Posts tagged ‘Giulio Tremonti’

maggio 4, 2020

Tremonti: ‘’l’Europa vuole per l’ Italia la fine che i piemontesi hanno fatto fare al Regno delle Due Sicilie’’

L’ex ministro delle finanze Giulio Tremonti, nel corso della trasmissione In Mezz’ora condotto da Lucia Annunziata, ha criticato espressamente l’Unione Europea, rea secondo l’accademico italiano di aver tradito il suo spirito originario e di viaggiare a due velocità danneggiando in questo modo il nostro Paese.

La polemica che impazza soprattutto sul web e nei confini campani riguarda la frase che Tremonti avrebbe rivolto all’Annunziata per spiegare il ruolo che la Germania e la Francia avrebbero all’interno dell’Unione ed i loro futuri intenti:

“Noi abbiamo perso sovranità, quando con una violentissima torsione politica, che Habermas definisce un dolce colpo di Stato, ci siamo sottomessi al dominio della Germania e della Francia.

Quello che sta avvenendo è la schiavizzazione del Paese e sa cosa vorrebbero farci fare questi amici? Vogliono farci fare la fine che i piemontesi hanno fatto fare al Regno delle Due Sicilie”.

Questa affermazione ha scatenato un mare di polemiche ed è stata a più riprese analizzata socio-politicamente; anche la nota trasmissione radiofonica “La Radiazza” condotta da Gianni Simioli ha affrontato l’argomento con un’ ospitata di Angelo Forgione, scrittore, giornalista ed opinionista.

aprile 14, 2020

Tremonti: “Mes serviva per creare eurobond, ecco come è andata”

 
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Tremonti: Mes serviva per creare eurobond, ecco come è andata

(Adnkronos)

“Papa Francesco invita l’Europa alla ‘solidarietà’ e a ‘scelte innovative’. Come si può essere in disaccordo? A proposito di scelte innovative, mi sono impegnato già nel 2003 e poi ancora nel 2010-2011 sugli eurobond. Fa piacere che oggi anche il presidente Conte sia venuto a parlare di eurobond! Per mio conto mi assumo tutte le responsabilità sulle origini del Mes, ma una volta chiarita tutta la verità”. A sottolinearlo è l’economista e presidente di Aspen Institute Italia, Giulio Tremonti, su Mf Milano Finanza.

“Fin dall’inizio, e ancora nel corso della prima parte dei 2011, il nostro programma era mirato all’obiettivo finale degli eurobond. Fase 1: costituzione del fondo europeo (che poi sarebbe stato chiamato Mes). Fase 2: lancio (…) degli eurobond. È in questa logica sequenziale che nel luglio 2011 si arrivò alla prima firma sul Mes. In Europa dall’Eurogruppo-Ecofin al Parlamento Europeo, da Junker a Gualtieri, tutti sapevano che il nostro piano partiva dal Mes ma per arrivare agli eurobond” sottolinea Tremonti.

“Per noi -ricorda Tremonti, più volte ministro- il Mes senza gli eurobond non avrebbe avuto senso. Per contro, per gli eurobond il Mes era necessario. A quell’altezza di tempo non ci erano note ancora le manovre, da ultimo rivelate dal professor Monti, manovre che a partire dal 5 agosto 2011, da quella che lo stesso Monti chiama la lettera Trichet-Draghi’, avrebbero portato alla ‘chiamata dello straniero’ venuto in Italia in novembre, naturalmente ‘nel nostro interesse’. Di conseguenza il Mes, che era ancora privo di efficacia, diventa efficace e definitivo con la firma del presidente Monti nel febbraio 2012, ma, piccolo dettaglio, dopo che è stata affossata la funzione per cui era nato: lanciare gli eurobond”.

“E poi con la Grecia -argomenta Tremonti- che il Mes ha rivelato una funzione autonoma, totalmente diversa da quella per cui era stato costituito: non come base per lanciare gli eurobond, ma strumento europeo per la riscossione-estorsione in Grecia dei crediti qui vantati dalle banche tedesche e francesi. E in questi termini che, con la complicità italiana del governo Monti e con la furia finanziaria dei ‘creditori’ franco-tedeschi, il Mes si trasforma nello strumento che ha straziato la Grecia”.

“Non per caso, colpito da questo ‘stigma’, da questa maledizione greca, il Mes è rimasto nell’ombra per cinque anni, per essere infine, nell’autunno scorso, riproposto in Europa di nuovo, tanto per cambiare, come ‘salva-banche'”.

“Tutto questo orrore è ben diverso dal progetto degli eurobond. Questa -scandisce Tremonti- è la verità sul passato. Quella degli eurobond è ancora oggi la speranza per il futuro”.

aprile 5, 2020

Tremonti avvisa gli italiani: “Non facciamoci fregare: il Mes è un enorme raggiro”

“Poi tutto saltò con la crisi greca e con la Troika appunto: Bce, Fmi e Commissione che salvarono, con i nostri capitali e calpestando la nostra democrazia, le banche tedesche e francesi”. Draghi, Lagarde e Juncker… “Ripeto che la proposta degli eurobond era per creare debito veramente europeo, non debito nazionale controllato dall’Europa. Ora sento sigle dalla sinistra semantica sanitaria. Il punto è: chi emette i titoli per cui si inventa varia nomenclatura? L’ambiguità sprigionata dal detto-non-detto suggerisce l’uso bizantino della formula ‘quasi’: quasi eurobond. Oggi come oggi i nuovi titoli non può emetterli a statuto vigente la Banca europea degli investimenti. Per statuto va esclusa la Bce, in teoria potrebbe farlo la Commissione, ma in realtà in questo senso c’è solo un precedente, remoto e marginale. Ecco che arriviamo al Mes. La situazione oggi è questa: devi capitalizzarlo per attivarlo, e per capitalizzarlo devi sottoscrivere nel nostro caso circa 100 miliardi. Ovviamente facendo altro debito”.

Ma che senso ha se dobbiamo mettere soldi in un veicolo che poi ce li restituisce, se la Bce si è sostanzialmente impegnata a sottoscrivere i titoli di tutti? – chiede Cervo. E Tremonti spiega: “Assumendo che il Mes cubi 700 miliardi, e che all’Italia venga data solo la sua quota di competenza, nel dare e nell’avere mettere 100 vorrebbe dire avere solo qualcosa in più in termini finanziari. Ma pagando un altissimo prezzo politico. Sarebbe una partita di giro, anzi in realtà è una partita di raggiro. Possono raccontarcela come vogliono: avvio soft, finalità virtuose, eccetera. Ma l’ingresso del veicolo in Italia presuppone comunque fortissime condizionalità. Può essere che la partenza sia soft, ma l’evoluzione sarà hard. Anche perché c’è un punto che tutti hanno ignorato: il ministro tedesco deve riferire al Bundestag ogni minimo elemento dell’attività del Mes. Noi abbiamo costituzionalizzato l’Ue, la Germania l’ha germanizzata. Possono dire quello che vogliono, ma la disciplina del Mes spinge verso una direzione diversa da quella che ci viene raccontata”.

Continua Tremonti: “Nei palazzi e dintorni c’è in giro troppa gente che pensa di utilizzare il programma Mes per restare al governo come ha fatto Tsipras, il ventriloquo della Troika. Considerando quello che sta succedendo, e prevedendo quello che succederà a livello sociale nel Paese, il problema non sarà avere la fiducia dei mercati ma avere un governo che abbia la fiducia del popolo. Non tanto adesso, ma quando ci sarà la vera crisi economica in tutte le sue manifestazioni (posti di lavoro persi, aziende chiuse, disordini, mali tipici di queste fasi)”. Condivide la necessità di non bypassare il Parlamento in una circostanza del genere?

Conclude Tremonti: “Quella del Mes è una partita di raggiro, dato che la cifra economica è marginale, mentre quella politica è enorme. La chiamata dello straniero è un film che gli italiani hanno già visto nel 2011, effetti disastrosi compresi. Qualche tempo fa, prima della pandemia, a Londra ho avuto una conversazione con un importantissimo politico laburista inglese che mi ha detto: ‘L’errore fatto dal Regno Unito nel 2011 fu quello di non contrastare Merkel e Sarkozy che attaccavano l’Italia. È vero che il tuo era un governo proto-populista, ma allora fu consentito alla Germania di dominare sull’Italia e sull’Europa’. Quindi certo, come minimo bisogna passare dal Parlamento. Non è una idea mia peraltro: sta scritto in Costituzione”.

 

agosto 19, 2012

Cominciano le compravendite elettorali.

agosto 30, 2011

Abbiamo scherzato:cosa resta e cosa cambia della manovra.

Ieri ad Arcore si sono visti Silvio Berlusconi, Umberto Bossi, Giulio Tremonti, Roberto Calderoli, Fabrizio Cicchitto, Angelino Alfano, Maurizio Gasparri e Silvano Moffa (tutti maschi, tra l’altro) per discutere della manovra finanziaria d’emergenza da 45 miliardi di euro varata dal governo. Quella manovra è stata approvata sotto forma di decreto legge, dando quindi al Parlamento sessanta giorni per approvarla definitivamente. Gli emendamenti proposti potrebbero ulteririormente cambiare la manovra, quindi anche quanto segue è da intendersi come provvisorio.

Il contributo di solidarietà
Dal testo originale della manovra è stato cancellato il cosiddetto “contributo di solidarietà”, il prelievo straordinario sui redditi superiori a 90.000 euro. Lo pagheranno soltanto i parlamentari, e la Lega ha promesso un emendamento per far sì che lo paghino, raddoppiato, anche gli “sportivi professionisti”.

Abolizione delle province sotto i 300.000 abitanti
Cancellata del tutto anche questa (già era stata molto ridimensionata).

Accorpamento dei comuni con meno di 1.000 abitanti
Annullato e, dice il governo, “sostituito con un nuovo testo che preveda l’obbligo dello svolgimento in forma di unione di tutte le funzioni fondamentali a partire dal 2013, nonché il mantenimento dei consigli comunali con riduzione dei loro componenti senza indennità o gettone alcuno per i loro membri”. Insomma, si accorpano i servizi e non i comuni. Il risparmio previsto è circa 6 milioni di euro, non proprio moltissimo.

Tagli agli enti locali
Ridotti da 9,2 miliardi a 6,2 miliardi. Uno di questi miliardi dovrebbe arrivare dai maggiori introiti della cosiddetta “Robin Hood Tax”, quella sulle società energetiche. Gli altri due dalla lotta all’evasione fiscale.

Le pensioni
È la novità più grossa, nonché l’intervento da cui il governo pensa di recuperare il gettito del contributo di solidarietà. In sostanza, nel caso delle pensioni di anzianità, gli anni degli studi universitari o del servizio militare riscattati non saranno più conteggiabili ai fini del raggiungimento degli anni di contributi necessari ad andare in pensione: i contributi versati non spariscono e verranno conteggiati nello stabilire l’ammontare dell’assegno mensile, ma i lavoratori dovranno raggiungere i 40 anni di anzianità senza contare gli anni degli studi universitari o del servizio militare riscattati. Sono esclusi i lavoratori che hanno svolto attività usuranti.

Le cooperative
L’altra novità sulla manovra è la cancellazione o la riduzione – ancora non è chiaro – delle agevolazioni fiscali per le cooperative.

Evasione fiscale
È saltata la cosiddetta “patrimoniale sugli evasori”, proposta dalla Lega, sostituita da una stretta sulle “società di comodo”, quelle società create ad hoc allo scopo di intestare case e beni di lusso ed eludere il fisco.

Cosa resta, della vecchia manovra
Lo slittamento delle tredicesime per gli uffici pubblici che non raggiungono gli obiettivi di risparmio. Il rinvio di due anni della liquidazione per chi anticipa il pensionamento. I tagli ai ministeri. L’inefficacia delle promozioni sul calcolo del TFR se maturate da meno di tre anni. E tutto quanto non specificato in questa lista, che ricalca quanto comunicato ieri dal Governo, in attesa di leggere concretamente i testi degli emendamenti.

maggio 25, 2010

Manovra economica oggi in cdm.

 La manovra correttiva, da almeno 24 miliardi di euro nel prossimo biennio, oggi arriva sul tavolo del Consiglio dei ministri. E nessuno, compreso Gianni Letta, nasconde che si tratti di un intervento ”duro, con sacrifici pesanti”. Seppure, e’ la speranza, temporanei. Che d’altro canto sia una strada obbligata e’ anche quanto sottolinea lo stesso presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dall’America: ”in tutta Europa occorre ridurre il debito pubblico”, dice, e per farlo ”occorrono sacrifici distribuiti con equita’ tra i cittadini”. Da via dell’umilta’, nonostante i malumori dei giorni scorsi per i tagli che si profilano all’orizzonte, arriva dunque un sostanziale via libera all’operazione messa a punto dal Tesoro ma non senza la richiesta di rivedere alcuni capitoli: la sforbiciata agli stipendi dei manager pubblici, il taglio dei rimborsi ai ripartiti, le risorse per Roma capitale e le misure per rafforzare la tracciabilita’ dei pagamenti sono i quattro temi sui quali la discussione e’ ancora aperta e che dovranno trovare una sintesi ieri  in Consiglio dei ministri. E cosi’ sul testo della finanziaria elaborata da Giulio Tremonti Silvio Berlusconi è pronto a mettere la faccia soprattutto dopo i “miglioramenti” chiesti o forse imposti al ministro dell’Economia dal Pdl. Lo fara’ a suo modo, a partire dall’incontro con le parti sociali ed enti locali in programma stamattina, rivendicando gli aspetti positivi (in primis non aver aumentato le tasse) e giustificandosi con la necessita’ di un provvedimento imposto dall’Unione europea e dai mercati. Eppure la manovra di Tremonti non convince l’opposizione. Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani la definisce ”un pasticcio” che ”non ha nulla di strutturale e che, quindi, non ci mettera’ al sicuro in termini di finanza pubblica”. Peggio delle ”peggiori previsioni”, commenta il deputato del Pd Francesco Boccia. ”Eravamo coscienti – conclude l’ex ministro del Welfare Cesare Damiano – che si sarebbe trattato di una manovra dura ma qui siamo di fronte ad un vero e proprio macello”.(ansa)

marzo 10, 2010

Sfiducia nei confronti di Berlusconi

 

Record negativo di fiducia per Silvio Berlusconi, il Governo e il Pdl.
IL PREMIER: La fiducia nei confronti di Silvio Berlusconi scende di 2 punti, arrivando al 44%. Un differenziale che va a ingrossare proporzionalmente le file degli scontenti, che arrivano così al 54%.

IL GOVERNO: La fiducia nel governo scende anch’essa di 2 punti, arrivando al 38%. Gli sfiduciati salgono anch’essi di due punti, salendo al 58%.
I PARTITI: Il Pdl, che nelle due precedenti rilevazioni era stabile a quota 46%, perde stavolta 3 punti percentuali finendo ad un 43% di fiducia, che rappresenta anche il nuovo record negativo del partito del presidente del Consiglio.  Il Pd resta al secondo posto della classifica, fermo al 40%. Supera però l’Udc che prima era appaiato a quota 40%: il partito di Pier Ferdinando Casini è infatti l’unico, oltre al Pdl, a perdere punti di fiducia.
I MINISTRI: In vetta a questa classifica di fiducia resta Maurizio Sacconi con un 64% (+2 rispetto al mese scorso), seguito da quattro ministri al 59%, e cioé Roberto Maroni (-1%, che perde il secondo posto “solitario”), Angelino Alfano (+1%), Giulio Tremonti (+1%) e Claudio Scajola (+1%). Solo sette sono comunque i componenti della squadra di Governo al di sopra del 50% di fiducia. Oltre ai 5 già citati, sono Renato Brunetta (al 58%) e Mara Carfagna (al 55%), entrambi stabili. Dietro i 7 che superano la soglia del 50%, i rimanenti 16 ministri. Fanalino di coda resta il ministro del Turismo, Michaela Vittoria Brambilla, con un calo di ulteriori 3 punti.

novembre 30, 2009

Il crocefisso sulla bandiera!….. e poi?

La proposta della Lega di mettere il crocifisso nella bandiera italiana ‘e’ suggestiva’, secondo il ministro degli Esteri Franco Frattini. Ma la questione continua a far discutere. ‘Basta poco per capire che si tratta della solita provocazione’, sostiene Fare Futuro, la fondazione presieduta da Gianfranco Fini: ‘e’ solo la scusa per lanciare un segnale politico’. ‘La bandiera e’ una cosa, il crocifisso un’altra’, tuona invece il leader Idv Antonio Di Pietro.

La Lega come al solito fa  a gara con Berlusconi a chi la spara più grossa. Perchè non  indire una crociata e partire tutti a cavallo a conquistare Gerusalemme? Il problema e che le cazzate della lega si concretizzano in una azione politico istituzionale che divide il Paese,  e mina le istituzioni dal loro interno.

Questi signori perseguono i loro scopi avendo in mano il potente ministero dell’economia con Giulio Tremonti e il ministero degli Interni con Maroni. Allora quello che dice la Lega non sono più cazzate.

. Bisogna aprile gli occhi e reagire. Più di tutti debbono prendere coscienza della gravità della situazione è la gente del Nord, gli unici che possono respingere il progetto eversivo leghista, negandogli quel consenso che li porterà alla rovina.

novembre 27, 2009

Come la stampa estera giudica Re Silvio

Articolo  pubblicato martedì 24 novembre 2009 in Austria sul quotidiano Der Standard

Giudici e processi, deputati del suo partito e un nuovo film sulla sua vita sessuale incupiscono l’umore del premier.

Inoltre Camera e Senato sono fermi per mancanza di lavoro.

Al senato a Roma martedì è iniziata la discussione sulla diciannovesima legge speciale che deve proteggere il Presidente del Consiglio del paese dalla persecuzione giudiziaria. Sulle conseguenze della nuova “Lex Berlusconi” le opinioni sono largamente contrastanti. Secondo il convincimento del Ministro della Giustizia Angelino Alfano l’accorciamento dei processi comprometterebbe “solo l’1 per cento di tutti i processi in corso”. L’Associazione Magistrati invece vede “minacciati il 50 per cento di tutti i processi”.

Il capo del governo vuole liberarsi di due processi in corso a Milano “ prima di febbraio”. A questo se ne potrebbe aggiungere presto un terzo: il pentito mafioso Gaspare Spatuzza accusa il premier di aver trattato con due boss mafiosi. Berlusconi esibisce ormai solo un’espressione cupa. Con irritazione crescente il premier registra all’interno della sua coalizione anche scontri di crescente e durevole litigiosita’.

Questo fine settimana ha dovuto difendere il Ministro delle Finanze Giulio Tremonti da un violento attacco del suo collega ministro Renato Brunetta. Anche i continui rimproveri del suo compagno di coalizione Gianfranco Fini innervosiscono il Cavaliere. Con un indice di gradimento del 60 per cento il Presidente della Camera dei Deputati ha decisamente superato il capo del governo (48 per cento). Il libro di Fini “Il futuro della libertà” si trova subito dietro a quello di Andrea Camilleri. Il quotidiano della famiglia Berlusconi “Il Giornale” ha avuto solo parole velenose per la “novità editoriale del compagno Fini”.

Comprensibile quindi che questo cattivo clima trovi eco anche in Parlamento. Nonostante la piena maggioranza alla Camera e al Senato la coalizione di destra la settimana scorsa ha dovuto porre la fiducia per la ventiseiesima volta, perché la Lega Nord non ha voluto appoggiare una legge sulla privatizzazione dell’acqua potabile. In diciotto mesi il governo ha incassato ben 33 fallimenti di voto. Il Parlamento – superfluo agli occhi del capo del governo – vota quindi solo le proposte del governo, mentre ad altre leggi il ministro delle Finanze Tremonti nega la copertura finanziaria.

Le elezioni regionali previste per marzo preannunciano nuove turbolenze all’interno della coalizione. In Campania solleva polemiche la candidatura del Sottosegretario sospettato di rapporti con la camorra Nicola Cosentino, in Veneto il Presidente della Regione in carica non vuole farsi esautorare dalla Lega.

Anche una nuova pubblicazione, che mercoledì arriva nelle librerie in Italia, lascia presagire qualcosa di sgradito per Berlusconi. In un libro dal titolo “Gradisca, Presidente” la prostituta Patrizia D’Addario descrive una notte con il Premier nella sua residenza privata. Le riprese per la trasposizione cinematografica del libro dovrebbero cominciare a breve. Oltre alla D’Addario dovrebbero comparire nel film anche altre “partygirls”.

[Articolo originale “Berlusconi gerät von allen Seiten unter Druck” di Gerhard Mumelter]

E se Spatuzza dicesse la verità?