Posts tagged ‘Giancarlo gentilini’

aprile 20, 2013

A volte ritornano.

In centro a Treviso, nella notte, compaiono i manifesti che vedete qui sotto. La Lega Nord ne prende immediatamente le distanze, “ci danneggiano, noi non c’entrriamo“. Può essere, per carità, ma non dimentichiamoci che quella città per molti anni è stata amministrata da un certo Giancarlo Gentilini, leghista puro sangue, uno che gli immigrati bisognerebbe “vestirli da leprotti per fare pim pim pim col fucile“, e che propose, tra le altre, la “pulizia etnica dei culattoni“.

 

 

– segnalazione di Paolo
novembre 2, 2009

Una buona notizia: Gentilini condannato per istigazione al razzismo.

Aveva tuonato davanti a i militanti del Carroccio alla Festa dei Popoli Padani a Venezia, ma le frasi usate da Giancarlo Gentilini, lo “sceriffo” prosindaco di Treviso, gli sono costate prima un’inchiesta per istigazione all’odio razziale e oggi una condanna. Il Gup di Venezia Luca Marini, al termine del rito abbreviato, ha condannato Gentilini a 4.000 euro di multa e al divieto per tre anni di partecipare a comizi politici, con la sospensione di entrambe le pene.

A sostenere l’accusa il procuratore della Repubblica Vittorio Borraccetti che ha chiesto il massimo della pena, 6.000 euro di multa, pari a un anno e 5 mesi di reclusione, e non il carcere vista l’età dell’imputato. Alla festa della Lega a Venezia, il 14 settembre del 2008, il prosindaco trevigiano era salito sul palco infiammando il popolo del Carroccio.

Con voce tuonante e piglio deciso, aveva toccato tutti i temi “caldi” già trattati in altre occasioni. A Venezia erano state così lanciate frasi pesanti sull’immigrazione clandestina, sulle presenze di nomadi, fino alle possibili realizzazioni di moschee in territorio veneto. «Voglio eliminare – aveva detto – i campi nomadi, voglio eliminare dalle strade quei bambini che vanno a rubare in casa degli anziani» ed ancora «voglio una rivoluzione contro chi vuole aprire moschee e tempi islamici», dicendosi pronto «ad aprire una fabbrica di tappeti per regalarli agli islamici perché vadano a pregare nel deserto e non a casa nostra».

Da parte sua, la procura di Venezia aveva avviato un’inchiesta che oggi è giunta al suo primo risultato in aula con la sentenza di condanna. Secondo il suo difensore nelle frasi di Gentilini, «non c’era nessuna maliziosità contro le razze, bensì il sostegno ad idee ben note del mio assistito finalizzate all’integrazione tra etnie diverse».