Posts tagged ‘epatociti’

giugno 15, 2010

Tessuto epatico ricreato artificialmente: con le cavie funziona.

Funzionano, almeno sulle cavie, le prime ‘toppe’ create artificialmente per riparare i danni al fegato. Lo afferma un articolo pubblicato da Nature Medicine, secondo cui lo stesso metodo potra’ essere usato un giorno per produrre interi organi perfetti per i trapianti. I ricercatori del Massachussets General Hospital hanno preso delle porzioni di fegato delle cavie ‘lavandole’ dalle cellule e lasciando soltanto una struttura di sostegno formata da collagene e vasi sanguigni. Nella ‘toppa sono stati inseriti degli epatociti, un tipo di cellula del fegato, che hanno ‘ripopolato’ la struttura.

Il tessuto cosi’ ottenuto e’ stato poi trapiantato nel fegato di alcuni topi, dove ha funzionato perfettamente per qualche ora.

Per quello che ne sappiamo e’ la prima volta che si costruisce una porzione di fegato in laboratorio – spiega Korkut Uygun, uno degli autori – anche se ci vorra’ ancora molto lavoro prima di ottenere delle ‘toppe’ utilizzabili sull’uomo. Il problema principale da risolvere e’ che quelle che abbiamo realizzato hanno funzionato per poche ore, ma e’ comunque un ottimo inizio’.

maggio 17, 2010

Studi italiani sul ‘fegato grasso’ – Silibina per fermare la steatosi.

Completato l’arruolamento dei pazienti, a breve i risultati che confermino l’efficacia del Realsil nel contrastare la progressione di steatosi in steatoepatite e fibrosi.Copenhagen, 23 aprile 2009 – Le principali malattie del fegato per quattro giorni sotto osservazione dagli epatologi europei. Gli esperti riuniti al Congresso EASL (European Association for the Study of the Liver) si confrontano sulle più diffuse patologie che minacciano la salute di questo organo e le armi per rallentarne i danni. Tra i temi la steatosi epatica, o fegato grasso, che interessa oltre 20 milioni di italiani. Ne soffre il 20% dei bambini in soprappeso, il 25% della popolazione adulta normale, il 40-100% dei pazienti con diabete di tipo II, il 20-80% dei dislipidemici e il 30-70% dei pazienti affetti da epatite da HCV (virus dell’epatite C). Per arginare questa vera e propria emergenza è stata testata per la prima volta su 181 pazienti la silibina, veicolata in una nuova forma (fitosoma) al fine di favorirne la biodisponibilità. “L’arruolamento dei pazienti nello studio multicentrico, randomizzato in doppio cieco, di fase III è ormai concluso – spiega il direttore medico Carlo di Manzano -. Ora dobbiamo aspettare solo i risultati dell’analisi statistica, ma siamo molto fiduciosi. Lo studio ha valutato l’efficacia di Realsil (Ibi Lorenzini), costituito dall’associazione di silibina estratta dal cardo mariano, fosfolipidi e vitamina E, nel migliorare il danno epatico in pazienti con fegato grasso non alcolico in presenza o meno di infezione da HCV.” E continua: “la steatosi può essere solo il primo passo verso una steatoepatite, infiammazione che rende più sensibili le cellule epatiche, gli epatociti, alla morte cellulare programmata (apoptosi) e alla necrosi. Di conseguenza anche alla cirrosi (che colpisce il 3% della popolazione) che assieme al carcinoma epatico ogni anno miete circa 50.000 vittime”.