondità.

settembre 19, 2010

Un’immensa moria di pesci nel Golfo del Messico.

Questo scempio di pesci (immagine a lato) che sembra uno stradone asfaltato pieno di crepe, molto probabilmente è stato causato dalla perdita di petrolio della Deepwater Horizon.

Centinaia di migliaia di pesci morti affiorati sulle acque di Bayou Chaland, nella contea di Plaquemines Parish, Louisiana, uno dei primi tratti di coste investiti lo scorso aprile dal petrolio della Deepwater Horizon.    

La guardia costiera ha avvistato questa carneficina già una settimana fa. Salmoni, trote, granchi, scorfani, gamberi e anguille d’acqua dolce, ma anche un cucciolo di balena. E’ il quarto mammifero marino morto nelle acque nere del Golfo del Messico in quattro mesi senza che se ne conosca la vera causa. 

Secondo i biologi se la moria dei pesci ha che fare con la marea nera è ancora da verificare, ma l’ipotesi più credibile è che i pesci siano rimasti intrappolati nella bassa marea con poco ossigeno a disposizione e nel Golf, secondo un rapporto dell’Environmental Protection Agency e Atmospheric Administration, la quantità di ossigeno è diminuita del 20%. Il sospetto è che possa ricollegarsi al petrolio riversato in mare dalla piattaforma petrolifera della Bp, ma non ci sono certezze. I danni ambientali accertati sino ad oggi sono inferiori alle previsioni, anche se tutti gli scienziati avvertono che bisognerà aspettare del tempo per valutae bene cosa sià in realtà successo, specie in fondo al mare.

agosto 5, 2010

Marea nera : nulla sarà come prima.

Malgrado la marea nera sembra essersi arrestata, nel golfo del Messico e al largo delle coste della Florida, nulla sarà più come prima: ci vorranno perlomeno dai 30 ai 50 anni per rimediare alle conseguenze del più grave disastro ecologico nella storia degli Stati Uniti d’America.

In quasi quattro mesi le acque del Golfo hanno inghiottito l’equivalente di 5 milioni di barili di greggio, su cui, nel tentativo di salvare il salvabile,  sono stati riservati 7 milioni di litri di solventi. 

Per gli ambientalisti, quello che non si vede non è scomparso.

Quel subdolo liquido scuro, così vitale per la nostra vita tanto da essere definito oro nero, che a 1500 metri di profondità, fluendo nell’acqua schiarisce per la presenza di gas naturale, sale in superficie scomponendosi in molecole piccolissime, penetrando nei meccanismi ecologici ancora più a fondo, tramandandosi nelle catene alimentari dei vari organismi. Non è un caso se nel Golfo le valve dei coralli non riescono più ad attecchire e a mantenere in vita le colonie.   

Valutare l’impatto ambientale scaturito da questa grave impudenza umana, che ha coperto la superficie di oltre 1500 chilometri quadrati, ora è molto difficile.

Ancora oggi, in Alaska, sin da quando nel 1989 avvenne l’incidente della petroliera Exxon Valdez, che, sempre per grave impudenza umana andò a cozzare contro una barriera corallina al largo della costa, e dove trovarono la morte centinaia di uccelli, lontre e foche soffocate dalle acque nere, gli animali, continuano ad ingerire rifiuti tossici.(prof. echos)

agosto 4, 2010

Marea nera: finalmente è finita.

L’operazione ”Static Kill” ha avuto successo e il pozzo sottomarino Macondo, all’origine della marea nera nel Golfo del Messico, e’ stato chiuso. Lo ha dichiarato la Bp.

luglio 19, 2010

Marea nera. non si ferma la perdita.

Dopo le  dichiarazioni con cui la BP annunciava trionfalmente di aver arrestato la marea nera è stato necessario fare un passo indietro. Infatti gli ingegneri della BP hanno scoperto una fuga di petrolio ai margini del pozzo danneggiato nel Golfo del Messico, che potrebbe essere dovuta al tappo calato la settimana scorsa per impedire al greggio di sgorgare in mare. Lo hanno detto ieri le autorità americane. Alcune ore prima, la compagnia britannica aveva auspicato che il dispositivo per otturare il pozzo, in funzione da giovedì, potesse tenere fino al completamento di un pozzo secondario, atteso per agosto, capace di contenere definitivamente la marea nera. La Bp ha annunciato oggi di avere speso 3,95 miliardi di dollari per contenere il disastro. Sono ormai tre mesi che nel golfo del Messico .si risversa questa inarrestabile marea nera.

luglio 15, 2010

Marea nera: non si ferma la perdita.

Una fuga di petrolio da un condotto ha costretto la Bp a rinviare il cruciale test sul nuovo tappo che dovrebbe bloccare la marea nera nel golfo del Messico. Lo ha annunciato la stessa compagnia. Devono così fermarsi nuovamente, dopo il precedente rinvio di 24 ore, le operazioni avviate dalla Bp con il beneplacito del governo per il cruciale test sulla nuova struttura di contenimento installata lunedì scorso e che potrebbe fermare la perdita del pozzo Macondo nel Golfo del Messico. Il test era partito quando la Bp avevachiuso i tubi che aspirano il greggio sulle navi di appoggio in modo che l’intera forza del getto di petrolio finisse nel nuovo tappo. Robot sottomarini avevano poi cominciato a chiudere molto lentamente e a una a una le tre aperture del tappo da cui usciva il petrolio. L’obiettivo del nuovo test è riuscire a bloccare completamente il getto di petrolio, sorvegliando nel contempo i livelli della pressione che si formano dentro la ‘cupola’.

luglio 11, 2010

Saipem: nuovi contratti nell’off shore per un miliardo di euro. Giallo sul Golfo del Messico…

Saipem, società del gruppo Eni specializzata nella realizzazione di pozzi petroliferi on shore e off shore e nell’erogazione di servizi alle imprese operanti nel settore petrolio e gas, ha annunciato di essersi aggiudicata una serie di importanti commesse all’estero per un valore totale di circa un miliardo di euro.

Le aree interessate dai contratti sono il Caspio, Kazako ed Azero, il Brasile, il Medio Oriente, l’Africa Occidentale, il Mare del Nord e il Messico. I lavori vengono ben descritti da un comunicato stampa ufficiale dell’azienda ma, stranamente, non vi sono dettagli sui contratti riguardanti il Messico.

Ancora più strano che l’agenzia Agi Energia, di proprietà dell’Eni, del comunicato trasmetta solo una stringatissima sintesi (seguita da tre puntini di sospensione) mentre di solito procede al classico copia e incolla dell’intero comunicato stampa. Che tipo di attività svolgerà Saipem in Messico? Si sa solo che saranno off shore, cioè nel golfo