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aprile 8, 2020

APPELLO AL GOVERNO ITALIANO PER LA PREDISPOSIZIONE DI UN PIANO B PER SALVARE IL PAESE DALL’ESITO NEGATIVO DELLA TRATTATIVA IN ATTO NELLA UE .

di Franco bartolomei coordinatore nazionale di Risorgimento socialista.

La ferma risposta negativa data dalla Germania ed i suoi stati vassalli – in ossequio alle stringenti regole europee – alla richiesta Italiana di una diretta emissione di Eurobond da parte della BCE , i cui ricavi siano ripartiti proporzionalmente tra gli stati della UE ,per far fronte alle spese straordinarie ed ingenti necessarie ad uscrire dall’emergenza ed a rilanciare le economie nazionali , rende sempre più difficile e densa di rischi per il nostro paese la trattativa in atto nel gruppo decisionale della Eurozona.

E’ evidente il gioco della Germania e dei suoi alleati, e degli organi esecutivi della UE – edificata proprio per attuare politiche ispirate al contenimento dei bilanci e della spesa sociale – di allungare i tempi della trattativa per volgerla a proprio favore e ridurre i margini di manovra dell’Italia e della Spagna .
E’ evidente il disegno: strozzare il nostro paese, alle prese con tutte le emergenze connesse con la crisi epidemica in atto, in una situazione in cui le difficoltà di liquidità e la pressione speculativa esercitata sugli spread, finiscano per piegare le ginocchia al nostro tentativo di resistenza sulle richieste avanzate dalla Governance europea e sul nostro diniego alla utilizzazione del Meccanismo Europeo di Stabilità( MES). Meccanismo che se attuato produrrebbe il commissariamento economico, finanziario e normativo della nostra residua autonomia decisionale.

L’attacco – massiccio e continuativo – da parte della BCE sullo Spread diventerebbe uno strumento formidabile di pressione sul Governo italiano per fargli accettare in condizioni di piena emergenza, il progetto originario della UE sponsorizzato dai paesi del Nord, quello di far transitare ogni possibile via di erogazione di liquidità straordinaria attraverso le forche caudine di un nuovo MES. Anche se esso fosse potenziato finanziariamente e solo lievemente attenuato nei suoi tempi e nei suoi poteri di commissariamento del paese, sarebbe comunque finalizzato a distruggere definitivamente la nostra autonomia economica. L’Italia è ancora fondata su un sistema manifatturiero molto esteso, completo in tutte le filiere , di forte spessore tecnologico e di alta qualità progettuale e commerciale. La nostra forza finanziaria, fondata sia sul risparmio privato più ampio tra tutte le economie sviluppate che sulle nostre tecnostrutture bancarie e finanziarie in possesso di fortissime competenze operative, si troverebbe immediatamente sotto attacco. Inoltre senza attuare serie politiche di espansione della domanda interna e di nuova liquidità si imporrebbe al paese una politica forzata di restituzioni e sacrifici a danno delle classe popolari e del mondo del lavoro .
E’ necessario che il governo prepari un piano di uscita e di emergenza per evitare di essere posto in una situazione di fatto ricattatoria.

Un piano articolato, da attuare nel momento in cui l’attacco della UE – governato dalla Germania – dovesse scattare in modo irreversibile, diretto a consentire al Paese di riacquistare immediatamente la propria autonomia finanziaria e monetaria .

Un piano di uscita unilaterale dal sistema Maastricht/Lisbona per consentire all’Italia di far fronte con mezzi autonomi o autonomamente reperiti a ogni possibile crisi di liquidità che paralizzerebbe tutta l’attività amministrativa ed esecutiva dello Stato e che porterebbe al collasso tutto il nostro sistema paese. Per far fronte a ogni altra aggressione sugli spread che porterebbe in prima battuta tutto il nostro sistema bancario e finanziario a un default immediato.

Un piano di emergenza che preveda:
L’immediata introduzione sul mercato di una nostra nuova ed indipendente circolazione monetaria.
L’immediato ingresso con partecipazioni pubbliche di controllo o condizionamento in tutte le imprese strategiche per il paese.
L’adozione di tutti gli strumenti operativi necessari a impedire flussi speculativi contro il nostro sistema azionario ed obbligazionario.
L’emissione di nuovi titoli di debito pubblico internazionalmente contrattati e riservati ai Paesi legati all’Italia da continuative relazioni di scambio commerciale.

aprile 4, 2020

Ciao Kolkov

di Franco Bartolomei

L'immagine può contenere: fiore, cielo, pianta, spazio all'aperto e natura

Ringrazio Franco per le belle parole per ricordare a tutti la figura di Massimo.

Io ho avuto modo di conoscerlo poco, ma fin da subito ho condiviso con lui una simpatia ed una solidarietà credo ricambiata. Avevamo fatto dei progetti per il rilancio dell’Avanti e lui ne era entusiasta, rendendosi subito disponibile.

Si è saputo poche ore fa: è morto Massimo. Le notizie sono incerte e frammentarie: stando a qualche indizio, la causa potrebbe essere l’epidemia in corso e può darsi che sia stato abbandonato in casa (come avviene a tanti, in questo periodo) e che sia deceduto -in solitudine- ieri o l’altro ieri, benchè sia stato ritrovato dalla polizia solo questa mattina.
Trentacinque anni almeno data la nostra conoscenza, buona parte dei quali trascorsa con impegni e lotte comuni e sempre dalla stessa parte della barricata.
Inizialmente era un giovane operaio dell’Alitalia ed iniziò la nostra conoscenza e poi amicizia perché eravamo entrambi -secondo le sbrigative e superficiali etichettature giornalistiche- dell’ala “filosovietica” del PCI, per cui i compagni gli affibbiarono l’ironico appellativo di Kolcos: lo pronunciavamo così e lui ci teneva molto al suo soprannome.
Era di Tor Bella Monaca, dirigente della locale sezione del PCI, alla quale spettava il difficilissimo compito di misurarsi con le problematiche e le contraddizioni di quel quartiere, allora nuovo. Tuttavia era una sezione importante, meritevole, ricordo che andai a parlare ad un dibattito organizzato alla festa dell’Unità (verso il 1987-88) ed il titolo della festa dimostrava l’acutezza e la coerenza politica di quei compagni: “Comunisti, Sempre!”
Lo “presi in prestito” per sintetizzare la mia scelta di vita e lo proposi come nome della nostra compagine alle compagne e ai compagni che uscirono insieme a me dal PCI e dalla FGCI prima del loro scioglimento e da cui -qualche anno dopo- nacque Iniziativa Comunista.
Massimo è stato sempre impegnato sindacalmente, anche nei periodi in cui non lavorava, sia interessandosi delle battaglie dei lavoratori, sia partecipando e promuovendo le rivendicazioni economiche e sociali degli strati più poveri del popolo, soprattutto nel suo quartiere. Era un autentico proletario, sempre fiero nella sua coscienza di classe ed è un’espressione vera della complessità e delle difficoltà di un “luogo” come Tor Bella Monaca e anche dei nostri tempi, così tormentati e talvolta assurdi in Italia.
Solo in pochi periodi abbiamo perso i contatti ma ci siamo sempre ritrovati negli snodi cruciali e sulle questioni più discriminanti e sempre abbiamo ricominciato insieme come se il nostro rapporto non avesse mai avuto pause.
Ha seguito indefesso il percorso della maggior parte dei compagni dopo lo scioglimento del PCI, scegliendo le appartenenze che più riteneva vicine alla storia del disciolto Partito e spesso ha organizzato iniziative e posizioni che proponevano il rilancio o la ricostituzione del medesimo, ecco perché ci siamo spesso incontrati, fino a poche settimane fa.
Non era tipo da avventurismi ma tanto meno era accomodante e non mancava di far sentire limpidamente la sua critica e le sue proteste, senza preoccuparsi se ciò fosse scomodo per la sua “carriera” politica. Anche negli ultimi due anni, dopo la sua ennesima delusione, ho potuto contare sul suo contributo, sempre pronto e incondizionato, per i seminari autogestiti e per altre iniziative a favore dell’identità e degli ideali comunisti.
Circa un mese fa, ha provveduto lui stesso, tempestivamente, a recapitare una mia lettera aperta al saltimbanco televisivo Giletti ed ultimamente avevamo parlato di certe idee per il futuro prossimo. Non ha mai abbandonato Tor Bella Monaca, né è stato solo un suo abitante passivo, tanto meno “risentito” per dover vivere lì. Quando non era il caso di partecipare a progetti politici, era comunque sempre presente nella vita sociale del quartiere, anche con iniziative culturali e teatrali. Sempre pronto alla spontanea solidarietà con genti di tutte le “razze”.
Siccome con qualche riga non si possono neanche riassumere trentacinque anni di esperienza, vorrei almeno accennare a qualche tratto che ha caratterizzato la sua vita e la sua personalità, così tipica della nostra epoca e delle sue contraddizioni.
In primo luogo, non ha mai tradito la sua identità, non ha mai professato la sua rinuncia agli ideali comunisti ed ha sempre rivendicato la storia del PCI, dimostrando una coerenza -ed in questo senso un’incorruttibilità- da cui molti “personaggetti” di successo della sinistra attuale dovrebbero imparare.
In secondo luogo, lui sapeva veramente come viveva e pensava la gente più sfruttata e oppressa, non solo perché era uno di loro (di noi) ma perché ha saputo mettere in pratica -nelle condizioni richieste dalla sua problematica borgata- l’indirizzo che Togliatti sintetizzava così: “riuscire ad aderire a tutte le pieghe della nostra società”.
In terzo luogo, era semplice, modesto ma capace di difendere i suoi ideali meglio di tanti cialtroni politicanti, per questo era uno dei tanti che non avrebbe mai potuto “far carriera” nella sinistra attuale benchè avesse capacità più di altri di farlo. Non si è mai montato la testa, è sempre stato sensibile con la sua gente e soprattutto si batteva per i suoi ideali non era un carrierista, non li tradiva per poter diventare importante.
Come un paradosso, lui che ha conosciuto tanta gente che gli si affezionava e ora lo piange, lui che ha sempre avuto intatta la curiosità e la disponibilità di conoscere tutte le esperienze, confrontarsi con tutti (dagli evangelici a chi “rimedia” la giornata ai margini della malavita) oggi è stato portato via da solo, in uno squallido sacco dalla polizia mortuaria.
Dato il periodo, non potrà neanche avere un normale funerale.
Avrà tuttavia tanti di noi che lo ricorderanno: quando sarà possibile, le compagne e i compagni gli renderanno il tributo che oggi non possiamo manifestare come avremmo certamente fatto.
Così, ci ha lasciati all’improvviso, alla stessa età in cui è morto Berlinguer, senza vere esequie: è come se la sua dipartita fosse in un certo senso “sospesa”.
Questo ci suggestiona, come a sentirlo un poco ancora con noi ad accompagnarci, a fare di lui (della sua vita e della sua morte) una delle tante spinte morali che ci sono necessarie, anche a breve per condurre con coraggio e senza tentennamenti la battaglia per i rilancio della lotta di classe, per la causa del proletariato, per ridare al nostro paese il PCI, che già ebbe, che lo rese grande e di cui oggi c’è tanto bisogno.
GRAZIE KOLCOS, ADDIO.

marzo 31, 2020

A che cosa (non) è servita Sinistra Italiana

di Gaetano Colantuono,

Risorgimento Socialista Puglia

A che cosa (non) è servita sinistra italiana

Quando, nel biennio 2016-2017, il lungo processo costituente della sinistra socialista che avrebbe portato a Risorgimento socialista (RS) era ancora ai suoi primi (e complicati) passi, il gruppo più cospicuo – appena fuoruscito da un partito satellite del PD e partecipe della maggioranza in sostegno dei governi Monti e Renzi – fu invitato a partecipare alla costruzione di un nuovo e composito raggruppamento, sinistra italiana (SI), che nasceva sostanzialmente per la convergenza di ciò che restava di SEL (dopo il fallimento, anche in Puglia, del progetto di egemonia di Vendola sul mondo dei movimenti e della sinistra comunista) e di vari parlamentari, fra cui soprattutto Stefano Fassina, appena usciti anch’essi dal PD ormai divenuto Partito di Renzi, in opposizione alle sue politiche marcatamente neoliberiste.

Dopo vari mesi di dibattito interno il grosso dei compagni aderenti a RS fecero la scelta di non confluire in SI ma di mantenere una propria autonomia organizzativa e politica. La posizione coraggiosa, vista la relativa fragilità del gruppo promotore di RS, fu così motivata dal coordinatore nazionale, Franco Bartolomei: « [C’è] il rischio di una nuova piccola Sel, indebolita e subalterna.
Purtroppo da questo congresso fondativo di Rimini di Sinistra Italiana, oltre ad una genericità estrema di proposta politica, esce come suo logico corollario anche una leadership assolutamente inadeguata ai compiti ambiziosi che il nuovo partito dichiara di voler svolgere. In particolare assume la massima direzione di quel partito un esponente che è espressione stretta del gruppo dirigente che ha condiviso appieno le responsabilità del fallimento della leadership politica rappresentata da Vendola
. Il candidato naturale e logico che avrebbe dovuto guidare la nuova formazione avrebbe dovuto essere naturalmente il compagno Fassina […]. Il nuovo partito rischia quindi seriamente di mantenere i suoi consensi elettorali attorno ad una soglia di consensi elettorali assolutamente insufficiente a consentirgli di divenire il fulcro di quel processo aggregativo a sinistra, di cui tutti sentiamo la necessità, e una inevitabile logica di sopravvivenza, difficilmente aggirabile alla luce della situazione scaturita da Rimini, porterà con molta probabilità alla riproposizione di cartelli elettorali confusi e deboli, quando invece un autentico processo costituente per la ricostruzione di una sinistra alternativa avrebbe necessitato di tutt’altro spessore politico e culturale. Il rischio concreto che emerge da Rimini è che il nuovo partito a causa della sua debolezza rischia di rimanere impigliato da subito in una sostanziale subalternità politica alla nuova formazione che i fuoriusciti dal PD andranno a costruire nell’ottica di una ricostruzione di un nuovo ulivo allargato in grado di ricostruire un quadro di rinnovata stabilità di governo dopo la crisi del progetto egemonico renziano [, quindi] assolutamente non in grado di ridare forza e rappresentanza al grande campo politico , culturale e sociale, di quella nuova sinistra di alternativa di modello sociale ed economico e di difesa costituzionale, che cresce sempre più nel profondo della coscienza del paese reale».

In effetti, molte delle ipotesi paventate nella nota si sono rivelate corrette. SI è sopravvissuta all’ombra di una irrisolta ambiguità, fra “partito degli eletti” (a livello locale e parlamentare) e una parte della base degli iscritti: la prima in generale pervicacemente (e comprensibilmente) legata all’idea di centrosinistra più o meno largo o di ulivismo fuori tempo massimo, se non satellitare rispetto al PD, cui doveva l’elezione e le nomine; la seconda impegnata in lotte locali e generali encomiabili e radicali, portate avanti da generosi attivisti provenienti da varie esperienze, fra cui quadri della Cgil.

Tale ambiguità ha portato a un’inesorabile diminuzione delle iscrizioni, delusioni e conflitti interni, mentre una continua emorragia di eletti raggiungeva il PD o altre formazioni moderate (fino al recente movimento renziano), capaci di meglio assicurare rielezioni e migliori posizioni. Neppure l’esperienza di Liberi e Uguali ha avuto sorte migliore: se ha superato la soglia del 3% alle elezioni di marzo 2018 (a differenza del tentativo generoso ma fragile di Potere al Popolo, di cui RS era stato uno dei promotori), è finito poco dopo, sopravvivendo solo a livello parlamentare. Il che dimostrava che solo di un contenitore elettorale si trattava.

Le “macerie vendoliane”

Merita solo un cenno la genesi di SEL, fondato su quattro microscissioni, fra cui quella che ha provocato la sostanziale paralisi di Rifondazione, che fino ad allora (2006) aveva avuto, nel bene e nel male, un ruolo di opposizione politica, e sul leaderismo mal celato delle “fabbriche di Vendola”, su cui affondò ben presto il bisturi sociologico di Onofrio Romano (La Fabbrica di Nichi. Comunità e politica nella postdemocrazia, 2011) e la sua strutturale configurazione ondivaga, ad esempio post-marxista sul piano culturale, in analogia con l’evoluzione del quotidiano “il manifesto” che di quell’area (la sinistra del centrosinistra) è organo. Dal mio osservatorio pugliese  ho maturato l’idea che, al di là delle evidenti difficoltà in cui Vendola si è trovato a gestire il potere regionale per dieci anni, è proprio sui fallimenti sui tre temi centrali (lavoro, ambiente, sanità) su cui aveva mobilitato numerose energie e sul lascito pressoché dannoso sul piano etico-politico che vada impostato un giudizio sostanzialmente negativo: le cosiddette “macerie vendoliane”. 

Le quali colpiscono non solo quanti a quella esperienza di governo si rifanno (i residui gruppi dirigenti pugliesi di SI) ma impietosamente anche su quanti si affannano a costruire una sinistra per l’alternativa. Ricordo il caso di un volantinaggio nel mercato settimanale ad Altamura, città principale del collegio in cui ero candidato alla Camera; mentre ero da solo, nell’indifferenza generale verso i volantini che spiegavano le nostre proposte politiche radicalmente favorevoli alle classi popolari, mi si avvicina una signora di mezza età e mi dice senza particolare astio: Ma cosa avete fatto quando avevate il potere?”. “Noi, chi?”, le risposi. 

Coerentemente su queste premesse, i 5 stelle vinsero largamente il collegio.

Il socialismo rimosso: a che è servito e serve il gruppo dirigente di sinistra italiana (per il PD)

Vi è un ulteriore motivo che giustificasse la cautela di RS verso il gruppo dirigente di SI. Infatti, metodologicamente le assenze, i lapsus, i rimossi sono indicativi molto più delle cose esplicitate.

Agli inizi del 2020, mentre SI fa parte della maggioranza del secondo governo Conte, si è tenuto un congresso per il rilancio di SI, che ancora una volta si è risolto in un “evento”, una sommatoria di personalità dotate di una certa notorietà a livello nazionale, fra cui la pur apprezzabile Elly Schlein (dichiaratamente interessata ad un nuovo centrosinistra e ad una collocazione liberale).

Tuttavia è una lettura del  documento preparatorio ad assumere carattere sintomatico. Quel documento è in sintesi una proposta di gestione progressista della situazione data, con alcuni spunti o proposte anche interessanti (il che dimostra l’intervento di competenze significative, che sarebbe un grave peccato si disperdessero).

A una lettura critica si noterà che esso menziona 22 volte la parola “sinistra” variamente aggettivata, quasi 2 menzioni per pagina. MAI la parola SOCIALISMO, SOCIALISTA.

Una lacuna che non è casuale ma che parla di una consapevole rimozione: non solo terminologica, si badi, ma di valori, tradizioni e prospettive. Il tutto accade (o meglio: è assente), mentre si manifesta un scivolamento a destra, frutto di una trasformazione antropologica indotta da dosi sempre più massicce di neoliberismo e fenomeni correlati: lo conferma il radicamento meridionale e nelle isole della lega, capace di imbarcare il peggio della vecchia destra e delle consorterie locali immortalate dal genio comico di Albanese.

Di tutto, di più pur di non parlare di socialismo. Ciò va detto senza polemica personale ma con chiarezza verso chi continua a pensare a alleanze tattiche con ceto dirigente di tal fatta. Si è detto più volte che i “post-comunisti ulivisti” (la destra del fu PCI) non possono diventare socialisti per due motivi: mantengono il loro ostracismo antisocialista e approdano subito a posizioni liberaldemocratiche, che spesso diventano propriamente liberiste pur temperate. 

Sempre nella bozza di documento per il congresso c’è scritto: “portare i sindacati nei consigli di amministrazione delle grandi imprese“. Ossia concertazione al quadrato. Inutile aggiungere che il modello di cogestione ha mostrato i suoi limiti in Germania, figuriamoci in Italia. Si snaturerebbe il ruolo dei sindacati che devono fare vertenze, conflitto, non litigare per chi deve partecipare – remunerato e coccolato (cfr. scandali Volkswagen) – ai tavoli del padronato. I luoghi di mediazione e (eventuale) controllo o contropotere sono altri. È inoltre significativo che nelle 25 pagine non si ricorda mai che gran parte delle conquiste sociali ora da difendere o aggiornare siano avvenute negli anni Sessanta-Settanta (e che molti dei dirigenti di SI hanno sostenuto governi o amministrazioni locali che quelle conquiste hanno contribuito a sopprimere).

Terza via, ulivismo, coalizione rossoverde, centrosinistra… tutto fuorché parlare di socialismo, ricostruire un partito socialista di sinistra, presentare una alternativa di società e economia. Anzi impedire tutto questo. In questa cornice va letto, lo ripeto, in Italia il recente tentativo di rilancio di SI.

Al netto delle narrazioni e delle personalità, si sta semplicemente riproponendo il solito schema del centrosinistra imperniato sul PD, con una appendice che si propone di “spostarne a sinistra l’asse”. Come se ciò che è tondo può diventare quadrato. Le recenti regionali in Emilia-Romagna sono state l’apripista di un nuovo bipolarismo, a condizioni peggiorate rispetto al precedente, per via dell’autoaffossamento dei 5stelle. Il problema è il circolo vizioso. Si vota il pd o alleati per non far vincere la destra, il pd fa politiche che rafforzano la destra che quindi rischia di vincere. Allora si vota il pd per non far vincere la destra etc. I contenuti di questa alleanza progressista restano sistematicamente sullo sfondo, buoni solo per qualche evocazione suggestiva. Perché, in definitiva, SI è e resta un equivoco politico.

Non stupisce che quasi nessuno dei dirigenti di Risorgimento socialista provenga da quella esperienza (SEL-SI) o che l’abbia abbandonata prima delle elezioni del 2018.

Il ruolo dei socialisti di sinistra: dalla maledizione di Sisifo al viaggio di Telemaco

Non è questa la sede per chiarire se tale rimozione del socialismo sia il lascito di un consapevole antisocialismo (pur non dichiarato) e quanto durerà ancora questa “conventio ad excludendum” che riguarda il socialismo in Italia.

È piuttosto tempo di lavorare altrove e per altri obiettivi. Dalla parte dei lavoratori e delle lavoratrici. A noi la sfida di un partito o fronte socialista di sinistra, se ne saremo in grado.

In assenza di un partito socialista di sinistra (ossia radicalmente antiliberista) in Italia, siamo costretti a esultare per i gruppi socialisti di altri paesi (che siano latinoamericani, nordeuropei o finanche negli USA con la seconda campagna di Bernie Sanders), siamo costretti a formulare solo auspici generosi, riflessioni talvolta molto acute, progetti che trovano il loro limite nell’assenza di quel partito, di una massa critica sufficiente per essere attivi nel mondo del lavoro e della cultura, mentre monta da tempo un’ondata reazionaria che si esprime nel razzismo, nella repressione delle residue lotte dei lavoratori, nei continui tentativi di manomissione della Costituzione (tentativi bipartisan, si ricordi sempre), nella depressione economica di vaste aree del Meridione.

Da qui per me un forte senso di impotenza, frustrazione e autentica voglia di dismettere un impegno che sa di fatica di Sisifo (o di maledizione di Cassandra), quando piuttosto il mito generativo è quello positivo di Telemaco: siamo alla ricerca di un senso che vada oltre noi stessi. Uscire dal labirinto in cui siamo stati sospinti e guardare la realtà e provarla a modificarne i rapporti di forza che ci vedono da tempo non tanto soccombenti quanto imbelli. Promuovere una migliore formazione di compagni-e in vista della costituzione di un gruppo che sappia essere capace di farsi classe dirigente potenziale. Potenziale: nel senso che non è scontato che ci riusciremo né che ci sarà data l’opportunità storica di essere messi alla prova.
In questi quattro anni e mezzo di lavoro intenso dentro il principale (non unico né forse migliore) tentativo in controtendenza – il partito Risorgimento socialista – ho più volte ribadito che non sarà una ricostruzione facile né breve, sarà piuttosto una lunga marcia: si tratta di ricostruire una comunità di dirigenti a livello nazionale e locale, una koinè (lingua comune), un metodo di stare in un partito organizzato, dove si prova a costruire insieme (il NOI scomparso) un qualcosa di più grande della semplice somma di persone o reti relazionali.

È sulle lunghe e articolate tesi congressuali che chiediamo l’adesione, la cui cifra comune è la scelta di contestare l’attuale sistema neoliberista da sinistra e sulla base dei principi costituzionali.

La nostra, allora, si configura come operazione si direbbe di pulizia delle macerie anche linguistiche. Il problema resta il nodo dell’organizzazione, radicamento, ritorno nelle istituzioni. Per fortuna sono nel frattempo sorti alcuni gruppi, talvolta ridotti talaltra anche in contrapposizione fra loro, che invece – pur avendo provenienze differenti – hanno riscoperto in parallelo tre temi: la difesa e l’attuazione della Costituzione; l’opposizione al neoliberismo e al sistema Maastricht; la riscoperta di una prospettiva neosocialista. È con loro che dovrà avvenire la costituzione di una terza forza politica, dichiaratamente socialista: percorso lungo ma necessario.

Nel frattempo, un nostro compito è riassunto dalle parole di Max Horkheimer:
«La teoria critica, che è una teoria pessimistica, ha sempre seguito una regola fondamentale: attendersi il peggio, e annunciarlo francamente, ma nello stesso tempo contribuire alla realizzazione del meglio».

marzo 24, 2020

Difendere la democrazia.

Il Risorgimento Socialista riafferma tutte le ragioni della propria opposizione radicale al governo , fondate su una una concezione del modello sociale e dei rapporti economici del tutto alternativa allo stato di cose esistente , e sulla convinzione che il paese debba assolutamente recuperare la propria sovranita’ Costituzionale e rompere la sua sottoposizione ad un quadro normativo e ad un sistema finanziario e monetario ad esso esterno, costituito dal complessivo sistema Euro / Maastricht Lisbona /BCE ), che distrugge il suo equilibrio sociale , la sua coesione civile , il suo tessuto produttivo , e la sua vita democratica .

In questo momento drammatico le istituzioni europee hanno tentato di distruggere il nostro sistema economico per sottoporre il paese ad un nuovo commissariamento politico , che porterebbe il paese ad uno stato di gravissimo ulteriore impoverimento , ed alla distruzione della nostra democrazia .

Il Governo pur nella sua estrema diversita’ della sua visione sociale ed economica , fondata sulla condivisione del modello liberista , e su un progetto di sostanziale conservazione del sistema, mostra di voler resistere a questo attacco esterno , che approfitta della difficilissima situazione di emergenza che il nostro popolo sta affrontando con sacrificio , generosita’ e coraggio , cercando di contestare il patto di stabilità ed il pareggio obbligato di bilancio ,per poter utilizzare in deficit spending risorse consistenti per la ricostruzione del paese senza dover subire commissariamenti di sorta .

Se riuscira’ in questo tentativo , indubbiamente segnera’ una soluzione di continuita’ rispetto alla precedente prassi consolidata’ di vassallaggio e subalternita’ che finora hanno tenuto tutti i governi della II repubblica .

A maggior ragione questo accadra’ se sara’ in grado di riaffermare la centralità dello stato nella incentivazione delle attività economiche , nella riconversione del nostro sistema produttivo verso economia reale , attraverso il rafforzamento del settore manifatturiero e delle nostre filiere produttive strutturali, e ricostruendo una presenza pubblica nei settori strategici , puntando ad utilizzare utilizzando una rete di relazioni commerciali economiche e politiche che rispondono ad una nuova logica internazionale di natura multipolare ,

Se questo tentativo , ad oggi solo abbozzato , dovesse tradursi in realta’ il problema a quel punto sarà per noi del Risorgimento Socialista quello di costruire un nuovo tipo di contrapposizione con il governo , sulla qualità delle scelte e sul tipo di modello che si sceglierà , e sul ruolo e la centralità che il lavoro assumera’ nei processi decisionali collettivi che determinano le scelte sociali ed economiche nel nuovo sistema .

Se questo non avverrà continueremo il nostro ruolo di opposizione frontale , con ancora maggior determinazione , sapendo che se l’Italia perde la partita con l’Europa la situazione diverrà drammatica per i lavoratori e tutte le classi subalterne , perché il paese subirà una stretta micidiale in termini di impoverimento ulteriore e di repressione

Per noi la scelta sara’ drammaticamente molto lineare , e definiremo le nostre scelte di fase in base a ciò che si produrrà nei rapporti con l ‘Europa , li sapremo se la nostra dovrà essere una lotta per la libertà e la democrazia contro la barbarie ed il nuovo fascismo ,o potrà essere una grande lotta democratica per le riforme socialiste all’ ‘interno di un quadro costituzionale rinnovato .

Faremo in ogni caso sempre quello che sarà utile ai Lavoratori ,ed alla difesa estrema della nostra Democrazia Repubblicana.

Viva il Socialismo

Franco Bartolomei

ottobre 23, 2013

autoconvocata la direzione nazionale del PSI.

Cari Compagni ,
come comunicato ieri , ho inviato stamane, via e.mail , al Compagno Riccardo Nencini, Segretario Nazionale del Partito , e, per conoscenza ,a tutti i componenti della Segreteria Nazionale del Partito la comunicazione della autoconvocazione della Direzione Nazionale , nei seguenti termini:

“Caro Riccardo ,

ti comunico la richiesta di autoconvocazione della Direzione Nazionale ,cosi’ come prevista dallo statuto del Partito , per il giorno sabato 19 ottobre alle ore 11,30 ,presso i locali della Direzione Nazionale in Roma ,via S . Caterina da Siena n° 57 , sottoscritta dai seguenti 26 compagni facenti parte a titolo effettivo della Direzione nazionale :

Andreini Marco , Bartolomei Franco , Bastianelli Claudia , Benaglia Franco , Biscardini Roberto ,Buconi Massimo , Cefisi Luca , Centrone Carmen, Ceremigna Enzo, Craxi Bobo , Cuocolo Maria Rosaria, Di Tommaso Atlantide, Difino Andrea , Franchi Franco , Gitto Antonio , Incarnato Luigi, Iorio Luigi , Labellarte Gerardo , Miele Giovanna , Piluso Luciano, Potenza Aldo, Rometti Silvano ,Sollazzo Angelo , Vertemati Nando, Vita Rocco , Zammataro Davide .

E dai seguenti 5 compagni facenti parte della Direzione a titolo di partecipanti con voto consultivo :

Benzoni Alberto , Besostri Felice , Colais Gianni , Ricciuto Enrico , Scuderi Antonello .

La riunione avra ‘ come ordine del giorno i seguenti punti :
1 )La valutazione delle attivita’ preparatorie del Congresso Nazionale .
2 ) La definizione delle mozioni congressuali alternative o delle tesi unitarie .

Ti comunico che i compagni promotori della richiesta provvederanno a dare notizia della riunione, ed a trasmettere la relativa convocazione a tutti i componenti della Direzione Nazionale .

Vista la delicatezza della fase della vita del Partito che siamo attraversando , ed alla luce della rilevanza delle questioni poste all’ordine del giorno della riunione , ti invito a voler essere presente ai lavori .

Fraterni Saluti

Franco Bartolomei .”

L’invito che da questo blog facciamo al compagno  Franco Bartolomei e di operare affinchè tutti i compagni che si oppongono alla gestione padronale del partito confluiscano in una unica mozione politica che scardini l’attuale segreteria, solo una forte unità, infatti potrà permettere il ribaltamento di una posizione di potere usurpata  e mai guadagnata. le divisioni dell’opposizione fanno comodo solo a Nencini ed ai suoi lacchè.

G.S.

 
luglio 14, 2013

Socialismo & P.S.I: alcune idee per il PSI che verra’.

A valle dell’incontro al Capranica di Roma e riprendendo cose dette, ridette e scritte dal sottoscritto nell’ultimo anno, alcune idee per il PSI che verra’.

 

Siamo qui per far ripartire un partito storico della sinistra italiana politicamente del tutto inesistente nella nostra società. Vorrei, quindi, porre alcune domande e che siano i fari di questo mio intervento. Primo, quali sono le motivazioni politiche per l’esistenza di un partito socialista, oggi, in Italia? In altre parole, un partito socialista è realmente necessario? Se si, per fare cosa?

 

Al giorno d’oggi, noi tutti, lottiamo quotidianamente contro il solidificarsi di una status politico-finanziario i cui risvolti egoistici sono in costante accelerazione. Testimoniamo, inoltre, lo sgretolamento atomistico delle aree della sinistra storica, incluso il nostro partito.

https://www.facebook.com/notes/manuel-santoro/socialismo-psi-alcune-idee-per-il-psi-che-verra-di-manuel-santoro/606208086067828