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maggio 13, 2020

ACCORDO SUL MES/ Per soli 37 mld l’Italia finisce in mano a una banca del Lussemburgo

 – int. Alessandro Mangia
L’Eurogruppo ha trovato l’accordo sul Mes. Ma la lettera Gentiloni-Dombrovskis non è vincolante: il trattato continua a prevedere sorveglianza rafforzata e Troika
mes eurogruppo
Olaf Scholz, Christine Lagarde, Paolo Gentiloni e Bruno Le Maire (LAPresse)

ministri delle finanze dell’eurozona hanno trovato l’accordo sul Meccanismo europeo di stabilità. I paesi europei potranno ricorrere al Mes per finanziare le spese sanitarie “per importi fino al 2% del Pil (…) alla fine del 2019”, recita il comunicato. ECCL (Enhanced Conditions Credit Line) è il nome della “linea di credito” alla quale si potrà accedere per sopperire alle spese straordinarie causate dalla crisi pandemica. All’Italia andrebbero 37 miliardi. Tanto o poco? Per dare un’idea, in aprile Bankitalia ha calcolato che il lockdown ci è costato circa 9 mld a settimana.

Salutano con favore l’accordo, tra gli altri, Gentiloni, Lagarde, Sassoli, Gualteri; Conte dice che il Mes non basterà e chiede che i trilioni – per ora solo virtuali – del Recovery Fund vengano messi a disposizione il prima possibile.

Abbiamo fatto il punto con Alessandro Mangia, ordinario di diritto costituzionale alla Cattolica di Milano.

Con Mangia abbiamo detto e ripetuto che il Mes prevede strette condizionalità; eppure, chi chiederà l’accesso ai fondi Mes non sarà sottoposto a programmi di aggiustamento dei conti pubblici: lo ha fatto presente giovedì la Commissione, con una lettera dei commissari Dombrovskis e Gentiloni al presidente dell’Eurogruppo Mário Centeno. E ieri l’Eurogruppo ha detto sì.

“Il problema sta nel fatto che tutto questo è estremamente approssimativo” spiega il giurista.

Cosa non la convince?

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L’ottima lettera di Gentiloni e Dombrovskis esprime solo la posizione della Commissione al presidente dell’Eurogruppo. E non ha nessun valore formale. Si dice che, secondo la Commissione, il Regolamento 472/2013 non dovrebbe “essere attivato” nelle parti che lei richiama. Ma questo non ha nessun valore giuridico.

Allora che valore ha?

È solo un auspicio e un indirizzo politico. Che pone enormi problemi giuridici. Se il Reg. 472/2013 è in vigore – e prevede sorveglianza rafforzata prima, e troika poi – cambia qualcosa la lettera di Dombrovskis e Gentiloni? È un segnale ed un atto di intelligenza, se l’ho ben capita. Ma giuridicamente non vuol dire niente. E quindi, al momento, non è niente.

Ci faccia capire: cosa obietta lei alla lettera dei due commissari?

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Dico che quella lettera avrà un senso se si riterrà di sospendere il Reg. 472, che prevede tutto quello che lei ha richiamato. O, in alternativa, di introdurre una disciplina in deroga, destinata a valere una tantum, per i finanziamenti legati alla pandemia. Gli strumenti non mancano.

Quali alternative ci sono?

Si può usare il 122, che prevede il decreto legge dell’Unione. Si può delegare alla Commissione il compito di derogare sulla base dell’art. 290 TFUE. Si può fare persino una decisione, visto che sarebbe una disciplina speciale per alcuni membri dell’Ue, quelli dell’area euro, e non per tutti. Insomma, le forme giuridiche per formalizzare questa cosa ci sono.

A che cosa è dovuta questa “libertà”?

Al fatto che il diritto dell’Ue è un diritto senza categorie, che vive dell’ossequio alle decisioni della Corte di giustizia. Quando questo ossequio viene meno, come è successo solo due giorni fa in Germania, si vede quanto fragile e approssimativa sia tutta questa impalcatura. E come ci voglia poco a smontarla.

Il Mes ha una nuova “linea di credito”. Banalizzo: “linea di credito” vuol dire che io vado in banca – il Mes – e la banca mi fa un prestito. Dove sta il problema?

Ma il Mes non è una banca e basta. Quello che non si vuole capire è che il Mes è una banca, ma è una banca che può intervenire solo a tre condizioni: che ci sia un rischio per la stabilità dell’euro; che non ci sia altro strumento per intervenire; e che l’intervento sia posto sotto stretta condizionalità. Questo sta scritto nel Trattato Mes (art. 3).

Dunque è questa la realtà.

Sì. E il resto sono chiacchiere approssimative. Spiace dirlo ma è così. Il problema è che ogni tanto la realtà presenta il conto. Lei crede che chi ha già portato con successo il Mes davanti alla Corte tedesca nel 2012 non impugnerebbe anche la “linea Covid-19” di cui si chiacchiera tanto? Con il precedente del 2012 e del 2020? Io ci vedo un’autostrada. Per questo, se si vuole fare seriamente, ci vuole una disciplina speciale di copertura. Se no, si tratta di parole e basta.   

Torniamo al nostro prestito. Avviene condizioni agevolate, come dice il punto 6 del comunicato dell’Eurogruppo, che si avvicina molto a quanto twittato dal ministro Gualtieri: “L’Eurogruppo conferma che il Mes potrà offrire finanziamenti per il 2% del Pil a tasso quasi zero per spese sanitarie e di prevenzione dirette e indirette legate al Covid-19. La Commissione verificherà solo questo requisito. Non potranno essere introdotte condizioni aggiuntive”.

Infatti non c’è bisogno di condizioni aggiuntive. Basta quel che c’è scritto nel Regolamento. Capisce che è imbarazzante commentare queste dichiarazioni: da una parte si dice una cosa, dall’altra sta scritto qualcos’altro. È come andare in banca e sentirsi dire una cosa dal cassiere di turno, sapendo che nel Codice Civile e nelle condizioni di contratto c’è scritto qualcos’altro.

Un bel guaio…

Il che non vuol dire che il cassiere sia necessariamente in malafede. In genere il cassiere non sa bene quel che sta nel Codice Civile e nelle condizioni del contratto che ti propone. E probabilmente pensa anche di fare il tuo bene. Poi, un bel giorno, scopre, magari assieme al cliente, che le cose stavano diversamente. In quel momento il cassiere in buona fede si può anche dispiacere, ma i problemi sono tutti del cliente.

Lei come spiega l’evidente sproporzione tra gli importi messi a disposizione dal Mes e la corsa – mediatica, politica, governativa – nelle braccia del “nuovo Mes” scatenata dalla pandemia?

Non la spiego se non in termini politici da una parte, e in termini di burocrazia autosufficiente dall’altra.

Veniamo ai primi.

Il Mes non è un organo dell’Ue. Anzi, ha una sua indipendenza nei confronti della stessa Commissione, tant’è vero che stipula intese con la Commissione. L’ideologia dell’indipendenza della Bce, che non ha eguali al mondo, ed è un’anomalia anche rispetto all’indipendenza della vecchia Bundesbank della Germania Ovest, è penetrata anche nel Mes. Che è un’istituzione inutile dai tempi della crisi di Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna, e che da allora non ha fatto altro se non la banca lussemburghese, però con le immunità di una rappresentanza diplomatica. E senza rispondere a nessuno se non a sé stessa.

Insomma è un’anomalia istituzionale e finanziaria priva di controlli esterni.

Precisamente. E che è in grado di contrattare da pari a pari con la Commissione perché è fuori dall’ordinamento dell’Unione.

E la burocrazia autosufficiente che diceva?

Al Mes credono di essere il Fmi, ma sono qualcosa di molto diverso. Ma non hanno problemi perché nessuno li può controllare e in questo il Mes è molto simile al Fmi e ai suoi funzionari.

Le cifre le conosciamo. Si tratta di un prestito decennale di 36-37 mld. Molto poco.

Direi niente, soprattutto per uno Stato con un Pil di oltre 1.600 mld con depositi e attività finanziarie per 6.200. Come se fossimo poveri in canna. Di quei 36 mld non ce ne facciamo niente a fronte di quel che si potrebbe mobilizzare con le risorse interne. Che non stanno in nessuna parte d’Europa. È che non c’è nessuno in grado di mobilizzare quelle risorse. E questa è la vera tragedia. Da qui viene tutta la questione Mes o non Mes. E quello che rischia di venirne, a legislazione europea invariata.

Lei ha curato un libro appena uscito dedicato al Fondo salva-Stati: Mes. L’Europa e il Trattato impossibile. Perché impossibile?

Perché il Mes è stato approvato in fretta e male. Perché il Mes in vigore in Germania è diverso dal Mes in vigore in Italia e in tutti i paesi della zona euro. Perché il Mes in vigore in Germania funziona sulla base di due correzioni della Corte tedesca sul segreto professionale dei ministri che partecipano all’Eurogruppo, e sul potere del Bundestag di bloccare ogni singola erogazione del Mes.

Com’è possibile?

La sentenza sul Mes della Corte tedesca è del 12 settembre 2012. Nella Gazzetta Ufficiale tedesca del giorno dopo – e cioè del 13 settembre 2012 – viene pubblicata la legge tedesca sulla procedura di contribuzione al Mes della Repubblica Federale. Le sembra casuale?

E in Italia?

In Italia le dichiarazioni interpretative che correggono il Trattato approvato dal Parlamento italiano il 23 luglio 2012 non sono mai passate in Parlamento, perché sono state depositate dal Governo nel settembre 2012. In Germania la legge sulle contribuzioni al Mes era già scritta prima della sentenza ed è stata pubblicata il giorno dopo. Difficile che l’abbiano scritta, approvata e pubblicata in 24 ore.

Questo che cosa comporta?

Il risultato è che quella legge per il diritto tedesco è costituzionalmente coperta. E per il diritto tedesco il Mes non può muoversi senza un voto del Bundestag. Mi sembra un eccellente esempio di “sistema paese”, come si dice in Italia. Per questo bisognerebbe ringraziare il prof. Kerber per tutto quello che ha fatto in questi 12 anni, da Lisbona in poi.

Che cos’ha fatto, secondo lei?

Ci ha messo sotto gli occhi le falle di progettazione di un sistema che viene presentato come se fosse uno Stato federale. Ma che di uno Stato federale è solo una replica funzionale. A suo modo il prof. Kerber è un grande europeista.

(Federico Ferraù)

marzo 26, 2020

L’IMPERO DEL MALE

di Alberto Benzoni

L’espressione fu coniata da Reagan e ripresa poi da Bush figlio; per essere sviluppata da Trump, sino alla applicazione pratica più estesa e più estrema. E stava a indicare, in una specie di osceno miscuglio tra politica e morale, i paesi che di volta in volta l’Amministrazione individuava come nemici: Unione sovietica, Russia (dopo la parentesi eltsiniana), Cina (in misura proporzionale alla crescita della sua potenza), Corea del Nord, Iran (sempre), Iraq (dal 1990 al 2003), Cuba, Venezuela (all’occorrenza).

Non siamo al Male assoluto; ma all’infinita volontà e capacità di nuocere. E’ L’Iraq che dispone di strumenti di distruzione di massa e intende usarli; è l’Iran che semina distruzione e terrore in tutto il Medio Oriente e vuole distruggere Israele. E’ la Russia le cui interferenze minano alla base le democrazie occidentali e che, alla minima occasione, è pronta ad azzannarci alla gola. E’ la Cina subdolamente intenta al dominio del mondo e che sta infiltrando il nostro mondo con tutti i mezzi possibili. E’ un’ambizione, spesso del tutto irrazionale, almeno alla luce dei rapporti di forza e degli stessi propri interessi, ma comunque sostenuta da una malvagità congenita; e sullo sfondo di scenari potenzialmente catastrofici.

E mi fermo qui. Perché un mondo in cui l’Avversario di turno è, sempre, onnipotente, cattivissimo e irrazionale non esiste. Se non nella fantasia malata di chi ce lo propone. E chi ce lo propone è impervio a ogni critica e non accetta alcuna discussione.

Pure gli imperi del male esistono. E non si misurano solo nelle loro azioni e per il numero delle loro vittime. O nella intrinseca malvagità che “vi sta dietro”. Perché a prevalere, nella grande maggioranza dei casi, è la pura e semplice stupidità; la sordità intellettuale e morale che ci impedisce di misurarci con le tragedie del mondo e di capire cos’è bene e cos’è male cos’è giusto e cos’e sbagliato.

Questo per dire che ai tempi del coronavirus l’impero del male sono proprio gli Stati uniti di Trump.

E valgano, al riguardo, le ultime prese di posizione del Nostro e dei suoi collaboratori.

Partiamo da un fatto specifico; perché in sé vergognoso e perché illumina il quadro generale.

Il fatto specifico è: che il popolo iraniano, colpito prima da sanzioni pesantissime e poi dalla pandemia è allo stremo; che il suo governo ha chiesto 5 miliardi di dollari al Fmi per far fronte all’emergenza sanitaria; che gli Usa hanno posto il veto a questa richiesta, introducendo nuove sanzioni; che una serie di paesi hanno chiesto a Washington di ripensarci; che, in questo senso, il presidente Rouhani ha rivolto un appello al popolo americano; e che questo appello sia stato respinto, con la seguente motivazione :”il virus killer viene da Wuhan e l’Iran è il suo complice” (dichiarazione di Mike Pompeo).

Eccolo l’impero del male spiegato al popolo. Il virus è killer perché, magari intenzionalmente, partorito dalla Cina; e il successivo passaggio/diffusione in Iran è la conferma della presenza di un disegno incomprensibile ai più e perciò stesso infernale.

Il bello è, però, che, appena arrivato negli Stati uniti questo virus si ammoscia dando luogo a una semplice malattia, prima inesistente, poi di ambito minimale, poi destinata a scomparire, infine una delle tante (muore più gente per incidenti automobilistici; guarda caso, l’argomento statistico usato dalle Brigate rosse per ridimensionare la portata delle loro azioni terroristiche…).

In questo ragionamento, la cura (leggi le misure adottate in tutta Europa per frenare il contagio) è ritenuta peggiore dello stesso contagio; il che significa l’adozione di un bazooka (leggi di più di duemila miliardi di dollari per sostenere imprese e redditi delle persone) e di un temperino per combattere la malattia e per rafforzare il sistema sanitario pubblico oggi del tutto impari alla bisogna.

Una visione e una narrazione che passano per un uso sfacciato della menzogna e della reticenza: trentaseimila contagiati secondo i dati ufficiali, venticinquemila per il solo stato di New York, secondo il governatore Cuomo.

Siamo al più cinico “carta vince carta perde”; praticato non dal truffatore di strada ma dall’uomo più potente del mondo. E in nome delle esigenze dell’economia contrapposte ai diritti delle persone. Se si riuscirà a fare scomparire l’entità del contagio avranno vinto Trump e Wall street. Ma se questo dovesse, come è più che probabile, assumere proporzioni tali da travolgere l’intero popolo americano e lo stesso futuro del mondo, la colpa sarà del nemico esterno, imperi del male, migranti, democratici, il mondo intero e altri ancora.

Quanto basta e avanza per qualificare l’America di Trump come impero del male; e, perché no, per qualificare il prossimo appuntamento di novembre come vero e proprio giudizio di Dio.

gennaio 26, 2015

Quando succederà in Italia?

gennaio 27, 2014

Siamo fuori dal tunnel… ‘ste palle.

 

La nuova mappa della povertà in Europa: una catastrofe umanitaria
http://www.bbc.co.uk/mundo/noticias/2014/01/140115_economia_mapa_pobreza_europa_mj.shtml

Senza Soste – A più di cinque anni dall’inizio della grande recessione del XXI secolo, in Europa cambia la mappa della povertà.

Nell’eurozona, la Grecia vive “sull’orlo di una catastrofe umanitaria”, la Spagna ha tre milioni di persone che sopravvivono con redditi mensili inferiori a 307 euro ($ 417), le cifre ufficiali del PortogVisualizza altro

ottobre 31, 2013

Stati Uniti contro Germania: «Con le sue politiche indebolisce l’Eurozona». Berlino: «Critiche incomprensibili»

La Germania dipende troppo dall’export e troppo poco dalla domanda interna: il risultato è che esporta deflazione non solo in Europa ma in tutto il mondo. Capita spesso di leggere queste considerazioni nei rapporti delle banche d’affari, ma questa volta l’atto d’accusa è contenuto nero su bianco nel rapporto semestrale del Tesoro americano sulle valute e le politiche economiche dei Paesi concorrenti degli Usa. Una critica definita «incomprensibile» da Berlino. di Gabriele Meoni «L’anemico tasso di crescita della domanda interna in Germania e la dipendenza dall’export – recita il documento diffuso ieri in tarda serata a Washington – hanno ostacolato il ribilanciamento in una fase in cui molte economie dell’area euro sono sotto forte pressione per tagliare la domanda e comprimere l’import. Il risultato è un effetto deflazionistico nell’area euro e nell’economia mondiale». di Gabriele Meoni – Berlino insomma dopo aver imposto ai Paesi del Sud Europa una dura medicina di austerità ora dovrebbe aiutarli a uscire dalla recessione. L’atto d’accusa americano alla Germania aggiunge nuovi motivi di tensione ai rapporti tra i due Paesi già sotto stress per la vicenda dello spionaggio dell’Nsa alla cancelliera Merkel. La risposta di Berlino non si è fatta attendere: «Il surplus commerciale – afferma in una nota il ministero dell’Economia – è il risultato della forte competitività dell’economia tedesca» e le critiche americane sono quindi «incomprensibili». «Incidentalmente – prosegue il comunicato – ricordiamo che per l’Fmi l’avanzo commerciale tedesco non deriva da distorsioni nella politica economica del Governo». In difesa della Germania è intervenuta anche la Commissione europea, che attraverso il suo portavoce l’ha definita «una locomotiva per la zona euro e per la Ue». Il problema è che il treno di Gabriele Meoni – Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/Hk0o9

ottobre 24, 2013

Troika vuole privare Grecia di settori difesa e auto

Commissione Ue, Bce e Fmi mostrano i muscoli. Se Atene vuole ricevere aiuti deve vendere controllate statali. Finirà per importare auto e vetture da Berlino?

NEW YORK (WSI) – È da ormai quattro anni che va avanti la sinfonia della Troika scontenta dei progressi e della lassività della Grecia in materia di conti pubblici. Ma alla fine Bruxelles…Visualizza altro

ottobre 17, 2013

L’IMMODESTA PROPOSTA DEL FONDO MONETARIO: PRELIEVO FORZOSO DEL 10% SUI CONTI CORRENTI

 

MARCELLO BUSSI (milanofinanza.it) – Chi sogna lo sbarco della Troika in Italia per fare in modo che finalmente vengano attuate le tanto evocate riforme (che non si capisce mai bene quali siano), dovrebbe leggersi il box di pagina 49 dell’ultimo Fiscal Monitor del Fondo Monetario Internazionale, in cui gli econom…Visualizza altro

ottobre 15, 2013

Grecia, ecco i costi per l’Italia e i ricavi per Francia e Germania


14 – 10 – 2013 | Guido Salerno Aletta

Il Gatto e la Volpe hanno recuperato: la Germania (che paga per una quota del 27,13%) contribuisce agli aiuti per 56,9 miliardi di euro, che coprono circa la metà dei suoi investimenti di portafoglio in essere nel 2009. Per i cittadini tedeschi, uno sconto niente male. La Francia (che paga pVisualizza altro

ottobre 15, 2013

Come schifo questa donna.

  Ricordate il prelievo forzoso sui conti correnti dei ciprioti imposto dalla troika (Ue, Bce, Fmi) per evitare il default dell’isola lo scorso marzo?

Chi deteneva più di 100mila euro dovette versare obbligatoriamente una percentuale di circa il 38% allo Stato. Dopo la decisione, tanto si era parlato di un precedente pericoloso, di un modello Cipro che poteva essere esportato negli altri Stati dell’Unione europea sull’orlo della bancarotta.

Bene ora il Fondo monetario internazionale – organizzazione formata da 186 paesi per promuovere la stabilità e la cooperazione monetaria internazionale – lo chiede esplicitamente: il prelievo forzoso diventi una norma da applicare a tutti i conti correnti dei 15 Paesi dell’eurozona.

Secondo il Wall Street Journal la richiesta sarebbe contenuta in un report dal titolo Monitor delle finanze pubbliche. E ci sarebbe già anche la percentuale del prelievo coercitivo, il 10%.

Scrive il quotidiano economico-finanziario statunitense:

Per porre rimedio all’esperimento fallimentare della moneta unica il Fondo monetario internazionale ha aperto alla possibilità che le autorità europee impongano un prelievo forzoso del 10% sui conti correnti di 15 paesi dell’area euro. Tanto ci vorrebbe, secondo i calcoli degli economisti, per riportare il debito sovrano del blocco ai livelli pre-crisi.

Provvedimento che come prima conseguenza provocherebbe una fuga di capitali dalle banche europee. IL WSJ prosegue:

Il concetto è semplice piuttosto che appesantire il carico fiscale delle imprese e far scendere ancora di più le buste paga, perché non andare a toccare i capitali dormienti?

Sì, con i cittadini che ancora una volta pagherebbero il prezzo di politiche dissennate sia interne che europee. Quello che interessa al Fmi, si legge nel rapporto, è che:

le misure drastiche non hanno avuto i risultati attesi e che non hanno portato a una riduzione del debito pubblico.

Quindi il prelievo forzoso diventa una necessità per far tornare il livello del debito pubblico sui livelli precedenti alla crisi.

Appunto attraverso:

un tasso di prelievo alto (10%) dei risparmi netti positivi dei nuclei familiari di 15 paesi della zona euro.

Il Fondo chiede a Unione europea e Bce di prendere in considerazione l’ipotesi perché le alternative per ridurre il debito pubblico non sono molte e questa nuova tassa sul patrimonio aggredirebbe il problema più della proposta moratoria delle passività o del ricorso all’inflazione per uscire dalla crisi, come avvenne nei Settanta dopo gli shock petroliferi. Inflazione che com’è noto colpisce in modo sproporzionato le fasce di reddito e di consumo più basse.

ottobre 12, 2013

Nuovo regalo di 125miliardi alle banche italiane

Soldi degli italiani su cui si pagano anche interessi all’Esm. Una doppia truffa. L’accusa di un’economista canadese

Carlo Cottarelli, ex dirigente del Fondo monetario internazionale chiamato dal governo Letta ad occuparsi della spending review. È sua l’idea di chiedere i soldi all’Esm per finanziare le banche….Visualizza altro

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