Posts tagged ‘ennio morricone’

agosto 24, 2010

Radiohead – Buonanotte compagni.

Oggi è stata una giornata fenomenale per “Quaderni socialisti” fino ad ora oltre 4.500 visite. Chi se l’aspettava.

Ma bando alle chiacchiere e parliamo di rock. I Radiohead dopo il successodi The Bends si permetto libertà assoluta. Si trasferiscono in campagna e realizzano un album che farà storia:OK Computer. Sarà scritto  “vuoi sapere come era il mondo alla fine del secondo millennio?Ascolta le tracce dal sei all’otto di Ok Computer. Non hai tempo? Ascolta allora soltanto la numero sette.”La traccia numero sette si chiama Fitter Happier ed ha una caratteristica è cantata dal computer. Toomy Yorke dice di ispirarsi a Ennio Morricone, pendercecki e Miles Davis. Ok Computer si porta dentro tutta la cultura musicale e non solo del novecento. Un meritato addio al vecchio millennio che si sta consumando e una buona presentazione per il nuovo.

luglio 9, 2010

Buonanotte compagni.

Tutti si avvicinano per collaborare al blog, ma alla distanza chi fatica sono solo io caro Antonio. Gianluca fa solo chicchiere, sua sorella se ne è andata in America, la sorella di Salvatore ha fatto una piccola apparizione. Per non parlare di Geppino, che voleva fare una rubrica del rock italiano degli anni settanta/ottanta, ma si è fermato alle prime battute. Gli altri tutti a leggere, a criticare e non fare un cazzo. Compresa mia figlia, che mi critica, ma quando le chiedo una mano mi manda a quel paese. Pure Pinuccia, che è biologa e potrebbe fare la rubrica di medicina si rifiuta. Non fa niente io vado avanti perchè anche da un piccolo blog si può fare politica. Finchè vedrò sul contatore anche un solo visitatore al giorno andrò avanti, anche se mi costa sacrifici di tempo indicibili. Avanti Savoia.

Quasi quasi stasera mi dimenticavo della mia personale storia del rock. Parliamo di Stan Righway e del suo album The big Heat.

Stan Righway stato l’originale leader della band Wall of Voodoo, che ha lasciato nel 1983 per intraprendere la carriera solista.

Operando una sorta di sintesi “emozionale” tra echi “roots”, sintetizzatori, strumenti, per così dire, “nobili” (violino, violoncello, trombone, banjo, mandolino) e l’elettricità tipica del rock, ha consegnato alla storia un capolavoro assoluto come “The Big Heat”, destinato a restare forse per sempre un opera “di culto”. E questo in virtù del suo essere un personaggio scontroso, perso tra le pieghe della sua anima, in cerca delle parole e della melodia giusta per mettere d’accordo cuore e cervello, anima e corpo. Qualsiasi cosa stia cantando, puoi stare certo che sta dicendo la verità. Non solo la “sua” verità. Perché solo chi ha guardato la vita in faccia, senza mai distogliere lo sguardo, può appropriarsi di sapori profondi, che stanno necessariamente oltre ogni apparenza.Il più bele pezzo di questo album è Walkin’ Home Alone”. Tutto immerso in un’atmosfera “notturna”, tra strade desolate su cui scintillano le luci opache dei lampioni e schegge di un amore andato che sfregiano la pelle. Una malinconia viscerale, che si rivela ancora più tragica mentre le parole sospingono alla disperazione, ma quasi con tenerezza, ciondolando come un barbone ubriaco, mentre il trombone ulula a una luna invisibile la sua claustrofobia. Perciò: “So put another quarter in the jukebox Pete, but don’t play that one with the sad trombone ‘cause tonight I’ll be walkin’ home alone.”The Big Heat” è a tutt’oggi il disco di una carriera. Dopo questo straordinario exploit, infatti, Ridgway non riuscirà più a ritrovare l’ispirazione di un tempo, finendo per registrare solo dischi al massimo piacevoli, ma privi di gemme luminosissime come “Walkin’Home Alone”, “Camouflage” o la stessa title-track, tra i brani capolavoro degli anni 80. Proprio come questo meraviglioso regalo di Ridgway.