Posts tagged ‘Europa’

aprile 3, 2020

La crisi del #Covid19 è l’occasione per ripensare il capitalismo

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di Mariana Mazzucato

da The Guardian (trad. Keynesblog.com)
Viviamo una crisi di portata mondiale. La pandemia di Covid-19 si sta rapidamente diffondendo in tutti i paesi, con una scala e una gravità che non si vedono dalla devastante influenza spagnola del 1918. A meno che non venga intrapresa un’azione coordinata globale per contenerla, il contagio diventerà presto anche economico e finanziario.
L’entità della crisi richiede ai governi di intervenire. E così è. Gli stati stanno iniettando stimoli nell’economia mentre cercano disperatamente di rallentare la diffusione della malattia, proteggere le popolazioni vulnerabili e contribuire a creare nuove terapie e vaccini. Le dimensioni e l’intensità di questi interventi ricordano un conflitto militare: questa è una guerra contro la diffusione del virus e il collasso economico.
Eppure c’è un problema. L’intervento necessario richiede una struttura molto diversa da quella scelta dai governi. Dagli anni ’80, ai governi è stato detto di fare un passo indietro e lasciare che fossero le imprese a orientare la creazione di ricchezza, intervenendo solo allo scopo di risolvere i problemi quando si presentano. Il risultato è che i governi non sono sempre adeguatamente preparati e attrezzati per affrontare crisi come Covid-19 o l’emergenza climatica. Partendo dal presupposto che i governi devono attendere fino al verificarsi di un enorme shock sistemico prima di decidere di agire, tutto ciò che è stato approntato strada facendo si rivela insufficiente.

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marzo 31, 2020

Sondaggi politici: crescono Salvini e la Meloni, in calo PD e 5 Stelle

In queste ultime settimane dove il Paese è stato sconvolto dall’emergenza coronavirus, il leitmotiv dei vari sondaggi politici è stato quello di una crescita del Partito Democratico e di Fratelli d’Italia a discapito rispettivamente di Italia Viva e Lega.

Nell’ultima indagine realizzata dall’istituto Tecnè in data 27 marzo, rispetto al precedente sondaggio di sette giorni prima c’è da registrare un’inversione di tendenza con i due Matteo, Salvini e Renzi, dati in ripresa e il PD in calo così come il Movimento 5 Stelle.

L’unica eccezione a questo ribaltamento è rappresentata da Fratelli d’Italia, visto che il partito di Giorgia Meloni sembrerebbe continuare a crescere e ormai sarebbe il terzo partito del paese staccando i pentastellati.

In generale non ci sarebbero comunque grossi scossoni ma soltanto degli aggiustamenti, segno di come in questo momento così delicato la situazione politica sembrerebbe essersi cristallizzata aspettando che l’emergenza sanitaria in corso allenti la sua morsa.

Sondaggi politici: cresce il centrodestra

Sorride al centrodestra l’ultimo sondaggio politico realizzato dall’istituto Tecnè, con tutte e tre le principali forza politiche della coalizione date in crescita e che nel complesso insieme arriverebbero in questo momento al 50%.

Dopo un periodo complicato torna infatti a crescere la Lega (+0,3%), sempre stabilmente primo partito del paese, così come sembrerebbero continuare il loro momento positivo Fratelli d’Italia (+0,1%) e Forza Italia (+0,1%).

Stando a queste percentuali, nel caso di elezioni anticipate il centrodestra vincerebbe a mani basse a prescindere dalla legge elettorale anche se, più di un nuovo voto, in questo momento si parla di un governo di unità nazionale magari presieduto da Mario Draghi.

Italia Viva (+0,1%) è l’unico partito che stando al sondaggio si andrebbe a migliorare rispetto all’indagine precedente, ma nonostante questo il nuovo partito di Matteo Renzi sarebbe sempre a rischio di finire sotto la soglia di sbarramento.

Ci sarebbe invece un passo indietro per il Partito Democratico (-0,3%), che nelle scorse settimane aveva rosicchiato molto terreno al Carroccio, mentre sembrerebbe continuare la crisi del Movimento 5 Stelle (-0,1%).

Stabile invece La Sinistra, che comunque sarebbe sotto l’asticella del 3% così come +Europa (-0,1%), Azione (-0,1%) e Verdi (-0,1%). Per tutte queste forze politiche, sembrerebbe essere indispensabile studiare qualche forma di alleanza per poter superare alle urne la soglia di sbarramento.

luglio 27, 2016

“Basta comprare petrolio dall’Isis e vendergli armi!”

Una semplice verità.

Intervista con il vescovo Maroun Elias Nimeh Lahham, vicario patriarcale per la Giordania. Il dramma dei profughi che hanno raddoppiato la popolazione del Paese. «L’Europa è centrata su se stessa e vuole applicare i suoi criteri a tutto il mondo. Questo è sbagliatissimo»

ANDREA TORNIELLI Altro…

febbraio 14, 2015

Lo schiaffo agli USA in un accordo firmato Putin.

Il “cessate il fuoco” è deciso e l’obiettivo minimo dell’incontro di Minsk viene così raggiunto, ma gli altri punti sprigionano incertezza e poco fondamento. Putin ne esce a testa alta, l’UE a pezzi ma l’Europa, per assurdo, scrive una pagina di storia affrancandosi dall’America.
La notizia del giorno non Altro…

gennaio 28, 2015

Ucraina, l’Ue verso nuove sanzioni. In ballo anche la partita del gas. Il No della Grecia a Mogherini.

L’escalation della crisi Ucraina torna ad agitare l’Europa. C’è stato un colloquio telefonico – il secondo in due settimane – tra il presidente Barack Obama e la cancelleria tedesca Angela Merkel e la stampa russa oggi fa capire senza mezzi termini che sta tornando in ballo la partita sul gas.
O Altro…

gennaio 25, 2015

Sull’orlo di un cambiamento di portata storica

La Grecia si trova sull’orlo di un cambiamento di portata storica. SYRIZA non è più soltanto una speranza per la Grecia e per i greci. Rappresenta anche l’attesa di un cambiamento di rotta per tutta Europa. Perché a meno che non cambi la propria politica, l’Europa non uscirà dalla crisi, e la vittoria di SYRIZA alle elezioni del 25 gennaio non farà che rinvigorire le forze del cambiamento. Perché il vicolo cieco della Grecia è il vicolo cieco dell’Europa di oggi.

Il 25 gennaio il popolo greco verrà chiamato a cambiare la storia col proprio voto, a disegnare uno spazio di cambiamento e di speranza per tutti i popoli d’Europa, condannando i fallimentari memoranda dell’austerity, e dimostrando che quando la gente lo vuole, quando osa, e quando vince la propria paura, le cose possono cambiare.

In Grecia l’attesa di un mutamento politico ha già cominciato, da sola, a cambiare le cose in Europa. Il 2015 non è il 2012.

SYRIZA non è l’orco, né la grande minaccia per l’Europa, quanto piuttosto la voce della ragione. È la sveglia che desterà l’Europa dal letargo e dal sonnambulismo. Ecco perché SYRIZA non viene più considerata un grave pericolo, come nel 2012, bensì come uno stimolo al cambiamento. Da tutti?

Non da tutti. Una piccola minoranza, che trova il suo centro nella leadership conservatrice del governo tedesco, e in una parte della stampa populista, insiste nel riciclare vecchie storielle e leggende sul Grexit.

Ma così come il signor Samaras in Grecia, non riescono a convincere più nessuno. Ora che i greci hanno esperito il suo governo, riescono a distinguere le menzogne dalla verità.

Il signor Samaras non offre alcun programma, se non la prosecuzione del fallimentare memorandum d’intesa dell’austerity. Ha impegnato se stesso e gli altri ad effettuare ulteriori tagli agli stipendi e alle pensioni, e ulteriori aumenti delle imposte, all’interno di una cornice di riduzioni salariali e super-imposizioni fiscali accumulatesi per sei interi anni. Chiede ai cittadini greci di votare per lui di modo da poter applicare il nuovo memorandum. E siccome si è votato all’austerity, lui proprio non riesce a interpretare il rifiuto di questa politica fallimentare e distruttiva se non come un presunto gesto unilaterale.

In sostanza sta occultando il fatto che la Grecia, in quanto membro dell’Eurozona, si è impegnata nel raggiungimento di alcuni obiettivi, e non piuttosto nella valutazione degli strumenti politici necessari al loro raggiungimento.

È per questa ragione che, a differenza del partito di governo Nea Dimokratia, davanti al popolo greco SYRIZA si è assunta l’impegno di applicare, sin dai primi giorni di quella che sarà la sua amministrazione, uno specifico programma efficiente in termini di costi e fiscalmente equilibrato, il “Programma di Salonicco”, e ciò indipendentemente dal negoziato coi nostri finanziatori.

Attraverso una serie di azioni mirate per arginare la crisi umanitaria. Attraverso una giustizia fiscale, così che a quell’oligarchia finanziaria che dai quattro anni della crisi non è stata neanche sfiorata, toccherà finalmente pagare. Attraverso un piano per il rilancio dell’economia, la lotta a un tasso di disoccupazione senza precedenti e un ritorno alla crescita.

Attraverso riforme radicali nel modus operandi dello Stato e del settore pubblico, perché il nostro obiettivo non è quello di tornare al 2009, quanto di cambiare tutto ciò che ha spinto il Paese sull’orlo di una bancarotta economica, ma anche morale.

Il clientelismo; uno stato ostile ai propri cittadini; l’evasione fiscale; l’elusione fiscale; i fondi “neri”; il contrabbando di carburante e tabacco; questi sono solo alcuni degli aspetti di un sistema di potere che ha governato il Paese per parecchi anni. Questo è il sistema che ha portato il Paese alla disperazione, e oggi continua a governare in nome dell’emergenza nazionale, e nel timore della crisi.

In realtà, però, questo non è timore della crisi, ma paura del cambiamento. Quella paura e quel senso di colpa dell’establishment che hanno portato il popolo greco a una tragedia senza precedenti.

Quanto a coloro che se ne sono resi responsabili, se questi hanno la pur minima cognizione delle antiche tragedie greche, avranno motivo di temere, perché dopo la hýbris viene la nemesi e la catarsi!

Ma il popolo greco così come quelli europei non avranno niente da temere. Perché SYRIZA non vuole il crollo bensì il salvataggio dell’euro. E per i suoi Stati Membri salvare l’euro sarà impossibile, finché il debito pubblico è fuori controllo.

Il problema del debito non è soltanto greco, ma europeo. E l’Europa nel suo insieme è in debito di un dibattito, e della ricerca di una soluzione europea sostenibile.

SYRIZA e la Sinistra Europea sostengono che nella cornice di un accordo europeo, la stragrande maggioranza del valore nominale del debito pubblico debba essere cancellata, bisognerà imporre una moratoria sulla sua restituzione, e bisognerà introdurre una clausola per la crescita che si occupi della parte rimanente del debito, così da poter impiegare le rimanenti risorse per la crescita.

Noi rivendichiamo condizioni di restituzione che non portino il paese a soffocare nella recessione, e non spingano la gente verso la disperazione e la povertà.

Abbracciando una posizione secondo la quale il debito greco sarebbe sostenibile, il signor Samaras fa del male alla Grecia. Non si limita ad abbassare l’asticella del negoziato, ma rifiuta del tutto il negoziato. Del resto se uno ammette che il debito è sostenibile, e che il memorandum è una “storia di successo”, che c’è da negoziare?

Di fronte al futuro europeo siamo oggi in grado di distinguere due strategie diametralmente opposte. Da una parte c’è il punto di vista del signor Schäuble, secondo il quale, indipendentemente dal fatto che leggi e i principi concordati funzionino, dovremmo continuare ad applicarli. Dall’altra c’è la strategia del “costi quel che costi” — espressione adoperata per la prima volta dal capo della BCE — per salvare l’euro. In realtà, le imminenti elezioni greche rappresentano uno scontro fra queste due diverse strategie.

Sono convinto che sarà quest’ultima a prevalere, per una ragione ulteriore. Perché la Grecia è il paese di Sofocle, che con l’Antigone ci ha insegnato che esistono momenti in cui la legge suprema è la giustizia.

Alexis Tsipras.

gennaio 25, 2015

FORZA GRECIA ! FORZA EUROPA!

gennaio 13, 2015

Le 30 industrie che inquinano di più in Europa

Scritto da Marina Perotta

Ecco le 30 industrie che in Europa inquinano di più: ci sono costate tantissimo in termini economici e di salute Continua…

gennaio 11, 2015

Crescita dell’odio anti-Islam: a chi giova?

L’onda anti-Islam in Europa -Gli ultimi dieci anni hanno visto un aumento dell’islamofobia in Francia e più in generale in Occidente. Secondo Raphaël Lioger, la « grande svolta» (a partire dalla quale l’islamizzazione è considerata dai responsabili politici come un problema rilevante) avviene in Francia nel 2003, anno dell’intervento americano in Irak. Altro…

gennaio 6, 2015

L’Europa faccia a meno dell’austerità, non della Grecia.

ANGELOS TZORTZINIS/AFP/Getty Images

Su un punto possiamo dirci tutti d’accordo, uomini di destra e di sinistra, europeisti convinti ed euroscettici: l’Europa di Maastricht si trova dinanzi ad un bivio: o cambia o affonda. Le valutazioni si fanno radicalmente diverse, invece, di fronte alla domanda su chi sono i veri nemici dell’Europa. Il tema, com’è noto, sta suscitando grande interesse in questi giorni, se non altro per le conseguenze che potrebbe avere da qui a poco sul futuro dell’Unione il voto nel paese più provato dal combinato disposto di crisi e politiche di rigore: la Grecia.https://wordpress.com/post/9620622/new