Posts tagged ‘Fondi Fas’

luglio 12, 2013

Siglato il Patto per la terra dei fuochi.

 

NAPOLI – Oggi il contrasto, domani l’azzeramento: è l’obiettivo del Patto per la Terra dei fuochi, protocollo sottoscritto oggi a Napoli che prevede un sistema di iniziative concrete rivolte a contrastare il fenomeno dei roghi tossici nelle zone tra le province di Napoli e Caserta. Le Prefetture di entrambe le città svilupperanno un piano di intervento teso a orientare le attività, attuare, sulla base della suddivisione del territorio in aree omogenee, controlli delle attività produttive (rivenditori di gomme, officine, laboratori tessili) che forniscono – si legge nel documento – ”materia prima per gli incendi”. La Regione Campania mette in campo 5 milioni di euro a valere sui fondi Fas che diventano immediatamente disponibili per le iniziative di contrasto e governo del fenomeno.

Attraverso dei bandi, i fondi saranno poi trasferiti ai Comuni che dovranno doparsi di un regolamento che assimili i rifiuti speciali non pericolosi ai rifiuti urbani. L’Anas, la Regione, le Province effettueranno anche il monitoraggio della viabilità di competenza per individuare le presenza di eventuali cumuli di rifiuti. Viene reso operativo Prometeo – il portale del Patto – che consente un’informazione costante e aggiornata sulle azioni di contrasto e governo del fenomeno dei roghi di rifiuti e favorisce forme di collaborazione attiva e partecipazione da parte delle associazioni e dei cittadini.

maggio 21, 2012

Pulcinella è meglio, signor Presidente.

Un Presidente della Repubblica non dovrebba mai perdere il rispetto dei cittadini per l’alto ruolo che rappresenta e tutti i cittadini avrebbero il dovere di rispettarlo anche se non fa cose che loro magari vorrebbero facesse. Quando un  presidente come Napolitano crede di essere immune da critiche solo per l’alta carica che riveste, senza esserne all’altezza facendo cose di cui invece dovrebbe vergognarsi mostrandosi uomo di parte, quest’uomo offende prima se stesso, poi l’altacarica che indegnamente riveste e poi da ultimo tutto il popolo Italiano. Non si può essere così ipocrita da esprimere solidarietà  alle comunità colpite dal terremoto e poi firmare la legge  per non pagare piú i danni! Presidente Napolitano tu non sei più il Presidente di tutti gli italiani.

novembre 3, 2011

Prestigiacomo, piano per suolo fermo al palo.

Prestigiacomo, piano per suolo fermo al palo  – ”Di fatto il Piano straordinario per il dissesto in molte regioni e’ ancora fermo al palo”. Cosi’ il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo parla delle risorse per la prevenzione del dissesto idrogeologico nel corso dell’audizione in commissione Ambiente al Senato.

”Ad oggi – aggiunge il ministro – al ministero dell’Ambiente non e’ stata assegnata alcuna risorsa”. Inoltre, ”con il decreto legge di agosto, tutte le risorse Fas statali, incluse quelle per il dissesto, sono state cancellate”.

ottobre 10, 2010

La Val di Susa resiste.

130 milioni di euro al chilometro. E 700 milioni l’anno per la manutenzione. I numeri dell’Alta velocità in Piemonte non hanno eguali in Europa. In Portogallo, dove il progetto è stato sospeso a causa della crisi, il prezzo per il tratto Lisbona-Madrid si aggirava sui 38 milioni al chilometro. Cinque anni di proteste hanno prodotto sconquassi politici, specie nel centrosinistra che anche su questo tema si è giocato la conferma della presidenza regionale, ma non hanno fermato le revisioni e gli aggiornamenti ai progetti. Il cunicolo esplorativo, appaltato alla Cooperativa muratori e cementisti, si è trasformato in una vera e propria galleria di servizio al tunnel di base. Con nuove opere collegate. E costi lievitati. Un cambio d’uso che potrebbe far perdere i contributi di Bruxelles: l’Europa si era infatti impegnata a sostenere soltanto i lavori di indagine sul terreno. Ieri in Val di Susa sono tornati i cortei organizzati dai sindaci per protestare contro l’opera. E la ripresa delle manifestazioni fa agitare un nuovo spettro per i fondi europei: uno dei vincoli dei finanziamenti Ue alle opere transfrontaliere è che queste siano condivise dalle popolazioni coinvolte.(il fatto quotidiano)

ottobre 3, 2010

Il popolo “no ponte” invade le strade di Messina. 10000 in corteo: “I soldi dell’ecomostro siano destinati alla sicurezza”.

Nei giorni scorsi abbiamo assistito al rimpallo di responsabilità tra governo centrale, Protezione civile e poteri locali sui ritardi nella messa in sicurezza dei luoghi colpiti dalle alluvioni e dalle frane dell’uno ottobre 2009. Si tratta dello stesso deprimente scarica-barile di responsabilità cui abbiamo assistito subito dopo gli eventi calamitosi. Si tratta di un modello già sperimentato per nascondere l’assenza di una reale volontà di intervenire con investimenti adeguati.

Ad un anno di distanza dalla tragedia di quel 1. ottobre, insomma, il rischio, per chi abita in quelle zone rimane alto, così come incerto è il futuro per larghe parti del territorio siciliano e calabrese caratterizzate da un’accentuata fragilità dal punto di vista idrogeologico.

Sono questi i motivi per i quali abbiamo ritenuto importante manifestare in corrispondenza dell’anniversario di quella notte terribile, sebbene il timore di accodarsi all’ipocrisia istituzionale cui abbiamo assistito nelle scorse ore fosse forte.

Abbiamo, però, dato, al nostro corteo il tono della rabbia e dell’indignazione piuttosto che quello del cordoglio e del lutto che rimangono ambiti intimi che appartengono per intero a chi in una notte ha perso tutto ciò che aveva.

Quella rabbia e quella indignazione si sono tradotte in un fiume di persone che ha invaso le strade di Messina per chiedere che si ponga fine allo sperpero di risorse pubbliche per trivellazioni, progetti e progettini.

Mentre non ci sono i soldi per mettere in sicurezza chi rischia la vita ad ogni scroscio di pioggia, infatti, si manda avanti un iter del ponte che vede impegnati per il futuro 1,3 miliardi di euro di fondi Fas, centinaia di milioni di euro per la ricapitalizzazione della Stretto di Messina Spa, un canone di 100 milioni annui per 30 anni che Rfi dovrà versare per poter consentire il passaggio dei treni.

I lavori del Ponte possono, quindi, non solo impedire, attraverso lo sperpero di denaro che da essi deriva, la mancanza di risorse per interventi realmente utili, ma rischiano di causare essi stessi eventi tragici come quelli cui abbiamo assistito negli scorsi anni.

Le dimensioni e la determinazione del corteo di oggi, comunque, ci autorizzano a ritenere che sia possibile battersi perché si possa invertire la rotta.

Noi lo faremo. Noi andiamo avanti.

RETE NO PONTE

http://www.noponte.it/2010/10/il-popolo-no-ponte-invade-le-strade-di.html

settembre 30, 2010

Padania ladrona.

Puntata di Report sui fondi fas…cosi i padani aiutano il sud da 150 anni, cosi i padani contribuiscono al ns sviluppo.
Altro che Roma ladrona!!

febbraio 17, 2010

Mezzogiorno, la CISL lancia l’allarme.

Allarme della Cisl sul Mezzogiorno: il centro-Sud vive una situazione di “emergenza sociale” e il Pil “é tornato ai livelli del 2000”. E’ quanto emerge da una ricerca del Dipartimento Lavoro e Mezzogiorno della Cisl. In particolare, spiega il rapporto, dal 2001 al 2008, per sette anni consecutivi, il tasso di crescita del Pil del Sud, pari al 5%, è stato inferiore rispetto al resto del Paese (7,5%). Nel 2009 per effetto della crisi il Pil nazionale é diminuito del 4,9%, ciò significa che in un sol colpo il Mezzogiorno ha bruciato la crescita di sette anni ed è tornato ai livelli del 2000. “Ora serve una terapia d’urto per impegnare le risorse disponibili su investimenti, occupazione ed infrastrutture”, ha spiegato il segretario confederale della Cisl, Giorgio Santini.

Secondo i dati elaborati dalla Cisl, nel terzo trimestre del 2009 la caduta occupazionale è più forte nel Sud, dove arriva al -3% rispetto al 2008, dato più elevato sia del Nord (-2,3%) che del Centro (-0,8%). Si è quindi ridotto ancora il tasso di occupazione, che precipita al 45%, perdendo l’1,5% rispetto al 2008 in egual misura tra uomini e donne, che scendono sotto il 31%, livello tra i più bassi in Europa. Colpisce particolarmente la caduta dell’occupazione nel comparto industriale che nel Sud diminuisce di quasi l’8%, fatto ancor più preoccupante se si considera che non comprende il dato delle grandi aziende in crisi (su tutte Fiat Termini Imerese e Alcoa) per le quali agisce ancora la Cig ma le cui prospettive sono molto incerte. Anche la spesa pubblica in conto capitale è scesa, passando dal 40,1% del 2001 al 34,9% del 2008.

Ma anche le aziende e gli enti locali spendono poco e male al sud: il Contratto di programma delle FS destina nel Sud poco più del 20% degli investimenti, mentre a metà degli anni ’90 si attestava al 30%. Alla luce di questi dati, la Cisl sollecita attraverso un Patto Governo, Regioni, Parti Sociali, una terapia d’urto da utilizzare per investimenti, occupazione, infrastrutture i 60 miliardi di euro disponibili nel quadriennio 2010-2013, ottimizzando la spesa aggiuntiva dei Fondi Fas, per fronteggiare la crisi e sostenere la ripresa. Successivamente “va sviluppata la contrattazione sindacale decentrata sugli aspetti più marcatamente negoziali di questo piano”, ha sottolineato il segretario confederale della Cisl, Giorgio Santini, “a partire dalla gestione delle crisi occupazionali, negoziando i nuovi piani industriali e/o le alternative produttive, ed accanto agli ammortizzatori sociali, i percorsi di riqualificazione professionale e di reimpiego”. Gli altri punti della piattaforma della Cisl sul Mezzogiorno riguardano la stipula di contratti aziendali con una flessibilità salariale in ingresso per i neo assunti; contratti di emersione e gestione dei voucher per il lavoro accessorio, per contrastare il dilagare del lavoro sommerso; la contrattazione decentrata per migliorare la qualità e la produttività nell’area della pubblica Amministrazione e dei servizi pubblici con il pieno coinvolgimento degli operatori”.

novembre 14, 2009

STOP ALLA BANCA DEL SUD

banco di pegni 

La banca del Sud non si farà. Almeno per il momento la decisione di fare la banca del sud  è saltata in quanto la misura è stata giudicata inammissibile dal presidente del Senato Renato Schifani, mentre ha “salvato” il comma sulla possibilità di vendere gli immobili confiscati alla mafia. L’accelerazione sulla Banca del Sud, voluta dal ministro Tremonti, è stata bloccata dal numero uno di Palazzo Madama «per estraneità di materia». La questione pregiudiziale era stata sollevata in commissione Bilancio, prima, e in Aula, poi, dal senatore del Pd, Enrico Morando, che aveva chiesto formalmente a Schifani di dichiarare l’inammissibilità. Richiesta accolta dal presidente del Senato in quanto sia il regolamento che la prassi parlamentare di Palazzo Madama prevedono l’inammissibilità in Aula di emendamenti non affrontati in Commissione. Schifani ha precisato che «da uomo del Sud» ha deciso «a malincuore», ma ha anche sottolineato di non essere «mai stato fiscalissimo nell’attribuzione della concessione dei tempi»: «Sarei stato pronto a dare alla Commissione ulteriore tempo per discutere questo emendamento, che formalmente è inammissibile, se ci fosse stata la volontà di tutte le parti in deroga a dichiaralo ammissibile soltanto dietro una condivisione». Che però non c’è stata.  Il sud di tutto ha bisogno fuorchè di una nuova Banca. D’altronde questo nuovo istituto di credito diventerebbe in breve ostaggio della criminalità organizzata, cha attraverso i suoi referenti istituzionali non avrebbe difficoltà a controllarla e indirettamente gestirla, per cui alla fine la nuova banca diventerebbe un elemento criminogeno. Perché Tremonti non ci restituisce i fondi FAS che a suo tempo ci ha scippato? Il sud ha bisogno di sostegno alle aziende in crisi, di aiuti agli operai che perdono il posto di lavoro, di aiuti alle amministrazioni in crisi. Tutto questo si fa con un programma di governo innovativo e riformatore. Cioè tutto il contrario di quello che sta facendo il governo della destra che, seguendo le imposizioni della lega vuole trasformare il sid in una riserva indiana. E la Camorra si ingrassa.