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marzo 28, 2020

CORONAVIRUS, STATISTICHE.

di Alberto Benzoni

Churchill diceva che ci sono tre tipi di bugie: le bugie pure e semplici, le bugie “efferate” e le statistiche; aggiungendo che, torturando a sufficienza i numeri, ognuno poteva ottenere il responso che desiderava.
Considerazioni più che pertinenti per quanto riguarda i numeri che compaiono, giorno dopo giorno, forniti dai governi, per tutti i paesi del mondo; viziati, tra l’altro, da metodi di rilevazione del tutto diversi. Ma che dobbiamo però tenere per buoni: perché è sulla base di questi numeri che i governi scelgono le loro strategie di contenimento e i cittadini le accettano; e, ancora, e soprattutto, perché contestarli avrebbe il solo effetto di alimentare un clima di isterismo, di sfiducia e di complottismo, pronto ad esplodere in ogni momento, travolgendo tutto e tutti.
Fatta questa doverosa premessa, gli ultimi dati forniti dai nostri giornali ci danno un quadro nuovo e per molti aspetti preoccupante.
Scompaiono dalla corsa o la rallentano i tre Grandi colpevoli di inizio anno: Cina, Iran e Italia; i paesi d’Europa occidentale seguono a una/due settimane di distanza il percorso e i numeri italiani; gli Stati uniti si apprestano a raggiungere il primo posto e a mantenerlo nel futuro prevedibile; e, infine e anche soprattutto, la pandemia è entrata, con effetti potenzialmente esplosivi, nell’Asia meridionale, in Africa e in America latina.
Ciò avrà una serie di conseguenze. Prendiamole in esame nel modo più sintetico possibile. Prima in riferimento al quadro generale; poi in relazione a specifiche aree e in particolare all’Europa e all’Italia.
Al primo posto, la presa d’atto che la crisi è destinata a durare e che avrà effetti talmente distruttivi da rendere assolutamente impossibile il ritorno al mondo di prima (anche se molti, come avremo modo di vedere, sognano il contrario: a dimostrazione non della loro malvagità ma della loro stupidità).
Non più settimane, ma mesi e forse anno. Insomma, fino a quando non disporremo dell’unico possibile strumento di contenimento, il vaccino. E, allora, ecco il “durante” che, nella mentalità delle persone e nelle politiche dei governi prende il posto del “dopo”, sino a condizionarlo in modo decisivo; ma che può portarci nelle direzioni più opposte.
In questo “durante” c’è il collasso del sistema economico: offerta, domanda, reti. E, ancora, la centralità di istituzioni e di condizioni che prima del diluvio erano considerate superate o abominevoli: gli stati sovrani e il Debito (ce lo ha spiegato, meglio di chiunque altro, Mario Draghi). Il che si accompagna alla assenza o, comunque all’estrema debolezza delle istituzioni internazionali e dei meccanismi di solidarietà.
In questo “durante” c’è, di conseguenza, la fine del vecchio ordine: che si tratti di ordoliberismo o di austerità.
In questo “durante” si consoliderà la pratica e la mentalità della quarantena: magari ridotta all’interno dei singoli paesi ma sempre valida per quanto riguarda il mondo esterno.
In questo “durante” sono in gioco beni necessari: credibilità dei governi e fiducia dei cittadini nei loro confronti, coesione sociale, rapporti tra stato e cittadini. Basta un nulla – lo capite vero? – perché lo strato sottile si spezzi: fake news, esplosioni di panico, caccia all’untore di turno, lotta di tutti contro tutti; per tacere di quelle “unità nazionali”, giustamente invocate ma sempre meno praticate.
In questo “durante” c’è, infine e, probabilmente soprattutto, l’esplodere di un dato che tutti, chissà perché, erano interessati a occultare: il coronavirus come acceleratore delle disuguaglianze. Colpito il mondo della produzione; ma non quello della speculazione e della finanza. Colpiti i percettori di salari e stipendi ma non i titolari di patrimoni e i percettori di rendite (se n’è accorto, in Italia quel tardo bolscevico di Onida che ha proposto una patrimoniale). Colpiti i più deboli e i più esposti: i vecchi negli ospizi, quelli fuori da ogni sistema sanitario (perché troppo costoso o inesistente), i lavoratori, i giovani che per mesi non potranno avere accesso all’istruzione. E ,da oggi in poi, gli abitanti delle megalopoli/bidonville di quello che una volta si chiamava terzo mondo.
Ma veniamo, ora, al alcune vicende specifiche, o, almeno a quelle più significative..

USA, USA/CINA, USA/MONDO

Secondo l’OMS gli Stati uniti sono diventati – e presumibilmente rimarranno – l”epicentro mondiale della crisi del coronavirus”. Il tutto in un contesto in cui l’attuale amministrazione è, diciamo così, in scadenza. E vive in un clima di scontro a somma zero. E in cui non si fanno prigionieri.
Ciò la porta a estremizzare al massimo le sue posizioni e la sua precedente linea di condotta. Vediamo come, dove e perché.
Tempo fa, ne discutevamo con gli amici di Alganews, il segretario al commercio Usa Ross si fregava le mani per l’epidemia, allora tutta cinese; e sperava che durasse il tempo necessario per garantire agli Stati uniti nuove quote di mercato. Ma forse non sapeva che è proprio delle epidemie di diffondersi fino a colpire drammaticamente gli stessi Stati uniti; e proprio quando la Cina, chiusa l’epidemia, si sta riprendendo, produce e vende e si pavoneggia distribuendo a destra e manca medici, “expertise” e apparecchiature sanitarie.
Una sfida intollerabile. Cui Trump risponde lungo due linee; la prima oggettivamente spregevole ma forse pagante. La seconda, obbligata ma rischiosissima.
Nel primo caso, si gioca sulla ricerca ossessiva del nemico. C’è il virus che è “killer” Pnon in sé e per sé ma perché si manifesta in Cina; ci sono coloro che lo diffondono da fuori, cinesi, migranti o europei che siano, che lo diffondono; e, guarda caso, in fondo alla lista, coloro (democratici, membri della comunità scientifica, istituzioni locali) che denunciano la gravità della pandemia e la necessità di misure straordinarie per combatterla; mentre dovrebbe essere ovvio a tutti che il virus, mortale, nelle intenzioni di chi l’ha fatto nascere, diventa una comune febbriciattola una volta approdato in territorio americano. Al punto di pensare di chiudere l’emergenza in un paio di settimane.
Però, c’è del metodo in questa follia. E sta nella necessità di chiudere il mandato con un bilancio positivo sul terreno economico: più occupati, più soldi per tutti, borse che volano e così via. Per questo occorre sacrificare la vita delle persone al successo dell’economia; un’opzione (che è poi in definitiva quella del gregge) presente in tutta la sfera anglosassone e nel suo avamposto europeo, l’Olanda. Ma anche una scommessa che sarà sottoposta al vaglio del popolo americano: da ora in poi, sino alle presidenziali di novembre.

BIDEN

La sua è oramai una marcia trionfale. Al punto di spingere Sanders a rallentare la sua campagna (e non solo per colpa del coronavirus). Circolano voci di un suo ritiro; si moltiplicano le aperture, personali ma anche programmatiche, di Biden nei suoi confronti. L’esatto contrario di quanto avvenne quattro anni fa.
E, qui forse, la politica politicante non c’entra. E nemmeno la tradizionale distinzione tra moderati e radicali. C’entra la sensazione sempre più diffusa che quello tra Biden e Trump e Biden sia uno scontro di civiltà; e che elezioni del 3 novembre siano una specie di giudizio di Dio, decisivo per le sorti del paese e del mondo.

UE

Le ultime riunioni degli organismi europei sono segnate da profonde fratture. E, a differenza del passato, non suscettibili di occultamento, magari grazie alla vaghezza dei comunicati conclusivi. Chiarissimi i nomi e cognomi dei due partiti in contrasto: da una parte i paesi latini e mediterranei, con l’aggiunta della Slovenia. Dall’altra il blocco anseatico (dall’Olanda ai baltici), e quello di Visegrad con l’aggiunta dell’Austria; ma, a differenza delle altre volte, con la Germania non più giudice inflessibile ma non ancora mediatore neutrale.
A definire la materia del contendere lo scontro tra esigenze di fatto e obiezioni di principio. Scontro già definitivamente risolto, con la vittoria dei primi, a livello di politiche economiche e di bilancio dei singoli stati. Qui, in linea di fatto il cosiddetto “sistema di Maastricht” era già completamente franato. Via libera alla spesa pubblica e in tutti i maggiori paesi; e in dimensioni così gigantesche da ritenere provocatoria e del tutto impraticabile qualsiasi pretesa di ritorno alle regole e alle discipline dell’altro giorno. E via anche alle nazionalizzazioni e alle politiche industriali meglio se presentate con gli opportuni mascheramenti semantici. E via libera in nome di “circostanze eccezionali” che giustificavano la sua “sospensione”. Una sospensione che, come tutti sanno, è, in questo caso, per sempre.
La discussione rimane invece accesa, e con toni espliciti e violenti (vedi lettera di Conte) sul Mes e sui corona bond. Anche qui la logica delle cose e forse anche i rapporti di forza sono a favore dei fautori del cambiamento. Perché è non solo ridicolo ma anche provocatorio che chi chiede di accedere al fondo salva stati debba essere sottoposto a condizioni che richiamano il trattamento subito dalla Grecia e che tutti sanno essere del tutto insostenibili. In realtà l’opposizione si basa, qui come altrove, su questioni di principio dai sottintesi razziali (nordici onesti e latini imbroglioni per natura); e basterebbe, per soddisfarla, che il principio delle condizioni sia mantenuto magari come semplice foglia di fico. Una trincea destinata a franare; anche perché il suo principale sostenitore, la Germania, sta anch’essa franando.
Sugli eurobond, invece, almeno per ora, niente da fare. Perché qui si chiede ai paladini della virtù di unire le proprie sorti e di sostenere con i propri soldi con i praticanti del vizio; e questo è troppo.
Se ne riparlerà tra pochi giorni. In un contesto in cui i sostenitori del cambiamento non sembrano disposti al compromesso (la loro linea del Piave è fondo salva stati senza condizioni e introduzione, in tempi certi anche se in modo graduale, degli coravirus bond). E il probabile mancato accordo avrà come conseguenza lontana, l’instaurazione del principio del voto di maggioranza nelle istituzioni europee e la rinuncia di queste istituzioni a svolgere un ruolo attivo nella soluzione della crisi. Un colpo all’Europa di ieri; ma anche a quella di domani.

MIRACOLI E MIRACOLATI: ITALIA

L’Italia, anzi lo stato italiano, è, indubbiamente, uno dei più grandi miracolati di questo specifico momento storico. Le sue istituzioni, dallo stato al pubblico, fino a oggi oggetto del pubblico ludibrio fino ad essere demolite pezzo a pezzo, riacquistano un ruolo centrale, oggetto dell’attenzione e dell’aspettativa di tutti e con poteri, sulle cose e sulle persone, impensabili anche nei sogni più folli. Tutti i tabù che lo paralizzavano sono improvvisamente caduti. E lo status di libertà vigilata che lo segnava a dito in Europa è stato cancellato.
Questo miracolo va rispettato e apprezzato. Da laici perché riparatore di un’ingiustizia storica e ritorno di antichi valori. Dai cristiani, laici o meno, perché ogni miracolo contiene in sé un vincolo e una prmessa cui tenere fede.
Ma, allo stesso tempo, questo miracolo non abbiamo fatto nulla per meritarlo; né disponiamo ancora delle risorse necessarie per metterlo a frutto. Mentre saremo, anzi siamo sottoposti alle pressioni più diverse: regione contro regione, piccole contro grandi imprese, sindacati contro Confindustria; e, più in generale sostenitori delle pratiche del passato ampiamente dotati di truppe e anticipatori del futuro ancora del tutto disarmati. Scelte da compiere tra opzioni diverse se non opposte tra loro.
Un caso da manuale. Lo seguiremo insieme.

JOHNSON/TRUMP/BOLSONARO

Tre personaggi che hanno affrontato impavidamente il coronavirus. E il prezzo che questo poteva comportare per altri. Il primo con il “perderete i vostri cari”; il secondo con la “febbriciattola destinata a scomparire”; il terzo con il più marziale “chi si chiude in casa è un codardo”.
Per ora nessun segnale da Lassù: tre tamponi, uno positivo ma senza conseguenze.
Nemmeno una febbriciattola, magari per qualche collaboratore? Non chiediamo di più. E attendiamo fiduciosi.

SONDAGGI IN ITALIA

Tutti i sondaggi danno Salvini tra il 30 e il 25% e in calo; il Pd a tre/quattro punti di distanza e in crescita; alti valori per Conte; stazionario il M5S, la Meloni in ascesa e Renzi irrimediabilmente irrilevante. E’ vero che le elezioni sono ormai fuori dai nostri schermi; ma prima o poi si dovranno tenere. E allora sarebbe il caso di cominciare a riflettere su questi dati.

marzo 27, 2020

La fine della Europa a trazione Tedesca, e la rinascita della sovranita’ degli Stati, come strumento necessario al superamento della crisi .

di Franco Bartolomei

coordinatore nazionale di Risorgimento Socialista

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La dichiarazione di Draghi al Financial Time sulla necessita’ di mutare il modello economico liberista su cui e’ fondata la UE , fondata sulla limitazione del deficit e della spesa pubblica , verso un nuovo modello in cui lo stato recupera una sua piena centralita’ di spesa a debito per incentivare , proteggere , ristrutturare e rilanciare in funzione antirecessiva le strutture produttive , sostenendo la domanda e rilanciando la produzione , si traduce di fatto in un sostegno a Conte e alla lettera dei 9, ed è una posizione in linea con le scelte della Federal Reserve americana , che travalicano la contrapposizione Trump Biden

Siamo in presenza di una presa di posizione fortissima di attacco sostanziale alla politica europea della Germania ,che implica un sostanziale consenso sulla scelta della Brexit .

È una posizione tecnicamente motivata , che nel suo precipitato politico rafforza Conte nella sua trattativa con la Germania e con le autorita’ europee , al punto che allo stato attuale la UE se non dovesse accettare la lettera dei 9 potrebbe rischiare la sua dissoluzione.

La presa di posizione di Draghi segna un mutamento di orientamento di gran parte delle classi dirigenti sulla via da seguire per affrontare la crisi recessiva che si va aprendo con l’emergenza sanitaria globale in atto .

Ma Il vero crinale del mutamento e’ stato rappresentato ben prima della pandemia dalla Brexit .
La crisi del coronavirus segna quindi solo il momento della esplicitazione definitiva di questo nuovo orientamento del sistema secondo linee, che finora erano state solo parte, a vario modo e con diverse finalita’ , del patrimonio critico degli economisti Keynesiani , delle sinistre socialiste europee e della sinistra di massa latinoamericana nel suo complesso ,della parte piu’ avveduta del mondo sovranista e populista , anche in parte proveniente da destra , di parte della critica no global , ed al mondo cattolico legato a Francesco ,oltre a buona parte dell’economia manifatturiera e del mondo bancario minore ,piu’ attento alle economie territoriali , ad essa legato , che non erano piu’ considerate ,nella visione della economia globale finanziarizzata, trainanti per la crescita della ricchezza sociale nel tessuto economico del mondo sviluppato .

Li si sono spaccate verticalmente le classi dirigenti economiche e finanziarie globali , ed in particolare quelle direttamente nord atlantiche , e conseguentemente il sistema esistente, ormai in crisi strutturale , è stato messo in discussione frontalmente , direttamente dall’interno e dall’alto non appena la crisi pandemica ha reso le difficolta’ irreversibili . .

La spaccatura su cui Draghi prende oggi posizione con nettezza estrema riguarda la crisi profonda , all’interno del rapporto intercapitalistico occidentale , della fiducia incondizionata nei confronti del modello tedesco nella sua proiezione dominante con il resto delle economie europee , espresso nella logica di maastricht e nella stabilita’ forzata , attraverso i limiti di bilancio della moneta comune ,che ha costituito la causa sostanziale della Brexit , e la ragione della sua riuscita .

L’equilibrio sistemico non può più accettare L’ impostazione tedesca sul debito estesa a tutta l ‘ europa, in quanto e’ da un lato elemento recessivo della economia occidentale e dall’altro fonte di uno squilibrio eccessivo e non piu’ sostenibile a favore della sola economia tedesca .

Questa è la vera ragione , prima della Brexit ,e ora delle esplicite dichiarazioni di Draghi , che delineano il nuovo modello su cui l ‘occidente capitalistico si vuole andare a riorganizzare .

Nelle dichiarazioni di Draghi c’è quindi una enorme valenza geopolitica che sottende il ragionamento economico e finanziario .

Da qui nasce la forza politica di Conte , ed il motivo per cui Mattarella è sceso in campo a suo sostegno , e deriva la lettera dei 9 .

È la prima volta che la Francia si. Schiera apertamente con Spagna e Italia contro la Germania. E questo è solo l:inizio

La svolta, esplicitata ora da Draghi apertamente , e’ stata impressa dalle stesse classi dirigenti che da tempo riflettono sulla necessita’ di un cambio di linea .

La crisi recessiva aperta dalla emergenza epidemica attuale è solo l ‘accelerazione di una crisi che viene dal 2008 , generata dall ‘esaurimento della leva finanziaria come propulsore di crescita nelle economie sviluppate ,e con l ‘inizio della loro stagnazione tendenziale che e’ in corso da piu’ di 10 anni , e che ora con l’epidemia diviene una vera e propria recessione netta .

Lo schema tedesco trasferito a livello europeo è inidoneo a rispondere alla crisi ,e la UE di Maastricht è ritagliata sul modello economico , e monetario tedesco , cosi come fu concordemente stabilito dal sistema capitalistico e finanziario multinazionale al momento del crollo del muro e dell’allargamento al’est europa post comunista della vecchia CEE, con il suo passi alla riunificazione tedesca , come scelta di consolidamento continentale di sistema attorno al modello ordoliberista tedesco che aveva dato ottima prova di se in termini di affidabilita’ sistemica nello scontro est ovest , e che prevedeva la rinuncia al marco , in cambio di una moneta comune , L’Euro , modellato sulle logiche finanziarie e di sistema del vecchio Marco della RFT.

Questo oggi non serve più alle esigenze di riorganizzazione del capitale in crisi , ed e’ inidoneo a proteggere il sistema capitalistico e finaziario globale dal crollo e dalla recessione strutturale globale , e si dimostra utile solo a proteggere la tenuta di una economia tedesca , che comunque non sarebbe mai in grado di essere locomotiva totale .

Da qui come risposte, prima la Brexit , e ora l’ ‘attacco frontale e senza appelli di Draghi , vedi caso scritto sul Finanzial Time , il giornale della city di Londra.

marzo 27, 2020

UE: perché in realtà non è stato trovato alcun accordo contro il coronavirus

La ricerca di un accordo UE sulla lotta al coronavirus è stato l’argomento più dibattuto delle ultime ore.

Quello di ieri è sin da subito risultato un Consiglio europeo particolarmente impegnativo. Nelle numerose ore di videoconferenza i leader dell’Unione hanno cercato di delineare una risposta coordinata ed efficace all’epidemia ormai diventata pandemia globale.

Non sono mancati gli scontri, e nel pomeriggio l’Italia ha puntato i piedi rifiutando la bozza di accordo elaborata dall’UE contro il coronavirus. Poi, però, le cose sono cambiate ancora.

Coronavirus: accordo UE sì o no?

Nel pomeriggio di ieri, giovedì 26 marzo, l’Italia ha rifiutato la bozza di accordo UE sul coronavirus, in pratica l’iniziale documento con cui l’Unione ha elaborato gli aiuti da garantire ai Paesi membri colpiti dall’emergenza.

Conte si è scagliato contro il MES e ha dato all’Unione europea dici giorni per trovare soluzioni alternative.

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Poi, dopo questa parziale rottura, le cose sono cambiate ancora e l’UE ha trovato un accordo che tuttavia si è rivelato soltanto formale. Nel documento, il Consiglio europeo ha preso atto dei progressi fatti dai ministri finanziari ma ha dato all’Eurogruppo due settimane di tempo per presentare nuove proposte.

“Queste proposte dovrebbero tener conto della natura senza precedenti dello shock COVID-19 che colpisce tutti i nostri paesi e la nostra risposta verrà intensificata, se necessario, con ulteriori azioni in modo inclusivo, alla luce degli sviluppi, e al fine di fornire una risposta globale,”

si legge nel documento finale, firmato da Giuseppe Conte in seguito all’eliminazione dei riferimenti al MES.

Alla luce di quanto accaduto in Consiglio europeo appare chiaro che il definitivo accordo dell’UE sul coronavirus non è stato trovato: la partita, insomma, è stata soltanto rinviata.

ottobre 12, 2013

Nuovo regalo di 125miliardi alle banche italiane

Soldi degli italiani su cui si pagano anche interessi all’Esm. Una doppia truffa. L’accusa di un’economista canadese

Carlo Cottarelli, ex dirigente del Fondo monetario internazionale chiamato dal governo Letta ad occuparsi della spending review. È sua l’idea di chiedere i soldi all’Esm per finanziare le banche….Visualizza altro

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maggio 14, 2013

Il tafazzismo bancario di Bini Smaghi.

 

bankruptcy bancarotta sistema aereo flight companiesL’ex membro del board della BCE Lorenzo Bini Smaghi, attuale presidente di Snam, ha avanzato ieri una proposta shock. L’Italia – secondo Bini Smaghi – dovrebbe chiedere il sostegno del Meccanismo Europeo di Stabilità (ESM) per ricapitalizzare le banche e quindi renderle capaci di concedere maggiori prestiti. Sempre secondo Bini Smaghi, infatti, l’abbassamento dei tassi da parte della BCE non si sta trasmettendo alle banche italiane a causa della sua cattiva salute: “tendiamo a dimenticare questo elemento: il finanziamento dell’economia dipende dalla salute del sistema bancario e, quindi, dobbiamo risolvere i problemi delle banche e ricapitalizzarle”. Ciò, bene inteso, al prezzo di mettersi sotto la “tutela” dell’ESM, firmando il famigerato “memorandum”. Il che, in sostanza, significa rinunciare a priori a quel poco di flessibilità sui criteri di rientro del deficit dei quali si parla nelle ultime settimane, non foss’altro per lo scorporo degli investimenti e degli interventi a favore dell’occupazione.

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settembre 13, 2012

Il calice amaro del fondo “salva stati”

di Alfiero Grandi, da Dazebao

Finalmente la Corte Costituzionale ha deciso che l’Esm, meccanismo che dovrebbe proteggere i titoli emessi dagli Stati dagli eccessi della speculazione, non è contrario alla Costituzione tedesca.

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luglio 3, 2012

Monti come Balotelli.

di Alfonso Gianni

Riemergere dall’onda lunga del conformismo e della retorica nazionalista che hanno improntato i commenti post vertice Ue, non è facile. Eppure bisogna farlo, pena patire troppo dure delusioni quando le sirene delle magnifiche sorti e progressive delle élite economiche finanziarie europee avranno finito il loro canto. Se ne sono sentite di tutte. La contemporaneità dei campionati europei ha impastato i giudizi politici con metafore calcistiche. Così veniamo a sapere che ai Tre-Monti si sono sostituiti i Tre-Mario e persino un raffinato giornalista di lungo corso come Eugenio Scalfari non riesce a evitare di scadere nell’orrido, con il doppio parallelismo Hollande come Cassano, Monti uguale a Balotelli. Leggere, per credere, i giornali di domenica. Poi ci ha pensato la nazionale di calcio spagnola e l’apertura non proprio travolgente dei mercati il lunedì mattina a raffreddare i troppo facili entusiasmi.

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giugno 30, 2012

Di Super Mario c’è solo Balotelli.

Mentre impazza sul web la foto di Mario Monti trasformato in Mario Balotelli, a dire che il premier italiano avrebbe sconfitto la Germania della Merkel e salvato l’Italia e l’Euro, è bene rimettere i piedi per terra e analizzare i risultati concreti del vertice europeo conclusosi ieri. Ci aiutano tre articoli di economisti di vario orientamento, ma tutti concordi nel dire che lo scudo “anti-spread” inventato da Monti e “strappato” alla Cancelliera è solo l’aspirina che ci salverà dalla febbre del prossimo lunedì nero, rimandando il problema per un po’.

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giugno 23, 2012

I fondi salvastati non bastano: bisogna stampare Euro.

 

di Emilio Barucci*

Negli ultimi dodici mesi il salvataggio dell’euro è sembrato passare tramite la progettazione di strumenti assai diversi tra loro. Nell’ordine di tempo: EFSF per soccorrere gli Stati, ESM, Eurobonds, fondo di redenzione del debito pubblico, fondo di garanzia dei depositi, EFSF per la ricapitalizzazione delle banche.

Si tratta di soluzioni che sono animate dalle più oneste intenzioni (il salvataggio dell’euro, il rafforzamento dell’UE e dell’euro) ma che alla prova dei fatti si sono rivelate essere dei palliativi: i mercati hanno tipicamente reagito bene all’annuncio della loro realizzazione o a passi avanti in quella direzione ma la luna di miele di solito è durata assai poco.

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giugno 3, 2012

Politica del rigore.

Warren Mosler Deficit Debito Pubblico Euro Europa Lira Claudio Messora Banche MES ESM Lidia Undiemi Byoblu Byoblu.com
Io mi sono fatto un’idea. Non ne sanno un’acca. Di MES, l’organizzazione finanziaria imperscrutabile e totalmente fuori controllo a cui regaleremo 125 miliardipiù interessi – per salvare mica noi, ma le banche, ho parlato ben due volte all’Ultima Parola. Ogni volta gli ospiti guardavano un punto non meglio precisato dello studio, sfuggendo all’occhio indagatore delle telecamere. Ogni volta si passava oltre come se fosse acqua fresca, e ricominciavano a sbranarsi per le briciole.
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