Posts tagged ‘ecoballe’

agosto 24, 2012

Incendio per caso.

Rogo di ecoballe ad Acerra.

agosto 22, 2012

La camorra si diverte.

Acerra, provincia di Napoli, Piazzolla numero 2 antistante l’inceneritore e deposito di immondizia: prende fuoco l’altra notte. Bruciano 3000 ecoballe, o meglio rifiuti tritovagliati destinati all’inceneritore. Origine dolosa? I carabinieri di Acerra indagano e intanto il disastro ambientale si è compiuto. Nell’aria per chilometri si sono sparsi diossine, veleni di ogni genere e polveri si sono depositate sui campi agricoli.

L’ultimo incendio lo scorso 20 marzo appiccato da mani ignote. Le associazioni Medici per l’Ambiente e Assocampania Felix hanno chiesto l’inibizione dell coltivazoni nel raggio di 5Km:

fino a che non saranno effettuate le operazioni di caratterizzazione, rimozione e bonifica dei combusti, nonché monitoraggio dell’aria circostante l’area interessata, a tutela della salute pubblica.

Continua a leggere: Bruciano 3000 ecoballe a Acerra: annullare le coltivazioni nel raggio di 5Km

gennaio 29, 2011

Napoli, per i terreni delle ecoballe lo Stato paga l’affitto ai casalesi.

ecAffitti per le terre delle ecoballe campane pagati dal commissariato per l’emergenza rifiuti ai Casalesi. E versamenti per usare i suoli fatti sui conti di prestanome dei clan.

È quanto emerge da un’inchiesta, con l’Antimafia che indaga su tre aree di stoccaggio delle ecoballe: San Tammaro, Villa Literno, Taverna del Re. I terreni sono quelli che compongono le tre grandi piattaforme su cui sono state depositate le ecoballe prodotte dagli impianti dei Cdr napoletani e casertani.

D’accordo con funzionari del commissariato ai rifiuti e con l’avallo di alcuni 007, le piattaforme sarebbero un altro affare del clan, emerso grazie ad alcuni pentiti. E i nomi che risuonano sono quelli di Michele Zagaria e Antonio Iovine.

novembre 2, 2010

Il collaudo farsa dell`inceneritore di Acerra.

Quanto rende avvelenare un’intera regione, producendo 6 milioni di finte ecoballe da oltre una tonnellata l’una e da anni “provvisoriamente” stoccate in 40mila metri quadri di territorio inquinato, contenenti spazzatura “tal quale” pressata a forma di cubo? Quanto vale costruire un inceneritore pieno di difetti e carente di numerosissimi strumenti di controllo? Almeno 345 milioni di euro. E il collaudo si fa tra amici.

Trecentocinquantacinque milioni di euro, appunto. Come prevede la legge (il decreto 195, proprio quello che istituiva la Protezione civile spa, poi stralciata), lo Stato li verserà nelle casse della Impresilo, società del gruppo Impregilo, come pagamento della costruzione dell`inceneritore di Acerra. La multinazionale (proprietà dei gruppi Gavio, Benetton e Ligresti) li ha già messi in bilancio. Si legge nella semestrale del gruppo che «in relazione alla valorizzazione del termovalorizzatore di Acerra, esso è determinato in euro 355 milioni. Il trasferimento della proprietà dell`impianto di Acerra dal gruppo Impresilo alla Regione Campania (o alla Presidenza del consiglio dipartimento di Protezione civile o a soggetto privato) dovrà avvenire entro il 31 dicembre 2011.

 

Fino a tale momento, all`ex affidatario, competerà un canone di affitto determinato in euro 2,5 milioni al mese per una durata di 15 anni». Continua la relazione di Impregilo: «Merita opportuna evidenza il positivo collaudo definitivo del termovalorizzatore di Acerra, datato 15 luglio 2010». Impregilo è sotto processo al Tribunale di Napoli, insieme con Antonio Bassolino. L`ex governatore campano nel 2002 firmò il contrattocapestro che assegnava al colosso delle costruzioni l`intero ciclo dei rifiuti (due termovalorizzatori e sette impianti di produzione di combustibile derivato dai rifiuti, il cosiddetto cdr). Il cdr doveva essere ricavato solo dal 32 per cento della spazzatura, la parte con maggiore potere calorifero e non inquinante.

 

Ma siccome quelle balle erano, per la società privata, vero e proprio oro, una specie di conto in banca – bruciarle permette di intascare i contributi ecologici Cip6 – Impregilo preferì metterci dentro di tutto, anche i rifiuti “tal quale`. A causa della decisione di costruire l`inceneritore in una delle aree più inquinate al mondo, ad Acerra, i lavori del termovalorizzatore ritardano e tra il 2006 e il 2008 il sistema va in tilt. Gli impianti di cdr fanno milioni di finte ecoballe di “tal quale`, che vanno a finire in depositi temporanei mentre la spazzatura si accumula nelle strade. Nel 2008 arriva Bertolaso e con la bacchetta magica risolve il problema. Mette, in deroga alla legge, in funzione l`inceneritore, nonostante l`assenza di un collaudo definivo.

E nello stesso decreto 90 scrive: «È autorizzato presso il termovalorizzatore di Acerra il conferimento ed il trattamento dei rifiuti aventi i seguenti codici: 19.05.01 parte di rifiuti urbani e simili non compostata; 19.05.03 compost fuori specifica; 19.12.10 rifiuti combustibili (Cdr: combustibile derivato da rifiuti); 19.12.12 altri rifiuti (compresi materiali misti) prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti, non contenenti sostanze pericolose; 20.03.01 rifiuti urbani non differenziati; 20.03.99 rifiuti urbani non specificati altrimenti». Tutto ciò in deroga alla Via, Valutazione di impatto ambientale, del 2005 che imponeva di bruciare solo il “vero` cdr. La gestione del termovalorizzatore viene affidata alla Partenope ambiente, controllata dalla lombarda A2a.(manuela bonaccorsi – Informazione libera)

giugno 8, 2010

Continuiamo a prenderci in giro.

Quasi due anni fa le immagini turistiche di una Campania fatta di soli napoletani che passano le loro giornate tra canti, balli, pizza, mandolini e sfogliatelle fu sgretolata sotto il peso devastante dei rifiuti che per settimane non solo intasavano strade e vicoli, ma che venivano bruciati ogni sera diffondendo nell’aria diossina.

Il premier Berlusconi con la scopa in mano volle dimostrare al mondo di essere in grado di risolvere tutti i problemi nazionali, inclusa la gestione dei rifiuti. Detto fatto con il Generale Giannini e Guido Bertolaso capo della Protezione civile fu proclamato lo stato di emergenza gestito in meno di 6 mesi a colpi di DDl, ordinanze e espropri. Risultato? I rifiuti tolti dalle strade sono finiti parte in ecoballe
che di eco non hanno nulla, ma sono solo gigantesche alle di talquale depositate in giro per la Campania; parte interrati in diverse discariche tra cui quella di Chiaiano, la meno idonea a ospitare il talquale causa presenza di falda acquifera.

I cittadini hanno protestato ma nessuno li ha ascoltati. Nel docufilm Una cosa importante da dire, di Raffaele Manco è presentata la storia della Selva di Chiaiano e della discarica e di come si sia voluto soddisfare un capriccio. La proiezione stasera a Napoli, a Castel sant’Elmo per il Napoli Film Festival.