Posts tagged ‘Giovanni Paolo II’

aprile 21, 2020

Laicità, questione cattolica e religiosa in Italia

 Redazione RS Roma

Sul rapporto col mondo religioso vi sono delle pagine nelle tesi congressuali di RS che meriterebbero di essere lette e conosciute dai e dalle dirigenti del partito, perché esse si presentano anche anticipatorie di alcune dinamiche in atto.

Laicità, questione cattolica e religiosa in Italia, intercultura
L’approccio laico che la tradizione socialista ci affida deve essere riaffermato e al contempo aggiornato rispetto alle sfide del nostro complesso presente.
La fase ottocentesca, basata sull’opzione liberale di “libera Chiesa in libero Stato” e quella post-unitaria di contrapposizione fra masse cattoliche e istituzioni del nuovo stato, fu poi superata dagli eventi del Novecento (la nazionalizzazione passiva delle stesse masse popolari) e dal Concordato del 1929 fra due stati, la Città del Vaticano e lo stato fascista, salvaguardato – nonostante la contrarietà del mondo socialista – dall’articolo 7 della Costituzione e da una modificazione bilaterale avvenuta nel 1984. Tale situazione rende lo Stato italiano uno dei pochi stati concordatari al mondo rimasti nel nuovo secolo, un’evidente anomalia che va risolta mediante mediazione.
La fine del partito cattolico interclassista di centro (la Democrazia cristiana), principale detentore del potere politico nei primi 40 anni della Repubblica – uno dei motivi cha hanno consentito il formarsi della cosiddetta “seconda repubblica” –, anziché costituire un fattore per una definitiva laicizzazione delle istituzioni pubbliche italiane, si è rovesciata in una quasi totale resa delle stesse istituzioni ai dettami ideologici vaticani e alle relative richieste economiche (finanziamenti e sgravi fiscali), soprattutto nel periodo finale del pontificato di Giovanni Paolo II e lungo quello successivo di Benedetto XVI: un’autentica riclericalizzazione dello spazio pubblico e politico italiano perseguito in particolare durante la presidenza di Camillo Ruini nella CEI. I principali raggruppamenti politici, quello liberista di sinistra (Ulivo, DS, PD) e liberista di destra (Forza Italia e polo berlusconiano), hanno svelato anche sul piano dell’assenza di laicità e di subalternità verso alcune organizzazioni cattoliche – così come nei confronti del neoliberismo e dell’atlantismo – una reale contiguità, ben al di là delle presunte incompatibilità fra loro. La battaglia per una completa laicità dello Stato rappresenta per noi socialisti una delle facce del nostro impegno contro il neoliberismo e la sudditanza politico-militare agli Stati Uniti: un elemento dell’indipendenza e della sovranità reale dello Stato, secondo il dettato costituzionale.
Attualmente, al tempo del pontificato non più eurocentrico di Francesco I, del ruolo diplomatico positivo che il segretario di Stato vaticano, mons. Parolin, sta ricoprendo in molte questioni internazionali e della presidenza nella CEI di mons. Bassetti, non priva di critiche alle storture del sistema socio-economico vigente e alle derive neorazziste di forze politiche italiane, è possibile pensare alla ripresa di un dialogo necessario con i gruppi cattolici in Italia per obiettivi comuni: nella difesa e attuazione della Costituzione, nel ripensare un nuovo modello di sviluppo, nella salvaguardia del sistema ecologico, nella gestione dell’enorme disagio sociale (non solo accoglienza e integrazione di immigrati, ma anche critica della diffusa emigrazione giovanile meridionale e assistenza a gruppi sociali fragili). Pertanto, pur mantenendo gli argini del Tevere a debita distanza, si pone l’esigenza di canali di dialogo e di iniziativa comuni con quella parte del mondo cattolico critico verso gli effetti della globalizzazione neoliberista e verso la catastrofe ecologica. Alcuni temi comuni sono già adesso la resistenza ad ogni forma di mercificazione dell’umano (corpo e patrimonio genetico) e di privatizzazione dell’acqua e dei beni comuni, che riteniamo fasi estreme della grande trasformazione neocapitalistica.
D’altra parte, non siamo osservatori neutrali del conflitto interno al mondo vaticano e cattolico, come mostrano i reiterati tentativi di oppositori alle pur caute riforme e nomine volute dal nuovo corso bergogliano di ripristinare una religione come stampella di una caduca ideologia al servizio del potere euroatlantico, complice di politiche conservatrici se non apertamente reazionarie, sempre neocolonialiste. Consapevoli di questo, noi avversiamo l’opposizione di destra, anteconciliare e elitistica a papa Bergoglio e sosteniamo le critiche con cui gruppi riformatori stanno stimolando il percorso bergogliano. Né siamo disinteressati rispetto alle molteplici attestazioni di dialogo, a livello vaticano e di chiese locali, fra il mondo cattolico e i movimenti popolari, come testimoniano le esperienze dei social forum mondiali e delle annuali giornate di incontri mondiali dei movimenti popolari in Vaticano. Inoltre, riteniamo il confronto con la sinistra cristiana e col mondo delle comunità cristiane non cattoliche, a cominciare dalla chiesa valdese, un’esigenza che si rinnova, dal momento che da lì sono giunti compagni e compagne rilevanti nella secolare storia del movimento socialista.
Il dialogo presuppone da parte nostra una chiarezza rispetto ad alcune questioni. Ribadiamo l’esigenza inderogabile di riaffermare il principio di libertà delle confessioni religiose e di eguaglianza fra loro davanti allo Stato (articolo 8 Cost.). In tal senso, occorre ripensare all’insegnamento della religione cattolica nelle scuole statali e alla sostanziale discriminazione verso gli studenti che non se ne avvalgono (in assenza o in presenza di attività alternative previste dai singoli istituti): sosteniamo la posizione della recente legge di iniziativa popolare “Per la scuola della Costituzione” che (art. 8 della proposta) aveva previsto che le attività di chi faccia richiesta dell’IRC siano svolte in orario extracurricolare e che «cerimonie religiose e atti di culto non hanno luogo nei locali scolastici, né in orario scolastico». Quanto alle scuole non statali ribadiamo l’assenza di oneri statali diretti per il loro funzionamento o per le loro iscrizioni (art. 33, c. 3 Cost.), in chiara contrapposizione ai cospicui finanziamenti per le scuole non statali, per lo più gestite da enti cattolici, erogati da tutti i governi precedenti, compreso quello attuale.
I fenomeni migratori che stanno interessando l’Italia, come luogo di approdo, transito o anche domicilio pongono a loro volta sfide inedite anche sul piano culturale e religioso per una sempre maggiore presenza di gruppi provenienti da altre culture e da altri continenti, in particolare da Africa, Asia e America latina. Nel rigettare e contrastare qualunque posizione razzista, neocolonialista, eurocentrica e discriminatoria e nel riaffermare i principi di pluralità e di libertà etico-religiose, riteniamo la risposta multiculturale debole, compatibile con il sistema neoliberista e capace di fomentare quelle discriminazioni che vorrebbe superare, compartimentando la società su base etnico-culturale; sosteniamo invece una posizione interculturale critica, basata sul riconoscimento e promozione delle diversità di qualsiasi tipo, che ha il vantaggio di garantire i principi di pluralità e di libertà di scelte senza però scendere in una sorta di relativismo etico-religioso.
La nostra concezione di laicità delle istituzioni pubbliche – coniugata a scelte di varia natura (confessionali, religiose, spirituali, agnostiche o atee) e/o alla affermazione di un coerente materialismo storico – si declina in chiave interculturale. Non possiamo trascurare la componente religiosa delle masse popolari, cattolica ancora per gran parte della popolazione italiana, cristiana non cattolica o islamica per molti lavoratori immigrati e le ricadute pubbliche che i loro culti assumono.
Non possiamo sostenere le posizioni di privilegio che su base giuridica e soprattutto di fatto ancora assume la chiesa cattolica. La nostra laicità non è pertanto ostilità al mondo religioso in quanto tale (nelle varianti del laicismo oltranzista borghese o ateismo di stato sovietico) né ad un positivismo scientista ma, fedele ai principi costituzionali, si oppone a tutte le ingerenze e rendite di posizione dominante. L’abolizione del Concordato è un obiettivo di medio periodo, da conseguire – secondo lo stesso dettato dell’art. 7 Cost. – in modo non unilaterale.
Non ci appartiene – come oltre un secolo fa Engels rispondeva chiaramente alla Kuliscioff – la Kulturkampf (la politica anticlericale e laicista imposta da Bismarck nella Germania di fine Ottocento) non riguardava le forze socialiste, essendo uno scontro interno alla cultura delle classi dominanti.

Risorgimento Socialista

maggio 14, 2013

Ior si cambia.

Ior, è tempo di glasnost

di Gianluca Roselli

Papa Francesco lo aveva detto in udienza circa un mese fa. “Siamo sicuri che lo Ior sia indispensabile per la Chiesa?”, si era chiesto il nuovo Pontefice. Aprendo la strada a un’operazione trasparenza che oggi trova conferma con la notizia che, entro la fine dell’anno, l’istituto per le opere di religione aprirà un sito internet e renderà pubblici i bilanci. Una vera e propria operazione glasnost per la banca vaticana, da almeno trent’anni al centro di numerosi scandali. E proprio la mancanza di trasparenza e i sospetti di riciclaggio di denaro e di finanziamento ad attività illegali aveva portato, nel maggio 2012, alle dimissioni di Ettore Gotti Tedeschi.

L’operazione trasparenza è andata avanti nel corso dei mesi, ma ha trovato il suo volano nell’elezione di Josè Bergoglio. Sostenuto in questa operazione dal nuovo presidente dell’istituto, il tedesco Ernst von Freyberg. Che, incontrando il personale (111 persone) ha reso noto anche altre novità, tra cui la consulenza di una società internazionale di certificazione. Così da rispondere alla richiesta di trasparenza avanzata anche dall’Unione europea. Uno degli obbiettivi è quello di entrare nella white list dei paesi virtuosi nel campo dell’anti-riciclaggio.

febbraio 16, 2013

Sarà Ravasi il nuovo Papa?

Gianfranco Ravasi

Il cardinale Gianfranco Ravasi

Succede di rado che un prelato non ancora Vescovo venga posto al vertice di un dicastero e nel giro di un anno diventi cardinale, a meno che non abbia l’alone del primo della classe.

Benedetto XVI, nel novero delle porpore che un Papa riserva direttamente a se stesso, senza tenere conto di precedenze curiali e prelazioni geografiche, ha ragionato da professore, dando il massimo dei voti e promuovendo il Prefetto della Biblioteca Ambrosiana, Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura.

E oggi, con una chiara indicazione elettorale, lo mette addirittura in pole position, chiamandolo a predicare da domenica pomeriggio 17 febbraio gli esercizi alla Curia, con gesto analogo a quello di Giovanni Paolo II, che nel 2005 affidò a Ratzinger le meditazioni dell’ultima Via Crucis.

novembre 27, 2011

Pedofilia: Papa, flagello per societa’ Tutte le istituzioni esigano regole

La pedofilia è “un flagello che colpisce ogni livello della società”, e “così come la Chiesa è giustamente tenuta a esigere norme di comportamento a questo riguardo, tutte le altre istituzioni, senza eccezioni, dovrebbero essere tenute alle stesse regole”. Lo ha detto il Papa parlando ai vescovi americani.

Rivolgendosi nella Sala del Concistoro ai vescovi Usa giunti in visita Ad Limina, Benedetto XVI ha ricordato che “questo nostro incontro è il primo dalla mia visita pastorale del 2008 nella vostra nazione, che era rivolta a incoraggiare i cattolici d’America in seguito allo scandalo e al disorientamento causati dalla crisi degli abusi sessuali dei decenni recenti”.

Bene! Benedetto XVI° ha avuto l’onestà di ammettere lo scandalo della pedofilia all’interno della chiesa, lo stesso coraggio che era mancato a Giovanni Paolo II°. Questo gli va riconosciuto.

maggio 12, 2011

Grande miracolo di Giovanni Paolo II.( e magari qualcuno ci crede)

Ha deviato sulla Spagna il terremoto previsto per l’11 maggio, su Roma.

maggio 1, 2011

Come cattolico.

Come cattolico mi sento molto a disagio  per questa gigantesca messa in scena mediatica riguardante la Beatificazione di Giovanni Paolo II.

Non riesco ad  accettare l’idea che tutte le regole della Chiesa e i sentimenti nobili dei cristiani, che non hanno bisogno di queste sceneggiate per conservare la propria fede, vengano così platealmente calpestate per dare uno spettacolo di potenza che non c’è e per nascondere una crisi di idee che denota debolezza e paura del confronto. Questo Papa per un verso così grande, per un altro verso ha macchiato il suo pontificato con tante omissioni, con altrettante complicità ed infine con colpevoli silenzi. Questo Papa che ci ha fatto piangere quando è morto, ha avuto la colpa di iniziare una gigantesca opera di demolizione dei principi ispiratori del Concilio Ecumenico Vaticano II. Giovanni XXIII, il Papa Buono, ma non solo e Paolo VI° avevano aperto la Chiesa al mondo. La Chiesa si era fatta carico di recepire quel bisogno di partecipazione della gente alla vita e a sentirsi appartenenti ad una comunità in modo globale, confrontandosi a tutte le fedi, cominciando un dialogo che ci avrebbe portato ad un dibattito universale.  Per una volta La Curia aveva dovuto lasciare il primato al popolo di Dio. Giovanni Paolo II° e Benedetto XVI° hanno chiuso le porte impedendo al vento del rinnovamento di  entrare nelle coscienze dei fedeli.

Questa Chiesa, così pavida e così arrogante  renderà noi cattolici sempre più minoranza. In una vacanza in Francia mi meravigliai che le Chiese nell piccole città di provincia fossero chiuse ai fedeli ed alle porte era affisso l’avviso delle celebrazioni domenicali. Si potranno proclamare altri cento Santi ma le chiese chiuse e vuote saranno sempre di più e la Chiesa, quella di Roma, assomiglierà sempre di più ad una multinazionale.

gennaio 15, 2011

Giovanni Paolo II santo subito.

Vaticano. Ufficialmente riconosciuto il miracolo di Giovanni Paolo II su una suora francese affetta da Parkinson.

Il miracolo è che prima era tedesca.

agosto 17, 2010

Trenta anni fa l’estate di Danzica.

Era la vigilia di ferragosto del 1980 quando a Danzica un volantino chiedeva agli operai dei cantieri navali un gesto di solidarietà per Anna Walentynowicz, addetta al reparto saldature, licenziata in tronco a pochi mesi dalla pensione. Il foglio era firmato da tre sconosciuti operai: Joanna Duda-Gwuazda, Andrzej Gwiazda, Bogdan Borusewicz (quest’ultimo oggi è presidente del Senato): cominciarono così i fatti dell’estate di Danzica destinata a cambiare il volto della Polonia e a imprimere una decisa svolta al volto del comunismo europeo. La Walentynowicz, operaia modello, coperta di onorificenze, aveva pagato cara la richiesta di un sindacato libero.

Quel volantino per Anna accese la miccia degli scioperi e i 17 mila operai dei cantieri navali si bloccarono. Le rivendicazioni presto crebbero ancora di numero e divennero ‘le 21 richieste’, mettendo in crisi il regime, tanto più che il Papa polacco Giovanni Paolo II non mancò di far arrivare pubblicamente il suo sostegno agli operai in sciopero. Si capì subito che era una rivoluzione diversa. Non c’era notizia di atti violenti o fatti esagerati. La richiesta di libertà e giustizia sociale si accompagnava ad un grande senso di responsabilità. Le prime trattative furono surreali. L’elettricista Lech Walesa salì su uno sgabello, arringando gli operai. Il capo aziendale Gniech invitò a riprendere il lavoro, la ricreazione é finita, disse. Walesa vinse, Gniech aveva dovuto indietreggiare di fronte a richieste fatte in pubblico, richieste che non erano più solo sindacali ma di buon senso, di dignità.

Domenica 17 agosto Walesa si presentò in fabbrica con una grande croce in legno e la piantò davanti all’ingresso, altri portarono l’immagine della Madonna nera di Jasna Gora e una foto di Giovanni Paolo II. Il giorno dopo nacque l’alleanza fra gli operai dei cantieri navali e quelli del nord: il pane portato agli occupanti dei cantieri navali fu diviso con gli operai dei cantieri del nord, che se la passavano peggio. Durante l’occupazione delle fabbriche si cominciò a pregare, i sacerdoti furono invitati a dire la Messa.

Quelle migliaia di tute blu inginocchiate durante le celebrazioni dentro ai cantieri furono un’immagine sconvolgente di fede popolare che rimbalzò su tv e giornali di tutto il mondo. Quella di Danzica è stata soprattutto la prima rivoluzione operaia non violenta, all’insegna dello slogan ‘non c’é libertà senza solidarietà”.  In ogni caso, come disse Bronislaw Geremek, protagonista di quella lontana estate polacca, poi ministro degli esteri e eurodeputato, a Danzica nel 1980 prese corpo quella che “é stata soprattutto la prima rivoluzione operaia non violenta”.

aprile 6, 2010

Non per i miei peccati.

Questa Pasqua non sono andato a messa. Andare a messa Pasqua in genere e piu bello che andarci in altri periodi. La Pasqua corrisponde con il risveglio della natura e la resurrezione di Cristo trova una risposta nella natura che dona di nuovo i sui frutti. Non mi sono sentito di andare a messa e non ho potuto prendere la comunione. Troppo colpito dallo scandalo dei preti pedofili. Si tratta di uno scandalo planetario. E successo in America, in Irlanda, in Inghilterra in Germania, in Italia e chi piu ne ha piu ne metta. La reazione del Vaticano e stat vergognosa e scandalosa. Il Papa non poteva non sapere. Questo Papa, capo della inquisizione prima di diventare Papa sapeva tutto. Chi ha mandato al rogo tante streghe, Giovanna D`Arco, Giordano Bruno, sapeva e come.Infischiandosene del proprio popolo, quei cattolici a cui si chiede tutto senza nulla dare ha preferito nascondere crimini gravissimi, anziche dire la verita, chiedere scusa, risarcire gli offesi, consegnare alla giustizia i colpevoli. Date a Cesare….diceva Cristo.Questa Chiesa non mi rappresenta. Benedetto XVI e il mio Capo Spirituale, ma non per affinita. Giovanni XXIII era il mio Papa, quando diceva portate una carezza ai vostri figli, Paolo VI era il mio Papa quando scongiurava le Brigate rosse di fare salva la vita di Aldo Moro. Giovanni Paolo II era il mio Papa quando con la sola forza delle parole ha fatto crollare il muro di Berlino, cambiando il volto della storia. Nessuno di questi gesti Benedetto XVI ha l`autorita morale per farlo. Quest`anno Cristo non e risorto ma e sato ucciso un`altra volta , ma non per i miei peccati.

marzo 18, 2010

19 marzo: quaderni ricorda Don Peppe Diana.

Qualsiasi parola per ricordare Don Peppe Diana sarebbe inutile.

Alle 7.30 del 19 marzo 1994, giorno del suo onomastico, don Giuseppe Diana viene assassinato nella sacrestia della chiesa di San Nicola di Bari a Casal di Principe, mentre si accingeva a celebrare la Santa Messa. Due killer lo affrontano con una pistola calibro 7.65. I quattro proiettili vanno tutti a segno, due alla testa, uno in faccia e uno alla mano, Don Peppe muore all’istante. L’omicidio, di puro stampo camorristico, fece scalpore in tutta Italia. Un messaggio di cordoglio venne pronunciato anche da Giovanni Paolo II durante l’Angelus.

Hai dato coraggio e dignità ad una terra mortificata dai suoi stessi figli. Grazie!