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febbraio 4, 2011

Referendum, ecco il comitato “Vota SI per fermare il nucleare”.

In vista del referendum per a cui saremo chiamati per esprimere il nostro voto a favore o contro il ritorno delle centrali nucleari ecco arrivare il Comitato “Vota si per fermare il nucleare”.

Vi aderiscono per ora ACLI – dipartimento Pace e Stili di vita, AIAB, Alternativa, Amici della Terra, ARCI, Arci Servizio Civile, A Sud, AUSER, Comitato Si alle rinnovabili no al Nucleare, Costituente Ecologista, Ecologisti democratici, Eurosolar Italia, Fare Verde, Focsiv, Forum Ambientalista, FIOM, Greenpeace, L’altro Quotidiano, Legambiente, Movimento Difesa del Cittadino, Pro Natura, Rete della Conoscenza (Uds-Link), Rigas, Rivista Confronti, Slow Food,Terra! Onlus, VAS, WWF.

Il comitato ricorda che tra i motivi per cui è necessario “Vota si per fermare il nucleare” c’è anche la valutazione economica che va a sfavore della costruzione di nuove centrali nucleari poiché l’energia che si ricaverebbe sarebbe:

costosa e controproducente per le tasche dei cittadini e per l’economia del Paese. Per tornare all’atomo, infatti, bisognerebbe ricorrere a fondi pubblici e garanzie statali, quindi alle tasse e alle bollette pagate dai cittadini. Tutte risorse importanti, sottratte ai finanziamenti per la ricerca, per l’innovazione tecnologica, alla diffusione dell’efficienza energetica e le energie rinnovabili, quindi ad investimenti più moderni e incisivi da un punto di vista ambientale e occupazionale. Secondo il Comitato, dunque, non c’è bisogno di nuova energia nucleare, ma semplicemente di incentivare la crescita delle fonti rinnovabili in sostituzione di quelle fossili: solo con la nascita di una vera e propria rivoluzione energetica, capace di contrastare i cambiamenti climatici, di innovare processi e prodotti sarà infatti possibile dare risposte concrete alla crisi economica.

Le adesioni sono aperte a cittadini e associazioni e basta contattare o Legambiente o il WWF.

ottobre 22, 2010

L’Europa rinuncia agli F35. L’Italia no!

Ed è notizia. Pur nelle ristrettezze delle diverse finanziarie l’Europa aumenta agli aiuti allo sviluppo. Come abbiamo già riportato Inghilterra, Francia e Spagna aumentano gli aiuti della cooperazione internazionale consci che se il pane non va alla fame sarà la fame ad andare al pane. Ove trovare i soldi? Coerentemente taglia sui costosissimi e sofisticatissimi super-caccia F35 – Jsf. L’Italia? In netta controtendenza. Secondo un reportage di Repubblica il premier britannico David Cameron ha annunciato un taglio al bilancio militare dell’8 per cento in quattro anni.

L’Inghilterra rinuncerà alla sua unica portaerei, la Ark Royal, in attesa di due che sono in costruzione; taglierà drasticamente gli ordini del nuovo caccia Jsf. Manterrà il programma nucleare dei sottomarini Trident, ma la Royal Navy sarà ridimensionata.

In Francia gli esperti militari si attendono che la scure calerà sulle spese per la difesa l’anno prossimo. All’uopo condivideranno i nuovi aerei da trasporto Airbus A400.

La Germania, che sta passando dall’esercito di leva a quello professionale, con una conseguente contrazione degli effettivi e un aumento della spesa, si prepara anch’essa a segare le spese per la Difesa. Gli esperti del ministero, interpellati dalla Merkel, hanno messo a punto una lista di tagli per 9,3 miliardi di euro.

In Olanda, il nuovo governo ha già fatto sapere che rinuncia a comprare i costosi e sofisticatissimi super-caccia Jsf.

Questi paesi vanno ad aggiungersi alla Norvegia che già il 30 marzo 2009 aveva sospeso fino al 2012 la sua partecipazione al programma del JSF.

Anche in Italia si tira la cinghia. Si. Ma sulla cooperazione internazionale che è stata ridimensionata ulteriormente del 50%. A tal proposito il Presidente della Focsiv Gianfranco Cattai risponde puntualmente a Frattini su “la Stampa” di Torino: “cooperazione e sicurezza internazionale sono le due facce della stessa medaglia; investire in cooperazione è investire in sicurezza internazionale” mentre marelli ci ricorda che basterebbe un taglio del 5-10% alla Difesa per rispettare gli impegni internazionali. Ma nonostante questo la ristrutturazione della Difesa non prevede alcun ridimensionamento dei costosissimi F35 – Jsf. A riguardo si possono spendere, secondo il dicastero dell’economia, ingenti risorse finanziarie.

Con un ministro della difesa che è un potenziale terrorista, non poteva essere diversamente.