Posts tagged ‘environmental protection agency’

settembre 19, 2010

Un’immensa moria di pesci nel Golfo del Messico.

Questo scempio di pesci (immagine a lato) che sembra uno stradone asfaltato pieno di crepe, molto probabilmente è stato causato dalla perdita di petrolio della Deepwater Horizon.

Centinaia di migliaia di pesci morti affiorati sulle acque di Bayou Chaland, nella contea di Plaquemines Parish, Louisiana, uno dei primi tratti di coste investiti lo scorso aprile dal petrolio della Deepwater Horizon.    

La guardia costiera ha avvistato questa carneficina già una settimana fa. Salmoni, trote, granchi, scorfani, gamberi e anguille d’acqua dolce, ma anche un cucciolo di balena. E’ il quarto mammifero marino morto nelle acque nere del Golfo del Messico in quattro mesi senza che se ne conosca la vera causa. 

Secondo i biologi se la moria dei pesci ha che fare con la marea nera è ancora da verificare, ma l’ipotesi più credibile è che i pesci siano rimasti intrappolati nella bassa marea con poco ossigeno a disposizione e nel Golf, secondo un rapporto dell’Environmental Protection Agency e Atmospheric Administration, la quantità di ossigeno è diminuita del 20%. Il sospetto è che possa ricollegarsi al petrolio riversato in mare dalla piattaforma petrolifera della Bp, ma non ci sono certezze. I danni ambientali accertati sino ad oggi sono inferiori alle previsioni, anche se tutti gli scienziati avvertono che bisognerà aspettare del tempo per valutae bene cosa sià in realtà successo, specie in fondo al mare.

dicembre 8, 2009

Copenaghen/ Svolta Usa: i gas serra sono pericolosi

Il governo americano ha ufficialmente riconosciuto la “pericolosità” delle emissioni di Co2 aprendo così la strada a un intervento normativo che potrebbe nei prossimi mesi imporre per la prima volta un tetto alla produzione di gas inquinanti. A dare l’annuncio ufficiale è stata ieri Lisa Jackson, direttrice dell’Environmental Protection Agency, l’agenzia federale che si occupa della protezione dell’ambiente, che in una conferenza stampa a Washington ha spiegato come il 2009 si pone come “l’anno in cui gli Stati Uniti hanno iniziato a fronteggiare la sfida dei gas serra e a cogliere l’opportunità di una riforma sull’energia pulita”. L’annuncio, atteso, è arrivato nelle stesse ore in cui a Copenaghen si è aperto il vertice internazionale sul clima al quale il presidente americano, Barack Obama, parteciperà il prossimo 18 dicembre. I primi limiti alle emissioni dell’industria americana potrebbero entrare in vigore già in primavera. La mossa è considerata decisiva perché consente a Obama di avere un’arma di riserva nel caso il Senato non approvasse la legge sul clima fortemente voluta dalla Casa Bianca. Il riconoscimento ufficiale consente infatti all’Epa di fissare dei limiti alla produzione di Co2 che potrebbero essere imposti anche in caso di fallimento del dibattito in Congresso, dando così a Obama maggiore potere negoziale al momento delle trattative di Copenaghen. Contemporaneamente, a Copenaghen, sette Stati membri della Ue, guidati da Gran Bretagna e Danimarca, spingono perché l’Unione Europea faccia il massimo possibile per arrivare a un accordo alla Conferenza Onu sul clima e, in particolare, perchè l’obiettivo di riduzione delle emissioni da parte degli europei passi dal 20 al 30 per cento entro il 2020, in modo da ‘tirare la volata’ agli altri partner. Meglio tardi che mai. Speriamo che alle parole seguano i fatti. Vorrei vivere fino al 2020 per vedere se saranno stati di parola.