Posts tagged ‘eurobond’

maggio 3, 2020

 DER SPIEGEL CONTRO LA MERKEL

di Giuseppe Giudice

Il Der Spiegel, il più importante periodico tedesco , con ben due articoli ha attaccato con forza , la politica del governo tedesco contrario agli eurobond. Del resto uno dei padri della Ue Jacques Delors , a 94 anni ha detto: “senza di eurobond, la mutualizzazione del debito , e il cambio dello statuto della BCE, L’ europa rischia sul serio la disintegrazione”. E torniamo allo Spiegel . Che contesta radicalmente, l’immagine dell’Italia come paese di spendaccioni irresponsabili (diffusa da molta stampa popolare) , il paese delle cicale contro le “formiche tedesche” . Lo Spiegel dimostra bene come l’Italia si sia fortemente indebolita economicamente, a causa delle politiche di austerità (imposte dalla Trojka) , con i tagli alla spesa sociale , con la precarizzazione del lavoro , con la crescita della povertà ….insomma altro che cicale! E non solo. Lo Spiegel mette in evidenza come la crescita del debito pubblico sia dovuto alla crescita degli interessi seguito al divorzio tra tesoro e Banca d’Italia . Fra l’altro c’è anche un attacco al governo Monti! Lo Spiegel è parte integrante dell’establishment tedesco. Probabilmente è un segnale che in questo establishment stanno emergendo forti contraddizioni. Credo che vi sia una preoccupazione molto realistica in settori del capitalismo tedesco che la forte crisi economica (fortemente aggravata dalla pandemia) , connessa al rallentamento dell’economia cinese, avrà effetti molto negativi sulla economia tedesca. Questo è il quadro. Ma voglio aggiungere un’altra considerazione. Si parla spesso di “piano A e Piano b”. Beh l’Italia non ha mai avuto neanche il “piano A” Si è sviluppata da molto tempo , un forte servilismo (e su questo rimpiango Craxi) verso la Germania. Un servilismo che è alimentato anche da una parte consistente della stampa : quella legata a John Elkann ed alla FCA. Che ha sede fiscale in Olanda (capite bene!) . Questo gruppo editoriale comprende , la Repubblica, la Stampa, l’Espresso, Radio Capital ecc . E sono apparsi articoli in cui addirittura si giustificava l’atteggiamento inqualificabile olandese contro l’Italia (e contro gli eurobond). E poi ci sono i soliti che emergono in queste fasi: i Prodi, i Monti. Dopo che Conte aveva annunziato che l’Italia non avrebbe utilizzato i fondi del MeS, due giorni dopo c’è l’intervento di Prodi che sconfessa Conte. Una vera coltellata politica ed anche un richiamo al PD. Conte oggi non solo deve affrontare le sbruffonate dell’estrema destra, ma anche gli attacchi infidi (all’interno della maggioranza) da parte di Renzi. Ma quello che più mi preoccupa è il ruolo di Prodi e Monti. Credo che questo governo abbia diversi limiti. Ma io oggi difendo Conte, da tutte queste manovre condotte da personaggi che hanno molto contribuito alla profonda crisi del ns paese.

aprile 23, 2020

Conte: “Recovery Fund tappa importante nella storia UE”

 Violetta Silvestri

Conte: “Recovery Fund tappa importante nella storia UE”

La giornata di oggi era sotto i riflettori dei mercati e della politica europea e non solo, vista l’urgenza di trovare gli strumenti più adatti per fronteggiare le conseguenze economiche del coronavirus, impattante per tutti i Paesi UE, soprattutto l’Italia.

Dopo essersi battuto a favore degli Eurobond come risposta alla crisi ora il Governo italiano ha portato avanti il sostegno deciso per il Recovery Fund, con finanziamenti a fondo perduto.

Conte, parlando in conferenza stampa pochi minuti fa, ha espresso soddisfazione per quanto deciso dai 27 Capi di Stato e di Governo. Queste le motivazioni di tanto entusiasmo da parte del presidente del Consiglio.

Conte soddisfatto sul Recovery Fund: ecco perché

La decisione di ragionare, tutti e 27 i Paesi dell’UE, sullo strumento del Recovery Fund ha segnato addirittura una tappa importante nella storia europea secondo Conte.

Il presidente del Consiglio si è detto molto soddisfatto dell’esito della riunione odierna, perché:

“A questa emergenza sanitaria, economica e sociale [si è risposto con] uno strumento innovativo, un fondo della ripresa con titoli comuni europei che andrà finanziarie i Paesi più colpiti, tra cui l’Italia. È passato anche il principio che è urgente e necessario, l’Italia in prima fila a chiederlo.”

Conte ha ribadito, inoltre, quanto sia stato fondamentale inviare, insieme ad altri 7 Paesi UE, una lettera specifica nella quale sono state date indicazioni sulle misure da intraprendere.

Un passo cruciale secondo il presidente del Consiglio, visto che fino a questo momento un accordo su uno strumento simile – il Recovery Fund – era impensabile.

La risposta europea, in questo modo, sarà molto più “solida, coordinata, efficace”. Al fondo si aggiungono gli strumenti già indicati dall’Eurogruppo.

I nodi da sciogliere sul fondo della ripresa

Nonostante l’entusiasmo del nostro primo ministro, che ha parlato di grandi progressi, la questione del Recovery Fund non è priva di intoppi. E di disaccordi.

Anche se la stessa Germania, infatti, ha dichiarato che lo strumento è nell’interesse nazionale tedesco, i Paesi si sono nuovamente divisi sulle modalità di erogazione dei finanziamenti.

Gli Stati del Sud, Italia compresa, vogliono la modalità fondo perduto, non accettata dal fronte dei Paesi del Nord. Ora toccherà alla Commissione trovare la quadra sul Recovery Fund.

Conte, naturalmente, spera di poter di nuovo esultare.

aprile 22, 2020

Cos’è veramente la UE

Di Franco Bartolomei – coordinatore nazionale di Risorgimento socialista

Risultato immagine per risorgimento socialista

LA UE e’ una superstruttura finanziaria , monetaria , e normativa , finalizzata ad imporre in modo vincolante ed autocratico a tutti gli stati che la compongono un ordinamento sociale rigorosamente liberista e totalmente funzionale ai processi di globalizzazione finanziaria .

,attraverso la soppressione della loro sovranita’ costituzionale .

Lo strumento principale di garanzia e di tenuta di questo processo di omologazione sociale e’ l’EURO ,come moneta comune agli stati trai…

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aprile 22, 2020

Italexit: l’uscita dall’euro non è da escludere – Financial Times

 Cristiana Gagliarducci

 Il rischio Italexit torna a far discutere. L’analisi del Financial Times
Italexit: l'uscita dall'euro non è da escludere - Financial Times

Attraverso la penna dell’editorialista Wolfang Munchau, il quotidiano ha dipinto tre scenari differenti, alcuni meno probabili di altri, che potrebbero delinearsi nei prossimi mesi.

Tra questi come non citare l’Italexit, ossia la possibilità di uscire dall’euro, rispolverata negli ultimi anni con la progressiva avanzata dei partiti euroscettici. La domanda sorge spontanea: il rischio esiste ancora?

Rischio Italexit: i tre scenari del FT

I tre scenari del Financial Times sono partiti da due considerazioni ormai assodate: nel 2020 il Prodotto Interno Lordo dell’Italia crollerà (come confermato dal FMI e da altri illustri analisti) mentre il debito pubblico decollerà.

Scenario 1 – L’intervento della BCE

In questo primo caso, nel Consiglio europeo di domani gli Stati membri troveranno un compromesso su un fondo di ristrutturazione.

“Una volta che gli applausi svaniranno e le persone inizieranno a concentrarsi sui dettagli, esse si renderanno conto che (il fondo, ndr) non avrà alcuna rilevanza macroeconomica. Ciò lascerà la BCE, ancora una volta, come l’unica istituzione dell’UE che conta. Quest’anno il suo programma sulla pandemia farà il necessario.”

Nel primo scenario non ci sarà il rischio Italexit. Ad agire sarà nuovamente l’istituto centrale magari con le OMT, Outright Monetary Transactions mai davvero lanciate. Come ricordato dal FT, il programma permetterebbe a Francoforte di acquistare direttamente titoli di Stato dei Paesi più colpiti dalla crisi ma soltanto in caso di accettazione del MES.

Una strada poco probabile viste le opposizioni dell’Italia nei confronti del fondo salva-Stati e le incertezze sulle reali possibilità di attivare le OMT.

Scenario 2 – Default/Ristrutturazione debito

Questa ipotesi richiederebbe comunque l’intervento della BCE che permetterebbe al debito del Belpaese di non perdere il suo status. Allo stesso tempo, però, uno scenario del genere metterebbe in difficoltà gli istituti bancari che, viste le grandi quantità di BTP detenute, potrebbero fallire.

Una possibile soluzione? Quella di “tagliare” i bond nazionalizzando i depositi e “spazzando via gli investitori”.

Scenario 3 – Italexit

Uno scenario poco probabile, secondo il Financial Times, ma non da escludere.

“Come accaduto nel Regno Unito, gli italiani stanno iniziando ad accusare l’UE di qualsiasi cosa vada storta.”

In questo contesto il Movimento 5 stelle potrebbe tornare a guadagnare consensi cavalcando politiche anti-UE. L’euroscetticismo, ha tuonato il quotidiano, non finirà neanche dopo il lockdown.

In linea di massima, comunque, il rischio Italexit appare al momento molto basso. Certamente l’argomento continuerà ad essere dibattuto anche alla luce delle prossime decisioni dell’UE.

aprile 21, 2020

Conte propone il recovery fund per l’Italia!

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Nell’ intervento al senato di oggi 21 aprile il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte parla del recovery fund con a garanzia direttamente il bilancio UE. In buona sostanza la condivisione del rischio diventa comune a tutti i paesi della EU che non tiene conto del debito passato che rimane inalterato.

Conte ha definito i recovery fund: “una parte essenziale” per aprire una trattativa con  i paese intransigenti aggiungendo “l’Italia intende realizzarlo il prima possibile e questo sarà il tema della riunione di giovedì”, giorno in cui si svolgerà il prossimo incontro del Consiglio europeo.

Ma c’è una differenza sostanziale fra eurobond o corona bond e recovery fund.

La prima è che gli eurobond sono titoli emessi dai singoli stati sotto la garanzia totale e reciproca di tutti. In buona sostanza ogni governo deciderebbe secondo i suoi processi costituzionali (fra cui le regole di bilancio, eventuali impegni con paesi terzi) e con la sua maggioranza parlamentare.

Inoltre gli eurobond non costringono gli stati a sottostare alle regole di bilancio EU.

I recovery fund viceversa vengono emessi da un ente collettivo  sotto il diretto controllo dell’EU. In buona sostanza è un mes travestito: viene alimentato da a contributi (calcolati in un certo modo) degli stati membri, entro limiti complessivi e per materie decisi periodicamente all’unanimità, e speso secondo il metodo comunitario. Inoltre l’utilizzo non è libero ma viene stabilita una procedura comune per decidere l’utilizzo.  Stiamo parlando di un MES mascherato.

Parlando ancora del recovery fund, secondo Conte “questo nuovo strumento finanziamento dovrà essere conforme ai trattati perché non abbiamo tempo per modificarli. Va gestito a livello europeo senza carattere bilaterale, deve essere ben più consistente degli strumenti attuali, mirato a far fronte a tutte le conseguenze economiche e sociali, dovrà essere immediatamente disponibile e se dovrà ricadere nel quadro finanziario pluriennale dovrà essere messo a disposizione subito, attraverso garanzie che ne anticipino l’applicazione”.

Conte ignora o finge di ignorare le differenze costituzionali macroscopiche fra i due strumenti  che di fatto  implica la rinuncia ad una quota di sovranità fiscale  e in senso molto ampio, di politica economica e finanziaria.

L’avvocato del popolo si è dimostrato per quello che veramente è.

Beppe Sarno

aprile 14, 2020

Tremonti: “Mes serviva per creare eurobond, ecco come è andata”

 
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Tremonti: Mes serviva per creare eurobond, ecco come è andata

(Adnkronos)

“Papa Francesco invita l’Europa alla ‘solidarietà’ e a ‘scelte innovative’. Come si può essere in disaccordo? A proposito di scelte innovative, mi sono impegnato già nel 2003 e poi ancora nel 2010-2011 sugli eurobond. Fa piacere che oggi anche il presidente Conte sia venuto a parlare di eurobond! Per mio conto mi assumo tutte le responsabilità sulle origini del Mes, ma una volta chiarita tutta la verità”. A sottolinearlo è l’economista e presidente di Aspen Institute Italia, Giulio Tremonti, su Mf Milano Finanza.

“Fin dall’inizio, e ancora nel corso della prima parte dei 2011, il nostro programma era mirato all’obiettivo finale degli eurobond. Fase 1: costituzione del fondo europeo (che poi sarebbe stato chiamato Mes). Fase 2: lancio (…) degli eurobond. È in questa logica sequenziale che nel luglio 2011 si arrivò alla prima firma sul Mes. In Europa dall’Eurogruppo-Ecofin al Parlamento Europeo, da Junker a Gualtieri, tutti sapevano che il nostro piano partiva dal Mes ma per arrivare agli eurobond” sottolinea Tremonti.

“Per noi -ricorda Tremonti, più volte ministro- il Mes senza gli eurobond non avrebbe avuto senso. Per contro, per gli eurobond il Mes era necessario. A quell’altezza di tempo non ci erano note ancora le manovre, da ultimo rivelate dal professor Monti, manovre che a partire dal 5 agosto 2011, da quella che lo stesso Monti chiama la lettera Trichet-Draghi’, avrebbero portato alla ‘chiamata dello straniero’ venuto in Italia in novembre, naturalmente ‘nel nostro interesse’. Di conseguenza il Mes, che era ancora privo di efficacia, diventa efficace e definitivo con la firma del presidente Monti nel febbraio 2012, ma, piccolo dettaglio, dopo che è stata affossata la funzione per cui era nato: lanciare gli eurobond”.

“E poi con la Grecia -argomenta Tremonti- che il Mes ha rivelato una funzione autonoma, totalmente diversa da quella per cui era stato costituito: non come base per lanciare gli eurobond, ma strumento europeo per la riscossione-estorsione in Grecia dei crediti qui vantati dalle banche tedesche e francesi. E in questi termini che, con la complicità italiana del governo Monti e con la furia finanziaria dei ‘creditori’ franco-tedeschi, il Mes si trasforma nello strumento che ha straziato la Grecia”.

“Non per caso, colpito da questo ‘stigma’, da questa maledizione greca, il Mes è rimasto nell’ombra per cinque anni, per essere infine, nell’autunno scorso, riproposto in Europa di nuovo, tanto per cambiare, come ‘salva-banche'”.

“Tutto questo orrore è ben diverso dal progetto degli eurobond. Questa -scandisce Tremonti- è la verità sul passato. Quella degli eurobond è ancora oggi la speranza per il futuro”.

aprile 14, 2020

PAPA FRANCESCO non smette di stupirci.

 di giuseppe giudice

PAPA FRANCESCO non smette di stupirci: nella sua benedizione pasquale condanna l’egoismo di quegli stati che di fatto mettono in discussione l’Europa , in un momento così grave e drammatico. Invita ad una cooperazione a livello continentale che preveda strumenti innovativi di intervento (è evidente il riferimento agli eurobond) sia per contrastare la pandemia che per far ripartire l’economia su basi nuove. Condanna apertamente i costruttori di armi che traggono profitto da guerre devastanti come in Siria e nello Yemen. Chiede il superamento o delle sanzioni economiche verso alcuni paesi. Propone un salario universale per combattere il lavoro precario. Certo il discorso è fatto con un linguaggio da autorità morale di fede, e non poteva essere altrimenti. Ma vi sono denunzie ed affermazioni precise. Il Papa non è assolutamente il capo di una nuova sinistra , sia ben chiaro. E’ però compito della politica recepire queste denunzie ed affermazioni per tradurle in progetti operativi. Naturalmente vi saranno i soliti “anti-papisti” che mi criticheranno: che dire , ben vengano le critiche e le polemiche, purchè restino in uno spazio di confronto civile.

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aprile 10, 2020

Conte: ecco tutta la verità sul MES

Conte: ecco tutta la verità sul MES

Giuseppe Conte si è a lungo soffermato, come promesso, per fare chiarezza su quanto avvenuto in occasione dell’Eurogruppo di ieri, in cui si è di fatto aperto alla possibilità di ricorrere al Meccanismo Europeo di Stabilità da parte dei Paesi che ne faranno richiesta, a condizioni agevolate, per far fronte alla crisi dettata dal coronavirus.

Qual è la verità di Conte? Il MES può davvero arrivare in Italia?

Conte: vi racconto la verità sul MES

Il presidente del Consiglio parte dal principio, spiegando ai cittadini che l’ultimo Eurogruppo ha proposto, tra vari altri strumenti, l’attivazione di una nuova linea di credito, senza condizionalità, tranne l’obbligo di impiegare tali risorse per la spesa sanitaria. Tale strumento, come ormai sappiamo, è il MES.

Conte sottolinea che su questo punto, già dalle prime ore di ieri sera, si è creato un dibattito, legittimo ma impreciso.
Per questo motivo si è soffermato nel compiere alcune precisazioni, rivelando la sua verità su quanto recentemente accaduto:

  • il MES esiste dal 2012, “non è stato istituito ieri dall’Eurogruppo, come falsamente dichiarato da Matteo Salvini e Giorgia Meloni”. “Questo governo non lavora con il favore delle tenebre, guarda in faccia gli italiani e parla con chiarezza”, ha aggiunto;
  • l’Eurogruppo non ha firmato nulla né istituito alcun obbligo. Il ricorso al MES rimane volontario e nulla è stato ancora ufficializzato;
  •  su richiesta di alcuni stati membri , non dell’Italia, l’Eurogruppo ha lavorato alla proposta – non ancora completata – di una linea di credito collegata al MES totalmente nuova rispetto alle linee di credito esistenti e diversamente regolate”;
  • l’Italia non ha firmato alcuna attivazione del MES perché non ha bisogno del MES. Il Governo Conte ritiene il Fondo Salva-Stati uno strumento totalmente inadeguato.

L’Italia non accetterà il MES. “Combatteremo per gli eurobond”

In occasione dell’ultimo Consiglio europeo Conte lo ha chiarito ai suoi omologhi: l’Italia non accetterà mai l’arrivo del MES.
Alcuni Stati membri, che stanno combattendo in Europa insieme all’Italia per l’attivazione degli eurobond, sono anche interessati all’attivazione del MES senza le vecchie condizioni. Ed è questo il motivo per cui l’Italia partecipa a questa discussione sul tavolo.

Conte ha poi aggiunto:

Stiamo combattendo per avere ventaglio di nuovi strumenti innovativi (che includano gli eurobond, ndr). Lavoreremo fino alla fine con coraggio in questa battaglia difficile.

aprile 8, 2020

I veri motivi per cui Germania e Olanda non vogliono aiutare l’Italia

L’Italia chiede all’Europa a gran voce – per quanto riesce, si intende – un’emissione di eurobond per trovare fresca liquidità necessaria a far fronte alla crisi portata dal coronavirus. Ad opporsi con maggior forza all’idea sono Germania e Olanda.

Per quale motivo questi due Paesi non accettano di procedere con una mutualizzazione del debito, impedendo così aiuti immediati a Italia, Francia e Spagna, tra i più duramente colpiti a livello economico da COVID-19?

Germani e Olanda i “cattivi” d’Europa

Dopo il niente di fatto dell’Eurogruppo di ieri – il cui prossimo incontro è previsto per giovedì – l’Europa si conferma essere visceralmente divisa sulla possibilità di una mutualizzazione del debito che tanto aiuterebbe Italia & Co.

Tra chi si oppone maggiormente ai cosiddetti “eurobond” spiccano Olanda e Germania, nonostante l’ampio appoggio già dato a tale iniziativa da altri 9 Stati membri dell’UE, ritenuta una necessità nella strategia di mitigazione dell’impatto della pandemia da coronavirus a livello economico e finanziario.

Da italiani potremmo essere di parte, ma l’opposizione tedesca e olandese dà non poco fastidio a Conte e agli altri leader della cosiddetta “Europa meridionale”, con conti pubblici di difficile gestione già da prima che il coronavirus facesse il suo arrivo.

Perché Germania e Olanda non vogliono aiutare Italia & Co

Per quali motivi Olanda e Germania si rifiutano di dare il loro sostegno agli eurobond?

1) C’è già il QE della BCE

Come sottolineato da CNBC, il piano massiccio di Quantitative Easing messo in campo in risposta al coronavirus da parte della BCE rappresenta agli occhi di Olanda e Germania un aiuto più che sufficiente da parte dell’Unione Europea. Tedeschi e olandesi ritengono che tale stimolo, che contribuisce a creare un ambiente di mercato piuttosto buono, si muove a beneficio di tutti i Paesi che utilizzano l’euro, non rendendo così necessario il ricorso agli eurobond.

La Banca Centrale Europea ha provveduto a lanciare un QE da 750 miliardi di euro nel corso del 2020 ai fini di abbassare i tassi di interesse di ciascun Stato membro dell’Eurozona.

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2) La stabilità del governo tedesco e olandese è a rischio

A livello di stabilità politica, entrambi i Paesi non se la passano molto bene al momento, i rispettivi governi sono entrambi aggrappati ad alleanze politiche piuttosto fragili.

In Germania, Angela Merkel si è vista costretta a unire le forze con il Partito Socialdemocratico Tedesco (SPD) a seguito delle ultime elezioni datate 2017. La coalizione tra il CDU della Merkel e l’SPD è già stata messa a dura prova e una divisione intestina a tema eurobond potrebbe portare ad una rottura definitiva.

In Olanda il primo ministro Mark Rutte, liberale, sempre nel 2017 si è visto costretto a creare una coalizione con altri tre partiti, i cui rapporti sono esacerbati dalle attività di opposizione in Parlamento ad opera della crescente contrarietà all’UE. Il Partito per la libertà, guidato da Geert Wilders, è il secondo gruppo più forte all’interno del Parlamento olandese in termini di numeri.

Sul fronte anti-Europa, la Merkel sta avendo a che fare con Alternativa per la Germania (AfD), che rappresenta il terzo gruppo più numeroso all’interno del Parlamento tedesco. Il partito si è detto subito contrario agli eurobond – un suo portavoce ha dichiarato che né il coronavirus né l’euro “giustificano il fatto che i contribuenti tedeschi siano dissanguati per il debito dell’intera UE”.

aprile 7, 2020

Socialismo o barbarie.

Storiadigitale Zanichelli Linker - Voce Site

Intanto non siamo in grado di conoscere i tempi in cui si possa tornare a condizioni di “normalità”…possiamo solo esprimere una speranza : che l’emergenza duri il meno possibile. E basta. Cosa si prepara dopo è difficile dirlo. Quello che possiamo immaginare è che tutto sarà diverso da primo. Bisogna vedere in quale direzione. Ora, quello che possiamo constatare è la pochezza di ciò che chiamiamo Europa. L’incapacità , anche di fronte a questo nemico invisibile di una vera ed incisiva capacità di coordinamento continentale sul piano sanitario, economico e sociale per rispondere alla minaccia. E per chiara responsabilità dei governo tedesco e dei paesi satelliti (Olanda e Finlandia in primis) contro gli eurobond e di voler mantenere il MES (sia pure edulcorato). Io ho formato una petizione che chiede al governo la cancellazione del MES. E cito , un bravo economista di sinistra non ascrivibile al sovranismo, come Riccardo Realfonzo. Il quale con grande chiarezza ha dimostrato come il Mes rappresenti uno strumento di dominio sull’Europa mediterranea. In pratica è uno strumento anti-europeo , se nell’ Europa sono inclusi i paesi del sud. Credo che alla fine si troverà una specie di “accrocchio” ma che non mette in discussione questo sistema. Seguiremo gli sviluppi. Naturalmente il rifiuto del MES da parte della sinistra ha obbiettivi radicalmente diversi da quelli della Lega (che alla fine non ha nessuna intenzione di mettere in discussione la Ue così com’è- non dimentichiamo che la linea economica della Lega la detta Giorgetti). Per Realfonzo ed altri la messa in discussione del MES punta a delineare una strategia di forti investimenti pubblici, nella sanità , nella scuola, nella messa in sicurezza del territorio ed a definire e realizzare politiche industriali in gradi di colmare il gap di produttività, dovuto ai processi di deindustrializzazione degli anni 90. Figli dello smantellamento della presenza pubblica in economia (che è stato alla base del grande sviluppo industriale del dopoguerra) , non si è limitato a tagliare i “rami secchi” ma ha colpito i grandi asset strategici (si vedano la analisi del compianto Gallino), Banche, punti di eccellenza industriale, energia, servizi pubblici. E’ evidente che, da un punto di vista socialista e di sinistra, occorre ricostruire un organico intervento pubblico (non per statalismo-c’è anche una destra statalista) nei settori strategici, Un nuovo intervento pubblico concepito sia nella forma definita dalla Mazuccato (lo Stato innovatore) , sia dal programma del Labour di Brighton (che ritengo ancora valido) : Nazionalizzazione nella forma della socializzazione con la partecipazione attiva dei lavoratori , cittadini e comunità locali (nei servizi pubblici:energia, acqua, gas, poste, ferrovie), sviluppo della democrazia economica , forte rafforzamento del servizio sanitario pubblico , riduzione dell’orario di lavoro a 32 ore una banca pubblica di investimenti , al servizio di una politica di piano finalizzato alla riconversione ecologica dell’economia ec alla reindustrializzazione ……in sintesi. Ma è una proposta per un ritorno alla normalità. Oggi credo che si debba sostenere Conte(non sono un fan del suo governo) , ma occorre sostenerlo perché ha dimostrato coraggio nella battaglia con la Germania e l’Olanda, e con forza ha sostenuto (con Pedro Sanchez) gli eurobond. Poi trovo interessante l’idea di fare della Cassa Depositi e prestiti un ente pubblico (o una banca pubblica come la KWF in Germania) per iniziare a ricostruire una presenza pubblica in alcuni asset strategici. E comunque da questa Pandemia o si esce con un rinnovato socialismo democratico , o si precipita all’Inferno.