Posts tagged ‘Food and drug administration’

agosto 4, 2010

Farmaci pericolosi contro il diabete.

Una commissione consultiva di 33 fra scienziati, clinici e statistici, dopo un voto a maggioranza, ha consigliato lo scorso 14 luglio alla Food and Drug Administration (FD&A), l’agenzia federale che regola l’uso dei farmaci negli Stati Uniti, si togliere dal mercato o almeno sottoporre a restrizione la vendita di un farmaco – l’Avandia, principio attivo il rosiglitazone – utilizzato nella cura del diabete di tipo 2 (quello di origine alimentare), a causa dei suoi effetti collaterali: aumenta la probabilità di cardiopatie. Il farmaco era, per così dire, già stato ammonito dalla F&DA nel 2007. Ora si attende una decisione da parte della F&DA.
L’Avandia, prodotto dalla GlaxoSmithKline, una delle Big Pharma, delle più grande aziende farmaceutiche del mondo, non è un farmaco qualsiasi: è un blockbuster, uno di quei farmaci che fanno fatturati superiori a un miliardo di dollari. E infatti nei soli Stati Uniti nel 2009 ha fatturato 3 miliardi di dollari, avendo sbaragliato farmaci concorrenti. I medici più avvertiti consigliano che la vendita sia consentita solo a nuovi farmaci che provano di avere un’efficacia terapeutica e/o minori effetti collaterali rispetto ai precedenti. Nel caso dei farmaci usati per la cura del diabete di tipo 2 questo non si è verificato.
In realtà esiste una terapia molto efficace senza farmaci per la cura del diabete di tipo 2, basata su una corretta alimentazione e sull’esercizio fisico. Questa terapia non ha effetti collaterali (o, almeno, ne ha di certo inferiori a quelli associati all’uso di farmaci). Ma ha un difetto, per chi considera quello della cura un mercato: non induce al consumo.(Unità)

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novembre 17, 2009

lavarsi le mani.

Da tempo si dice che acqua calda e sapone prevengono la diffusione delle infezioni, ma l’acqua calda o quella tiepida sono davvero più efficaci di quella fredda?Nella sua letteratura medica, la food and drug administration sostiene che l’acqua calda, a una temperatura gradevole per lavarsi le mani, non basta ad uccidere i batteri, ma è più efficace di quella fredda perchè rimuove l’unto dove questi possono annidarsi. In un rapporto pubblicato sul journal of occupation and environment Medicine si dice, però, che l’acqua molto calda produca dei benefici. Negli studi, i volontari, si erano lavati le mani con il sapone per 25 secondi usando acqua tra i 4 e i 48 gradi. Ma le varie temperatutìre “non avevano alcun effetto sulla riduzione dei batteri”. Si è visto invece che l’acqua calda può rendere alcuni saponi più irritanti, causdando dermatiti da contatto.”La temperatura dell’acqua per lavarsi le mani non d0vrebbe essere decisa in base agli effetti antibatterici, ma alla gardvolezza, che si prova per il tiepido e per il caldo. La conclusione è che non è dimostrato che per ridurre i germi è meglio lavarsi le mani con l’acqua molto calda.

ottobre 29, 2009

Virus antinfluenzale, quello che i giornali non dicono.

Sulla influenza A o “suina” – quel virus H1N1 che sta tenendo col fiato sospeso buona parte dell’umanità, fra propaganda dei governi, complicità dei grandi media nelle mani degli stessi colossi farmaceutici, ma anche fra leggende metropolitane e falsi scoop – cominciano oggi a farsi strada le prime, rigorose ricostruzioni che, dati scientifici alla mano, lasciano filtrare le terribili verità alla base dell’allarme planetario.  Luciano Gianazza, autore di numerosi libri che smascherano il dietro le quinte affaristico della medicina contemporanea,  parla di questi vaccini come delle nuove armi biologiche di distruzione di massa.

Dopo le prime avvisaglie della scorsa primavera, il clamore mediatico sulla suina esplode a giugno, quando la Organizzazione mondiale della sanità annuncia che la pandemia sarà di livello 6, vale a dire molto elevato, scatenando la corsa dei governi all’acquisto del vaccino. L’attività, nei laboratori, diventa da allora frenetica. Quali rischi comportano la fretta e la conseguente, possibile approssimazione? «Alle multinazionali del cartello Big Pharma (GlaxoSmithKline, Baxter, Novartis e altre) – punta l’indice Gianazza – è stato assicurato che non vi sarà contro di loro alcun ricorso per eventuali morti o gravi danni che questi vaccini possono causare».

Ancor più esplicito il movente economico: «la Novartis – fa sapere Gianazza – ha raccolto ordinativi già da trenta diversi Paesi. Solo dagli Usa riceverà 346 milioni di dollari per l’antigene e 348,8 milioni per un adiuvante. La Baxter ha ordini da cinque Paesi per 80 milioni di dosi, ma non ha ricevuto l’approvazione della Food and Drug Administration, quindi venderà al di fuori degli Stati Uniti. GlaxoSmithKline ha ricevuto 250 milioni per la fornitura agli Usa di numerosi “prodotti pandemici”. Il totale degli ordini nei soli Stati Uniti ammonta a 7 miliardi di dollari».

Numerose le sostanze tossiche, a partire dai cosiddetti adiuvanti, senza i quali i vaccini non potrebbero essere conservati né mantenuti in forma stabile. Fra questi Gianazza enumera ad esempio «il thimerosal, conservante 50 volte più tossico del mercurio, ».

GlaxoSmithKline, che ha sede a Londra, come adiuvante per i suoi vaccini usa anche un composto contenente alluminio, il cui uso, in certe dosi, è causa accertata di disfunzione cognitiva.

C’è poi la formaldeide: una nota sostanza cancerogena e tossica per l’apparato riproduttivo. Altro ingrediente comune ai nuovi vaccini è lo squalene, noto come sostanza che può provocare l’artrite reumatoide. E i ricercatori oggi associano l’uso dello squalene alla cosiddetta “Sindrome della Guerra del Golfo” che ha colpito migliaia di soldati americani con danni irreparabili al sistema immunitario, compresi sclerosi multipla, fibromialgia e, appunto, l’artrite reumatoide.

La Baxter International con casa madre a Chicago e una sede anche in Italia. Non si conoscono ancora fino in fondo le sostanze presenti nel nuovo vaccino, ma può essere utile dare un’occhiata a quelle che si trovavano nel prodotto contro il virus H5N1 dell’influenza aviaria.

«Le cellule in coltura – si legge nel dossier di Gianazza – sono prese dalla “scimmia verde africana”. I tessuti prelevati da questa specie di scimmie sono stati in passato responsabili della trasmissione di virus, tra cui l’HIV e la poliomielite. La Baxter ha posto una richiesta di brevetto sul processo che utilizza questo tipo di coltura cellulare per la produzione di quantità di virus infettivi, che vengono poi inattivati con formaldeide e luce ultravioletta».

Passiamo al terzo colosso, l’elvetica Novartis International AG con sede a Basilea e una propaggine in Italia, a Torre Annunziata. Ed è proprio dalla Novartis che l’Italia avrebbe acquistato le sue dosi di vaccino anti-suina. Anche qui non mancano additivi come la formaldeide e il bromuro dicetiltrimetilammonio, un disinfettante utilizzato per sterilizzare utensili.

Altro allarme è quello lanciato dall’economista e politologo William Engdahl, collaboratore di testate come Asia Times e autore di libri sulla globalizzazione. A metà settembre il gruppo indipendente internazionale Global Research pubblica un articolo in cui Engdahl rivela la presenza di nanoparticelle nei vaccini per l’influenza H1N1.

Il sistema era stato messo a punto nel 2007 dai ricercatori dell’Ecole Polytechnique Federale de Lausanne i quali, in un articolo pubblicato sulla rivista Nature Biotechnology, avevano spiegato: «queste particelle sono così sottili che, una volta iniettate, nuotano nella matrice extracellulare della pelle e vanno di filato ai linfonodi. Entro pochi minuti raggiungono una concentrazione di cellule D migliaia di volte maggiore che nella pelle. La risposta immunitaria può essere quindi estremamente forte».

«Dopo lo scandalo dell’amianto – incalza Engdahl – è stato appurato che particelle di dimensione inferiore ad un milionesimo di metro, per la loro enorme forza attrattiva, penetrano in tutte le cellule distruggendo tutte quelle con le quali entrano in contatto. E le nanoparticelle sono ben più piccole delle fibre di amianto. Prove effettuate a Beijing dimostrano gli effetti mortali sull’uomo».

L’European Respiratory Journal, autorevole periodico destinato a medici ed operatori sanitari, nel numero di agosto ha pubblicato un articolo intitolato “L’esposizione alle nanoparticelle è correlata con il versamento pleurico, la fibrosi polmonare ed il granuloma”. Si riporta quanto avvenuto nel 2008 a sette giovani donne ricoverate presso il Beijing Chaoyang Hospital. Di età fra i 18 ed i 47 anni, erano state esposte a nanoparticelle per un periodo dai 5 ai 13 mesi sul posto di lavoro. Analoghi i sintomi: dispnea, versamento pleurico, liquido nei polmoni, difficoltà respiratoria. Gli esami hanno confermato che le nanoparticelle avevano innescato nei polmoni infiammazioni e processi di fibrosi, con presenza di granulomi nella pleura. Il microscopio elettronico ha permesso di osservare che le nanoparticelle si erano collocate nel citoplasma e nel nucleo delle cellule epiteliali e mesoteliali dei polmoni.

«Il fatto chel’Organizzazione mondiale per la sanità, l’European Medicines Evaluation Agency ed il German Robert Koch Institute permettano oggi che la popolazione venga iniettata con vaccini ampiamente non sperimentati contenenti nanoparticelle – è la drastica conclusione di William Engdahl – la dice lunga sul potere della lobby farmaceutica sulle politiche europee».