Posts tagged ‘giapponesi’

dicembre 8, 2011

Caccia “scientifica” alle balene in Giappone con i fondi dello tsunami.

Una flotta di baleniere giapponesi, scortata dalla guardia costiera, ha lasciato nei giorni scorsi il porto di Shimonoseki, nel Sud-Ovest del Giappone, direzione Antartide dove ha inizio la caccia alla balene.

I cacciatori sono stati accusati da Greenpeace, e da Brigitte Bardot a sostegno di Sea Sheperd ancor prima, di aver utilizzato i fondi destinati a risollevare l’economia dei pescatori colpiti dallo tsunami lo scorso 11 marzo, ricevendo circa 30 milioni di dollari dal Governo per sovvenzionare la battuta di caccia di quest’anno.

Junichi Sato, direttore esecutivo di Greenpeace Japan, ha spiegato che è vergognoso elargire i soldi dei contribuenti ai cacciatori di balene. Il programma di caccia alla balena non è prioritario, è impopolare ed economicamente impraticabile. Quei fondi dovrebbero essere destinati a risollevare l’economia locale ed alla ricostruzione.

gennaio 7, 2010

Caccia alle balene.

Il giorno della Befana la  nave giapponese Shonan Maru 2 ha speronato il trimarano ultraveloce della società americana Sea Shepherd Ady Gil che voleva  contrastare la caccia alle balene. Con l’incidente di ieri la guerra per le balene ha raggiunto un livello di violenza senza precedenti, e il governo di Canberra è ora sotto pressione da parte degli ambientalisti, che chiedono che una nave-pattuglia australiana sia inviata per controllare gli scontri tra baleniere giapponesi e le imbarcazioni della Sea Shepherd. Gli scontri avvengono in acque australiane.

Paul Watson, fondatore di Sea Shepherd e capitano di una delle sue navi, ha dichiarato che continuerà il monitoraggio.

I giapponesi uccidono circa 1.200 balene l’anno, nella stagione estiva, tra dicembre e febbraio, per scopi scientifici. Varie società per la difesa degli animali hanno tentato di fermare la caccia. Paul Watson con la sua Sea Shepherd ingaggia dal 2007 una battaglia particolarmente serrata contro le baleniere. Nel 2008 Greenpeace decise che non avrebbe più cercato di fermare le baleniere giapponesi in mare, concentrando piuttosto i propri sforzi per cambiare l’opinione dei giapponesi sulla necessità di una simile caccia.

Lo scontro, avvenuto nell’oceano Antartico, al largo della Commonwealth Bay, ha danneggiato gravemente l’Ady Gil, ferendo in modo lieve uno degli eco-attivisti. “Il Giappone chiede che non si metta a rischio la vita dei nostri uomini. Si è trattato di un atto di sabotaggio: questa volta è andata bene, ma il bilancio poteva essere pesante” ha osservato un funzionario del ministero degli Esteri, aggiungendo che “il piano programmato sulle ricerche a scopo scientifico” (questa la motivazione ufficiale di Tokyo per la giustificare la caccia ai cetacei) andranno avanti anche di fronte all’ondata di disappunto levatasi ormai a livello internazionale.

Akira Gunji, viceministro dell’Agricoltura e della Pesca, ha anticipato  che il Giappone sta valutando l’adozione di ulteriori misure per la sicurezza della flotta di baleniere e degli uomini d’equipaggio.

Al danno la beffa.