Posts tagged ‘giuseppe saragat’

aprile 19, 2022

LA NEUTRALITA’ ATTIVA DI RICCARDO LOMBARDI.

di Giuseppe Giudice

Il caro compagno Lombardi ha sempre avuto una posizione neutralista in politica estera. Era la sua posizione nel 1948 , alternativa sia al frontismo di Nenni e Morarandi, da un lato, che all’atlantismo di Saragat (che fino a tre anni prima era anch’egli neutralista). Era la posizione di molte parti della socialdemocrazia europea. La posizione di Kurt Schumacher , che rifondò la SPD nel 1945 (dopo aver trascorso 13 anni in un lager nazista); era la posizioone di una parte consistente (Bevan, Foot) del laburismo inglese. Nenni giustificò il suo filo-sovietismo nel nome del concetto di “unità di classe” . In quella fase , secondo lui, la unità della classse operaia imponeva lo schierarsi con l’URSS. Indubbiamente, quella posizione, sacrificò moltissimo alla autonomia ed alla specificità socialista, nella sinistra. Ma consentì di far mantenere un forte radicamento operaio e popolare al PSI, che pose le basi dell’autonomismo socialista dopo i fatti d’Ungheria. Anche se , per pagare pegno all’entrata nel governo di centro-sinistra , il PSI accettò la la NATO intesa come alleanza geograficamente e politicamente limitata. Del resto Berlinguer 13 anni dopo , accettò l'”ombrello protettivo della Nato”. C’è comunque da sottolineare che il PSI si mantenne molto distante dall’Atlantismo ideologico” del PSDI. Che fu una delle cause del fallimento dell’unificazione. Lombardi comunque continuò a rimanere sostanzialmente un neutralista. Ma in cosa consisteva il neutralismo di Lombardi? Era innanzi tutto un netto rifiuto dell'”atlantismo ideologico”, come “scelta di civiltà” (quella idea che ha portato alla mistificazione dell'”esportazione della democrazia”). Vi era in lui l’idea che europeismo ed atlantismo erano progetti contraddiottori, in quanto sanciva la piena subordinazione dell’Europa Occidentale agli USA non solo sul piano militare ma anche sui quello ideologico. E comunque Lombardi era un socialista occidentale ma non atlantico. Vedeva bene la differenza tra il concetto di occidente radicato in Europa, e quello declinato dagli USA. E vedete , non esiste neanche, una unità anglosassone. Questa era una idea dei conservatori da Churchill al Johnson. Non dei socialisti inglesi. Se è vero che il liberismo nasce in Inghilterra (ma ancora prima in Olanda), in questo paese (contemporaneamente alla Francia) nasce il movimento operaio e socialista. Nasce il movimento sindacale. La GB laburista vara il welfare universalistico, pubblico e gratuito, l’economia mista, la programmazione economica frutto della scuola post-keynesiana di Cambridge. Sviluppa il concetto di democrazia industriale. Nulla di più lontano dal modello economico e sociale USA. Ma torniamo a Lombardi. La sua idea di neutralismo era sostanzialmente vicina a quelli attuati dalla Svezia e dell’Austria socialdemocratiche. Nell’occidente, ma fuori dalla Nato. Vedeva, inoltre nell’Europa Occidentale il luogo privilegiato dove avviare una transizione democratica al socialismo, tramite un modello alternativo nel modo di produrre e consumare, che avrebbe reso possibile lo sviluppo del Terzo Mondo, ponendo fine allo sfruttamento imperialistico delle risorse. Anche se non accettò mai le ipotesi terzomondiste , il III mondo rimase sempre un oggetto costante di interesse. Per ultimo: Lombardi fu uno dei critici più acuti del leninismo e dei suoi sviluppi. Era un marxista laico ed eterodosso. La sua critica ai regimi sovietici si fondava non solo sul carattere dispotico e dittatoriale di quei sistemi, ma cercava di individuarne le basi strutturali. In definitiva l’URSS e i satelliti non erano paesi socialisti. Ma regimi di classe, fondate sul dominio organico di classe della burocrazie e della nomenclatura sulla società e l’economia…un tesi che richiama la previsione di . In conclusione, il neutralismo di Lombardi, oggi lo porrebbe in netta antitesi al ritorno all'”atlantismo ideologico” , quello che ha portato l’allargamento della Nato ad est (in cui è forte la componente relativa ai profitti fatti con la crescita delle spese militari), contro la subalternità dell’Europa agli USA. Senza alcun dubbio Lombardi sarebbe stato un critico feroce del regime reazionario, neo-zarista e del capitalismo oligarchico di Putin. Avrebbe condannato in modo netto l’invasione dell’Ucraina (ma, se mi consentite non avrebbe avuto fiducia in Zelensky). Anche se avrebbe riconosciuto il diritto di resistenza, sarebbe stato , senza alcun dubbio contrario all’escalation militare , ed al bellicismo di certi paesi europei. E per una soluzione negoziata del conflitto. Avrebbe visto , con chiarezza, che l’alternativa sarebbe stata la III guerra mondiale.

agosto 7, 2021

RICORDO DI OTTO BAUER.

di Giuseppe Giudice

Un grande militante , intellettuale e dirigente socialista austriaco. Uno dei principali esponenti di quell’Austromarxismo (il nome fu dato loro , se non erro, dal socialista americano Boudin – loro non si definirono come tali). Che poi fu la maggiore espressione teorica e politica di quella “socialdemocrazia di sinistra” che ebbe notevole influenza su tutte le correnti di sinistra dei partiti socialisti. Marcando una posizione di critica radicale alla socialdemocrazia di destra tedesca (quella di Ebert e Noske, per intenderci), e nel contempo contestando la deriva burocratica, dittatoriale ed autoritaria del bolscevismo. Ma di questo abbiamo già parlato. Otto Bauer fu indubbiamente un grande leader politico, di vastissima cultura. Cresciuto con gli altri suoi compagni Fritz e Max Adler, nella Vienna dei primi del 900. Uno straordinario crogiuolo di culture , movimenti artistici , nuove scienze e filosofie. Basti pensare all’empiriocriticismo, alla Psicanalisi (da Freud ed Alfred Adler), alle avanguardie artirtische nella musica , nella pittura , nella letteratura. In questo brodo di cultura emerge la peculiarità del marxismo dei socialisti austriaci. Che rifiutarono sia una lettura positivista sia quella hegeliana, del marxismo stesso. Ciò non va confuso con il “revisionismo” di Berstein (verso cui Bauer fu sempre critico) , ma il rifiuto del marxismo come concezione del mondo; no un marxismo evolutivo e ripensato come “sociologia” o per usare le parole di Max Adler : il materialismo storico come “scienza sociale mediante esperienza”. Insomma il marxismo come strumenti di analisi critica delle contraddizioni del capitalismo come base per un socialismo come progetto etico-politico. Una chiara “terza posizione ” tra il doppio determinismo , sia della II che della III Internazionale. E comunque gli austromarxisti ebbero una influenza importante anche in molti intellettuali e politici socialisti italiani negli anni dell’esilio o della prigione. Addirittura in personaggi diversissimi come Morandi e Saragat. Del resto il Saragat degli anni Trenta, attento lettore di Marx (lesse tutte le sue opere in tedesco) ebbe una forte influenza da parte di Bauer (che conosceva personalmente) essendo stato in esilio a Vienna dal 1924 al 1930. Era il Saragat che contstava le derive parlamentaristiche dei riformisti e il velleitarismo astratto dei massimalisti. Un nuovo socialismo sarebbe dovuto andare oltre riformismo e massimalismo. Ma era il Saragat che , con Nenni , firmò il Patto di Unità D’Azione con i comunisti. Non certo certo il Saragat ultratlanitista del dopo 1948 e totalmente subalterno a De Gasperi. Irriconoscibile rispetto a quello di di dieci anni prima, Ma non mi interessa parlare di Saragat. Torniamo a Bauer. Merito suo e dei suoi compagni fu quello di aver costruito un partito fortemente radicato nella classe operaia e nei ceti popolari. Con un rappoprto fecondo con il sindacato e le altre forme di autorganizzazione sociale. A Vienna (che era città land) costruirono uno dei progetti più arditi ed ampi di edilizia popolare (la Karl Marx Offe) negli anni 20. Organizzavano concerti per gli operai. Un grande partito socialista. Ma in un piccolo paese , dove la parte occidentale (Tirolo, Carinzia) era ultra reazionaria. E dopo la crisi del 29, venne alla ribalta un personaggio come Dolfuss, un clerico-fascista, che attuò un colpo di stato e fece bambardare la “Karl Marx Hoffe dove gli operai socialisti si rivoltarono contro il colpo di stato, e diedero un grande tributo di sangue. I dirigenti del partito andarono in larga parte in esilio. Bauer andò in Cecoslovacchia e poi a Parigi dove morì nel 1938. Inchiniamoci alla memoria di questo grande compagno.

giugno 5, 2013

Allora era considerato un conservatore.