Posts tagged ‘desertec’

gennaio 8, 2011

Alla Banca Mondiale non piace l’energia nucleare

Energia, alla banca mondiale piacciono le rinnovabili

La Banca Mondiale esprime tutto il suo interesse per le energie rinnovabili. Almeno in Africa e Arabia Saudita. E annuncia che non finanzierà centrali nucleari. Ma andiamo per tappe e partiamo dalla conferenza stampa tenuta lo scorso 25 dicembre a Il Cairo.

Come riporta Fastcompany:

Alla conferenza stampa nella sede del Cairo della Banca Mondiale di sabato 25 dicembre Mohie Eddin ha detto che la banca sta valutando il finanziamento di un una rete per l’energia elettrica che colleghi i paesi dell’est dell’UAE nonché di progetti che colleghino Egitto, Arabia Saudita e Sudan, forse anche l’Etiopia, o il resto dei paesi occidentali. La Banca non finanzierà le centrali nucleari poiché non rientrano nelle politiche di finanziamento che sono rivolte alle energie rinnovabili come energia solare e energia eolica.

Ma si dice pure che la Banca Mondiale finanzi centrali a carbone . Però l’idea di puntare su fotovoltaico e eolico fa venire in mente, almeno riferito a quelle zone, un altro progetto simile, di cui spesso abbiamo parlato: DESERTEC. Che la Banca Mondiale, in qualche maniera ci stia facendo un pensierino?

dicembre 3, 2010

Sahara Solar Breeder Project: energia solare dal deserto per salvare il pianeta

Sahara_solar_Breeder

Nasce da una collaborazione tra ricercatori giapponesi e algerini quello che forse sarà considerato il più ardito e ambizioso progetto in fatto di energia solare di sempre: il Sahara Solar Breeder Project. Un progetto che avrà come obiettivo ultimo quello di soddisfare il 50% del fabbisogno energetico mondiale entro il 2050. E per capire meglio quale sia la posta in palio, basterà ricordare che l’analogo progetto Desertec ha come obiettivo quello di soddisfare “solo” il 15% del fabbisogno energetico dell’Europa.

Presentato per la prima volta un anno fa al G8+5 Accademies’ Meeting di Roma dall’ingegnere giapponese Hideomi Koinuma dell’Università di Tokyo, il Sahara Solar Breeder Project si basa su un’idea tutto sommato semplice: sfruttare due cose che un deserto immenso come quello del Sahara (da cui il nome del progetto) possiede in abbondanza, sole&sabbia. Se quest’ultima è infatti una fonte ricchissima di silicio, e se il silicio è l’elemento principale dei comuni pannelli solari, perché non fabbricare i pannelli fotovoltaici direttamente nel deserto, connetterli alla rete energetica mondiale e utilizzare una parte dell’energia prodotta per alimentare altre piccole fabbriche e così via?

ottobre 28, 2010

Masdar, miracolo nel deserto.

Un luogo dove la temperatura può raggiungere facilmente i 50 gradi. Sette chilometri quadrati nel deserto per 50 mila abitanti a cui servirà un corso di preparazione prima di insediarsi. Dove? A Masdar City, Abu Dhabi, a pochi chilometri dall’omonima capitale. E qui, i 50 mila si trasferiranno per condurre una vita “sostenibile”. In quella che sarà la città più sostenibile del mondo, e che infatti ambisce ad essere CO2 free. Una società liberata da uno dei mali del nostro tempo: l’anidride carbonica. Dal 2008 e fino al 2015, per un costo totale di 22 miliardi di dollari, si sta costruendo questa città-sorgente, come dice il suo nome in arabo, pianificata dallo studio inglese Foster&Partners. Pochi giorni fa a Masdar City è stata inaugurata la sua prima cellula: 250 ricercatori, che attualmente vivono in un campus, sperimentando quello che i più grandi centri tecnologici del pianeta hanno progettato. La città sarà sviluppata su due livelli, uno per i pedoni e le biciclette, e un secondo, sotterraneo, dove una serie di taxi-navette assicureranno il trasporto delle persone. Ovviamente tutto questo senza benzina. Le macchine si muoveranno grazie a un sistema di magneti, posizionati a terra. La città autosufficiente sfrutterà tutte le possibili energie della natura, dal sole, al vento, da quella dell’idrogeno fino a quella ottenuta con lo smaltimento dei rifiuti, così da ridurre al minimo, l'”impronta inquinante” di ogni cittadino, quel segno che come una lettera scarlatta tutti noi lasciamo sul pianeta, viaggiando, consumando, insomma in una parola: vivendo. E resta un paradosso: che questa città ideale degli eletti dell’ecologia sorgerà a pochi chilometri dalla capitale, Abu Dhabi, uno tra i luoghi più inquinati e inquinanti al mondo.

ottobre 5, 2010

Desertec: entra pure Terna. E l’Africa potrebbe essere più avanti dell’Italia.

Terna ha annunciato, a fine settembre, di essere entrata nel progetto Desertec con quote paritetiche rispetto agli altri partner europei ed africani.

Il progetto, come ormai i lettori sanno bene, prevede l’installazione nel deserto nordafricano di centinaia di megawatt di pannelli solari termodinamici per produrre energia elettrica per la riva sud del Mediterraneo come anche per quella nord: è previsto, infatti, anche il collegamento elettrico con l’Europa.

Collegamento che dovrebbe essere doppio: uno dalla Spagna e uno dal medio oriente attraverso la Turchia. E, a questo punto con l’interessamento di Terna, anche triplo con un terzo cavo che parte dalla Tunisia e arriva in Italia.

marzo 30, 2010

Una Europa 100% rinnovabile? Per PricewaterhouseCoopers è possibile

PricewaterhouseCoopers (PWC), colosso mondiale nel settore dei servizi professionali alle aziende del settore energetico, delle utilities e minerario, ha diffuso un report molto ottimistico sul futuro dell’energia in Europa. La previsione di PWC è che, nel 2050, il vecchio continente possa produrre il 100% di energia elettrica da fonte rinnovabile, senza utilizzare petrolio, gas naturale nè la fonte nucleare.

L’orizzonte temporale è decisamente vicino, mentre l’obbiettivo lontano. Eppure, con le giuste strategie, PWC è convinta che la cosa sia fattibile. Il punto cardine di tutta la strategia è l’integrazione totale del mercato elettrico europeo e la sua stretta simbiosi con quello nord africano. Lunga vita al Desertec, quindi. Per ottenere questi primi due risultati molto si dovrà lavorare per ottimizzare le reti di trasmissione dell’energia, creando quella che PWC definisce “supersmartgrid”. In pratica una smart grid intercontinentale, in grado di far viaggiare anche corrente in alta tensione.

Ne consegue la necessità di unificare i mercati europei e collegarli con un unico mercato dell’energia nord africano, creando un unico, gigantesco, sistema di dispacciamento internazionale e un sistema di prezzi in tempo reale. Per quanto riguarda gli impianti di produzione vera e propria dell’energia, PWC chiede che si spinga l’acceleratore sui piccoli impianti domestici senza dimenticare, però, i grossi impianti industriali che faranno il grosso del lavoro nella strategia di riduzione delle emissioni di CO2: