Posts tagged ‘Emoglobina’

gennaio 17, 2014

Alzheimer, scoperto legame con anemia.

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Scienziati australiani hanno scoperto un legame fra il morbo di Alzheimer e l’anemia, dopo aver analizzato i livelli di ferro nel sangue di 1100 volontari. Gli studiosi dell’Istituto Florey di Neuroscienza e Salute Mentale di Melbourne hanno osservato che l’Alzheimer abbassa sostanzialmente i livelli di emoglobina nel sangue e costituisce quindi un forte rischio di contrarre una forma incurabile di anemia. “E’ un campo un po’ trascurato. Quando si parla di problemi del sistema cognitivo o di malattia di Alzheimer si tende subito a pensare a disfunzioni cerebrali o del sistema nervoso”, scrive il responsabile della ricerca, lo specialista di bioinformatica Noel Faux, sulla rivista Molecular Psychiatry. “Recentemente la ricerca si sta muovendo in direzione del sangue, e una parte di questa ricerca cerca di trovare un indicatore che ci permetta di identificare le persone che sono a rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer”. Non è tuttavia ancora chiaro quale sia la causa dell’anemia. “Non comprendiamo esattamente quale sia la relazione, se non che vi è una relazione”, ammette Faux. “La nostra ipotesi è che il processo con cui l’Alzheimer si manifesta nei globuli rossi porti all’anemia che abbiamo osservato”. Lo scienziato e i suoi collaboratori sperano ora di migliorare la vita dei pazienti di Alzheimer trovando un trattamento per il disturbo del sangue. “Non tentiamo di trattare l’Alzheimer, ma possiamo offrire ai pazienti una migliore qualità di vita”, spiega. “E’ noto che chi soffre di anemia in tarda età tende a subire un declino in termini cognitivi e di memoria. Quindi se si può alleviare l’anemia, potenzialmente quel declino si può rallentare, se non curare. Dato che non vi è cura per l’Alzheimer, possiamo migliorare la qualità di vita per i pazienti che soffrono anche di anemia”, aggiunge. (ANSA)

marzo 14, 2012

Diabete: individuata soglia specifica test sangue.

L’American Diabetes Association raccomanda il test dell’ () come prova base per identificare il e il prediabete. In particolare, l’impostazione di una soglia specifica di per l’individuazione del prediabete potrebbe essere utilizzata per determinare l’eleggibilita’ degli interventi di prevenzione dei tipi piu’ grave .

 

Ora un nuovo studio condotto dai Centers for Disease Control and Prevention dimostra che l’abbassamento di questa soglia aumenta i benefici per la salute degli interventi di prevenzione, anche se a costi piu’ elevati. La ricerca sara’ pubblicata nel numero di aprile del Journal of Preventive Medicine. “L’implementazione su larga scala di iniziative di prevenzione evidence-based sul dipende da una strategia chiara ed efficace finalizzata a identificare gli individui ad alto rischio di questa tipologia di ”, ha spiegato Xiaohui Zhuo, direttore della Division of Diabetes Translation dei Centers for Disease Control and Prevention, “si tratta del primo studio che analizza il rapporto tra costi e benefici di metodi alternativi di test basati sull’ per determinare l’eleggibilita’ di interventi di prevenzione sul ″.

agosto 17, 2010

Globuli rossi da cellule staminali embrionali.

Nei laboratori dell’universita’ di Edimburgo, dove da un anno si cerca di ricavare sangue artificiale da cellule staminali embrionali, sono stati prodotti per la prima volta dei globuli rossi, portando il progetto ‘al 90% dal suo obiettivo finale’. E’ quanto si legge oggi sul quotidiano ‘The Indipendent’, secondo cui i ricercatori stanno utilizzando piu’ di 100 embrioni rimasti inutilizzati dalle cliniche per la fertilita’, e una delle linee di staminali ottenute da questi e’ stata trasformata in cellule del sangue umane contenenti emoglobina.
‘Con questo primo successo abbiamo dimostrato il principio che si possono ottenere globuli rossi dalle staminali embrionali – spiega Marc Turner, capo del progetto – al termine dei tre anni di durata saremo in grado di produrre una unita’ completa utilizzabile per una trasfusione’.
L’obiettivo finale e’ ottenere un procedimento che permetta, con l’uso di bioreattori, di produrre milioni di unita’ di sangue a partire da un ‘singolo embrione donatore’.

luglio 24, 2010

Test diagnostici meno esosi con nuove tecniche e senza costosi anticorpi.

Dal laboratorio del Nobel Sharpless  in molti test diagnostici sarà possibile sostituire il ricorso ai costosi e delicati anticorpi con peptidi stabili e altamente selettivi ottenuti grazie a una nuova tecnica di sintesi

L’identificazione di specifiche proteine in un preparato biologico viene oggi spesso eseguita ricorrendo all’uso di anticorpi. La tecnica, per quanto efficace, presenta tuttavia diversi inconvenienti, come il costo e la scarsa stabilità degli anticorpi stessi.

Ora, come viene riferito sulla rivista “Angewandte Chemie” un gruppo di ricercatori del California Institute of Technology (Caltech) e del Scripps Research Institute diretti da K. Barry Sharpless, premio Nobel per la chimica nel 2001, e James R. Heath hanno sviluppato un protocollo che consente la produzione rapida ed economica di composti altamente stabili, costituiti da brevi catene di peptidi, che sono in grado di legare una particolare proteina con un’affinità e una selettività estremamente elevate.

Lo scorso anno Heath e colleghi avevano sviluppato un’apparecchiatura di diagnostica medica delle dimensioni di un vetrino da microscopio, l’Integrated Blood-Barcode Chip, che può separare e analizzare rapidamente decine di proteine presenti in una goccia di sangue.

“Ciò che ci limitava nella capacità di esaminare diciamo 200 proteine con il barcode chip è il fatto che gli anticorpi sono instabili e costosi” spiega Heath. “Così abbiamo cercato di sviluppare degli equivalenti degli anticorpi, che chiamiamo agenti di cattura delle proteine, che potessero legarsi a esse con alta affinità e selettività, e che fossero capaci si superare questo test: metterne una scorta nel portabagagli di una macchina ad agosto a Pasadena e, un anno dopo, ritrovarli ancora funzionali.”

Per ottenere il risultato i ricercatori hanno sfruttato la tecnica di “in situ click chemistry” introdotta proprio da Sharpless nel 2001, che permette la costruzione passo passo a partire da piccoli frammenti peptidi capaci di legarsi a una proteina di interesse.