Posts tagged ‘finacial times’

marzo 27, 2020

La fine della Europa a trazione Tedesca, e la rinascita della sovranita’ degli Stati, come strumento necessario al superamento della crisi .

di Franco Bartolomei

coordinatore nazionale di Risorgimento Socialista

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La dichiarazione di Draghi al Financial Time sulla necessita’ di mutare il modello economico liberista su cui e’ fondata la UE , fondata sulla limitazione del deficit e della spesa pubblica , verso un nuovo modello in cui lo stato recupera una sua piena centralita’ di spesa a debito per incentivare , proteggere , ristrutturare e rilanciare in funzione antirecessiva le strutture produttive , sostenendo la domanda e rilanciando la produzione , si traduce di fatto in un sostegno a Conte e alla lettera dei 9, ed è una posizione in linea con le scelte della Federal Reserve americana , che travalicano la contrapposizione Trump Biden

Siamo in presenza di una presa di posizione fortissima di attacco sostanziale alla politica europea della Germania ,che implica un sostanziale consenso sulla scelta della Brexit .

È una posizione tecnicamente motivata , che nel suo precipitato politico rafforza Conte nella sua trattativa con la Germania e con le autorita’ europee , al punto che allo stato attuale la UE se non dovesse accettare la lettera dei 9 potrebbe rischiare la sua dissoluzione.

La presa di posizione di Draghi segna un mutamento di orientamento di gran parte delle classi dirigenti sulla via da seguire per affrontare la crisi recessiva che si va aprendo con l’emergenza sanitaria globale in atto .

Ma Il vero crinale del mutamento e’ stato rappresentato ben prima della pandemia dalla Brexit .
La crisi del coronavirus segna quindi solo il momento della esplicitazione definitiva di questo nuovo orientamento del sistema secondo linee, che finora erano state solo parte, a vario modo e con diverse finalita’ , del patrimonio critico degli economisti Keynesiani , delle sinistre socialiste europee e della sinistra di massa latinoamericana nel suo complesso ,della parte piu’ avveduta del mondo sovranista e populista , anche in parte proveniente da destra , di parte della critica no global , ed al mondo cattolico legato a Francesco ,oltre a buona parte dell’economia manifatturiera e del mondo bancario minore ,piu’ attento alle economie territoriali , ad essa legato , che non erano piu’ considerate ,nella visione della economia globale finanziarizzata, trainanti per la crescita della ricchezza sociale nel tessuto economico del mondo sviluppato .

Li si sono spaccate verticalmente le classi dirigenti economiche e finanziarie globali , ed in particolare quelle direttamente nord atlantiche , e conseguentemente il sistema esistente, ormai in crisi strutturale , è stato messo in discussione frontalmente , direttamente dall’interno e dall’alto non appena la crisi pandemica ha reso le difficolta’ irreversibili . .

La spaccatura su cui Draghi prende oggi posizione con nettezza estrema riguarda la crisi profonda , all’interno del rapporto intercapitalistico occidentale , della fiducia incondizionata nei confronti del modello tedesco nella sua proiezione dominante con il resto delle economie europee , espresso nella logica di maastricht e nella stabilita’ forzata , attraverso i limiti di bilancio della moneta comune ,che ha costituito la causa sostanziale della Brexit , e la ragione della sua riuscita .

L’equilibrio sistemico non può più accettare L’ impostazione tedesca sul debito estesa a tutta l ‘ europa, in quanto e’ da un lato elemento recessivo della economia occidentale e dall’altro fonte di uno squilibrio eccessivo e non piu’ sostenibile a favore della sola economia tedesca .

Questa è la vera ragione , prima della Brexit ,e ora delle esplicite dichiarazioni di Draghi , che delineano il nuovo modello su cui l ‘occidente capitalistico si vuole andare a riorganizzare .

Nelle dichiarazioni di Draghi c’è quindi una enorme valenza geopolitica che sottende il ragionamento economico e finanziario .

Da qui nasce la forza politica di Conte , ed il motivo per cui Mattarella è sceso in campo a suo sostegno , e deriva la lettera dei 9 .

È la prima volta che la Francia si. Schiera apertamente con Spagna e Italia contro la Germania. E questo è solo l:inizio

La svolta, esplicitata ora da Draghi apertamente , e’ stata impressa dalle stesse classi dirigenti che da tempo riflettono sulla necessita’ di un cambio di linea .

La crisi recessiva aperta dalla emergenza epidemica attuale è solo l ‘accelerazione di una crisi che viene dal 2008 , generata dall ‘esaurimento della leva finanziaria come propulsore di crescita nelle economie sviluppate ,e con l ‘inizio della loro stagnazione tendenziale che e’ in corso da piu’ di 10 anni , e che ora con l’epidemia diviene una vera e propria recessione netta .

Lo schema tedesco trasferito a livello europeo è inidoneo a rispondere alla crisi ,e la UE di Maastricht è ritagliata sul modello economico , e monetario tedesco , cosi come fu concordemente stabilito dal sistema capitalistico e finanziario multinazionale al momento del crollo del muro e dell’allargamento al’est europa post comunista della vecchia CEE, con il suo passi alla riunificazione tedesca , come scelta di consolidamento continentale di sistema attorno al modello ordoliberista tedesco che aveva dato ottima prova di se in termini di affidabilita’ sistemica nello scontro est ovest , e che prevedeva la rinuncia al marco , in cambio di una moneta comune , L’Euro , modellato sulle logiche finanziarie e di sistema del vecchio Marco della RFT.

Questo oggi non serve più alle esigenze di riorganizzazione del capitale in crisi , ed e’ inidoneo a proteggere il sistema capitalistico e finaziario globale dal crollo e dalla recessione strutturale globale , e si dimostra utile solo a proteggere la tenuta di una economia tedesca , che comunque non sarebbe mai in grado di essere locomotiva totale .

Da qui come risposte, prima la Brexit , e ora l’ ‘attacco frontale e senza appelli di Draghi , vedi caso scritto sul Finanzial Time , il giornale della city di Londra.

gennaio 9, 2015

FT: RENZI È L’ULTIMA SPERANZA DELL’ÉLITE ITALIANA


Il Financial Times si occupa della situazione italiana ribadendo con pervicacia tutti i luoghi comuni che attibuiscono le cause del declino italiano a una endemica debolezza del nostro paese, e confidando negli effetti salvifici delle “riforme epocali” di cui Renzi si farebbe portatore per salvare l’eurozona. Una cosa vera però il FT la dice: Renz Altro…

settembre 28, 2010

Italia, rischio manovra da 130 miliardi.

La Ue studia un piano per rimettere in ordine i conti dei paesi con i più alti debiti pubblici. Sanzioni durissime per chi viola i parametri. Per il nostro Paese è prevista una riduzione dell’8% in 3 anni.

Multe milionarie per chi non riuscirà a ridurre in maniera sostanziale il proprio debito. Meno fondi per lo sviluppo e per i sussidi agricoli, sospensione del diritto di voto al Consiglio dei ministri dell’Unione europea. Sono queste le punizioni per gli stati membri che non riusciranno ad adeguarsi alle nuove direttive che la Ue sta studiando per imporre una drastica cura dimagrante al disavanzo pubblico. Il Financial Times rivela che il piano del presidente della commissione europea Manuel Barroso e del commissario agli affari monetari Holli Rehn ha già incassato l’importante sostegno del ministro delle Finanze tedesco Shäuble (nella foto con Tremonti) che va ad aggiungersi a quello di Olanda e Gran Bretagna. Bruxelles prevede che i paesi con il rapporto deficit/Pil superiore al 60% debbano diminuire il proprio debito di un ventesimo all’anno se non vorranno incorrere nelle sanzioni. Per l’Italia, che con il 116% detiene uno dei peggiori quozienti d’Europa, significano 130 miliardi nel prossimo triennio. Una somma enorme. Se il progetto passerà, al governo tagliare non basterà più. E bisognerà per forza mettere le mani nelle tasche degli italiani. Ma nessun governo politico, a partire da quello di Silvio Berlusconi, è in grado di accollarsi il peso elettorale di una scelta del genere. E le decisioni, dice l’economista Tito Boeri devono essere immediate: “Nominare un sostituto alla guida della Consob, pensare a un rimpiazzo del premier come ministro dello Sviluppo economico e soprattutto incentivare il commercio estero”. Solo così, secondo l’economista, si potrà dare lo slancio necessario al sistema paese, “in grado anche di sostenere una politica di rientro del deficit” (il fatto quotidiano)