Posts tagged ‘fondo monetario internazionale’

ottobre 30, 2013

Germania deve risparmiare meno e spendere di più


Berlino rischia sanzioni: esporta solo fuori dall’area euro. Spagna esce da due anni di recessione.
BERLINO (WSI) – Rispetto ad agosto dell’anno prima in Germania le esportazioni sono calate di oltre il 3%. Nei primi otto mesi sono in ribasso di circa l’1% rispetto al 2012. Ma la principale causa di preoccupazione del tonfo del 7,2% dell’export men…Visualizza altro

giugno 11, 2013

Francia: il Fondo monetario chiede nuove riforme iperliberiste.

Andrea Perrone – La Francia rischia il collasso economico come è avvenuto per altri Stati membri dell’Unione europea se non applica nuove riforme economiche strutturali di stampo iperliberista.
Sono trascorse soltanto poche ore da quando un rapporto del Fondo monetario ha sottolineato gli errori commessi nei confronti della Grecia perVisualizza altro

giugno 7, 2013

Il fantasma di Keynes turba i sonni del FMI (ma non della BCE).

 

John Maynard Keynes BustNella sede del Fondo Monetario Internazionale, da qualche tempo, il fantasma del suo ideatore sta gettando scompiglio. Dopo aver (ri)scoperto la rilevanza dei moltiplicatori fiscali, il Fondo  ora ammette, in un rapporto riservato svelato dal Wall Street Journal, che quanto fatto dalla Troika in Grecia ha avuto anche effetti controproducenti. [il testo è ora pubblico]

Secondo il rapporto, se da un lato l’azione congiunta UE-BCE-FMI “ha dato più tempo all’area euro per costruire una cortina di protezione a beneficio di altri Paesi membri vulnerabili evitando effetti potenziali gravi per l’economia globale” dall’altro è stata condotta con approssimazione e ingiustificati ritardi. In particolare il Fondo punta il dito contro i paesi creditori (Germania in testa) che hanno dato il loro consenso alla ristrutturazione del debito greco solo nel 2012, due anni dopo l’inizio del programma, e contro la Commissione UE che non era preparata a operazioni di salvataggio.

Lo studio, smentendo le dichiarazioni ufficiali della stessa Christine Lagarde, svela anche che i funzionari del FMI avevano forti dubbi circa la sostenibilità del debito pubblico greco. Fatto che, se riconosciuto, avrebbe forse portato più rapidamente all’hair cut.

Il FMI torna ad ammettere i suoi errori di previsione: inizialmente le proiezioni di Washington parlavano di una contrazione del 5,5% tra il 2009 e il 2012. La realtà è stata molto più pesante: -17%. Riguardo la disoccupazione, si è passati dal 15% delle previsioni all’effettivo 25%. Allentare l’austerità – aggiunge il Fondo – avrebbe evitato dati così negativi, ma non era politicamente possibile per le resistenze dell’Unione europea.

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Alla fine dei conti, quindi, la Grecia non si è avvantaggiata del salvataggio, piuttosto, secondo il rapporto, il vero vincitore è l’Unione Europea che ha così potuto prendere tempo per far maturare le condizioni politiche necessarie ad elevare le barriere anticontagio, l’ESM e i programmi di espansione monetaria della BCE.

E proprio quest’ultima ieri è tornata a parlare, per bocca di Draghi, sottolineando che quanto fatto in Grecia è stato fatto bene proprio perché ha permesso di guadagnare tempo, salvando così la moneta unica. Ma, ironicamente, proprio le parole di Draghi hanno determinato una giornata che ha visto le borse crollare, in particolare Milano, a causa delle previsioni pessimistiche della stessa BCE e per il mancato abbassamento dei tassi di interesse e la messa in campo di nuovi strumenti come i tassi negativi. A dimostrazione che i pericoli per l’eurozona non sono affatto alle spalle e le spinte centrifughe possono tornare a farsi sentire in ogni momento.

Mag 16, 2013

Luci e ombre del “modello Islanda”.

Iceland holds referendum on repayment

Alla fine del 2008 l’Islanda è stata travolta dalla crisi finanziaria internazionale e la sua economia ha perso più del 6,5 per cento del pil. Un paio di anni dopo però era già tornata a crescere e a creare posti di lavoro. In mezzo due decisioni che hanno attirato l’attenzione di tutto il mondo: la scelta di non pagare (in parte) i debiti delle proprie banche verso l’estero e l’approvazione di una nuova Costituzione redatta in forma partecipativa. Un modello esportabile?

Daniela Palma e Guido Iodice da Micromega 4/2013
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marzo 12, 2013

Uno nuovo studio del FMI conferma: l’austerità fa crescere il debito pubblico.

IMF Greece Financial Crisis

Non è bastato il mea culpa del capo economista del FMI Olivier Blanchard che, prima del World Economic Outlook 2012 e poi con un apposito working paper aveva spiegato che l’austerità è controproducente perché deprime l’economia.

Ora un nuovo studio pubblicato dal Fondo Monetario Internazionale e intitolato “La sfida della riduzione del debito durante il consolidamento fiscale” punta il dito sulla crescita del debito pubblico nei paesi che tentano di “stringere la cinghia”.

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marzo 3, 2013

Portogallo: un milione in piazza.

Portogallo: marea umana contro l'austerity

Una marea umana ha invaso le piazze delle principali città portoghesi per protestare contro la politica di austerità e per chiedere le dimissioni del governo di centro destra del premier Pedro Passos Coelho. Secondo gli organizzatori della protesta sono stati complessivamente un milione e mezzo i portoghesi che sono scesi in piazza in 34 città. A Lisbona, secondo le varie fonti, dai 200 ai 500 mila dimostranti si sono affollati nella centrale Praca do comerco ed hanno intonato lo slogan “E’ ora che il governo se ne vada”.

E la canzone che molti hanno cantato è Grandola vila morena, divenuta l’inno della rivoluzione dei garofani del 1974 che pose fine alla dittatura di Antonio Salazar. A chiamare la gente a raccolta è stata un movimento (‘Che la troika si fottà) che si organizza in rete, indipendente dai partiti e dai sindacati, nato spontaneamente a metà del 2012. Il movimento è riuscito a mobilitare persone di tutte le età e orientamenti politici con il comun denominatore delle critiche alle dure misure di austerità prese dal governo ed imposte dalla troika di creditori internazionali (Ue, Banca Mondiale e Fondo monetario internazionale).

marzo 2, 2013

Grecia ed Ecuador: due crisi, due soluzioni.

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Alcuni anni fa l’Ecuador ha attraversato un crisi del debito analoga a quella in cui si trova oggi la Grecia

La Grecia e l’Ecuador condividono un’esperienza assai tormentata nell’ostico campo della finanza globale e, soprattutto, delle conseguenze che l’operato delle banche e degli speculatori comporta sulla popolazione. Ciò che differenzia i due paesi è il modo in cui hanno affrontato, o stanno affrontando, questa difficile sfida.

http://www.ilcambiamento.it/crisi/grecia_ecuador_crisi_soluzioni.html

febbraio 23, 2013

Peggiora la situazione in Grecia.

La Grecia segue i “consigli” austeri del FMI ma non cresce e anzi peggiora sempre di più, alla faccia dell previsioni della TROIKA.

gennaio 23, 2013

Monti, Alesina, Giavazzi e le cure che uccidono.

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Francesco Giavazzi e Alberto Alesina ieri sul Corriere della Sera:

Senza austerità, in Italia come in altri Paesi europei, non vi sarebbe stata più crescita ma spread alle stelle, una probabile ristrutturazione del debito, scricchiolii nei bilanci delle banche: insomma, il rischio di un altro 2008.

In Grecia, con l’austerità, la ristrutturazione del debito (leggasi: default controllato) c’è stata ugualmente. Quanto agli “scricchiolii dei bilanci delle banche”, basti ricordare la disastrosa situazione delle banche in Spagna (altro paese che ha subito una cura da cavallo). L’Irlanda e il Portogallo – due campioni del rigore – sono sotto il piano d’aiuti della trojka. Se l’Italia se l’è cavata meglio è semplicemente perché era, ed è, di gran lunga meno indebitata con l’estero.

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dicembre 24, 2012

L’importanza di controllare i movimenti di capitali e la timidezza del FMI

Dani Rodrikdi Dani Rodrik

E’ ufficiale. Il Fondo Monetario Internazionale ha approvato il controllo sui capitali legittimando l’utilizzo delle imposte e di altre misure di restrizione sui flussi finanziari transnazionali.

Fino a poco tempo fa, l’FMI aveva spinto i paesi, ricchi e  poveri, ad aprirsi ai finanziamenti stranieri. Ora ha riconosciuto la realtà dei fatti, ovvero che la globalizzazione finanziaria può essere distruttiva e indurre a crisi finanziarie e a movimenti valutari economicamente sfavorevoli. Continua a leggere »