Posts tagged ‘Francesco Giavazzi’

gennaio 9, 2015

Perché tagliare le tasse non funziona?

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La riduzione delle imposte, viene detto in continuazione sui giornali italiani, è una necessità impellente per il nostro paese se si vuole uscire dalla crisi economica. C’è chi, come Francesco Giavazzi, è arrivato a sostenere che pur di realizzarla non dovremmo preoccuparci di sfondare il tetto del 3% di rapporto deficit/PIL imposto dai trattati europei. Ma basta un taglio delle tasse per uscire dalla crisi? La teoria economica ci dice che – nelle attuali circostanze – esso è pressoché inutile e comunque molto meno efficace dell’aumento della spesa pubblica. Vediamo perché.

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gennaio 23, 2013

Monti, Alesina, Giavazzi e le cure che uccidono.

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Francesco Giavazzi e Alberto Alesina ieri sul Corriere della Sera:

Senza austerità, in Italia come in altri Paesi europei, non vi sarebbe stata più crescita ma spread alle stelle, una probabile ristrutturazione del debito, scricchiolii nei bilanci delle banche: insomma, il rischio di un altro 2008.

In Grecia, con l’austerità, la ristrutturazione del debito (leggasi: default controllato) c’è stata ugualmente. Quanto agli “scricchiolii dei bilanci delle banche”, basti ricordare la disastrosa situazione delle banche in Spagna (altro paese che ha subito una cura da cavallo). L’Irlanda e il Portogallo – due campioni del rigore – sono sotto il piano d’aiuti della trojka. Se l’Italia se l’è cavata meglio è semplicemente perché era, ed è, di gran lunga meno indebitata con l’estero.

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ottobre 10, 2012

Lo stato sociale non è (solo) per i poveri.

Sir William Beveridge, ispiratore del moderno Welfare State

di Elena Granaglia, da nelmerito.com

L’idea di un ridimensionamento dei confini dello stato sociale così radicale quale quello auspicato da Alesina e Giavazzi nel fondo del Corriere della Sera di domenica 23 settembre è largamente osteggiata nel centro-sinistra. In forme più sfumate, l’idea è tuttavia presente anche in questo schieramento.

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settembre 28, 2012

Il Welfare nel mirino.

di Felice Roberto Pizzuti – da il manifesto

L’editoriale di Alberto Alesina e Francesco Giavazzi pubblicato sul Corriere della Sera di domenica scorsa con il titolo «C’era una volta lo stato sociale» ribadisce con chiarezza alcuni luoghi comuni conformi alla visione neoliberista la cui applicazione ha concretamente contribuito alla crisi globale; la loro convinta riproposizione è un segno della difficoltà di uscire da quella visione e dalle sue conseguenze (per timore che ciò possa accadere, in un precedente articolo Giavazzi ha proposto perfino che il Parlamento attuale blindi per la futura legislatura quanto già attuato della «Agenda Monti»!). Secondo i due economisti, il nostro sistema di welfare non è compatibile con la crescita, dunque dovrebbe essere «profondamente» ripensato affinché garantisca i suoi servizi solo alle classi meno abbienti e non anche alle classi medio-alte le quali, però, dovrebbero essere sgravate dai corrispondenti oneri fiscali e contributivi; in tal modo si eliminerebbe quello che viene definito «un giro di conto» che «scoraggia il lavoro e la produzione»: «… se anziché essere tassato con un’aliquota del 50% dovessi pagare un premio assicurativo a una compagnia privata, lavorerei di più per non rischiare di mancare le rate».

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settembre 9, 2012

Se i “liberali” dimenticano la democrazia.

Proposta indecente: votare un patto per legarsi le mani per il futuro, in tema di politiche di spesa, lavoro, pensioni, fisco. Dal pensiero unico al pensiero eterno?

di Felice Roberto Pizzuti da Sbilanciamoci.info

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luglio 22, 2012

Perché lo spread sale? [video]

Venerdì il differenziale tra titoli di stato decennali di Italia e Germania, il famigerato spread, ha di nuovo toccato quota 500. Significa che l’Italia deve pagare sui buoni del tesoro un interesse superiore del 5% rispetto a quello che il governo tedesco paga per i suoi bund.

Perché? A leggere i giornali sembrerebbe che la colpa sia della “instabilità politica” (secondo Mario Monti) o del ritorno di Berlusconi nell’arena (secondo il prof. Giavazzi). Va da sé che si tratta di scuse assolutamente senza alcun fondamento, né teorico, né empirico, per nascondere il fallimento di una politica di rigore che non è affatto riuscita a ripristinare la “fiducia”.

Ma allora quali sono i motivi per cui, da oltre due anni, i paesi periferici della zona euro vengono letteralmente massacrati sui mercati finanziari? E perché i mercati finanziari hanno questo potere?

Alessandro Roncaglia, professore ordinario di Economia Politica dell’Università La Sapienza di Roma,  spiega in questo video i motivi alla base della crisi dei debiti sovrani e i meccanismi che guidano la speculazione.

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