Posts tagged ‘finanza’

settembre 24, 2013

Telecom Italia diventa spagnola coi nostri soldi.



Concretizzati timori associazioni consumatori. Marchio italiano consegnato agli stranieri grazie a uno Stato Ponzio Pilato.
ROMA (WSI) – “Telecom Italia diventerà spagnola”: arriva la bomba su Piazza Affari, la conferma dei rumor che erano circolati nelle ultime ore e che sono diventati realtà a mezzanotte, con l’annuncio ufficiale del patto tra Visualizza altro

marzo 26, 2013

La non-soluzione di Cipro.

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Approvato il piano di aiuti e trovata all’ultimo istante una via d’uscita al rischio fallimento di Cipro. I mercati finanziari festeggiano nella mattinata, ma l’ennesima toppa della Troika non rimette in alcun modo in discussione e non incide sulle cause strutturali che hanno portato alle recenti crisi nei Paesi europei. 

di Andrea Baranes da Sbilanciamoci.info

marzo 10, 2013

Le tasse, la “casta” e la finanza speculativa.

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La rilevante operazione di ridistribuzione del reddito dal lavoro alla rendita finanziaria attuata negli ultimi anni, oltre a frenare la crescita economica, costituisce un potenziale “boomerang” per la tenuta dei conti pubblici di tutti i Paesi dell’’eurozona. Ecco qual’è la vera Casta contro cui ci si dovrebbe battere.

di Guglielmo Forges Davanzati da MicroMega on line
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febbraio 14, 2013

Come lo spread è stato usato per imporre l’austerità.

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Un paper di Paul De Grauwe mostra che l’austerità è stata imposta ai PIIGS sulla base della paura dello spread e dei “sentiment” dei mercati. Ma non sono le politiche dei governi che determinano lo spread: è la BCE.

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dicembre 18, 2012

Smontiamo i luoghi comuni (1): la finanziarizzazione dell’economia rende obsoleto il keynesismo?

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Questo articolo è il primo di una breve serie in cui analizzeremo le risposte alle affermazioni più comuni contro la possibilità di implementare politiche keynesiane nel contesto politico-economico attuale.

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marzo 17, 2012

BRICs: i colossi dell’economia mondiale.

Se fossero un azienda, i Paesi del BRICs, sarebbero il maggior azionista del mercato mondiale.

BRICS è un acronimo utilizzato in economia internazionale che riguarda le principali economie emergenti (Brasile, Russia, India, Cina e per ultimo Sud Africa) che sono probabilmente i futuri colossi dell’economia mondiale.

I mercati emergenti hanno continuato a crescere nel rallentamento economico rispetto ai mercati dei Paesi sviluppati.

Alo stato attuale i Paesi del BRICs rappresentano il 41% della popolazione mondiale e, dati del 2009, il 25% del suo PIL. Tutti insieme occupano circa il 26,5% delle terre emerse.

Il successo di questi paesi è associato con i mercati sviluppati in Europa, Nord America e Giappone, dove si fonda la più grande domanda di servizi e prodotti BRIC.

E’ di questi giorni la notizia secondo cui il colosso cinese, per mano della Cina Development Bank (CDB),
nel favorire l’internazionalizzazione della sua moneta,  renminbi  o yuan, intende concedere prestiti ai suoi partners del BRICs.

novembre 27, 2009

La crisi non è finita.

Da ottobre 2008 ad oggi, secondo i dati forniti, la produzione industriale è crollata del 25-30%. Le conseguenze sono state: magazzini vuoti, investimenti azzerati, crisi economica trasferita sui conti correnti. Contestualmente le statistiche dicevano che i consumi erano scesi solo del 2-3% e gli investimenti del 15%, cifra più cifra meno.

La crisi non è finita, le fabbriche continuano a chiudere gli operai vanno nelle piazze.. Non è certo un pil migliore dello zero-virgola-per-cento rispetto al previsto che può illuderci di essere usciti dal fango: l’economia mondiale in sei mesi, ha perso un quarto della sua ricchezza virtuale e reale e, per risalire la china da cui è precipitata, ci vorranno anni.

L’anarchia che dominava il mondo finanziario, ci ha condotto a questa situazione: non c’è stata una crisi di produzione, né di carenza né di eccesso, non c’è stata un crisi inflattiva, né deflattiva, né di consumi, ma c’è stato un collasso di ricchezza dovuto alle speculazioni finanziarie che ha messo in ginocchio un sistema che si riteneva invincibile. Per anni ci hanno ammorbato con la favola che il Mercato fosse auto-regolato, che il liberismo fosse il migliore dei modelli economici, applicabile tanto alle democrazie occidentali quanto alle dittature orientali ed abbiamo dovuto credere alle “magnifiche sorti e progressive” di un meccanismo perfetto che doveva essere solo lasciato libero di correre, perché avrebbe portato ricchezza e felicità per tutti. Gli Stati sono intervenuti a sostegno delle imprese in difficoltà per evitare che l’ingordigia di pochi, mettesse sul lastrico più persone di quanto non abbia fatto. In questi  mesi si è poi parlato di norme mondiali condivise, della necessità di tornare a un’economia di mercato sociale, di legare i risultati alla produttività reale, di portare aiuti alle banche solo in cambio di una severa regolamentazione negli investimenti, affinché il bene di tutti non fosse sacrificato sull’altare del profitto a tutti i costi. Niente di tutto questo è avvenuto. La criminalità organizzata occupa sempre più interi settori dell’economia. La speculazione continua ad imperversare. Sembra che a questa spirale non ci sia via di uscita. Alla fine pagheranno solo i più deboli.