Posts tagged ‘diritto alla salute’

marzo 21, 2020

ERODI 2020.

di Gaetano Colantuono.

La cultura borghese europea già ottocentesca aveva conosciuto (e confessato) un’applicazione indebita delle teorie scientifiche di Malthus e di Darwin alla dimensione umana e sociale, come giustificazione (pseudo)scientifica a opzioni politiche quali il nazionalismo, il colonialismo e l’imperialismo (e l’antisocialismo, non lo si dimentichi).
Una loro versione estrema – la scienza razzista – troverà spazio nella stessa Europa sul finire del secolo. Qui troveranno spazio le prime ipotesi di eugenetica: quali “razze” o fenotipi far riprodurre, quali ghettizzare (mediante divieti di matrimoni misti), a quali impedire la riproduzione anche in modi spicci (sterminio o più democraticamente sterilizzazione o sottrazione dei figli).

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Se il darwinismo sociale aveva ritenuto che la morte di massa di certe popolazioni o fasce sociali – comunque umane – fosse in qualche modo “naturale”, in quanto dovuta ai tradizionali fattori – guerre, carestie, epidemie -, l’eugenetica – razziale o di altro tipo – non si limita ad essere una forma estrema di queste premesse, ma rappresenta un salto ideologico da cui non si può tornare indietro: la “despecificazione” o “disumanizzazione” di singoli individui o intere popolazioni, mediante cui si cancella ogni comune appartenenza alla specie umana; la pianificazione per ottenere gli scopi prefissati.

Si tratta di pratiche vietate dal costituzionalismo successivo al secondo conflitto mondiale. Tuttavia, si tratta di ipotesi ricorrenti in fasi di neopositivismo e di irrazionalismo antropologico: fra le due concezioni non vi è contraddizione. Se affidi la tua etica ad un’autorità esterna alla coscienza sociale e personale, potrà cambiare il referente (tecnologie, astrologia …), non cambierà l’eterodirezione.

La scelta di alcuni governi di non bloccare la produzione per una maggiore tutela della salute dei propri cittadini, di non estendere i diritti alla salute in situazione di emergenza sanitaria, di lasciare di fatto e consapevolmente che un maggior numero di contagiati e di morti avvenga, di mantenere quote della sanità nelle mani di aziende private e del profitto possono essere considerate forme di eugenetica contemporanea neoliberista?

Notiamo che alcuni governi stanno lasciando che determinate fasce sociali o anagrafiche siano lasciate da sole a sopravvivere: gli anziani pensionati (a meno che non appartengano alle ristrette elite gerontocratiche che non intendono abbandonare i loro posti di potere anche politico), i lavoratori della grande industria (di fatto esclusa anche dalla rigida normativa italiana), i migranti alle porte di un’Unione europea sempre più Fortezza “forte con i deboli, debole con i forti” (Nenni), le popolazioni mediterranee (ieri la Grecia, oggi l’Italia), tutti i soggetti fragili.

Questa eugenetica non è più razziale, non è neonazismo. è su base sociale e etnico: è una versione estrema della guerra ai poveri, di sottomissione dei lavoratori soprattutto se migranti, di affermazione dell’uomo bianco, imprenditore e proprietario con la sua missione di portare la luce della scienza e dello sviluppo.

Ci vorrebbe un fronte mondiale per opporsi a questo scenario.

marzo 4, 2011

Cassazione: no a logiche mercantili e a dimissioni rapide negli ospedali.

La volontà di contenere la spesa sanitaria non può prevalere sul diritto alla salute dei cittadini e le dimissioni dei pazienti dagli ospedali devono essere decise solo in base a valutazioni di ordine medico. È quando sottolinea la Cassazione nella sentenza 8254 della quarta sezione penale con cui ha annullato l’assoluzione di un medico dall’accusa di omicidio colposo di un paziente dimesso dopo 9 giorni da un intervento cardiaco, secondo le linee guida in uso nella struttura sanitaria.

NO SALVACONDOTTO – Se le linee guida in uso negli ospedali «dovessero rispondere solo a logiche mercantili», il rispetto delle stesse «a scapito dell’ammalato, non potrebbe costituire per il medico una sorta di salvacondotto, capace di metterlo al riparo da qualsiasi responsabilità, penale e civile, o anche solo morale» scrivono i giudici, aggiungendo che «sul rispetto di quelle logiche non può innestarsi un comportamento virtuoso del medico che, secondo scienza e coscienza, assuma le decisioni più opportune a tutela della salute del paziente». Secondo la Cassazione le linee guida possono «legittimamente essere ispirate anche a logiche di economicità di gestione purché non siano in contrasto con le conclamate esigenze di cura del paziente».