Posts tagged ‘disastri ambientali’

giugno 11, 2013

Brasile, è allarme per la marea nera in arrivo dall’Ecuador.

Brasile, è allarme per la marea nera in arrivo dall'Ecuador

E’ allarme in Brasile per una marea nera di petrolio che avanza inesorabile verso il Rio delle Amazzoni: era il 31 maggio scorso quando una frana del terreno in un settore che attraversa la località di El Reventador, nella regione di Sucumnios in Ecuador, danneggiava gravemente l’oleodotto SOT (Oleodotto Transequatoriano) di proprietà Petroecuador, facendo riversare 11mila barili di di petrolio nel Rio Coca.

Nonostante le autorità ecuadoriane si siano immediatamente attivate, 7 mila barili di petrolio (circa 1 milione di litri) hanno lentamente raggiunto, viaggiando sul Rio Coca, il Rio Napo, un importante affluente del Rio delle Amazzoni che bagna Ecuador, Perù e Brasile: proprio la scorsa settimana la lenta marea nera di morte e veleni è arrivata in territorio peruviano.

I 140 metri di oleodotto danneggiati hanno letteralmente creato un problema da milioni di dollari: è infatti un vero e proprio disastro ambientale quello che sta avvenendo adesso, proprio in queste ore, in sudamerica: l’Istituto brasiliano per l’ambiente e l’Agenzia nazionale Petrolifera seguono la situazione da vicino, in collegamento con le ambasciate brasiliane a Quito e Lima e con le autorità peruviane e ecuadoriane, ma fino ad oggi non è stata trovata nessuna soluzione concreta al pericolo.

novembre 21, 2012

Come organizzare una truffa a favore delle banche.

Il ministro dell'Ambiente, Corrado CliniIl ministro dell’Ambiente, Corrado Clini

AREZZO – ”Forse bisognerebbe creare un’assicurazione obbligatoria per mettere in sicurezza i propri beni cosi’ come si fa con le auto: non per scaricare tutto sui cittadini ma per metterli in sicurezza”. Lo ha detto il ministro dell’Ambiente Corrado Clini parlando a margine di un convegno ad Arezzo.

Per risolvere i problemi causati dal maltempo, dalle alluvioni e dalle altre catastrofi naturali, ha aggiunto il ministro, ”dobbiamo cambiare i sistemi di prevenzione basati su vecchi strumenti non adeguati ai nuovi regimi climatici”.

Per quanto riguarda l’ondata di maltempo che colpito la Maremma, secondo il ministro, ”e’ una zona prevalentemente agricola dunque non si puo’ parlare di sfruttamento industriale.

Per le alluvioni dobbiamo semmai pensare ad un uso improprio in passato del territorio e tanto hanno inciso i condoni su abusi edilizi che hanno sanato situazioni a rischio ambientale”

gennaio 11, 2012

Marea nera: golfo Messico; studio conferma stime, 5 mln barili.

L'incendio della piattaforma Deepwater Horizon L’incendio della piattaforma Deepwater Horizon

ROMA – Durante il disastro della piattaforma Deepwater Horizon, esplosa a largo del Golfo del Messico nell’ aprile 2010, dalla falla che si è creata si sono sprigionate più di 11 mila tonnellate di idrocarburi al giorno (59 mila barili) per tutti i tre mesi di durata dell’incidente. Lo afferma uno studio pubblicato dalla rivista Pnas, che conferma le stime ufficiali fornite all’epoca. L’analisi dell’Agenzia americana per lo studio dell’atmosfera e gli oceani (Noaa) si basa sulle analisi chimiche di acqua e aria fatte nei giorni dell’incidente.

 

novembre 2, 2011

Ecodem, Italia in ‘default ambientale’.

Il fiume Arno dopo le precipitazioni di questa notte ”Smettiamola di chiamarle calamita’ naturali: le frane delle colline, le esondazioni dei corsi d’acqua, gli allagamenti delle citta’, le devastazioni del territorio che provocano vittime e ingenti danni economici hanno responsabilita’ precise”. Lo afferma Fabrizio Vigni, presidente nazionale Ecologisti democratici, in riferimento alle alluvioni che hanno colpito molte zone d’Italia, sottolineando che ”mentre l’Italia affonda sotto il peso dell’incuria verso il territorio, il Ministero dell’Ambiente viene di fatto cancellato e le risorse, a cominciare da quelle per la difesa del suolo, sostanzialmente azzerate”.(ansa)
gennaio 21, 2011

Niger, disastri ambientali tra nucleare e petrolio.

Perché la stampa non ne parla? Si chiede Greenpeace a proposito del disastro ambientale dovuto alle estrazioni di uranio (e non incidente nucleare) in Niger? Perché la notizia è stata divulgata male, malissimo e non ci si è capito niente.

la foto del disastro ambientale in nigeria Scrive GP sul suo blog:

Il 17 dicembre Greenpeace ha ricevuto rapporti verificati che dallo scorso 11 dicembre oltre 200.000 litri di fanghi radioattivi da tre piscine lesionate si sono riversati nell’ambiente presso la miniera d’uranio Somair, gestita dall’azienda nucleare francese Areva. Almoustapha Alhacen che ha condotto l’analisi per l’associazione locale Aghir in’Man ci ha confermato che la contaminazione ha già coinvolto due ettari di terreno. Quest’ulteriore perdita mostra che le cattive pratiche gestionali di Areva continuano a minacciare la salute e la sicurezza della popolazione e dell’ambiente. Contrariamente alle dichiarazioni di Areva di rispettare in Niger gli standard di sicurezza validi a livello internazionale, queste notizie dimostrano che non ha fatto abbastanza per proteggere la popolazione.

agosto 7, 2010

Marea Nera: a quando il prossimo disastro?

Più del 20 per cento del petrolio estratto negli ultimi cinquant’anni proviene da giacimenti sottomarini. 

Normalmente si lavora su fondali di 200, 300 metri ma si giunge a profondità molto maggiori con punte sino a 3000 metri. In condizioni come quelle della Deepwater Horizon è pensabile che il rischio incidenti sarà sempre più frequente. Allora come ha scritto un giornalista americano, il disastro del Golfo del Messico è solo un avvertimento. Fino a quando continueremo a estrarre petrolio, gas, carbone e uranio da posti rischiosi sotto ogni punto di vista – geologico, ambientale e politico – i disastri come quello della Bp continueranno ad accadere. E’ sempre più evidente la necessità di uscire dalle fonti energetiche (petrolio, uranio, carbone, ma anche il gas e le grandi dighe…) che possono provocare catastrofi ambientali e sottosviluppo per le popolazioni che subiscono lo sfruttamento.

luglio 3, 2010

In Papua Nuova Guinea gli indigeni perdono i diritti sulle loro terre

In Papua Nuova Guinea ciclicamente vengono scoperte nuove specie animali e vegetali e le sue popolazioni indigene sono state le prime a vedersi costituzionalmente risconosciuto il diritto alla protezione della propria terra. Eppure le multinazionali a caccia di olio di palma, legname, spazi per le più varie piantagioni … hanno avuto sempre modo di offendere questo territorio, la sua gente e le sue foreste trovando nelle autorità governative dei validi alleati. E ora più di prima, a seguito dell’avvenuta modifica dell’Environment and Conservation Act del 2000.

Per anni gli indigeni hanno avuto la possibilità di preservare giuridicamente le proprie riserve e di ottenere risarcimenti a seguito di un danno ambientale riconosciuto ma ora lo scenario è destinato a cambiare. Completamente. Così come anche quello naturale, almeno nell’ipotesi in cui non verranno attuate adeguate modalità di tutela e di conservazione delle foreste. Con le nuove norme, infatti, la gestione delle risorse del Paese spetta interamente al Direttorato Ambiente e Conservazione che avrà, così, la possibilità di autorizzare ogni tipologia di progetto, anche all’interno delle Riserve e ogni sua decisione risulterà essere inappellabile. Una sorta di dittatura, insomma. A danni delle centinaia di gruppi etnici, ora compromessi, e della multiforme varietà di specie animali e vegetali che affollano una delle zone più intatte e affascinanti del mondo. Un colpo mortale inferto all’ambiente. E ai diritti umani. Nel segno del “progresso” (?) economico e all’insegna del solito, scoraggiante, silenzio…(ecoblog)

papua nuova Guinea, Golfo del Messico: due volti della stessa medaglia.