Posts tagged ‘eu’

maggio 10, 2020

PROFEZIE

Anziani fissati. Una categoria che non è prevista né dai politici né dai pubblicitari. Per i primi siamo autosufficienti: e quindi privileg…

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aprile 22, 2020

Cos’è veramente la UE

Di Franco Bartolomei – coordinatore nazionale di Risorgimento socialista

Risultato immagine per risorgimento socialista

LA UE e’ una superstruttura finanziaria , monetaria , e normativa , finalizzata ad imporre in modo vincolante ed autocratico a tutti gli stati che la compongono un ordinamento sociale rigorosamente liberista e totalmente funzionale ai processi di globalizzazione finanziaria .

,attraverso la soppressione della loro sovranita’ costituzionale .

Lo strumento principale di garanzia e di tenuta di questo processo di omologazione sociale e’ l’EURO ,come moneta comune agli stati trai…

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aprile 17, 2020

L’Europa e la fine della democrazia.

di Franco Bartolomei

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NOI CONSIDERIAMO LA UE UNA GABBIA CHE PORTA ALLA FINE DELLA NOSTRA DEMOCRAZIA ,ALLA DISTRUZIONE DEL NOSTRO TESSUTO ECONOMICO , ED AL COLLASSO DELLA NOSTRA SOCIETA’ CIVILE .

LA RITENIAMO ASSOLUTAMENTE IRRIFORMABILE

RITENIAMO che La rottura unilaterale da parte del nostro paese del sistema Euro /Maastricht, sia la condizione base per la rinascita della nostra economia ,e per la ricostruzione della nostra Democrazia , a partire dalla affermazione una nuova CENTRALITA’ DEL LAVORO…

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aprile 13, 2020

Italexit!

By Lucia Gallo (per ith24)

Chi di spada ferisce di spada perisce. La girata di spalle dei burocrati europeisti in un momento difficile come l’emergenza coronavirus, non è piaciuto affatto agli italiani che in maniera esponenziale hanno risposto con un arrivederci.

Secondo un sondaggio realizzato da Tecnè Poll, il 49% degli italiani, uno su due, sarebbe pronto ad uscire dall’UE. Ed il numero tende a salire.

Infatti se su considera l’ultima proiezione del 2018 i favorevoli ad uscire dall’unione Europea erano il 29%, rispetto al 49% di oggi.

aprile 8, 2020

Solidarietà!

di Alberto Benzoni!

Avvento di fraternità - per incontrare Cristo povero | Caritas ...

Come usciremo da questa crisi? Non come una persona guarita da una polmonite o da un cancro che, riaperta la porta di casa, ricomincia la sua vita normale, con tutte le sue facoltà intatte. Ma piuttosto come una persona colpita da un ictus o da una rottura del femore, che deve recuperare faticosamente le sue facoltà e che non riesce a trovare accanto a sé persone che l’assistano.

Questa persona, noi, sarà certo più sobria e più attenta. Meno viaggi in paesi esotici e più attenzione alle infinite bellezze del proprio paese; meno pubblicità e più realtà; meno illusioni individuali e più attenzione ai beni collettivi; meno domeniche nei supermercati e più visite nei negozi sotto casa. Meno oggetti rutilanti; più oggetti duraturi. E, per dirla più in generale, meno consumo e sciupio e più risparmio e conservazione.

Ma sarà anche, attenzione, più chiusa. In generale, a un mondo esterno da cui sono apparsi molti pericoli ma pochi soccorsi. Ma anche agli estranei; anche perchè avremo sempre qualche avvelenatore di pozzi ad alimentare i nostri sospetti. Faremo molta fatica a recuperare i nostri spazi pubblici e i luoghi dei nostri incontri collettivi: stadi, cinema, teatri, discoteche ma anche le sedi e le manifestazioni della politica. Ascolteremo di più (non abbiamo fatto altro ai tempi della crisi) ma in quanto a esercitare il nostro di parola, la vedo dura. E, per dirla più in generale, seguiremo a chiuderci in noi stessi; e, quando riapriremo, lo faremo con molta difficoltà.

Vivremo più poveri in un mondo più povero. In genere i paesi poveri sono anche più giusti. Ma non è affatto detto che questo lo sia.

Sono tornati in campo è vero, a salvarci dal disastro, gli stati e la spesa pubblica; e, per nostra fortuna, non si ritireranno certo in buon ordine a missione compiuta. Ma è anche vero che la crisi ha fatto esplodere ogni tipo di disuguaglianza; e che questo tema non sembra al centro dell’attenzione dei governi. Un eufemismo per dire che non lo è affatto nemmeno nel discorso politico.

Saremo perciò, tendenzialmente, non solo più poveri, ma anche più disuguali.

Ma, alla stessa stregua, saremo anche meno liberi.

Impazzano, anche nelle democrazie, gli uomini soli al comando, nell’assenza dei parlamenti e del dibattito politico (a proposito, tanti auguri di pronta guarigione a Boris Johnson; anche perché il suo sostituto è un disastro…). Ma crescono anche i paesi dove, in nome della lotta al coronavirus il Salvatore o il vecchio autocrate di turno è autorizzato a cancellare libertà pubbliche e private. Mentre la scoperta della possibilità di “tracciare” le persone – dove sono, dove vanno, con chi hanno contatti – appare sì, per ora, un frutto proibito ma costituisce anche una tentazione permanente; e un colpo decisivo per le nostre libertà.

Come, allora, risalire la china? Come contrastare collettivamente una tendenza oggettivamente inarrestabile?

Le prime parole che ci vengono in mente sono “solidarietà” e “internazionale” (mi raccomando, da scrivere con la minuscola N.d.A) . E, a primo acchito, ci suonano bene. Constatiamo però, immediatamente dopo, che queste parole ce le sentiamo ripetere da mesi; ma come invocazione. E accoppiate, in forme diverse con “Europa”. E constatiamo ancora, immediatamente dopo, che queste parole hanno il doppio (dis) valore di funzionare nel corso di una seduta spiritica (leggi evocazione dei morti) e, insieme, di un esorcismo (cacciata dei demoni). Intendendo per tali da una parte le istituzioni e le regole internazionali e, dall’altra, gli stati nazionali e le pulsioni nazionaliste (oltre che “populiste”).

La realtà è che, nella battaglia contro il coronavirus, non c’è spazio per istituzioni, regole e iniziative comuni. Fino al punto che la manifestazione delle solidarietà più elementari – come l’invio di mascherine e altro materiale sanitario – è visto con sospetto e consentito solo dopo negoziati “al più alto livello”(“io Trump non dirò più che il virus è cinese”; “tu Cina, mandami le mascherine di cui ho un grandissimo bisogno”; testuale).

Tutti intenti, invece, a gestire singolarmente il presente per essere più forti, oggi e quindi anche domani, rispetto ai propri nemici, ai lacci e lacciuoli della democrazia e ai propri concorrenti internazionali. Non a caso, a guidare il percorso, l’America di Trump (consensi in forte crescita per la sua gestione della crisi):”far ripartire a qualsiasi costo l’economia” per poi “fargliela vedere”; a russi, cinesi, iraniani, europei e via elencando.

C’è dunque da essere pessimisti sul futuro. Meno liberi. Meno uguali. E, ora, almeno collettivamente, meno buoni e cioè meno solidali. Perché, in un ordine internazionale in cui i buoni esortano e i cattivi agiscono, vincono i secondi.

La partita, però, non è persa. Perché abbiamo ancora risorse a nostra disposizione.

E’ vero. Il vecchio antagonista socialista è scomparso dalla scena. Ma non è morto. Giace invece addormentato, come il Federico Barbarossa della leggenda, in qualche caverna dell’Asia minore; ma pronto a ritornare in campo, sempre come dice la leggenda, se richiamato da mille e mille voci a soccorso.

E queste voci diventano più forti giorno dopo giorno. Sono quelle della protesta e della rivolta momentaneamente sospese o soppresse ma non tutte e non definitivamente. Sono quelli di tanti esponenti dell’establishment che ne denunciano la debolezza e il fallimento: imprenditori, economisti, specialisti, opinionisti, politici di ordine e grado. E ci sono soprattutto i tanti che hanno riscoperto, nel giudizio di Dio cui stiamo sottoposti, ciascuno a suo modo, il dono della profezia: rivivere il passato per immaginare il futuro. E cioè riscoprire esistenzialmente i valori della libertà e dell’uguaglianza, oggi gravemente minacciati e il ruolo decisivo della fraternità nell’affermarli e nel difenderli. Per ripartire da questa; nella teoria e nella pratica. La prima a morire nel macello della prima guerra e nell’uso strumentale e tutto interno degli eredi di Lenin; ma per risorgere oggi più forte che mai.

Immaginate, allora, di riunire questi “tanti” in una stanza. E di fargli ascoltare l’Internazionale. Una musica che ti commuove, sempre, e in qualunque circostanza; e non solo per la sua trascinante bellezza ma perché ha il dono di farti sentire come parte di un tutto. E le sue parole finali: “e l’Internazionale sarà il genere umano”.

Non è un esperimento per “vedere l’effetto che fa”. Perché li c’è tutto, ma proprio tutto. Un impegno politico ed etico, ma anche un movimento, una fiamma che sentiamo ricrescere in ogni angolo e che nessuno potrà mai spegnere o soffocare.

Almeno per ora, un argine nei confronti del dilagare del male. Almeno per ora, quanto basta per farci sperare nel futuro.

marzo 29, 2020

L’etica protestante e lo spirito del capitalismo

 

di Gaetano Petrelli

In questo dipinto di Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553) si vede Martin Lutero sulla sinistra, con i capelli grigi, mentre assiste al miracolo di Gesù che resuscita Lazzaro dalla morte

Forse non tutti sanno che “Schuld”, in tedesco, significa non solo “debito” ma anche “colpa”. La concezione luterana (o calvinista) del mondo è meritocratica, e per comprenderla davvero bisogna leggere, tra gli altri, il grande Max Weber, “L’etica protestante e lo spirito del capitalismo”.

La reazione della UE alla grande crisi dei debiti pubblici, a partire dal 2010, si spiega in buona parte con l’esigenza, etica prima ancora che politica ed economica, fortemente sentita dalle nazioni nordeuropee, di non incoraggiare l’azzardo morale foraggiando gli Stati spendaccioni del sud Europa. Poi, certo, c’era anche l’esigenza di tutelare i creditori esposti sui debiti sovrani, tra i quali anche le banche tedesche e francesi. Ma pecca di semplicismo, ai limiti del grottesco, chi considera solo quest’ultima come causa della c.d. austerità imposta a partire dal 2010, come condizione alla quale la Grecia, l’Italia, la Spagna e altri hanno potuto accedere a meccanismi quali le Omt, o il quantitative easing della Bce, salvandosi da un sicuro default. Proprio perché, ripeto, l’elettore tedesco, olandese o finlandese non avrebbe mai accettato di dare aiuti senza condizionalità, incentivando l’azzardo morale. La cifra per la comprensione della realtà è la complessità, non l’ottuso semplicismo dei sovranisti, siano essi europei meridionali o settentrionali. Ed è proprio il complesso scenario suddescritto (ossia, la storia economico-politica dell’Europa nell’ultimo decennio) che viene descritto in questi giorni da Conte e Macron come crisi “asimmetrica”.

Orbene, la tragedia che sta piegando tutto il mondo in queste settimane è qualcosa di totalmente diverso. Nessun azzardo morale, nessuna colpa, nessuna asimmetria. Ci sono persone, popoli, che stanno soffrendo l’indicibile a causa di una terribile pandemìa, e se non si comprende questo, se non sorge ora uno spirito di fratellanza tra popoli che stanno soffrendo insieme, quegli stessi popoli che si sono date istituzioni comuni per evitare guerre fratricide dopo il disastro della seconda guerra mondiale, allora – e lo dice un europeista convinto – non c’è davvero futuro per questa Europa. Perciò bene ha fatto Conte, nella conferenza stampa di ieri sera, come all’Eurogruppo dell’altro ieri, ad essere duro e determinato nei confronti dei partners europei. La storia sta bussando violentemente alla porta, e non si può far finta di niente rifugiandosi, ottusamente, negli schemi e nelle soluzioni pensati per gestire problemi totalmente diversi. La soluzione – per alleviare la drammatica situazione vissuta soprattutto, sul versante economico, dai popoli del sud Europa – c’è ed è semplice: si scorpori il debito contratto per far fronte alla crisi da coronavirus, tutto il debito che serve senza limiti, e si emettano i c.d. coronabond, che godranno di un buon rating e saranno in tal modo meno onerosi, e potranno essere acquistati in buona parte dalla Bce, e per il resto dagli investitori. Certo, si possono studiare altre soluzioni tecniche, ma se vogliamo parlare di Europa al singolare l’epidemia non deve generare debito aggiuntivo per le disastrate finanze pubbliche dei singoli Stati, perché esso non è dovuto a loro colpa, la crisi non è responsabilità di nessuno.

Se così non sarà, prepariamoci a un disastro europeo di proporzioni immani. I popoli italiano, spagnolo, portoghese, greco, non accetteranno di essere ridotti alla fame per l’intransigenza dei popoli del nord (e parlo di popoli, non di governi, perché oggi il conflitto è, purtroppo, in primis tra le diverse opinioni pubbliche, la “pancia” dei diversi paesi). Perché appare chiaro che gli strumenti della Bce, che pure sta agendo bene, non saranno sufficienti, se gli Stati del sud Europa vedranno esplodere i propri debiti pubblici.

Le élites dei paesi nordici devono fare una scelta, e devono farla oggi, altrimenti non potremo mai più parlare di “etica protestante”, ma solo dell’ottuso rigido fanatismo di quanti avranno egoisticamente – e assai poco cristianamente – sepolto insieme a milioni di cadaveri il sogno europeo, per sempre.

luglio 26, 2018

Sei punti per uscire dall’austerità, non dall’euro.

(fonte keynes blog)

di Giovanni Dosi, Marco Leonardi, Tommaso Nannicini e Andrea Roventini

Caro direttore,

questa lettera aperta è sottoscritta da economisti di tendenze politiche molto diverse, accomunati però dalla preoccupazione riguardante le politiche macroeconomiche in Italia e i nostri rapporti con l’Unione Europea, la discussione dei quali sembra polarizzata tra chi invoca l’inevitabilità dell’obbedienza a regole di rigore che paiono di provenienza divina e chi sconsideratamente invoca l’uscita dall’euro come soluzione di ogni male.

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febbraio 1, 2015

Ma che vuol dire?

gennaio 15, 2015

I gattopardi che comandano a Bruxelles

Claudio Conti – Due notizie in un solo giorno sono già una “grossa novità”, in quel mondo felpato che sono i vertici dell’Unione Europea. Se poi si tratta di decisioni che vanno a incidere sui meccanismi di funzionamento dell’Unione stessa, è necessario vederli da vicino e soppesarne l’importanza.

La prima, e più mediatizzata, riguarda la sentenza attesa Altro…

gennaio 11, 2015

Una BCE per ricchi.


Tribuno del Popolo – Secondo quando riportato dalla stampa economica di mezza Europa, il prossimo 22 gennaio la BCE dovrebbe annunciare il varo del quantitative easing, un programma di acquisto di titoli di stato (ma non solo) volto a rilanciare le malandate economie del vecchio continente.
Tale misura monetaria, non convenzionale rispetto alle politiche perseguite solitamente Altro…

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