Posts tagged ‘Giorgio Benvenuto’

marzo 27, 2020

35 anni fa l’uccisione di Ezio Tarantelli.

 Le sue idee sono ancora vive.

Quando si ricorda Ezio Tarantelli, vittima del terrorismo, non si sottolinea mai abbastanza che questo economista con passione e lucidità ha cercato di offrire soluzioni moderne alla economia ed alle relazioni industriali con proposte originali ed efficaci. Tarantelli non può essere legato solo alle vicende della scala mobile. La sua opera ha tenacemente agito per creare condizioni di crescita dotate di equità e attente alle esigenze sociali, senza trascurare quelle del sistema produttivo. E tenendo sempre conto del ruolo delle organizzazioni sindacali che voleva protagonista dei cambiamenti necessari per uscire negli anni ’80 dalla spirale inflazione-disoccupazione.
Non va mai dimenticato inoltre quello che Federico Caffè diceva di lui: “Tarantelli non era uomo incline ad alzare steccati”; un giudizio che va condiviso pienamente perché in quegli anni difficili si è prodigato non a creare divisioni ma a cercare soluzioni utili per tutti.
Naturalmente gli anni ’80 sono stati un periodo assai diverso da quello che stiamo vivendo. Eppure il cambio di passo che Tarantelli voleva imprimere alle relazioni industriali del tempo, specie sul problema acuto della disoccupazione, sarebbe stato prezioso per comprendere che tutto stava cambiando e tutto sarebbe ancor di più mutato in seguito. In un famoso articolo del luglio 1984 dal titolo emblematico “l’undicesimo comandamento” Tarantelli tornando su tema a lui caro dell’orario di lavoro e della flessibilità contrattata segnalava proprio il limite di una visione dell’industria italiana abbarbicata al passato: “ciò è in parte almeno, il risultato di una cultura industriale che ha scambiato i lacci e lacciuoli del tempo di lavoro taylorista per una appendice ai dieci comandamenti”.
Il 27 marzo del 1985 cadeva sotto i colpi dei brigatisti. Ancora una volta a fare le spese della ferocia terroristica era una persona mite e aperta, coraggiosa nel difendere le sue idee. Come Vittorio Bachelet, come Walter Tobagi, come Gino Giugni gambizzato e tanti altri. Persone che dimostravano di credere nella nostra democrazia dando il meglio di loro stessi per la realizzazione di una convivenza civile ed economica migliore.
Eppure anche in un momento drammatico come quello che stiamo vivendo a causa della pandemia da coronavirus, alcune sue considerazioni appaiono non solo attuali ma perfino preziose per indicare un percorso alla vita economica e sociale del dopo.
Tarantelli ha dimostrato con i suoi scritti già allora che solo con un’Europa coesa ed in grado di atti lungimiranti per tutti poteva reggere alle difficoltà di un mondo sempre più interconnesso e soprattutto prolungare l’onda lunga di quella Europa sociale che faticosamente si stava costruendo e che fra le priorità aveva la lotta alla disoccupazione.
Bene il dopo della pandemia ci consegnerà un durissimo compito: ricostruire in modo solidale le economie, ricreare le condizioni indispensabili per sostenere il ritorno al lavoro e per alleviare i danni della pandemia che inevitabilmente si sconteranno con la chiusura di imprese, maggiore povertà e un tasso disoccupazione destinato a crescere. La stessa globalizzazione non sarà più quella che abbiamo conosciuto con tensioni e mutamenti imprevedibili.
Ezio Tarantelli in uno dei suoi articoli che avevano il pregio, anche nelle polemiche, di essere chiari e dialoganti e rispettosi delle altrui posizioni, indicò ad esempio una strada da seguire per l’Europa che oggi sarebbe quanto mai opportuna.
In sintesi proponeva di non disperdere le risorse ma di organizzare un Fondo sociale sostenuto dall’Ecu (oggi dalla moneta unica, l’euro) al quale ogni Paese poteva attingere in proporzione al numero dei disoccupati che registrava e senza creare sconquassi nei conti pubblici, o, potremmo dire oggi, finire preda di una camicia di forza imposta da un Cerbero europeo con regole rigide ma insensibili alle esigenze sociali che in tempi complicati hanno bisogno di essere trattate con ben altra attenzione.
Oggi si discute molto sul ruolo della Bce e delle sue immissioni di liquidità nel sistema economico. Così come si ragiona su come attivare il famoso Mes. Sono visioni parziali che probabilmente non potranno dare i risultati sperati all’indomani della pandemia. Occorrerebbe invece ritornare a Tarantelli e collocare al centro della riflessione la questione della disoccupazione, perché sarà essa il nodo più doloroso da sciogliere. E come Ezio Tarantelli sosteneva sarà necessario affrontare i problemi della ripresa senza punti di vista astratti ed egoisti, allora ideologici, ma confrontandosi con la realtà come essa è veramente.
È questo, oggi il modo migliore per ricordare un economista capace di guardare avanti, un grande amico dei lavoratori e del sindacato, un uomo onesto nelle sue idee, pronto a condividerle per il bene comune.

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gennaio 4, 2010

Lettera al Segretario del PSI

Anche io vorrei inviare una lettera al segretario  del Partito Socialista Riccardo Nencini. A quella stessa persona che ha fatto fallire il Progetto di Sinistra e Libertà per poter fare i suoi accordi elettorali col PD in Toscana; a quella stessa persona che ha oscurato il sito  di Sinistra e Libertà e che ha diffidato Nichi Vendola dall’usarlo per le elezioni regionali di marzo, pena il ricorso al Tribunale. Come potete ben vedere un campione di democrazia e tolleranza, tanto da affermare “ una leggina ad personam’, come suggeriva ieri D’Alema può essere il male minore se ci consente di voltare pagina.” Ad essere tollerante e disponibile con Berlusconi ci si guadagna sempre. Vero Segretario? Nella mia personale lettera che invierei a Necini chiederei perché invece di invitare Di Pietro ad un dibattito pubblico su Berlusconi , non invita noi socialisti di base  a discutere sul valore politico di Bettino Craxi e se effettivamente i socialisti si sentano eredi del suo pensiero e dei suoi  atti. Io sono un avvocato che ogni mattina va a lavorare, come Angelo che fa l’ottico, Gianluca che vende pavimenti, Mimmo che si è trasferito a Roma per lavorare, Saponetta che fa il barista, Franco che percorre duecento chilometri al giorno per guadagnarsi la pagnotta. Ebbene sig. Segretario, lo so per lei noi contiamo meno di niente, siamo solo numeri, che in nome di una coerenza che ci costa cara, quando veniamo chiamati  dobbiamo obbedire in nome di un fantomatico orgoglio socialista.

Se lei invece di misurarsi con Di Pietro si misurasse con noi e con tanta gente come noi, scoprirebbe che non tutti la pensano alla stessa maniera sul compagno Craxi.

Lei dice che sarebbe il caso di separare il piano giudiziario da quello politico. Sono d’accordo, resta però il fatto che un Tribunale della Repubblica ha condannato Craxi  con sentenza passata in giudicato: a 5 anni e 6 mesi per corruzione nel processo Eni-Sai e a 4 anni e 6 mesi per finanziamento illecito per le mazzette della metropolitana milanese. e che lo stesso Tribunale ha detto in una sentenza definitiva che lo ha fatto anche per arricchimento personale. Ma giustamente lei dice che Craxi va giudicato per la sua visione politica. Anche qui però, signor Segretario, lei non ci troverebbe molto d’accordo.  Parlare di Craxi sarebbe molto lungo. La prima cosa che non ci trova d’accordo è che Craxi si riteneva la “Politica”. Per Craxi come per lei sig. Segretario la base non contava nulla. Il Partito socialista dal 1976, quando Craxi divenne segretario in danno di Francesco De Martino, uomo di ben altro spessore politico, culturale e morale, divenne un comitato d’affari in cui alle lotte politiche si sostituì la ricerca ossessiva delle risorse economiche che divenne l’unica ragione di vita del Partito, fino al suo devastante epilogo. L’Italia sotto il governo di Bettino Craxi fu il primo paese europeo ad istallare missili americani. Bettino Craxi con il decreto del 14 febbraio 1984 decise il taglio della scala mobile, che non può dirsi un provvedimento a favore delle classi meno agiate. Craxi fu il padre morale della legge Mammì che aprì la strada dello strapotere di un avventuriero quale era Silvio Berlusconi.Senza dimenticare che precedentemente fu Craxi a firmare  il decreto che sbloccava i sequestri disposti dalla magistratura in danno di Canale 5, che violava una legge dello Stato. e che dire del nuovo Concordato, con l’istituzione dell’8 per milla a favore della Chiesa?

Che dire della sua politica economica che ignorando gli avvertimenti di gente come La Malfa considerò  il rigore economico più o meno come una fastidiosa ubbìa antipopolare. E fece a gara nel condividere ed invocare con i leaders della DC  ogni provvedimento demagogico, dalle irizzazioni, alle pensioni baby, ai reiterati ripianamenti delle più vergognose gestioni allegre di enti clientelari e spesso inutili.

Che dire della politica sulla  giustizia di Craxi?  Nessuno di noi ha dimenticato la campagna, dai toni sempre più striduli, contro i magistrati che sfocerà nel referendum sulla responsabilità dei giudici e nella istituzione delle Superprocure e che aveva come suo obiettivo finale, guarda caso, proprio la sottomissione del pubblico ministero al controllo dell’esecutivo, secondo i dettami del “Piano di rinascita democratica” di Gelli. La stessa idea del PDL e del suo capo Berlusconi.

 Con la caduta del Comunismo Craxi  avrebbe potuto lanciare un’autentica strategia unitaria e legare l’ex PCI, accettando la terza via proposta da Berlinguer, con il cambio del nome e l’affiliazione all’Internazionale Socialista, ad un’alleanza riformista della quale egli sarebbe stato il leader naturale. come aveva fatto Mitterand in Francia.Invece  si affannò a cercare di annettere i Comunisti critici , che però non gli portò alcun risultato.

Anche il famoso discorso al Parlamento sul finanziamento illecito fu una pagina di vergogna e non un atto di eroismo perché se avesse dato le dimissioni da segretario del Partito e da parlamentare lasciandosi processare avrebbe dato un esempio alla classe politica che avrebbe cambiato la storia del PSI, lo avrebbe riabilitato ai nostri occhi, e forse la storia d’Italia sarebbe stata diversa.

Da ultimo noi socialisti non dimentichiamo che Craxi lottò per impedire a Martelli di diventare segretario del Psi, preferendogli un anonimo Giorgio Benvenuto.

A proposito della scalata di Berlusconi alla casa editrice Mondadori, che trovò ispiratore e sodale Craxi Eugenio Scalfari ebbe a scrivere “A questo si è arrivati per assenza di leggi, latitanza dell’autorità, intimidazione della giustizia, padrinaggi politici e arroganza del potere e del denaro. Gli obiettivi, chiarissimi ormai, sono due: impadronirsi di una grande impresa editoriale e mettere il bavaglio alla libera stampa. Questo non è capitalismo e libero mercato, ma guerra di bande per ridurre al silenzio chi non si piega ai loro voleri“.( la Repubblica”  12 gennaio 1990 )

Concludendo Io,  da socialista, che non rinnega la propria fede dal 1971,  credo seriamente che la storia del Partito Socialista sarebbe stata migliore senza Bettino Craxi e che quest’uomo a cui il Sindaco Moratti vuole intestare una via è stato “un avventuriero, anzi un avventurista, uno spregiudicato calcolatore del proprio esclusivo tornaconto, un abile maneggione e ricattatore, un figuro moralmente miserevole e squallido, del tutto estraneo alla classe operaia, ai lavoratori, ai loro profondi e reali interessi, ideali e aspirazioni.” Con Craxi iniziò una stagione politica in cui furono cambiate le regole dei comportamenti degli uomini politici.  “Il suo fu un comportamento sfrontato, provocatorio, temerario, fazioso, violento, ma che proprio per questo può sembrare «forte», e quindi può intimidire partners e avversari, può persino suscitare ammirazione se non approvazione: dileggio della correttezza verso le regole del gioco, prontezza nel violare ogni impegno di onore, camaleontismo, disinvoltura nel passare dall’insulto volgare all’adulazione più untuosa verso lo stesso partito o la stessa persona nel giro di ventiquattro ore, o nel passare dalla protervia dell’aggressore al lamento di chi si fa vittima.” Di quest’uomo l’unico vero erede oggi è l’attuale Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.