Posts tagged ‘giuseppe conte’

aprile 5, 2020

Scalate ostili, Conte pronto al decreto:scudo su Eni, Enel, Generali, Leonardo

Il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica sollecita il governo a trovare soluzioni per evitare che aziende estere possano approfittarsi del Coronavirus e mettere in difficoltà le realtà industriali e finanziarie italiane. E così, secondo i rumors, il premier Giuseppe Conte ha deciso di tornare sulla questione della difesa delle aziende strategiche nazionali da possibili scalate ostili e nell’informativa alle Camere sul dl Cura Italia annuncia l’intervento nel prossimo provvedimento economico del governo, denominato decreto Aprile.

A corollario di ciò, scrive il Giornale, il Copasir ha invitato il presidente del Consiglio a individuare per essi indicazioni specifiche e ad assumerne in modo costante i flussi informativi utili al formarsi delle opzioni politiche sempre considerandone gli specifici compiti definiti per legge, ovvero attenendosi alle peculiarità distinte e non interpretabili tra agenzie di intelligence ed organi di analisi e coordinamento. In questo momento le aziende italiane che rischiano di più sono Eni, Enel, Assicurazioni Generali, Leonardo. Realtà che vanno tutelate con ogni mezzo dalla prospettiva che possano finire in borsa a prezzi di saldo ed essere acquistate da sciacalli esteri che si approfitterebbero.

aprile 4, 2020

Coronavirus: perché i contagi non calano?

Il numero di nuovi positivi si riduce con andamento lento e incostante, i morti sembrano assestati sugli stessi numeri ormai da settimane: perché in Italia i contagi non calano?

Coronavirus: perché i contagi non calano?

I dati diffusi ieri dalla Protezione Civile, ed etichettati ancora come stabili, riportano nuovi positivi che segnano quota 2.339 unità, in calo leggerissimo rispetto ai 2.477 del 2 aprile, e contro i 2.937 del 2 aprile e i 2.107 del primo aprile.

Per quanto riguarda invece i decessi, non è purtroppo possibile parlare neanche di un vero calo, visto che i 766 morti di ieri sono superiori ai 760 del 2 aprile e seguono un andamento che non accenna a un’inversione di trend.

Se da una parte rincuora il notevole abbassamento dei ricoveri in terapia intensiva e un sistema sanitario che può almeno parzialmente tirare il fiato, dall’altra in molti fanno grossa fatica a intravedere anche solo uno spiraglio di luce alla fine di questo lungo tunnel.

Forse si tratta di un andamento prevedibile, ma le dichiarazioni contrastanti in arrivo anche dai vertici – vedi la cosiddetta fase due datata al 16 maggio da Borrelli e la sua successiva smentita – non fanno che amplificare la confusione e la sfiducia del momento.

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Le comunicazioni governative degli ultimi giorni invitano i cittadini a non modificare nessuna delle abitudini introdotte dalle restrizioni, vista una stabilizzazione che non garantisce ancora certezze o possibilità di “abbassare la guardia”.

La stessa Protezione Civile ha ammesso nelle ultime ore che non si può ancora parlare di un calo sensibile, e alterare lo scenario di lockdown sarebbe prematuro e altamente deleterio.

Lockdown che adesso segna una scadenza molto, troppo vicina, indicata al 13 aprile, e che ha portato in molti a manifestare dubbi e perplessità. Il prolungamento imposto dal nuovo DPCM è parso ai più un temporeggiamento, volto a cercare di inquadrare una situazione non chiara.

A testimonianza di ciò, comunicazioni dai vertici che troppo spesso risultano in pieno contrasto; a partire dalla ormai famosa circolare sulle passeggiate genitori-figli, che lo stesso premier Giuseppe Conte ha praticamente smentito in diretta nazionale.

Per concludere nelle ultime ore con il commissario Borrelli, che prima ipotizza una data della cosiddetta ’Fase 2’ al 16 maggio, poi torna sui suoi passi per precisare che oltre al 13 aprile ufficialmente segnalato non esiste nessun’altra certezza.

Quello che appare evidente, al momento, è che la situazione è ben lontana da una svolta anche parziale, come indirettamente confermato dalle ultime dichiarazioni del commissario per l’emergenza Domenico Arcuri, che ha parlato di un semplice contenimento che non permette ancora di cantare vittoria:

“La nostra battaglia contro il coronavirus prosegue senza sosta, ma dobbiamo evitare di pensare che stiamo vincendo: gli indicatori ci dicono solo che stiamo cominciando a contenerne la portata. La sua dimensione, seppure non uniforme, è ancora rilevante. Bisogna astenersi dal pensare che sia già arrivato il momento di tornare a normalizzare comportamenti”.

aprile 4, 2020

Fatti non parole!

Quando c’è stato da criticare lo abbiamo fatto.

Quando lo abbiamo visto salire per la prima volta al Quirinale per ricevere l’incarico di Presidente del Consiglio ci siamo chiesti, in tanti, chi fosse. “Un burattino di Salvini e Grillo”, abbiamo pensato.

Poi, quel giorno di agosto, quando Salvini capendo di aver commesso un’idiozia ha cercato di ritornare sui suoi passi e non far più cadere il governo, Conte ha dimostrato a lui e al Paese tutta la sua dignità: “Se non vuoi più chiedere le miei dimissioni, allora le dimissioni le do da me”.

L’altro ieri Giuseppe Conte ha ceduto.

Il premier che non urla, che non fa il clown, che non fa slogan, che mantiene la calma, che resta impassibile e ha creato un modello di lotta alla pandemia oggi imitato in tutto il pianeta, ha ceduto.

Intervistato sul momento più difficile di questa emergenza ha ricordato le ore dei primi decessi.
E la ragione ha ceduto all’emozione.

Tutto il coinvolgimento emotivo che sta patendo da settimane, tra persone da salvare, un Paese da tenere in piedi mentre politici senza scrupoli cercano di scatenargli l’Italia contro bufale, manipolazioni, è venuto fuori.

L’espressione di quell’uomo sul punto di piangere è l’espressione di una persona che sta semplicemente facendo il meglio che può.
Senza calcoli elettorali, senza avere la pretesa di possedere la verità.

Oggi al suo posto avremmo potuto avere qualcuno che senza esitazione avrebbe sfruttato il dramma per elevarsi a difensore della Patria.

Avremmo vissuto in uno show perenne.

Invece abbiamo alla guida del Paese un uomo rispettoso delle istituzioni, che lavora incessantemente per il paese anziché per il partito.

E che merita, almeno per quel che mi riguarda gratitudine.

(Trovato sul web ma è sostanzialmente quello che penso. Al di là della politica. È una questione umana)

L'immagine può contenere: 1 persona, possibile testo seguente "LACRIME DI DIGNITÀ"
marzo 30, 2020

Coronavirus, ecco quanto spetta a ogni Comune dall’ordinanza della Protezione Civile

Coronavirus, ecco quanto spetta a ogni Comune dall'ordinanza della Protezione Civile

Come annunciato nell’ultima conferenza stampa tenuta dal premier Giuseppe Conte, con un’ordinanza della Protezione Civile sono da subito a disposizione dei circa 8.000 comuni italiani 400 milioni per sostenere le famiglie e i soggetti in difficoltà economica a causa del coronavirus.

A questi soldi poi verranno aggiunti dal governo i 4,7 miliardi del fondo di solidarietà, che saranno anticipati e versati ad aprile invece che a maggio. Una scelta questa dettata dal crescente numero di persone che al momento si trovano impossibilitate a reperire generi di prima necessità.

Lo Stato assegnerà a ogni Comune una determinata cifra, ma saranno poi i sindaci ad assegnare questi fondi come meglio si ritiene per “l’acquisizione di buoni spesa utilizzabili per l’acquisto di generi alimentari presso gli esercizi commerciali contenuti nell’elenco pubblicato da ciascun comune nel proprio sito istituzionale”.

Nelle intenzioni del governo questi soldi sono una sorta di misura tampone straordinaria, in attesa che come previsto dal decreto Cura dal 15 aprile inizieranno a essere erogate tutte le misure di sostegno al reddito messe in campo per aiutare le fasce deboli.

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Quanto spetta ai Comuni dalla Protezione Civile

Oltre ai 4,7 miliardi del fondo di solidarietà che arriveranno ad aprile invece che a maggio, gli ulteriori 400 milioni ai Comuni previsti dall’ordinanza della Protezione Civile sarebbero già a disposizione dei sindaci.

Per dividere i 400 milioni tra i vari Comuni per l’80% del totale è stato adottato il criterio della proporzionalità in base al numero degli abitanti, mentre il restante 20% andrà dove c’è un reddito pro capite più basso.

Elenco soldi elargiti a ogni Comune dalla Protezione Civile

Secondo delle indicazioni di massima da parte del governo, questi 400 milioni serviranno a fornire buoni spesa di un valore tra i 25 e i 50 euro per ogni nucleo familiare, in attesa che il 15 aprile arrivino gli assegni da 600 euro previsti dal decreto Cura.

La decisione di quanto e a chi destinare sarà presa però dalle varie amministrazioni comunali, che avranno la totale autonomia nel decidere come utilizzare questi soldi previsti dal decreto della Protezione Civile.

marzo 28, 2020

Si chiama solidarietà!

Cecile Kyenge è stata per oltre un anno Ministro della Repubblica Italiana.
E da oggi è uno dei medici che si sono offerti in prima linea nel Padovano per combattere il coronavirus.

Da Ministro, per il colore della sua pelle Cecile Kyenge è stata massacrata senza tregua, soprattutto dalle parti della Lega Nord che allora aveva ancora e solo nel Nord tutta la sua forza.

Roberto Calderoli la definì un Orango.
E vi risparmio gli orribili appellativi e insulti della cosiddetta “base” della Lega Nord in quei mesi.

Però oggi Cecile Kyenge prende servizio in uno dei cuori del contagio.
Nel profondo Nord.
In quel Nord affollato di leghisti che l’hanno odiata, insultata, offesa, disprezzata, umiliata per il colore della sua pelle.

Oggi Cecile Kyenge rischia la vita per curare quel popolo che ama e ha servito.
Senza fare distinzioni tra chi l’ha odiata e chi no, chi l’ha insultata e chi no.

Il suo compito sarà quello di trovare i contagiati a casa.
Probabilmente ad aprirle la porta di casa sarà anche qualcuno che ha fatto della sua vita un inferno.
E lei gli sorriderà lo stesso.
E si prenderà cura di loro.

Perché questo è il suo paese, questa è la sua gente, questo è il suo lavoro e questa è l’umanità che vince sull’odio.

Buon lavoro dottoressa.
E grazie.

Cathy La Torre

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marzo 27, 2020

Coronavirus, bollette sospese per 2 mesi. Stop anche al canone Rai

Dopo il decreto legge del Governo l’Autorità per l’energia studia le modalità della sospensione. Nella norma spunta anche il rinvio del pagamento per l’abbonamento tv

di Celestina Dominelli

Cosa sappiamo finora del Coronavirus

3′ di lettura

L’articolo è stato pubblicato il 28 febbraio quando l’emergenza coronavirus era appena esplosa e il governo aveva previsto lo stop delle bollette per gli undici Comuni della zona “rossa”. Sulla sospensione delle bollette è in corso una valutazione.

Il primo passo per contrastare gli effetti della diffusione del coronavirus, l’ha fatto il Governo che, con il decreto approvato venerdì 28 febbraio dal Consiglio dei ministri, ha disposto la sospensione delle bollette di luce, gas, acqua e rifiuti fino al prossimo 30 aprile per i Comuni interessati dalle misure urgenti di contenimento del contagio da Covid-19non più 6 mesi, quindi, come era emerso in una prima versione del provvedimento, ma uno stop più limitato nel tempo su cui ora dovrà lavorare l’Autorità per l’energia, le reti e l’ambiente (Arera). La misura,infatti, non è nuova ed è già stata adottata anche in occasione dei terremoti che hanno colpito negli ultimi anni alcune aree del Paese.

Il modello applicato per terremoti e alluvioni
Il meccanismo, dunque, messo in pista dall’Authority presieduta da Stefano Besseghini potrebbe essere molto simile anche se bisognerà tener conto di una differenza importante: diversamente da quanto accaduto in presenza di eventi sismici o altre calamità naturali, con forniture interrotte per via dei danni alle abitazioni, i consumi energetici in questo caso non hanno subito alcuna battuta d’arresto. Le modalità per garantire il beneficio ai Comuni colpiti dal propagarsi del coronavirus dovranno dunque assicurare il corretto bilanciamento tra l’esigenza di garantire una boccata d’ossigeno alle famiglie e alle imprese colpite dal contagio da Covid-19 e la necessità di salvaguardare la tenuta del sistema.

Besseghini: dall’Authority piena collaborazione istituzionale
Non a caso, Stefano Besseghini, presidente dell’Arera, interpellato dal Sole24ore.com, è molto chiaro a tal proposito. «Naturalmente – spiega – l’Autorità supporta sempre le azioni legate alle emergenze nazionali, in un’ottica di piena collaborazione istituzionale.

Gli elementi tecnici che aggiungiamo come Arera servono a mantenere r azionalità e visione di lungo periodo, anche nei momenti di maggiore emotività».

L’Arera: da valutare gli effetti sull’equilibrio complessivo del sistema
Qualsiasi misura, chiarisce ancora Besseghini, «si applichi nei confronti di consumatori e imprese, infatti, produce effetti sull’equilibrio complessivo del sistema, che vanno previsti e misurati. A differenza di altre emergenze, come alluvioni e terremoti, non ci sono danni strutturali alle utenze e la continuità del servizio è assicurata. L’elemento da valutare in questi casi, come si sta facendo, è limitato ai rapporti contrattuali tra gestori e utenti e alle misure di riconoscimento della parte economica».

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L’Autorità studia il meccanismo per sospendere le bollette
I prossimi step saranno i seguenti: secondo quanto stabilisce lo stesso decreto del Governo, l’Autorità dovrà fissare con suoi provvedimenti la sospensione temporanea fino al 30 aprile dei termini di pagamento delle fatture e degli avvisi di pagamento emessi o da emettere, per gli undici Comuni interessati dalle misure urgenti varate nei giorni scorsi. Le amministrazioni, va ricordato, sono al momento dieci in Lombardia (Bertonico, Casalpusterlengo, Castelgerundo, Castiglione D’Adda, Codogno, Fombio, Maleo, San Fiorano, Somaglia, Terranova dei Passerini) e una in Veneto (V0’ Euganeo).

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Il nodo della rateizzazione
A questo primo tassello, dovrà poi seguire un secondo passaggio perché, entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto legge (in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale), l’Authority dovrà, sempre con suoi provvedimenti, disciplinare le modalità di rateizzazione delle fatture e degli avvisi di pagamento sospesi e, chiarisce ancora il Dl approvato dal Consiglio dei Ministri, dovrà individuare, «ove opportuno anche le modalità per la relativa copertura nell’ambito delle componenti tariffarie, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica».

Stop anche al canone Rai
Quanto al canone di abbonamento Rai, il cui pagamento, come noto, avviene ora nella bolletta elettrica, il decreto legge del Governo stabilisce che il pagamento avverrà senza sanzioni e interessi in un’unica rata con la prima bolletta utile dell’energia elettrica che scatterà dopo la sospensione e comunque non oltre il 31 dicembre di quest’anno.

Per approfondire:
 Cosa accadrebbe ai posti letto in ospedale se dilagasse il coronavirus?
 Coronavirus, cosa è lo smart working e la cassa integrazione su cui punta il decreto per le imprese

Fonte: il sole 24 ore
marzo 27, 2020

La fine della Europa a trazione Tedesca, e la rinascita della sovranita’ degli Stati, come strumento necessario al superamento della crisi .

di Franco Bartolomei

coordinatore nazionale di Risorgimento Socialista

https://www.sylviaknittel.de/wp-content/uploads/2016/08/20160814SKnittel-9.jpg

La dichiarazione di Draghi al Financial Time sulla necessita’ di mutare il modello economico liberista su cui e’ fondata la UE , fondata sulla limitazione del deficit e della spesa pubblica , verso un nuovo modello in cui lo stato recupera una sua piena centralita’ di spesa a debito per incentivare , proteggere , ristrutturare e rilanciare in funzione antirecessiva le strutture produttive , sostenendo la domanda e rilanciando la produzione , si traduce di fatto in un sostegno a Conte e alla lettera dei 9, ed è una posizione in linea con le scelte della Federal Reserve americana , che travalicano la contrapposizione Trump Biden

Siamo in presenza di una presa di posizione fortissima di attacco sostanziale alla politica europea della Germania ,che implica un sostanziale consenso sulla scelta della Brexit .

È una posizione tecnicamente motivata , che nel suo precipitato politico rafforza Conte nella sua trattativa con la Germania e con le autorita’ europee , al punto che allo stato attuale la UE se non dovesse accettare la lettera dei 9 potrebbe rischiare la sua dissoluzione.

La presa di posizione di Draghi segna un mutamento di orientamento di gran parte delle classi dirigenti sulla via da seguire per affrontare la crisi recessiva che si va aprendo con l’emergenza sanitaria globale in atto .

Ma Il vero crinale del mutamento e’ stato rappresentato ben prima della pandemia dalla Brexit .
La crisi del coronavirus segna quindi solo il momento della esplicitazione definitiva di questo nuovo orientamento del sistema secondo linee, che finora erano state solo parte, a vario modo e con diverse finalita’ , del patrimonio critico degli economisti Keynesiani , delle sinistre socialiste europee e della sinistra di massa latinoamericana nel suo complesso ,della parte piu’ avveduta del mondo sovranista e populista , anche in parte proveniente da destra , di parte della critica no global , ed al mondo cattolico legato a Francesco ,oltre a buona parte dell’economia manifatturiera e del mondo bancario minore ,piu’ attento alle economie territoriali , ad essa legato , che non erano piu’ considerate ,nella visione della economia globale finanziarizzata, trainanti per la crescita della ricchezza sociale nel tessuto economico del mondo sviluppato .

Li si sono spaccate verticalmente le classi dirigenti economiche e finanziarie globali , ed in particolare quelle direttamente nord atlantiche , e conseguentemente il sistema esistente, ormai in crisi strutturale , è stato messo in discussione frontalmente , direttamente dall’interno e dall’alto non appena la crisi pandemica ha reso le difficolta’ irreversibili . .

La spaccatura su cui Draghi prende oggi posizione con nettezza estrema riguarda la crisi profonda , all’interno del rapporto intercapitalistico occidentale , della fiducia incondizionata nei confronti del modello tedesco nella sua proiezione dominante con il resto delle economie europee , espresso nella logica di maastricht e nella stabilita’ forzata , attraverso i limiti di bilancio della moneta comune ,che ha costituito la causa sostanziale della Brexit , e la ragione della sua riuscita .

L’equilibrio sistemico non può più accettare L’ impostazione tedesca sul debito estesa a tutta l ‘ europa, in quanto e’ da un lato elemento recessivo della economia occidentale e dall’altro fonte di uno squilibrio eccessivo e non piu’ sostenibile a favore della sola economia tedesca .

Questa è la vera ragione , prima della Brexit ,e ora delle esplicite dichiarazioni di Draghi , che delineano il nuovo modello su cui l ‘occidente capitalistico si vuole andare a riorganizzare .

Nelle dichiarazioni di Draghi c’è quindi una enorme valenza geopolitica che sottende il ragionamento economico e finanziario .

Da qui nasce la forza politica di Conte , ed il motivo per cui Mattarella è sceso in campo a suo sostegno , e deriva la lettera dei 9 .

È la prima volta che la Francia si. Schiera apertamente con Spagna e Italia contro la Germania. E questo è solo l:inizio

La svolta, esplicitata ora da Draghi apertamente , e’ stata impressa dalle stesse classi dirigenti che da tempo riflettono sulla necessita’ di un cambio di linea .

La crisi recessiva aperta dalla emergenza epidemica attuale è solo l ‘accelerazione di una crisi che viene dal 2008 , generata dall ‘esaurimento della leva finanziaria come propulsore di crescita nelle economie sviluppate ,e con l ‘inizio della loro stagnazione tendenziale che e’ in corso da piu’ di 10 anni , e che ora con l’epidemia diviene una vera e propria recessione netta .

Lo schema tedesco trasferito a livello europeo è inidoneo a rispondere alla crisi ,e la UE di Maastricht è ritagliata sul modello economico , e monetario tedesco , cosi come fu concordemente stabilito dal sistema capitalistico e finanziario multinazionale al momento del crollo del muro e dell’allargamento al’est europa post comunista della vecchia CEE, con il suo passi alla riunificazione tedesca , come scelta di consolidamento continentale di sistema attorno al modello ordoliberista tedesco che aveva dato ottima prova di se in termini di affidabilita’ sistemica nello scontro est ovest , e che prevedeva la rinuncia al marco , in cambio di una moneta comune , L’Euro , modellato sulle logiche finanziarie e di sistema del vecchio Marco della RFT.

Questo oggi non serve più alle esigenze di riorganizzazione del capitale in crisi , ed e’ inidoneo a proteggere il sistema capitalistico e finaziario globale dal crollo e dalla recessione strutturale globale , e si dimostra utile solo a proteggere la tenuta di una economia tedesca , che comunque non sarebbe mai in grado di essere locomotiva totale .

Da qui come risposte, prima la Brexit , e ora l’ ‘attacco frontale e senza appelli di Draghi , vedi caso scritto sul Finanzial Time , il giornale della city di Londra.

marzo 27, 2020

UE: perché in realtà non è stato trovato alcun accordo contro il coronavirus

La ricerca di un accordo UE sulla lotta al coronavirus è stato l’argomento più dibattuto delle ultime ore.

Quello di ieri è sin da subito risultato un Consiglio europeo particolarmente impegnativo. Nelle numerose ore di videoconferenza i leader dell’Unione hanno cercato di delineare una risposta coordinata ed efficace all’epidemia ormai diventata pandemia globale.

Non sono mancati gli scontri, e nel pomeriggio l’Italia ha puntato i piedi rifiutando la bozza di accordo elaborata dall’UE contro il coronavirus. Poi, però, le cose sono cambiate ancora.

Coronavirus: accordo UE sì o no?

Nel pomeriggio di ieri, giovedì 26 marzo, l’Italia ha rifiutato la bozza di accordo UE sul coronavirus, in pratica l’iniziale documento con cui l’Unione ha elaborato gli aiuti da garantire ai Paesi membri colpiti dall’emergenza.

Conte si è scagliato contro il MES e ha dato all’Unione europea dici giorni per trovare soluzioni alternative.

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Poi, dopo questa parziale rottura, le cose sono cambiate ancora e l’UE ha trovato un accordo che tuttavia si è rivelato soltanto formale. Nel documento, il Consiglio europeo ha preso atto dei progressi fatti dai ministri finanziari ma ha dato all’Eurogruppo due settimane di tempo per presentare nuove proposte.

“Queste proposte dovrebbero tener conto della natura senza precedenti dello shock COVID-19 che colpisce tutti i nostri paesi e la nostra risposta verrà intensificata, se necessario, con ulteriori azioni in modo inclusivo, alla luce degli sviluppi, e al fine di fornire una risposta globale,”

si legge nel documento finale, firmato da Giuseppe Conte in seguito all’eliminazione dei riferimenti al MES.

Alla luce di quanto accaduto in Consiglio europeo appare chiaro che il definitivo accordo dell’UE sul coronavirus non è stato trovato: la partita, insomma, è stata soltanto rinviata.

marzo 24, 2020

Emergenza in solitudine.

Gli errori del decreto cura – italia.

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Il premier Giuseppe Conte a Palazzo Chigi (LaPresse)

Si può governare l’emergenza in solitudine? L’esperienza dimostra che nelle situazioni di crisi il potere si concentra inevitabilmente nelle mani di pochi. Perché così le decisioni si adottano più velocemente. Perché la catena di comando è più diretta. Perché minore è il grado di resistenza del sistema. E così sta avvenendo anche in Italia, dove il Presidente del Consiglio ha assunto il compito di dettare le disposizioni emergenziali anti-coronavirus.

A dispetto della Costituzione, aggiungiamo, perché la Costituzione è assai chiara sul punto, come peraltro in questi giorni qualcuno si affanna a ripetere. La Costituzione prescrive che “nei casi straordinari di necessità ed urgenza” spetta al Governo tutto assumersi la responsabilità di adottare un particolare provvedimento, il decreto-legge, dotato di un’efficacia temporanea e provvisoria di soli sessanta giorni. Tale atto va preventivamente sottoposto all’emanazione del Capo dello Stato. Deve essere immediatamente pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, ed altrettanto repentinamente presentato in Parlamento. Le Camere devono essere rapidamente ed appositamente convocate, potendo approvare il provvedimento governativo, convertendolo così in legge, oppure, in caso di mancata approvazione, determinandone la perdita totale e retroattiva di efficacia, facendone cioè venire meno anche gli effetti già prodotti.

Invece si è scelta una strada del tutto diversa, quella dei Dpcm, che in nulla rispettano i principi posti dalla Costituzione per i provvedimenti d’urgenza. Per di più, la strategia comunicativa ripetutamente adottata ne ha aggravato la dimensione autocratica, per non parlare dei tanti dubbi e problemi applicativi. Questi atti hanno sinora goduto di diffusa effettività, cioè, pur trattandosi di atti palesemente illegittimi, sono stati osservati dalla maggior parte della collettività come se fossero validamente adottati.

Sinora le critiche a questo meccanismo extra ordinem sono state considerate con qualche fastidio anche da una parte degli stessi esperti: innanzi al dramma delle decine di migliaia di persone vittime del contagio, davanti alla morte che funesta città e paesi, cosa mai può interessarci della “forma” in cui è esercitato il potere di emergenza?

Tuttavia i giuristi conoscono bene il funzionamento del principio di effettività: esso consente di sanare in via di fatto i vizi degli atti pubblici, anche i più gravi difetti. Ma quando, per qualunque motivo, l’effettività viene meno, il castello crolla, e il disordine sociale si riappropria rapidamente di ogni spazio, impedendo anche agli stessi poteri legittimi lo svolgimento della loro funzione essenziale: regolare il pacifico e ordinato svolgimento della vita associata.

Ed allora è interesse comune assicurarsi che anche nelle condizioni di crisi, soprattutto in una situazione così dirompente come l’attuale, il potere sia esercitato nel rispetto dei limiti previsti dalla Costituzione, e ciò proprio a garanzia della pacifica e ordinata convivenza.

Sino a quando alla solitudine del potere di emergenza, comunque esso sia stato acquisito, si accompagnerà la fiducia collettiva nel leader del momento, nulla quaestio. Ma quando alla solitudine si accompagnerà la diffusa delegittimazione del governante, il pericolo del caos sarà dietro l’angolo. In democrazia, soprattutto, la legittimazione del potere si mantiene a condizione che si rispetti l’equilibrata ripartizione dei compiti e delle responsabilità non solo tra le istituzioni, ma anche tra queste e le forze politiche, economiche e sociali.

In queste ultime ore la delegittimazione appare montante: le singole Regioni si organizzano in autonomia e decidono regole differenziate da quelle nazionali; le forze sindacali protestano vivacemente, attuano scioperi locali e minacciano l’arma più grave, lo sciopero nazionale; le forze datoriali e delle professioni manifestano con veemenza le loro critiche; il mondo dell’informazione appare palesemente scontento delle distorsioni presenti nelle prassi comunicative; i cittadini sono sempre più spaesati innanzi al moltiplicarsi di annunci, di regole differenziate e di provvedimenti restrittivi di cui non si comprende davvero l’effettiva giustificazione; i costituzionalisti lanciano vibrati appelli al Capo dello Stato affinché sia ripristinata la legalità costituzionale.

Per riacquistare legittimazione, c’è una sola via: tornare sulla retta via della Costituzione e rinunciare al potere solitario. Non basta, come risulta dall’ultimo Dpcm, decentrare alcune delicate competenze al ministero dello Sviluppo economico o ai singoli prefetti. Il primo potrà modificare, a sua discrezione, la tabella che stabilisce le attività economiche esentate dalla chiusura; i secondi potranno autorizzare localmente la deroga rispetto ai divieti nazionali, là dove ritengano, in piena autonomia, che specifiche attività economiche siano “di rilevanza strategica per l’economia nazionale”. Anzi, si tratta di attribuzioni di poteri che, mancando ogni limite e qualunque condizione, stridono ancor di più con la vigente Costituzione.

Gli appelli alla scienza e alla coscienza non bastano. Senza realizzare una vera condivisione istituzionale, sociale ed economica, la crisi sanitaria travolgerà tutti, a partire da coloro che hanno preteso di affrontarla da soli.